Lisa Gerrard

Lisa Gerrard

Il canto di Venere

intervista di Matteo Meda
Conversare con Lisa Gerrard equivale a ritrovarsi catapultati in un altro mondo. Un mondo elegante, calmo, dove tutto scorre secondo natura e nulla può intaccare una vita costruita attorno alla "normalità". Gentlewoman come poche, nella voce candida e limpida con cui risponde a ogni domanda - sfoggiando una pronuncia quasi british nonostante l'origine australiana - non lascia fuoriuscire traccia alcuna dell'ugola immagnifica con cui da anni incanta chiunque si presti ad ascoltarla anche solo per un minuto. Lontanissima dello snobismo di molti musicisti "di nicchia", la Gerrard non disdegna precise puntualizzazioni, condite anche da una lieve stizza. Un mese dopo l'uscita di "Anastasis" - l'album che ha segnato la reunion dei Dead Can Dance - e a un mese dall'unica tappa italiana del suo tour - che la vedrà assieme al compagno d'avventura Brendan Perry stregare il pubblico degli Arcimboldi a Milano - ci ha concesso questa intervista telefonica in esclusiva.

La prima domanda non può che essere la più “scottante”: ti saresti mai aspettata di ritrovarti qui, ora, a ricominciare una nuova avventura sotto il marchio Dead Can Dance?
Beh, mentirei se dicessi di no. Onestamente era qualcosa che entrambi volevamo, che da tempo sentivamo di dover fare. Ci abbiamo provato e riprovato, più di una volta, negli anni passati. Continuavamo a incontrarci e a lavorare insieme, a scambiarci impressioni, consigli, idee. E da lì, sostanzialmente, è tornata in noi la voglia di riunirci: per un paio d'anni abbiamo lavorato e composto, con l'idea bene in mente di tirar fuori un album. Ma poi il tutto si fermò per via di qualche incomprensione di troppo, e abbiamo deciso che non era ancora giunto il momento di farlo. Volevamo che fosse una cosa molto “naturale”, che si evolvesse autonomamente, senza forzature o obblighi. Così ci siamo ritrovati dopo tanto tempo, e abbiamo rimesso in gioco noi stessi e le nostre energie, questa volta senza dubbio con molto più successo.

E vi aspettavate un successo come quello che "Anastasis" sta riscuotendo, sia nelle vendite che nei tour, tutti sold out?
Assolutamente no, è una sorpresa incredibile! Quando abbiamo deciso di riunirci per pubblicare “Anastasis”, ciò che volevamo era semplicemente seguire il nostro istinto, la nostra voglia di tornare a fare musica insieme. Non ci importava molto del successo che avremmo riscosso o di come la gente avrebbe recepito il nostro ritorno: è stata una cosa nata e cresciuta da e per noi. Certamente, vedere ora “Anastasis” in cima alle classifiche, settoriali e non, è qualosa di meraviglioso, una sorpresa davvero bella. E per quel che riguarda il tour, lo è ancor di più, siamo ovviamente felicissimi di avere ancora, dopo tanti anni, tutta questa gente interessata alla nostra musica.

Sedici anni sono un periodo di tempo molto lungo. Cosa, in particolare, ha spinto te e Brendan a riprendere le fila di un discorso abbandonato così tanto tempo prima?
Sì, sedici anni sono tanti, ma è come se non fosse passato neanche un mese. Come dicevo prima, è stata una cosa molto naturale. E' come se in realtà non ci fossimo mai davvero sciolti: dopo “Spiritchaser”, abbiamo semplicemente realizzato di non aver più l'affiatamento necessario per proseguire il nostro lavoro insieme. Avremmo potuto tranquillamente proseguire, e fare dischi di cui non saremmo stati minimamente convinti nemmeno in partenza. Invece ci è sembrato più giusto prendere una pausa, dedicarci a quel che volevamo fare ciascuno per sé nella nostra vita, in ambito musicale e non. E non appena abbiamo sentito che era arrivato il momento di ricongiungerci, l'abbiamo fatto senza esitare e senza preoccuparci troppo di cosa ne sarebbe venuto fuori. Sapevamo che sarebbe comunque stato qualcosa di cui andare orgogliosi con noi stessi, e questa era sicuramente la cosa più importante. E' come se una forza magnetica avesse fatto colpo su di noi, “costringendoci” in un certo senso a non buttare via l'occasione.

