Ottenere una formale intervista con Marlene Kuntz non è affatto semplice: ho fatto la prima richiesta a febbraio e, solo dopo innumerevoli e pedanti tentativi con svariate persone negli ultimi tre mesi, mi giunge all'orecchio che Marlene Kuntz vuole parlarmi. Devo restarmene buona buona a casa ad aspettare la telefonata. Dopo aver aspettato tre giorni vicino al telefono, questo pomeriggio il management mi chiama e mi fa: "Marlene è pronta" *.
Pronto? Ciao, sono Cristiano.
Ciao Cristiano, sono Magda, Onda Rock.
Molto piacere.
Partiamo dalla fine: prima tranche di tour terminata, ora in attesa delle date estive. Com'è andata fin'ora?
Secondo me il concerto è molto bello e lo è soprattutto perché una volta che questa nuova formazione (con l'abbandono di Dan Solo, le parti di basso sono passate a Gianni Maroccolo; Rob Ellis, invece, suona le tastiere, ndr) ha cominciato a essere vincente da tutti i punti di vista, nel senso di non aver più remore e problemi, tutti i pezzi hanno cominciato a venire in un certo modo; credo che il concerto si sia rivelato per quel che è: un'ottima due ore di musica suonata veramente bene. Ho riascoltato ieri una registrazione della data fiorentina e sono davvero molto contento di come stiamo facendo le cose, perché mi sembra un live davvero internazionale al di là del fatto che c'è un inglese che suona con noi. Sono dell'idea che si sia ancora un pacco di gente dappertutto in Italia che debba conoscere questo concerto, venirlo ancora a sentire, dagli scettici a quelli che magari ancora non ci conoscono, a quelli che c'hanno abbandonato e che non sanno se tornare a rivederci. L'invito è rivolto a tutti, venghino, signori, venghino! Si renderanno conto che è un gran concerto.
Quindi è andata in questo modo: che dobbiamo cercare di far sentire a più gente possibile questo concerto...
Guarda, se vuoi la mia opinione, posso dirti che vi ho sempre seguiti dal vivo e, senza nulla togliere ai tour precedenti, secondo me questo è il migliore che abbiate mai fatto.
Esatto. Credo di essere d'accordo. Quello che, purtroppo, dispiace a tutti noi è la consapevolezza che ci sia qualche scettico da riconquistare. Che venga a vedere e si renderà conto che siamo tutt'altro che rammolliti. Probabilmente il rammollito è lui, non noi (sorride).
Parliamo un po' di " Bianco Sporco ". È un disco con il quale vi siete presi molte responsabilità: l'autoproduzione, l'incisione a Cuneo e, ammettiamolo, l'abbandono inaspettato di Dan Solo ha pesato sulle aspettative del pubblico.
È vero, ci siamo presi molte responsabilità, dici giusto, perché per la prima volta abbiamo scelto di autoprodurci e pensa che, fra le cose stupide che ho letto, una è che abbiamo scelto l'autoproduzione perché non c'erano soldi per fare altro! (scoppiamo a ridere). Assurdo! La cattiveria della gente sa arrivare a volte a risultati veramente grotteschi. L'autoproduzione, per tutte le persone cosiddette intransigenti, che credono di capire di musica, dovrebbe essere un valore molto positivo: un gruppo che decide, dall'inizio alla fine, di proporre la sua musica esattamente come la pensa e come riesce a riprodurla su supporto audio, senza alcun tipo di consiglio esterno. Poi, i Marlene non sono mai stati prodotti, ma co-prodotti da qualcuno. Questa volta abbiamo deciso che tutto quello che facevamo in sala prove era di nostra diretta responsabilità e che l'avremmo anche riportato su disco.
