King Tears Bat Trip

King Tears Bat Trip

Di drum-circle, pipistrelli e free-jazz

intervista di Francesco Nunziata
Contatto Luke Bergman attraverso il profilo facebook dei KTBT. Si dimostra subito gentilissimo e disponibile a discutere dell'esperienza sonora di una delle rivelazioni assolute del 2012.

Come e quando è iniziata la vostra avventura?

Iniziammo ad essere una vera band quando mi occupai di un evento chiamato Racer Sessions, nel Febbraio del 2010. Durante questo evento, che si tiene ogni settimana al Cafe Racer di Seattle, un compositore presenta una nuova composizione e poi dirige delle jam di musica improvvisata. Si tratta di una manifestazione in cui tutti noi siamo, in un modo o nell’altro, impegnati. Per tre volte vi abbiamo partecipato, presentando sempre musica inedita. E’ divertente! Durante una serata, in particolare, arrangiai qualche composizione con cui cercavo di fondere i ritmi del percussivismo Haitiano con il tipo di musica improvvisata che di solito veniva presentata al Racer Sessions. In questo modo, volevo creare qualcosa dall’effetto ipnotico, lavorando sulla lenta accumulazione di particolari e su un approccio energico ma controllato. Puoi ascoltare le registrazioni di quella serata sul sito della Racer Sessions. In seguito a quell’esperienza, decidemmo di formare una vera band e di registrare un disco.

Cosa significa King Tears Bat Trip?
Niente. Ma c’è una storia dietro questo moniker. Fummo scritturati per suonare al The Improvised Music Project Festival di Seattle e non avevamo ancora un nome. Evan Woodle, il batterista, mi chiamò mentre mi trovavo con Kristian Garrard in quell di Austin, nel Texas, per suonare al festival South by Southwest. Aveva bisogno urgentemente di un nome, perché stavano preparando il poster ufficiale del festival. Io e Kristian eravamo appena passati per un posto che si chiamava “King Tears Mortuary” e stavamo ridendo perché qualcuno ci aveva raccomandato di non perderci il cosiddetto “Bat Trip”. Questo tizio si stava riferendo ad uno strano fenomeno in cui milioni di pipistrelli, che vivono sotto un ponte alla periferia di Austin, si svegliano e si innalzano in volo nello stesso momento, facendo diventare nero tutto il cielo. Insomma, King Tears Bat Trip non è nient’altro che la combinazione di diverse cose che, a quel tempo, ci facevano morire dal ridere. O un carinissimo souvenir da Austin.

In giro, avevo letto anche di una possibile ispirazione beefheartiana
Questa non è al prima volta che sento parlare di questa cosa. Comunque, ti assicuro che la natura della coincidenza è di proporzioni cosmiche.

Parliamo un po’ del vostro background musicale.
Quando ero bambino, presi lezioni di piano; da ragazzo, invece, ho suonato in alcune band hardcore, per poi studiare jazz quando sono andato al college. Adesso, invece, mi dedico a diverse cose. Di solito, suono il basso. Invece, nei KTBT suono una strana chitarra con sei corde uguali. Gli altri ragazzi, invece, hanno diverse esperienze. Tutti (fatta eccezione per il nostro particolarissimo changoista newyorkese, Brandon Lucia) arrivano da varie parti dello stato di Washington, dove c’è una rilevante varietà nell’ambito della formazione musicale. Gli altri batteristi (Chris Icasiano ed Evan Woodle) e Neil Welch (sax tenore) sono stati degli ottimi musicisti jazz sin da quando erano adolescenti, anche perché frequentavano le scuole dell’area di Seattle, che ponevano grande enfasi sull’educazione musicale, cercando di spronare e coltivare i giovani e talentuosi musicisti.

Sono curioso di saperne di più su questa “strana chitarra con sei corde uguali”…
Sì, suono una chitarra che ha sei corde dello stesso spessore: 0, 43 mm. Le accordo più o meno sulla stessa tonalità, Sol. Tutto questo nasce dall’idea di far suonare le corde, in maniera molto approssimativa, come un coro di sei persone che cantano in risposta alle melodie del sax tenore solista. Poco alla volta, però, ho abbandonato questa idea e la “strana chitarra” ha cominciato ad avere un ruolo tutto suo, più focalizzato sulla produzione di rumori inintellegibili che sulla riproduzione di un gruppo di cantanti.

