Marco Betta

Marco Betta

Il respiro antico del Mediterraneo

intervista di Valerio D'Onofrio

Ecuba e Ifigenia. Due figure chiave della mitologia greca, diverse ma accomunate dalla femminilità, dal cammino nel cambiamento, la prima per la discussa genealogia e maternità, la seconda per la complessità nella transizione all’età adulta, quasi un simbolo dei riti di passaggio. Sembra tutto in linea con l’idea “metamorfica” che caratterizza il catalogo Almendra Music...
La metamorfosi è ciò che più influenza il nostro cammino di artisti, un procedere sospeso fra ricerca, studio, immaginazione, creazione, cambiando sempre per ritrovarsi, per non perdersi nelle ambiguità delle scelte di comodo. La metamorfosi è anche la visione di ciò che potremmo essere, di ciò che vorremmo essere, di ciò che potrebbe diventare il nostro pensiero che uscito da noi è diventato opera e ci ritorna dentro, e ci cambia ancora ad ogni ascolto, perché siamo riusciti ad ascoltarci da dentro e da fuori. Ogni metamorfosi dentro il nostro mondo è conferma di cambiamento, inteso come approfondimento e visione respirata della propria essenza umana e artistica, nella ricerca costante della direzione da prendere, sapendo che non è importante arrivare ma vivere il percorso che ci modifica. Possiamo cambiare perché siamo vivi: Almendra è viva.

Da una parte il pianoforte, dall’altra il “rework”. Come si sente un compositore con la tua storia e la tua esperienza di fronte alla rielaborazione “avventurosa” dei propri brani da parte di giovani colleghi?
È stato stupendo incontrarsi coi suoni, nei suoni, per i suoni comuni nostri. A Giovanni Di Giandomenico e Luca Rinaudo (in arte Naiupoche) mi legano un'amicizia e una stima profonde, che sono il segno condiviso con il quale è nata l'avventura appena inaugurata con questa prima pubblicazione. È straordinario potersi rileggere e ancora di più lo è essere riletti e ricomposti, potere aggiungere così al proprio sguardo altri sguardi interiori. Essere rielaborati, "reworkati", significa, in qualche modo, avere orecchie in più, possedere uno sguardo più profondo che si amplifica, che supera le barriere degli orizzonti comuni. Oltretutto essere rielaborati è la conferma, per un musicista, che i propri segni possono vivere anche nei mondi sonori dei colleghi-amici, e questo pensiero, oltre che bello, è entusiasmante, perché è la certezza che la propria esperienza umana e artistica è condivisa con pienezza.

La genealogia di Ecuba è un problema noto a chi studia antichità classica, inoltre ella stessa generò diciannove figli. In omaggio alla moglie di Priamo, viene da pensare che il rework di Naiupoche non sia che una delle numerose possibili filiazioni del brano…
Naiupoche ha generato idee e figure musicali come il fiume generante che Ecuba rappresenta. Un fiume libero, intenso, che ha accolto tutto ciò che c'è di invisibile nella mia musica e lo ha reso visibile-udibile, in un modo straordinario. È commovente come Naiupoche sia riuscito a ricomporre il mio sogno di Ecuba e inventare un viaggio straordinario partendo dalle ombre della mia musica.

Euripide, Goethe, Tiepolo, Scarlatti, Gluck. Nel mondo del teatro, dell’arte e della musica, Ifigenia è sempre stata tenuta in grande considerazione: la metafora del suo sacrificio è stata una fonte di ispirazione anche per te?
Mi è sempre piaciuta la fragilità e la forza di Ifigenia, il suo essere sospesa, in bilico, il suo non essere in qualche modo collocata in una sfera eroica ed epica, il suo essere cristallizzata dentro una gabbia tragica costruita dagli eventi del destino. Giovanni Di Giandomenico a questo ha risposto con profondità ed energia, ha riscritto e composto una musica intensissima, profonda e piena di sfumature e screziature marine. La sua visione è incredibilmente forte, la sua Ifigenia cambia continuamente senza subire gli eventi dei suoni da me previsti all'interno della ragnatela dei miei accordi sospesi. Giovanni elabora e costruisce paesaggi, quadri sonori inusitati, facendo emergere stati improvvisi non previsti, con un meraviglioso senso del suono.