È andata bene, credo. Mi sto un po' rendendo conto che i Marlene fanno dischi che, ultimamente, vengono un po' criticati in maniera cattiva e male: ci vuole un anno di tempo per entrare in piena consapevolezza e capacità di comprendere quello che stiamo facendo. Quindi ho l'impressione che "Bianco Sporco" sia un disco che ha bisogno di almeno un anno prima che tante persone si rendano conto che abbiamo fatto qualcosa di meritevole. Sono orgoglioso di "Bianco Sporco", credo che sia un gran disco e se esiste un concetto di "maturità", credo che "Bianco Sporco" lo sappia incarnare in maniera prepotente.
Hai quasi risposto alla mia prossima domanda, ossia che "Bianco Sporco" non è un disco immediato. Ve ne rendevate conto durante la lavorazione?
È una cosa che mi sorprende sempre. Adesso sto per dare una risposta che probabilmente passerà per supponente, arrogante, altezzosa, ma secondo me (sorride) è così. Non ci rendiamo conto perché probabilmente siamo sempre un pelo avanti rispetto ad alcune cose che poi vengono percepite con difficoltà. Quando suonavo per conto mio le canzoni che poi avrei presentato al resto del gruppo, mi sembrava di star facendo delle cose magnifiche e del tutto comunicative, quindi facilmente assimilabili da chiunque mastichi un certo tipo di rock. È ovvio: perché se una persona ascolta quotidianamente altro, che ne so… Eros Ramazzotti per dire una cazzata qualsiasi, è evidente che il nostro modo può essere oscuro, ma per chiunque ascolti rock in maniera più o meno attiva, avevo l'impressione di star facendo delle cose magnifiche. Invece so, ormai per esperienza, che quello che facciamo ha sempre bisogno di un anno di metabolizzazione. Me ne accorgo in maniera definitiva, prendo anche atto di ciò e mi adeguo a questa cosa.
Sorprendentemente, devo dire, nessuno dei Marlene pensava di star facendo un disco che aveva bisogno di particolare tempo per essere assimilato. Forse questa cosa è anche dovuta al fatto che non è esattamente quello che i Marlene erano prima, ma i Marlene non saranno mai esattamente quello che erano prima: cercano sempre di sorprendere prima di tutto sé stessi, perché credo sia compito di un artista quello di non far cose che crede di aver già fatto prima, con tutto che, in ogni caso, sono anche sostanzialmente consapevole che un artista ha alcune frecce al suo arco e non ha la globalità delle frecce disponibili perché ogni artista si colloca per alcune sue caratteristiche per la sua cifra stilistica, che può essere solo quella e non un'altra: io non potrò mai fare un disco di rap, ad esempio, o un disco di funky o un disco di post-noise, post-rock, post-tuttoquellochevuoi. Farò esattamente quello che sono in grado di fare, però, in questo senso, devo pretendere da me stesso di migliorarmi sempre e di non proporre cose che credo di aver già proposto. Non mi sembra un vezzo tipico di qualsiasi gruppo: mi pare che molti gruppi spesso, in qualche modo, una volta scoperto il segreto di come funzionano le cose, bene o male girano intorno a quelle per consolidare le cose. Noi, in questo senso, paghiamo un po' la nostra pretesa di non essere così.
A proposito di "canzoni comunicative", mi sembra che Marlene, in questo disco, almeno a parole, si stia sfogando molto, in maniera anche violenta, se vogliamo.
Sì, credo che sia un'impressione giusta. Ho già provato a interpretare la cose in altre interviste con domande analoghe e ho sempre sostenuto che quei testi sono figli dell'ispirazione che avevo in quel preciso momento, che so collocare esattamente tra ottobre-novembre dello scorso anno e, evidentemente, in quei mesi, avevo quel "mood" e quel disaffetto nei confronti di alcune cose, per cui ho avuto la necessità di parlarne. Non so se facessi in tal senso per "Bianco Sporco", se fossi concentrato sullo stesso tipo di disaffetto e disillusione, di disinganno e anche di idiosincrasia che manifesto in alcune canzoni, soprattutto credo in "Mondo Cattivo" che apre il disco ed è un testo che mi rappresenta tantissimo, rappresenta molto me stesso in questo periodo. Non so che dire, posso soltanto dire di sì, che è vero che questo è un disco che, a parole, spesso risulta cattivo e disilluso.
