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Melodie urlate in "forse"

intervista di Lorenzo Righetto

Immaginatevi di incontrare un vecchio amico dopo tanto tempo. Vi chiede cosa fate nella vita, gli dite che suonate, lui vi chiede di fargli un pezzo. Quale gli fate, e perché?
Gli facciamo “Mario” perché, se è un vecchio amico, sa benissimo che suoniamo e questo è il pezzo che probabilmente non si aspetterebbe da noi.



Avendo sentito i vostri dischi, la scelta potrebbe sembrare particolare. A me invece no, anzi mi piace che mettiate in risalto che vi basate molto sulla sostanza dello scrivere musica. Vi è mai capitato di trovarvi a un festival indipendente italiano, e di sentirvi, prima di andare sul palco, un po’ fuori posto, con le vostre canzoni melodiche, “d’altri tempi” in un certo senso?
Da quando abbiamo iniziato a far musica insieme non abbiamo mai cercato di incanalarci in un trend particolare, ma sempre puntato molto naturalmente a un discorso coerente con le nostre influenze. Immagino che questo ci renda un po' old-fashioned alle orecchie di chi è più abituato a sperimentalismi radicali. Ciò non toglie che, ascoltando tonnellate di dischi diversi ogni giorno, possano fare capolino alcune influenze meno evidenti o scontate. Per esempio, forse dai pezzi non è così chiara, ma subiamo una forte influenza rap! Ci sono stati momenti in cui abbiamo provato a tavolino a cambiare rotta, ma alla fine siamo sempre tornati a quello che ci viene più naturale. Non possiamo sentirci fuori posto perché non abbiamo mai avuto la pretesa di sembrare qualcosa che non siamo.

Una cosa che vorrei sapere, dopo aver consumato “The Great Maybe”: Usa o Uk?
Nel nostro sound il dualismo Usa/Uk penso sia molto equilibrato. Nell'ossatura del nostro songwriting coesistono allegramente tracce di Elvis Costello, Joe Jackson e Xtc, ma anche di Superchunk, Husker Du e Weezer, perciò facciamo molta fatica a schierarci! Anche se il mito del Midwest è molto forte...

Per facilitarvi un po’ la risposta, ditemi magari la vostra etichetta dei sogni (dopo To Lose La Track, ovviamente), quella che vorreste a distribuire “The Great Maybe” fuori dall’Italia.
La collaborazione con To Lose La Track è una cosa che abbiamo cercato molto, semplicemente perché nel panorama italiano è l'etichetta che ci è sempre piaciuta di più per il discorso etico e umano, oltre che musicale, che porta avanti. Tante delle cose che fa uscire sono tra le più interessanti che possiamo avere. Se avessimo la possibilità di scegliere un'etichetta estera punteremmo tutto sulla Merge!

E’ un dualismo molto particolare, che emerge nel vostro disco, che potremmo sintetizzare alla brutta: Teenage Fanclub contro Foo Fighters. Mi date la top 3 dei dischi di entrambi?
La verità sui Foo Fighters è che non sono un'influenza così conscia per noi, anche se tante recensioni la sottolineano. Per quanto mi riguarda il loro disco top non esiste, nel senso che dovrei raggruppare tutti i pezzoni in una sorta di best of. Fabrizio è più fan e questa è la sua top 3: 1) "The Colour And The Shape"; 2) "Wasting Light"; 3) "One By One".
I Teenage Fanclub sono uno dei nostri gruppi preferiti e, cosa molto bizzarra, sei tra i pochi ad avere individuato questa influenza! Questa la top 3: 1) "Grand Prix"; 2) "Bandwagonesque"; 3) "Thirteen".

The Great Maybe” si apre con una traccia arrangiata in modo abbastanza nuovo per voi: acustica, violino, una traccia anche questa d’altri tempi, perfetta per un finale di "Dawson’s Creek" di ormai vent’anni fa. Una transizione verso sonorità più “leggere” da quelle del rock alternativo degli anni 90 ha caratterizzato anche altri artisti, e ha accompagnato la nascita della scena cantautorale americana a inizio Duemila. Voi vi vedete in un disco acustico, magari non il prossimo?
Ci piace mischiare le carte nei nostri dischi e mettere insieme scalette che un po' spiazzano. Il pezzo che apre “The Great Maybe” doveva essere l'ultima traccia nell'idea iniziale; ma mentre eravamo in studio qualcuno ha proposto di metterla all'inizio, una mossa alla Smashing Pumpkins di “Pisces Iscariot”. Alcune persone ce l'hanno sconsigliato, ma per noi quello è un pezzo che significa moltissimo e siamo fieri di averla messa in apertura. Anche perchè l'opening cazzuto l'avevamo già fatto con il disco precedente. Detto questo, penso che nei nostri lavori futuri ci sarà comunque spazio per momenti tranquilli e cantautorali, ma forse subito dopo partirà un pezzo hardcore, chissà.

A questo proposito, la scena emo-etc. italiana è tra le più floride. Anche voi, pur facendo musica un po’ diversa, si capisce che venite da quella scena. Da un po’ di tempo c’è un revival nineties a livello internazionale, e a me sembra che noi ci arriviamo come se non fosse mai passato del tempo. È un altro segno di provincialismo, secondo voi, di ritardo cronico, o ci sono radici più profonde nel rapporto tra questa scena e il pubblico italiano?
La scena emo e screamo italiana ha da sempre regalato perle che non avevano quasi nulla da invidiare ai gruppi americani, penso soprattutto a Eversor/The Miles Apart e Raein/La Quiete. Anche adesso ci sono gruppi che adoriamo di quella scena come Riviera, Dags! e And So Your Life is Ruined. Penso che un po' di sano provincialismo aiuti a mantenere intatta l'essenza di tante delle nostre band, anche se penso che molte di quelle “affette” dal revivalismo nineties lo siano anche come specchio di quello che succede in America. Penso al ritorno di certo indie-rock anni 90 di gruppi come Speedy Ortiz o Waxahatchee, fatto proprio - e molto bene - da Any Other per esempio. 

Vi devo comunque ringraziare, perché era da anni che non avevo voglia di mettere su un disco sparato nelle orecchie ad alto volume. Pensavo che fossi io a non avere più l’età. Anche a voi, da ascoltatori, avete la sensazione che non si facciano più tanti dischi di questo tipo? Ditemi l’ultimo disco (in ordine di anno di uscita) che avete consumato ad alto volume in cuffia.
Che dire, grazie mille! Per quanto ci riguarda gli ultimi dischi che abbiamo sparato a cannone sono “Carrie and Lowell” di Sufjan Stevens (Fabrizio), “Vega Intl. Night School” di Neon Indian (Pilli) e “It's Album Time” di Todd Terje (Filippo)

Quando e dove possiamo trovarvi a suonare, quest’anno?
Cercheremo di portare questo disco in giro il più possibile, vi invitiamo a tener d'occhio la nostra pagina Facebook per le date. A marzo saremo a Novara al Big Lebowski con i Minnie's (il 5) e al Free Ride di Perugia (il 19) con i Rami.



Discografia
 
Growing Back (To Lose La Track, 2013) 6,5
The Great Maybe (To Lose La Track, 2016) 7
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Sundance
(video, da Growing Back, 2013)

Paws
(lyric video, da  The Great Maybe, 2016)

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(2016 - To Lose La Track)
Deflagrazione di accordi nel ritorno dei comaschi, eredi italiani (e arrabbiati) dei Teenage Fanclub

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