Marco Betta ha scritto molto per il cinema: Ecuba e Ifigenia potrebbero prestarsi a un contesto filmico?
Penso e immagino di sì, non sono un regista e neanche uno sceneggiatore, non so quindi immaginare storie fisiche oltre Euripide, o anche come potrebbero prendere vita sullo schermo questi personaggi, ma immagino che la loro forza, anche con queste stesse musiche, possa avere esiti pure nel cinema come personaggi inafferrabili che rimangono sullo sfondo.

Questo album si inserisce in un nuovo percorso di Almendra dedicato al pianoforte. Prima di te due personalità giovani, diverse ma affini, come lo stesso Giovanni Di Giandomenico e Valentina Casesa, e a seguire l'album di Marcello Bonanno. Quali sono a tuo avviso le peculiarità dell’idea di “Almendra piano solo”?
Le produzioni Almendra con pianoforte sono per me un progetto che conferma la nuova identità che la musica può trovare oggi all'interno dei cammini dei compositori del nostro tempo. Un compositore al pianoforte è quanto di più espressivo, intenso e interiore si possa immaginare. Il pianoforte è infatti spesso il primo approdo privato che rende fisica l'idea sonora di un musicista. Gli album pianistici Almendra sono osservazione, un modo per materializzare l'immaginazione mentre l'idea sonora sta per diventare carta da suono, frequenza registrata, ciascuno di essi è un ponte-arcobaleno di pensieri musicali. Ogni piano solo Almendra è nel mio sentire un diario intimo sia per chi compone che per chi ascolta.

A proposito di pianoforte. Alle nostre spalle abbiamo una vastissima letteratura pianistica, davanti a noi i nuovi itinerari che Almendra cerca di esplorare. Secondo te, la factory palermitana cosa deve evitare e cosa invece deve sottolineare per proseguire in modo credibile e costruttivo?
Non penso ci sia nulla da evitare nel passato e neanche ci sia nulla da inseguire guardando il futuro. Penso che ci sia invece molto da sentire, dentro di noi e intorno a noi ora. Penso che sia importante con naturalezza immaginare e respirare il proprio mondo in questo momento, senza confini, senza barriere, senza limiti che confinano a ciò che è stato e ciò che sarà, forse dobbiamo solo abbracciare e inventare ciò che possiamo essere ora, ed è quello che Almendra già fa.

Spesso la scelta del free download nasce da una rinuncia dell'artista, dall'accettazione di una sconfitta. "Ecuba | Ifigenia", invece, è offerta all'ascoltatore su Bandcamp con la formula “name your price” per altre motivazioni, provenienti da un altro tipo di percorso. Eppure c'è il rischio che "regalare", o lasciare che sia l'ascoltatore a decidere il prezzo, venga percepito come "svilire", o che l'assenza di un oggetto fisico da possedere possa rendere una musica “non degna di considerazione”. Qual è la tua posizione in materia?
Penso che la musica vada oggi condivisa il più possibile e che questa formula sia civile ed eticamente forte, riporta a una responsabilità necessaria all'artista per ritrovare il proprio pensiero nel concepire il rapporto con la fruizione come un rapporto civile. Non credo che quest'operazione svilisca la musica e il lavoro dei musicisti, anzi, al contrario, penso che rafforzi il senso che deve avere e che ha la diffusione della nuova musica in un mondo libero e responsabile, nel quale a tutti viene data la possibilità di fruire della musica secondo le proprie capacità.



Discografia
 Il manoscritto del principe (Ricordi, 2000) 
 Il Viaggio di Ferruccio (Ricordi, 2006)  
 Maria Montessori - Una vita per i bambini (RTI, 2009) 
 Aldo Moro (RTI, 2009) 
 Con gli occhi di un altro (Unda Maris, 2010)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
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