Il vostro suono è in continua evoluzione: le tastiere in "Che Cosa Vedi" (2000), il violino (di Warren Ellis, già nei Dirty Three e nei Bad Seeds di Nick Cave ) in " Senza Peso " (2003) e per "Bianco Sporco" addirittura archi, sintetizzatori, seconde voci, cori più presenti e un piano elettrico. Una crescita naturale, credo.
Sssì, del tutto naturale e, allo stesso tempo, tutto artificioso e [sorridendo] spiego perché: credo non ci sia niente di veramente naturale in una manifestazione artistica. Qualsiasi cosa di cui si usufruisce in quanto opera artistica, sia essa film, sia essa romanzo, sia essa canzone colta o non colta, qualsiasi cosa che rappresenti un esito di uno sforzo che l'ha generata e modellata non può pretendersi che sia naturale: è esattamente l'esito di uno sforzo intellettuale che ha cercato di utilizzare l'esperienza accumulata in precedenza per arrivare a qualche parte e confezionare un prodotto. Più si va in là nel tempo, più questa confezione è frutto di malizia o è frutto di esperienza sana, positiva. Infatti, uno dei valori che provo sempre a sottolineare nei Marlene Kuntz credo sia quello dell'onestà intellettuale, peraltro credo che sia un valore raro di questi tempi: l'onestà intellettuale in qualsiasi ambito lavorativo. Credo che i Marlene provino a essere onesti intellettualmente. Quindi, non c'è nulla di naturale nell'arte: tutto è artificioso, l'arte stessa è un artificio. Detto ciò, siamo arrivati a tutto questo con una spontanea e, quindi, in qualche modo, con una naturale evoluzione perché, ad esempio, posso dire che "Bianco Sporco", che prevede, come hai sottolineato giustamente tu, archi e doppie voci, è una cosa che credo di poter dire sia nei miei sogni da "Catartica" (il loro debutto nel 1994, ndr) in avanti. Amo certe cose, amo le doppie voci in quanto sono un fan di Neil Young e di Leonard Cohen. Se ascolti questi dischi, le doppie voci sono tanto importanti che, se non ci fossero, probabilmente la canzone avrebbe veramente un'altra fisionomia. Se ascolti i dischi di Neil Young, soprattutto alcuni dischi di Neil Young, tipo "Harvest" che amo, sono infarciti di archi, quindi per me è del tutto naturale, spontaneo essere arrivato dove le mia fascinazioni di adolescente mi hanno sempre portato. Sottolineo "di adolescente" così tutti quelli che dicono che non sono più l'orso di una volta, devono rendersi conto che non ero già orso prima, perché amo Neil Young da quando ero quattordicenne.
Maroccolo e Canali. Due personaggi così sono davvero riusciti a "limitarsi" a suonare e registrare? Quanto c'è di loro sul disco?
(Riflette succhiando una caramella) …Ehmm… Penso cheee… sssì, loro sono riusciti a "limitarsi", ma non credo che per loro sia stato una sorta di costrizione nei confronti di loro stessi: loro erano chiamati a fare delle cose con un gruppo che rispettano tantissimo e che considerano chiaramente importante nell'ambito del rock italiano. Quindi, siccome sono persone intelligenti, non sono venuti a fare quello che a loro era richiesto di fare nel disco (Gianni Maroccolo ha suonato tutte le parti di basso; Giorgio Canali ha registrato le voci) pretendendo di imporre la loro personalità: proprio perché sono persone intelligenti, sanno che un disco dei Marlene nuovo è una questione delicata che, quindi, va gestita con molta sensibilità. In questo senso, non posso che celebrare la loro sensibilità. Per esempio, Giorgio Canali ha lavorato con me con una capacità sinergica fenomenale: lui mi ha aiutato ad arrivare dove credo, senza tanta consapevolezza, stessi cercando di arrivare, perché i provini che avevo presentato a Riccardo e Luca (Tesio e Bergia, gli altri componenti dei Marlene Kuntz, ndr) prevedevano esattamente questo modo nuovo di cantare che non ho cercato in maniera programmatica, ma che mi sono ritrovato ad ascoltare con stupore per primo io. Quando ho cominciato a scrivere i pezzi, tipo "Mondo Cattivo" o "L'inganno" o "La Lira di Narciso", mi sono reso conto che stavo cantando in un modo più completo perché, per me, questo è un modo di cantare più completo e lo è soprattutto da un punto di vista melodico: sono sensibile e attento alla melodia. Credo che Giorgio abbia saputo interpretare tutto questo potenziale e mi abbia aiutato a tirarlo fuori.
