Marlene Kuntz

Marlene Kuntz

La catarsi dell'alt-rock italiano

intervista di Claudio Lancia

A quasi venti anni di distanza da “Catartica”, l’indispensabile esordio della band di Cuneo, i Marlene Kuntz pubblicano “Nella tua luce”, il nono disco ufficiale. L’occasione giusta per fare il punto della situazione con Cristiano Godano, in una lunga intervista nella quale ha presentato in esclusiva per noi il nuovo lavoro, tirato bilanci, espresso opinioni ed analizzato lo stato della scena alternativa italiana di oggi e di ieri. Ne esce fuori un ritratto per molti aspetti sorprendente: un Godano simpatico ed oltremodo disponibile, pronto a buttar giù tanti luoghi comuni ingiustamente costruiti intorno alla sua band. Dalla conversazione con Cristiano emerge l’orgoglio per aver scritto pagine importanti del rock italiano, ma anche il piacere di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Abbiamo suddiviso la chiacchierata in quattro capitoli tematici… 


Il nuovo album

 

Buongiorno Cristiano, a pochi giorni dalla pubblicazione del vostro nuovo album, dopo averlo recensito ed analizzato, vogliamo scambiare con te qualche opinione. Anzi tutto cosa rappresenta “Nella tua luce” nel percorso artistico dei Marlene Kuntz ?

Per certi versi, e non è una sorta di battuta di comodo, è semplicemente il nono disco della nostra carriera. Per altri versi credo sia il disco del disincanto rispetto a un certo mood che dall'avvento di Internet – per essere sintetici e un po' sommari – ci pervadeva e infastidiva un po'. E' il disco della rinnovata energia e della serenità.

 

Un album che sancisce una situazione di ritrovata libertà dal punto di vista produttivo, con Riccardo Tesio (l’altro storico chitarrista della band) che ha curato gran parte degli aspetti artistici…

Più che ritrovata direi ... trovata. Nessuno comunque ci ha mai obbligato a far nulla nei precedenti dischi: per certi versi sono sempre state più delle co-produzioni che delle produzioni vere e proprie. Con la decisione dell'autoproduzione (e Riccardo sul suono è stato magnificamente risolutivo) abbiamo voluto per alcune ragioni prenderci tutte le responsabilità del caso. Era ora in fondo. Posto che fosse auspicabile o necessario.

 

Un disco in parte incentrato su ricercati riferimenti letterari, ed in parte votato all’osservazione del sociale…

I miei riferimenti letterari non sono mai l'esibizione di un intellettualismo generico, scioccamente vanitoso e a rischio di impostura: molto più semplicemente fra gli espedienti che utilizzo quando non ho ben chiaro cosa potrei dire in un testo, c'è quello di stare molto calmo e confrontarmi con qualcosa di artistico (tra il leggere, l'ascoltare, il guardare), perché so che prima o poi l'arte mi regalerà qualche stimolo. A volte questo stimolo mi va di dichiararlo (anche e soltanto perché mi va di approfondirlo e dunque di renderlo esplicito, citandolo), per una sorta di gioco includente la gioia di far magari conoscere a qualcuno qualcosa che mi ha entusiasmato. Gioco che in ambito letterario è del tutto compreso e apprezzato, mentre nel rock sembra sempre che ... te la tiri. Relativamente al cosiddetto “sociale”... è andata così. E non saprei dire il perché. Certo è che lo stalking (protagonista in “Adele”) lo trovo schifoso e detestabile, dunque stimolante; mentre il destino dei senzatetto (in “Catastrofe”) mi colpisce e ferisce da anni.

 

In “Osya, amore mio” dimostri quanto l’amore possa essere più forte di un regime totalitario. Oggi un foglio può ancora essere colpevole?

Mi verrebbe da dire di no... Sempre che la tua domanda non riguardi la Russia nello specifico: in quel caso forse non lo escluderei a priori. Da quelle parti si direbbe che non si scherza anche al giorno d'oggi...

 

Pensi che il recente mini tour incentrato sui vostri primi lavori possa aver influenzato la scrittura di alcune nuove canzoni?

Chi lo sa? Non credo di averne la benché minima idea.

 

“Nella tua luce” a quale altro lavoro dei Marlene lo accosteresti?

E' il tipo di risposte che non so dare. E' davvero disdicevole se ti dico che mi pare che anche questa volta noi si sia riusciti a fare qualcosa di “diverso” rispetto ai nostri lavori precedenti?

 

Raccontaci qualche aneddoto simpatico o comunque significativo riguardante le fasi di registrazione.

Di significativo c'è che è il disco che in assoluto ho vissuto di meno in studio di registrazione, e confesso che la cosa mi è piaciuta non poco. Siamo un gruppo estremamente coeso e ne siamo molto orgogliosi. Questa coesione fa sì che ci si fidi ciecamente l'uno dell'altro. Per cui una volta appurato che Riccardo si sarebbe occupato della questione legata al suono, mi sono del tutto disinteressato alla sua genesi, semplicemente recandomi in studio per registrare le mie parti. Dopo di che me ne tornavo a casa e gli lasciavo il lavoro sporco. D'altronde loro si sono sempre fidati di me col mio lavoro sporco sui testi... Di simpatico ci sono tante cose, direi. Chi ci ha seguiti in questi mesi sul nostro muro, in facebook, ha notato la nostra verve giocosa, e ha senz'altro visto i brevi video che mandavamo in rete. Di sicuro le interviste che facevo a Riccardo e Luca (in qualità di fantomatico inviato di un sito cuneese), e che poi abbiamo trasmesso, hanno rappresentato uno fra i momenti più divertenti (per noi senza ombra di dubbio, ma anche per tutti i dotati di spirito che hanno voluto accettare la scoperta di questa nostra componente estroversa).