C’è qualche chitarrista che ti ha particolarmente influenzato?
Ultimamente, mi piacciono molto i chitarristi blues, gente tipo James Davis, Junior Kimbrough o Jimmy Lee Williams. Molti di questi me li ha fatti conoscere il mio amico Ben Todd dei Lonesome Shack. Questa roba probabilmente ha influenzato quello che faccio nei Bat Trip, ma solo per quel che riguarda il suono della chitarra, perché quando suono cerco di riprodurre suoni che mi piacciono. Non suono mai motivi chitarristici altrui.

Ci sono quattro batteristi nella vostra line-up. Per caso, tra i vostri intenti c’è anche quello di ricreare una sorta di rituale orgiastico? Tra le vostre ispirazioni, ci sono, forse, anche gli Shit & Shine, che in concerto suonano spesso con tanti batteristi?
Mmm… Non so se davvero siamo alla ricerca di una vera e propria vibrazione orgiastica. Non sono mai stato nel bel mezzo di un’orgia, quindi non credo di essere in grado di ricrearne il feeling… posso solo immaginarlo, anche se, di sicuro, non è l’obiettivo principale delle nostre composizioni. La musica si ispira direttamente alla musica liturgica, e certo… cercare di equiparare due mondi così lontani mi avrebbe costretto ad approfondire questioni più marcatamente filosofiche oltre che ad espormi al rischio di essere considerato blasfemo. Alla fine dei conti, la musica che facciamo necessita di molte batterie. Questo è quanto. Per quel che riguarda gli Shit & Shine, non li ho mai ascoltati, sebbene questa non sia la prima volta che qualcuno li accosti al nostro universo musicale. Dovrò, insomma, ascoltarli al più prestare, cercando, magari, di “rubargli” qualche idea.

Una delle caratteristiche più evidenti del vostro sound è l’utilizzo di uno strumento originalissimo come il “Chango”. Vuoi dirci qualcosa su questo marchingegno inventato da Brandon Lucia.
Brandon è un validissimo programmatore di computer, oltre che un musicista e un compositore. Il Chango è un “video-audiolyzing synthesizer”, che egli suona sul suo laptop. E’ suo, per dire, il drone pulsante che si ascolta nel mezzo di “Elevenogram”. Ecco cosa c’è scritto sul suo website:”Il Chango converte una sorgente video in una audio in tempo reale. Il campione di luce presente in ogni fotogramma del video genera un armonia che è unica, perché è direttamente collegata ad un determinato fotogramma. Il Chango vuole che tu usi la tua camera per “audiolyzzare” il mondo”. Dico a tutti di andare sul suo website, dove è possibile scaricare una versione del Chango per il proprio computer. E’ davvero una figata!

La copertina del vostro disco mi piace molto...
Si tratta di un’idea di Kristian Garrard, che è il responsabile di gran parte dell’aspetto visuale della band. Quello sulla copertina è proprio lui, mentre indossa una maschera con delle piume che gli escono dagli occhi come se fossero dei boa.

La prima volta che ho ascoltato la vostra musica, ho subito pensato ad Albert Ayler (soprattutto alle sue cose “bandistiche”)...
Adoriamo la musica di Albert Ayler e citiamo sempre il suo nome quando parliamo delle nostre influenze. Neil Welch ha studiato moltissimo la sua musica e il suo approccio alle frasi melodiche, per quanto riguarda soprattutto la sua esperienza con i KTBT, deve tantissimo ad Ayler…
Mi piace anche il modo in cui le sue formazioni, durante l’improvvisazione, si muovevano in maniera così poderosa tra diversi gradi di crudezza sonora, alternando anche momenti di calma apparente e trame bandistiche, senza mai perdere vigore, senza mai abbassare il livello di intensità. Quando suoniamo, ci sforziamo di non abbassare mai la guardia, concentrandoci sempre sull’intero arco della composizione.

La vostra musica deve essere letta come una nuova variante del free-jazz oppure come il tentativo di gettare un ponte tra anima free-jazz e sensibilità rock?
Si tratta sicuramente di un mix tra free-jazz e sensibilità rock.

Ritornando alle vostre influenze, oltre ad Ayler, c’è qualche altro nome che vuoi fare?
Be’, non saprei… le nostre influenze sono tutte non-importanti... In ogni caso, ci piacciono le vasche idromassaggio…

La vostra musica è politicamente “schierata”?
Non c’è nulla di politico nella nostra musica, non ci sono messaggi nascosti o roba del genere. Se qualcuno ascolta la musica e si lascia convincere a votare per questo o per quel partito, allora questo dipende solo dal fatto che quel qualcuno aveva già determinate convinzioni politiche. Le idee politiche richiedono discussioni e approfondimenti e, per quanto mi riguarda, la nostra musica cerca di ridurre al minimo la possibilità di un pensiero esplicitamente “politico”. Certamente, ognuno di noi ha le sue idee politiche, ma sarebbe un vero casino se cercassimo di discuterne.