Gianni è arrivato a suonare le parti di basso. Poi, chiaramente, è un musicista davvero fenomenale, dirompente, con un'energia tanto fisica quanto intellettuale che ci ha sorpreso e coinvolto tutti, quindi è ovvio che ogni suo commento su ciò che si stava facendo si poteva anche leggere fra le righe come un consiglio, se era il caso. Quindi, qua e là, ci sono alcune cose che sono anche, al 25%, frutto dello zampino di Gianni. Ad esempio, due pezzi come "L'inganno" e "La Lira di Narciso", sono entrati nel disco esattamente con la versione che avevo registrata a casa mia per il gruppo, quindi sono versioni di un anno precedente che non erano sicuramente state pensate e registrate per entrare in un disco ufficiale dei Marlene Kuntz. Quando Gianni ha ascoltato il provino originario, ha detto: "Secondo me questi provini hanno il 'mood' giusto. Perché non mettete anche questi nel disco anziché tentare di risuonarli qui in studio?" Questa è una cosa che c'ha illuminato e che ci ha fatto capire che aveva ragione e che, ora, in un'intervista, posso tranquillamente ammettere che noi non avremmo mai pensato una cosa del genere, quindi in queste cose Gianni è stato fondamentale.
Molto bene, lode a loro quindi.
Nessuna "Spora" (brevi improvvisazioni strumentali presenti nei loro ultimi lavori), è stata una scelta o semplicemente non ne svolazzava nessuna in giro?
(Ride) La seconda, direi: non ne svolazzava nessuna in giro. Però, credo che la "spora" stesse diventando una specie di passaggio obbligato nelle cose dei Marlene Kuntz, quindi mi viene da pensare che la gente si aspettasse la "spora" dai Marlene Kuntz. Se le cose stanno così, se ho ragione in questa supposizione, era giusto non farne più, perché diventava, di per sé, un'attitudine meccanica dovuta, quindi sentita come necessità da parte nostra. La "spora" per definizione, da quando l'abbiamo introdotta, deve mantenere tutte le sue caratteristiche di immediatezza e spontaneità e non lo è più se viene necessario fare la "spora" perché tutti se l'aspettano. Non è più bello come quando la si faceva senza che nessuno se l'aspettasse.
Rimaniamo in qualche modo in tema. Nel 2001, era uscito per il mercato estero "Spore" (una raccolta di brani editi e inediti). Da quel che ho capito "Bianco Sporco" verrà tradotto per l'estero.
