Kangding Ray

Kangding Ray

Un raggio nell'ombra

intervista di Giuliano Delli Paoli
David Letellier è producer e architetto. E negli ultimi dieci anni ha dato vita a un percorso di natura techno personale, cupo e intrigante. Un cammino nel solco della migliore tradizione Raster-Noton, tra geometrie ruvide, oscure astrazioni glitch, e poderose bordate in cassa dritta. Una fascinazione elettronica e danzante, la sua, che si specchia spesso e volentieri in un approccio concettuale di fondo mai banale. L'abbiamo raggiunto in occasione del suo ultimo album, "Hyper Opal Mantis", il primo in uscita per la Stroboscopic Artefacts di Lucy dopo tanti anni vissuti alla corte della celebre label tedesca fondata da Olaf Bender e Frank Bretschneider.

Sono trascorsi ormai più di dieci anni dal tuo album d'esordio. Come e quanto è cambiata la techno da allora?
Non ho una visione chiara sullo sviluppo della musica elettronica, perché le mie radici sono nel rock, nel genere noise e nella musica industriale. Io sono innanzitutto un musicista, un chitarrista a cui è capitato di produrre musica elettronica contemporanea. Sia che si utilizzi una drum machine o un violino, per me non importa. È solo musica, questo è tutto. Le diverse scene e i vari generi non devono essere separati, possono ispirarsi a vicenda.

Nella tua musica si avverte un climax di tensione e nevrosi continua che ti rendono distinguibile quasi fin da subito. Da cosa nasce questa smania di fondo e tutta questa frenesia?
Sono ispirato da tutto ciò che mi circonda, dalla politica, dalle arti visive e dall'architettura, così come dai cambiamenti sociali che accadono nel mondo.

Con il tuo nuovo album hai deciso di amalgamare tutto con un'idea ben precisa, legata alla contrapposizione tra umano e tecnologico, tra macchina e cuore. Puoi spiegarci meglio cosa significano esattamente per te "Hyper, Opal e Mantis" e cosa ti ha spinto a dividere l'album in queste tra parti?
C'è una dualità al centro di questo album, e per spiegarla posso indicare solo quello che ho scritto nel comunicato stampa: "La tensione tra naturale e artificiale, il corpo e la mente, che sono temi centrali della musica elettronica in generale, e in particolare della techno". Il modo in cui è stato creato si concentra sulla tecnologia e le interazioni con le macchine, in contrasto con la risposta emotiva al suono, il rituale mistico della danza collettiva, e l'ethos della liberazione e della tolleranza proprio della cultura che lo ha prodotto.

Tracce come "Epsilon" mi riportano indietro nel tempo, alle tue prime creazioni. Com'è nata questa traccia?
Non c'è una vera ricetta, ma comincio spesso con una ricerca sonora pura, ispirato sia dal suono di una macchina nuova, ponendomi delle domande del tipo "vediamo cosa potrebbe fare questo nuovo filtro che ho appena comprato" e così via, o semplicemente mosso da un concetto astratto, ad esempio: "Come potrebbe suonare un muro di suono mentre esplode in milioni di particelle?" Come molti produttori, ho una gamma di diverse macchine elettroniche nel mio studio, e ho tutta una serie di interconnessioni con i cavi, eppure lavoro su di loro in una sorta di modo astratto, con pochissime idee preconcette su dove sto andando. Il più delle volte, ho la sensazione di ottenere i migliori risultati seguendo la pista in cui mi conduce la musica, piuttosto che forzare verso un luogo e un immaginario specifico.

Hai remixato brani di artisti come Battles, Ben Frost, Dadub, Violetshaped, Mondkopf, ASC, Cassegrain, Inigo Kennedy. Come scegli le tue manipolazioni?
La gente viene da me con svariate richieste di remix, purtroppo ho tempo per farlo raramente, remixo solo quando ho tempo sufficiente (ed è raro), e solo per i musicisti che rispetto.

Nella tua musica avverto puntualmente una cavernosità sonora molto particolare. È come se stessi suonando all'interno di una grotta nella quale ti sei rifugiato per fuggire da qualcosa. È una mia sensazione, o c'è qualcosa di vero in questa metafora?
Ho sempre lavorato per almeno un paio di anni sui miei album, spesso è un processo complesso e labirintico, e, naturalmente, vi è un'interpretazione dello studio come un rifugio, una grotta in cui esprimere il proprio io interiore. Non è proprio una catarsi, ma la sofferenza è una parte essenziale del processo creativo; provo a caricare la mia musica con la stessa profondità delle mie emozioni, in modo che possa durare più a lungo e toccare le persone in maniera più profonda.

Stroboscopic Artefacts e Raster Noton sono le tue due dimore produttive. La prima è un'etichetta più giovane, mentre la seconda è un punto fermo della techno mondiale. Cosa cambia per te produrre per l'una o per l'altra?
Da un paio di anni a questa parte, sono passato ai margini esterni della club culture, quelli in cui si sovrappongono diversi generi sperimentali e d'avanguardia. Intendo continuare a esplorare tale zona come un cane sciolto, provando anche a restituire qualcosa di mio a tutta la scena: qualcosa di forte, bello e funzionale al tempo stesso, mantenendo anche ben salda la mia personalità al fine di tirare fuori qualcosa di eccitante, e, naturalmente, Stroboscopic Artefacts mi è sembrata la piattaforma perfetta per tirare fuori tutto questo.

Torniamo al tuo ultimo lavoro. In "Dune" sembra di assistere a un ipotetico aggancio tra certi andazzi Idm e ritmiche oscure proprie del tuo Dna musicale. Da dove nasce questa traccia, questa ipotetica commistione?
Per questo disco ho venduto tutti i miei attrezzi d'epoca e i vecchi sintetizzatori; ho voluto eliminare ogni forma di nostalgia o feticismo epoca. Ho provato a tirare fuori un suono grezzo, al contempo moderno, iper-reale e ad alta definizione. È stata questa la mia pista.

Che cosa ascolti ultimamente? (intendo tutto, anche rock etc.)
Mi dispiace, ma non sono tanto aggiornato, sono sempre troppo concentrato sulla produzione delle mie cose. Ma l'ultimo album che recentemente ho ascoltato parecchio è stato "Blonde" di Frank Ocean.

Come stai organizzando la tua prossima tournée e cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?
I prossimi mesi saranno ampiamente dedicati al nuovo set dal vivo di "Hyper Opal Mantis", che si terrà in Europa e negli Stati Uniti, poi andrò di nuovo in studio per lavorare sulla prossima puntata.
Discografia
 Stabil (Raster - Noton, 2006)
 Automne Fold (Raster - Noton, 2008)
 OR (Raster - Noton, 2011)
 Solens Arc (Raster - Noton, 2014)
 Cory Arcane (Raster - Noton, 2014)
 Hyper Opal Mants (Stroboscopic Artefacts, 2017)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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