Come è andata con il vostro primo disco? Avete avuto buoni riscontri?
E’ andata relativamente bene qui negli States, ma anche in Europa e in Italia le cose non sono andate affatto malaccio, nonostante ci fossimo sforzati pochissimo di farci conoscere oltreoceano. Speriamo, un giorno, di riuscire a fare qualche concerto in Europa, magari quando qualcuno varerà qualcosa tipo Just-Add-Water Drumsets.

La definizione che avete dato alla vostra musica è "psych-trend/post-drum circle". Vuoi dirci cosa significa?
Mi piacerebbe, ma sfortunatamente c’è poco da spiegare. Si tratta, infatti, di un “falso” genere. Qualcosa al tempo stesso divertente e sconcertante, con cui riempire un po’ di spazio su di una pagina web…

C’è qualche band che sentite particolarmente vicina alla vostra esperienza sonora?
Oltre la musica Haitiana? Per quanto mi riguarda, ma sempre tenendo ben fermo il sound della band, mi sento molto legato all’ensemble con cui Albert Ayler suonò su "Live in Greenwich Village"… insomma, Donald Ayler, Henry Grimes, Joel Friedman, Alan Silva e via dicendo. Ma anche a quello di “Live in Seattle” di John Coltrane, con il classico quartetto [oltre a Coltrane, c’erano Elvin Jones, Jimmy Garrison e McCoy Tyner, ndr], più Pharoah Sanders e Donald Garrett. Quest’ultimo è un disco incredibile e non perché io sia di Seattle… Ho un amico che è stato a quel concerto, nel 1965… e dice che gli ha sconvolto la vita.

Qualche album senza di cui la vostra musica non sarebbe quella che è…
Drummers of the Societe Absolument Guinin - Voodoo Drums
Societe Absolument Guinin - Spirits of Life: Haitian Vodou
Street Music of Haiti - Rara In Haiti
Albert Ayler - Live in Greenwich Village: The Complete Impulse Recordings
Albert Ayler - Spiritual Unity
John Coltrane - Om
John Coltrane - Live in Seattle
Sonny Sharrock - Black Woman
Terry Riley - Persian Surgery Dervishes
Gerard Grisey - Les espaces acoustiques

Parliamo della Table & Chairs...
Alcuni di noi hanno fondato la Table & Chairs e continuano a lavorare per essa. Puoi farti un giro sul sito e magari scoprire un bel po’ di roba interessante e, credimi, non lo dico perché sono di parte.

Negli ultimi anni, internet ha radicalmente cambiato la fruizione della musica. Qual è la tua opinione a riguardo?
Il business musicale è relativamente giovane, se si considera che la musica esiste praticamente da sempre. Penso che i due debbano ancora capire come coesistere veramente. Certo, però, che è avvilente non riucire a vivere della propria musica, soprattutto se la musica è la tua vita. Perciò, incoraggio sempre la gente a comprare i dischi direttamente dagli artitsti (suggerimento, suggerimento…)

Quali sono le vostre prossime mosse?
Registrare altri dischi e fare sempre più concerti! Abbiamo tanto materiale eccitante che aspetta di essere registrato. Spero, poi, di sistemare il registratore a nastro che ho ereditato, per poter registrare il suono delle batterie in maniera sempre più fedele e calda. Se tutto va bene, poi, faremo ancora qualche concerto di qui a breve, così potremo capire ancora meglio come muoverci con tutte queste batterie. Hai qualche idea? Qualche università dove poter approfondire l'idea dei "drum circle"?

"Drum circle"?
Nella maggior parte delle università degli Stati Uniti, è facile trovare un certo numero di persone, sedute in cerchio, mentre suonano qualche percussione e fumano marijuana. E’ quello che si chiama “drum circle”. In questi “drum circle”, le persone sono legate tra di loro da vaghe idee spirituali o religiose, un po’ come succede nella nostra band. Mi è spesso balenata l’idea di andare in giro per le università, per suonare insieme a loro la nostra musica. Penso che potrebbe funzionare senza problemi, anche se non ci sarebbe un ritorno economico, ma solo buone vibrazioni.

Ok, Luke, per adesso penso possa bastare. Grazie mille per la disponibilità.
Grazie a te!

(17/03/2013)

Discografia
 King Tears Bat Trip (Table & Chairs, 2012)

8

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