Per ora non è previsto. Se n'era parlato con Victor Van Vugt (che ha mixato il disco, ndr) e Rob Ellis all'epoca del mixaggio a Roma del disco. Victor si era unito a Rob nello stupore, nel dispiacersi e nel constatare che un gruppo come il nostro non abbia alcuna chance di andare all'estero. In quell'occasione, che sono occasioni in cui vengono fuori gli entusiasmi e tutti dicono: "Dai, dobbiamo fare qualcosa, non è giusto che i Marlene non vengano conosciuti all'estero", si parla, si fanno delle gran chiacchiere, poi però la vita ti porta a fare quello che devi fare, nella fattispecie nostra fare i concerti, dedicarsi al tour, nella fattispecie di Victor entrare in altri studi di registrazione ovunque nel mondo a seguire altre produzioni. Tutto questo entusiasmo, come ormai la mia esperienza mi insegna, è un po' scemato. Però, è un'idea che manteniamo viva come un pezzetto di brace che rimane nel camino pronto per essere riacceso perché non vogliamo perdere questa opportunità di tentare la via straniera
Adesso abbiamo in formazione Rob che si sta divertendo molto con noi e ancora adesso manifesta questo dispiacere sottolineando come dovremmo suonare all'estero. Per me è un grosso rammarico scoprire che ci sono precluse le vie proprio per questioni di preconcetti e pregiudizi sia qui in terra italiana, sia in terra straniera. Per cui un gruppo rock italiano fatica un casino, ma mi auguro che prima o poi noi si riesca a combinare qualcosa anche all'estero e se servirà tradurre i testi di "Bianco Sporco" cercheremo di farlo, anche se, purtroppo, ho già sperimentato che tradurre i miei testi non è facile, bisognerebbe pensarli ex-novo.
Il ché, a mio avviso, sarebbe assolutamente la cosa migliore anche se, devo ammettere, questa tua risposta mi ha sconvolta. Poi ci rifletterò su bene.
Perché ti ha sconvolta?
Premessa: voi incidete per la Virgin, quindi far uscire qualche copia italiana con un minimo di promozione all'estero non sarebbe tanto utopistico.
Ti ringrazio perché questo tuo sconvolgimento implica anche della solidarietà. Però ti garantisco che è molto difficile perché la Virgin italiana può soltanto perorare, tentare di perorare la nostra causa alle consociate straniere che sono tutte più forti della Virgin italiana, fondamentalmente.
Assolutamente, però il pubblico estero - e penso a quello spagnolo, quello francese, quello tedesco, ma anche quello inglese - è molto aperto. Non trovo un azzardo nel presentare…
E io non lo trovo da anni. Si tratta di crederci, investire in un progetto. Sono consapevole che il pubblico straniero sia aperto. Quello inglese non so fino a che punto, però in realtà lo è perché quando lo metti davanti a un concerto degno non credo si ponga in modo ostile semplicemente perché stanno vedendo un concerto straniero: se lo vedono è bello, credo lo sappiano anche valutare bene perché anche la cultura rock in Inghilterra è molto più definita che non qui in Italia da parte del pubblico. Il problema è proprio che, se una band italiana va a suonare all'estero, non la si va a vedere: non c'è promozione e ci sono troppe offerte ogni sera e se vai senza promozione, non costruisci nulla. Ci servirebbero vent'anni di tentativi per far spargere la voce. Capisci? Serve, invece, una promozione, serve avere un investimento da parte di qualcuno e semplicemente non si fa. Punto.
"Bianco Sporco" era scaricabile da internet prima di essere nei negozi. Ce l'hai messo tu?
(Ride) Sì, sì, proprio io. Mi viene veramente da ridere: non so neanche scaricarmi la musica, vado in rete e vado a mettere la mia musica in anteprima. Proprio io.
Molto bene, ora tutti sanno che sei stato tu. Perfetto.
Proprio io.
"Poeti" sarà il prossimo singolo.
Giusto.
Video?