Nel 2005, mentre giravate il mondo in uno dei più attesi e acclamati tour della vostra storia, già stavate pensando ad una possibile reunion?
Sinceramente sì, era qualcosa che già allora avevamo deciso. Proprio quel tour doveva essere una sorta di grande prova generale, tanto che avevamo già un paio di brani pronti (si riferisce a “Babylon” e “Crescent”, poi finite sull'album solista di Perry “Ark”) che avevamo provato anche con un discreto successo. Ma poi, come ti ho già detto, una serie di indecisioni e disaccordi fermò temporaneamente il progetto: ci sembrava meglio lasciarlo in stand-by per un po', come un vino che ha bisogno di maturare per raggiungere il suo gusto migliore. Sarebbe stato inutile continuare a lavorare quando non eravamo d'accordo nemmeno su quali brani inserire nel disco, e sull'effettiva qualità dei brani che avevamo prodotto fino a quel momento.

Produrre e registrare un disco presuppone in alcuni casi una vera e propria convivenza, un sodalizio e uno scambio umano che va ben oltre le pure esperienze artistiche. Sappiamo che tu e Brendan avete avuto anche una relazione sentimentale, quindi tra voi c'è sicuramente un precedente importante. Come è stato ritornare a spartire tempi e spazi con lui? Questo fattore ha pesato?
Sinceramente no, neanche un po'. E' vero, abbiamo avuto una relazione, ma ne è passata di acqua sotto i ponti. E poi eravamo così giovani, per certi versi pure immaturi. Sarebbe sbagliato ricondurre a questo anche la lunga sosta che abbiamo preso: non c'entra niente. La verità è che non ci siamo mai veramente divisi, non abbiamo mai smesso di sentirci: c'è un rapporto di reciproca fiducia che è probabilmente molto ma molto più forte della relazione che ci fu. Ognuno sa di poter contare sull'altro: se ho bisogno di un consiglio tecnico o di una mano, ho la certezza di poter sempre fare affidamento su Brendan, e lui su di me. Il nostro rapporto è andato avanti anche dopo la fine dei Dead Can Dance, siamo sempre rimasti in contatto e la riconciliazione è stata la cosa più normale che ci potesse essere.

Parliamo ora di "Anastasis": il significato del titolo dà adito a molte interpretazioni. La resurrezione come concept su cui costruire una storia, come riferimento, resurrezione “musicale” (la vostra) o umana (se letto in maniera più allargata). Quale, o quali, sono quelle che effettivamente volevate attribuire al vostro album?
Come tu ben sai, “Anastasis” è una parola greca che significa resurrezione. Ma in realtà il significato primo che volevamo attribuire era quello di “nuovo inizio”, di ritorno. Diciamo che senza dubbio una delle letture è quella concettuale, che abbiamo tentato di infondere anche nella copertina e nell'artwork, con questi fiori appassiti pronti a morire con l'inverno e a tornare a splendere in primavera. E' un album ottimista, che vuole sicuramente rifarsi alla tradizione greca e omaggiarla, cosa che d'altronde abbiamo sempre fatto. E in generale, sì, il titolo ci è sembrato azzeccato anche in riferimento alla ripresa del nostro percorso: sembrava bello poterla chiamare “resurrezione”, si adattava bene a entrambi i contesti.

In particolare, qualcuno ha voluto ricondurre la “resurrezione” e l'ampio utilizzo dell'idioma greco a un possibile riferimento all'attuale situazione del paese, viste anche le tematiche politico-sociali affrontate da Brendan nei suoi dischi solisti. Personalmente la reputo un'interpretazione forzata e fantasiosa: è così o c'è effettivamente del vero?
Esatto. Lo nego categoricamente. Personalmente sono del tutto disinteressata a qualsiasi discorso di tipo politico, non credo di capirne molto. Da questo punto di vista, ammetto di vivere un po' fuori dalle logiche odierne: per me sono tutte questioni marginali, a cui si dà generalmente troppa importanza, rendendole così il centro della nostra vita, che nel frattempo si allontana sempre di più dalla sua natura originaria. E' vero che Brendan è invece interessatissimo a questi argomenti, tanto da averne effettivamente parlato in alcuni suoi brani solisti, in uno in particolare in cui attaccava i politici in maniera abbastanza plateale ("The Bogus Man", ndr), ma se ci fosse anche il minimo riferimento a cose di questo genere, questo non sarebbe un album mio. E siccome invece lo è almeno per metà, non ha alcun contatto con quel che non sia la musica pura e il cuore da cui essa nasce.