Il video è stato fatto due settimane fa. È un video tutto su di noi, sulla performance suonata anche perché, alla fin fine, video dove noi suoniamo veramente, dove facciamo quello che sappiamo fare, il nostro mestiere, sono pochi. Spesso collaboriamo con Neils Jensen che è anche l'autore del video precedente ("Bellezza", ndr) che è stato molto apprezzato da chi ha potuto vederlo, ma non rientrava nei parametri estetici delle emittenti, quindi si è visto poco. Ne avevamo la sana consapevolezza, ma abbiamo provato a insistere, a cercare un braccio di ferro improponibile: non siamo i Radiohead, quindi se un video nostro esce dai parametri, non passa. È un peccato, perché era un video gentilissimo, garbato, con un'idea minimale e risolta in modo minimale, perché alla fine è un video senza montaggio, un video girato al contrario, un'idea concettualmente fortissima. Secondo me un'ottima interpretazione del senso del testo, che era la cosa probabilmente più difficile da fare perché l'affermazione "Noi cerchiamo la bellezza ovunque" da rendere in un video era veramente complicata. C'era chi pensava di metterci in un museo a guardare quadri con noi che cerchiamo la bellezza ovunque, ma mi sembrava didascalico. Neils ha fatto qualcosa di magnifico e tutte le volte che però Neils pensa per noi dei video, non ci vede mai suonatori, non ci vede mai a fare ciò che sappiamo fare, ma ci chiede delle performance sostanzialmente da attori.
Abbiamo deciso di fare un video in Italia con Laura Chiossone, una video-maker italiana la quale ha pensato per noi, invece, una performance. C'è semplicemente attorno a noi un'ambientazione particolare e però si vede il gruppo montato in modi diversi che suona e basta.
Quando è uscito "Bianco Sporco" è tornata in rotazione la pubblicità delle mele. Pensate abbia aiutato le vendite del disco, magari in maniera subliminale? Non dimentichiamoci che siete arrivati al quinto posto delle classifiche di vendita!
(Ride) Certo che ha aiutato (Continua a ridere).
Avete mandato un cesto di frutta per ringraziare, vero?
Eh be', è chiaro. Sì, sì.
Bravissimi.
Dalla musica alla carta stampata. "Visione Distorta". Come sono nate l'idea e la necessità di una biografia? Perché avete preferito "delegare" qualcun altro e non ve la siete scritta da soli?
Perché non ce la siamo scritta da soli? Secondo te era contemplabile? Ha senso? Ma potrei io che mi si chiede sempre come mai non scrivo libri? Me lo chiedono in tanti e rispondo sempre che in realtà ho paura di scriverli, di non esserne all'altezza. Potrei fare un'operazione di questo tipo: tentare artisticamente di proporre un nuovo modo di fare una propria autobiografia, ma ti pare che i Marlene potessero fare una biografia loro stessi? No. L'hanno autorizzata e hanno pensato che si poteva accogliere questa proposta senza spudoratezze particolari. Ci sono gruppi, anche più giovani di noi, che hanno avuto biografie in Italia, che sono andate bene, tant'è che l'unica cosa che abbiamo chiesto a chi veniva a fare le veci dell'editore (Giunti Editore, ndr) era se questa operazione poteva stare economicamente in piedi, se c'erano i presupposti per portarla avanti. Loro hanno risposto di sì e noi abbiamo detto: "Ok, se voi non pensate di andare incontro a un fallimento, facciamola, non c'è nessun problema." Siamo al sesto disco, non abbiamo paura di dire che siamo nella storia del rock italiano ed evidentemente i tempi erano maturi. Era una delle opportunità che abbiamo lasciato che venissero sfruttate.
Assolutamente. Come è stata scelta Chiara Ferrari?
Chiara Ferrari, a onor del vero, è arrivata come terza, perché la prima successione arrivava da un'altra persona che poi ha abbandonato un po' miseramente, devo dire, il campo nel momento in cui si trattava di andare avanti. La seconda era un giornalista che, anche lui, per sopravvenuti impegni ha dovuto lasciare, nonostante avesse chiesto di poterla fare, quindi, devo dire, anche in questo caso, c'è stato un po' di rammarico per come sono andate le cose. Poi è venuta fuori Chiara che, in realtà, alla fine si è rivelata, secondo noi, la persona giusta perché, avendo tanto tempo e tanta passione da dedicare al nostro progetto, ha fatto un lavoro con il maggior sforzo possibile, nel senso proprio di cercare di render giustizia alle nostre esigenze, che erano quella di una biografia non pettegola, non da gossip, non con affermazioni che ci facessero trovare imbarazzati poi nel rileggerla e cose di questo tipo. Dopodiché ha gestito l'operazione in totale autonomia e noi abbiamo soltanto chiesto di interloquire con lei a bozze ultimate, di poterle leggere per dare un'occhiata al risultato finale. Ha fatto tutto lei, è venuta spesso nella nostra cittadina a intervistare tante persone che sono state nostre amiche nel corso del tempo. Ha rintracciato nostre cose che non pensavamo nemmeno esistessero più, c'ha sorpreso. Ha fatto un libretto su di noi che, secondo me, come minimo, è di godibile lettura. Non ho ancora assimilato le reazioni della gente, quindi non so dire come sia andata, ma mi auguro bene.
Tempo fa mi hanno parlato di una specie di fumetto a voi dedicato, credo si intitolasse "Marlene Horror Comic Show" o qualcosa del genere. Si tratta di una leggenda metropolitana o è esistito davvero?
In realtà, non era niente di ufficiale. Era una ragazza che poi non ho più visto, credo che fosse amica di qualcuno che ci seguiva nei concerti e, per favore, non si faccia raffronti con "groupie" o cose del genere, era semplicemente una persona amica che ci seguiva e aveva quest'amica che disegnava, e fece qualche striscia su di noi. Credo che la leggenda sia stata alimentata dal fatto che poi, qualcuno, l'ha catturata e l'ha buttata in rete.
Quindi mi dai un indirizzo internet dove andare trovarlo?
Mi credi se ti dico che non lo so? Se non sbaglio, era finito sul nostro precedente sito, ma non ti so aiutare.
Accipicchia. Allora lancio un appello. Se qualcuno ci può aiutare…
Se lo ritieni opportuno. Mi associo. (Sorride)
Ultima domanda e l'ho lasciata per ultima, così se mi sbattevi il telefono in faccia prima non mi dispiaceva più di tanto: politicamente non vi siete mai espressi nelle vostre canzoni, ma avete sempre partecipato al concerto del Primo Maggio. Quanto mesta è la festa politica italiana? Non voglio suggerire la risposta, puoi anche dirmi che la festa della politica italiana non è affatto mesta… (!)
Non lo so… credo che lo sia tanto, ma… non sono così attento inseguitore delle vicende della politica italiana da poterla giudicare in maniera meno banale di come lo si può fare da rappresentante anonimo e qualsiasi del popolo, che dice la sua su cose che esattamente non conosce. Vista così, l'epiteto di "teatrino" sembra appropriato e calzante. Però, non ho la possibilità di spiegare e motivare meglio perché eventualmente posso immaginare sia una festa mesta, non lo so.
Sicuramente nessuno dei Marlene considera necessario far sì che la musica da noi prodotta si esprima in questo senso, andando a toccare questioni che sono anche sostanzialmente effimere.
Le grandi cose dell'arte, secondo me, sono creazioni di mondi peculiari e personali e non hanno a che fare con le contingenze tutte intorno alla società. Io, per "Senza Peso" (loro album del 2003, ndr), prima che "L'uscita di Scena" diventasse la canzone che è, avevo immaginato tutt'altro testo, che si riallacciava a un episodio di cronaca accaduto in quel periodo, nel quale manifestavo, senza per altro opinioni politiche particolari, alcuni disagi nei confronti di tutto ciò che era successo. Però, poi, a distanza di una settimana, la sensazione che mi stessi riferendo a qualcosa di contingente che poi l'emotività dell'opinione pubblica avrebbe dimenticato da lì a tre mesi, mi ha fatto capire che non aveva particolare significato fare un testo che sarebbe morto con la fine dell'emotività dell'opinione pubblica. Le grandi opere d'arte prescindono da ciò e hanno a che fare con qualcosa di universale, che è legato intimamente al labirinto dell'animo umano e non al "dietro le quinte" di un teatrino della politica.
Amen.
(Milano, 3 giugno 2005)
* con tante grazie a Mr. Orange e a suo padre, Quentin Tarantino.