Quali sono, più in generale, le fonti che hanno ispirato questo disco?
Beh, è una domanda un po' complessa per il nostro modo di intendere la musica. Se è vero che spesso ci rifacciamo in maniera evidente alle tradizioni, non è quasi mai per prenderne spunto o tentare di imitarle, ma piuttosto per omaggiarle. Quindi l'Antica Grecia è di per sé sicuramente una fonte d'ispirazione, e tutto l'album è dedicato alla sua tradizione. Ogni volta in cui facciamo riferimento in qualche modo a una cultura, è sempre e comunque per esaltarla e renderle omaggio. La stessa cosa avviene qui: la nostra musica non parte mai da una fonte, ma direttamente dal nostro cuore, dalla nostra ispirazione. Quando scrivo un brano è solo ed esclusivamente il mio cuore a guidarlo, a trasportarlo da una parte piuttosto che da un'altra: non parto mai con l'intento di rifarmi a una dimensione particolare, a uno stile o a un genere. Mi lascio trasportare, lascio che sia quel che ho dentro a prendere le redini. Non è una ricerca interiore, perché è qualcosa che in me nasce e cresce fino a prendere vita sotto forma di musica. Il “concetto” è solo un mezzo che deve adattarsi alla purezza, perché se si perde quella, si è perso tutto.
Discografia
 DEAD CAN DANCE
  
 Dead Can Dance (4AD, 1984)
 Garden Of Arcane Delights (Ep, 4AD, 1984)
Spleen And Ideal (4AD, 1985)
Within The Realm Of A Dying Sun (4AD, 1987)
The Serpent's Egg (4AD, 1988)
Aion (4AD, 1990)
 A Passage In Time (antologia, 4AD, 1991)
Into The Labyrinth (4AD, 1993)
 Toward The Within (live, 4AD, 1994)
 Spiritchaser (4AD, 1996)
 1981-1998 (raccolta, 4AD, 2001)
 Wake (antologia, 4AD, 2003)
Anastasis (PIAS, 2012)
  
 LISA GERRARD
  
The Mirror Pool (4AD, 1995)
 Whale Rider (colonna sonora, 4AD, 2003)
The Silver Tree (Storm Creation, 2006)
 Lisa Gerrard (antologia, 4AD, 2007)
 The Black Opal (Gerrard, 2009)
 Balibo (colonna sonora, ABC/Universal Australia, 2009)
Twilight Kingdom (Gerrard, 2014)
  
 LISA GERRARD & PIETER BOURKE
  
Duality (4AD, 1998)
 The Insider (colonna sonora, Columbia/Sony, 1999)
  
 LISA GERRARD & KLAUS SCHULZE
  
Farscape (Synthetic Symphony, 2008)
Rheingold - Live At The Loroley (live, Synthetic Symphony, 2008)
 Dziękuję Bardzo - Vielen Dank (live, Synthetic Symphony, 2009)
 Come Quietly (Gerrard, 2009)
  
 LISA GERRARD & MARCELLO DE FRANCISCI
 Departum (Gerrard, 2010)
 Oranges And Sunshine (colonna sonora, Gerrard, 2011)
  
 ALTRE COLLABORAZIONI
  
Gladiator (colonna sonora, with Hans Zimmer, Decca, 2000/Decca, 2001)
Immortal Memory (with Patrick Cassidy, 4AD, 2004)
 Salem's Lot (colonna sonora, with Christopher Gordon, Varèse Sarabande, 2004)
 A Thousand's Road (colonna sonora, with Jeff Rona, Reincarnate, 2004)
 Ichi (colonna sonora, with Michael Edwards, Victor 2008)
 The Trail Of Genghis Khan (colonna sonora, with Cye Wood, Vitamin, 2011)
pietra miliare di OndaRock
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