 

Ed in effetti vi trovo inaspettatamente attivi sul web! Abbiamo potuto seguire passo passo tutte le fasi di preparazione del vostro disco: una scelta naturale oppure forzata dall’evoluzione di certi strumenti di comunicazione, quali Internet ed i Social Network in particolare?

Nell'utilizzo del termine “disincanto”, di cui alla prima risposta, inglobavo inconsciamente il ragionamento che provo a fare per risponderti: da una prima fase in cui facevamo fatica a digerire gli aspetti negativi della rete, soprattutto per le degenerazioni del modo di porsi di alcuni, siamo riusciti a fare tabula rasa per cercare di trovare la chiave interpretativa giusta. Dalla rete si deve passare, volenti o nolenti (io ne avrei fatto volentieri a meno, perché la mia idea di rock e di arte in genere è antica ed è legata al mistero, al fascino del rocker-scrittore-artista un po' irraggiungibile, alla - come altro chiamarla? - deferenza nei riguardi di chi ti dà tanto a livello di fascinazioni, suggestioni e generosità intellettuale, e così mi è sempre piaciuto vivermela da fan, ma è evidente che questa cosa al giorno d'oggi non funziona più), e allora è meglio cercare di trovare il modo per conviverci. Ora, più che conviverci, ci divertiamo proprio, e con la risata stiamo seppellendo il nemico, che sta cessando di venire a rompere i coglioni. Il nostro FB è una comunità sana, rilassata e arguta, di persone amiche, apportatrici di energie positive. Quello che ci serviva e che non avevamo saputo tirar fuori in precedenza: anche perché le persone per bene non strillano in rete, e spesso preferiscono essere maggioranza silenziosa che non appare e che dunque non noti. Ma esistono, e sono fortunatamente tante.

E in ogni caso: abbiamo pensato che per far capire veramente alla gente che a fine agosto sarebbe uscito il nostro nuovo disco non sarebbero bastate due o tre settimane prima di avvisi e post... Serviva qualcosa di massiccio per evitare di confondersi col mare magnum della rete. E dunque siamo partiti... 4-5 mesi prima.

 

Continui a sperimentare con la chitarra? A cercare nuovi suoni, nuove soluzioni, magari inusuali?

Non credo di essere mai stato un vero e proprio sperimentatore. Credo più che altro di aver sempre inseguito, io coi Marlene, la mia/nostra cifra espressiva, la mia/nostra personalità e la mia/nostra singolarità. Che non necessariamente passa per concetti come avanguardia e sperimentazione. Anzi...

 

Ai cultori dell’effettistica piacerebbe conoscere il tuo set ideale di pedali, e quali sono le tue chitarre predilette.

Da qualche tempo sono in una fase molto molto scarna coi pedalini (ma non durerà ancora per molto). Mi bastano alcune chitarre accordate in modo non convenzionale per ottenere un timbro non troppo sentito. Per quanto riguarda i pedali dunque ho semplicemente un Line 6, un delay, un booster, e il cambia canali del Fender Hot Rod (sono in una fase Fender, dopo anni passati col Marshall... ). Ma non appena me lo potrò permettere tornerò a usare entrambi, come facevo un tempo. Chitarre preferite? Nella classica dicotomia Fender/Gibson credo proprio di equidistribuirmi con commovente magnanimità :)

 

La tua figura è sempre ampiamente analizzata, sappiamo invece molto meno di Riccardo e Luca: quali sono i dischi che hanno in heavy rotation attualmente sui rispettivi lettori?

Di Riccardo non so nulla, ma, davvero, gli ultimi mesi li ha fatti in full immersion sul nostro disco nuovo. Di Luca so che apprezza molto Kurt Vile, Jonathan Wilson, l'ultimo dei Depeche Mode. E altro che ora proprio non ricordo.

 

Accanto a voi prende sempre più spazio la figura di Davide Arneodo…

E' un giovane che, mi auguro, stiamo contribuendo a far crescere nel modo giusto. Si è fatto tutta l'estate a Berlino, per sua scelta, e credo ne trarrà giovamento nei termini di un apprendistato generatore di contaminazioni moderne e al passo coi tempi. Sono fiducioso del fatto che saprà portarci ottimi nuovi sapori.


 
La scena alternativa nazionale ieri e oggi

 

Recentemente ho recensito in contemporanea i nuovi lavori di Marlene Kuntz, Massimo Volume e Santo Niente, mi sono ritrovato come sospeso in una bolla atemporale, come centrifugato indietro nel tempo. Una sensazione tutto sommato piacevole. Ed ho trovato più vitalità, energia e voglia di esplorare nei vostri dischi che nella maggior parte di quelli prodotti da band italiane molto più giovani. Hai anche tu la stessa sensazione?

Devo dire che non lo so. Perché mi manca il confronto con le altre band italiane più giovani... Non sono, purtroppo, in una fase in cui ascolto musica italiana. E, forse, non lo sono mai stato del tutto, almeno da una decina d'anni a questa parte. Se comunque in noi intravedi voglia di esplorare la cosa mi fa particolarmente piacere: personalmente ne sono stra-convinto, e dunque stra-condivido :)

 

Sarebbe carino riuscire a spiegare il dietro le quinte della scena alt-rock italiana, quello che non si vede. Ad esempio: un Godano capita che si senta al telefono con un Manuel Agnelli o con un Emidio Clementi? Oppure ci si incontra soltanto in occasioni casuali?

Per pura amicizia no, forse perché quel tipo di amicizia completa non c'è. Ma c'è ampio e reale rispetto (e ci mancherebbe davvero non ci fosse, visto e considerato che sappiamo tutti molto bene quanto è dura essere musicisti a tutti gli effetti in questo paese) per cui, ovviamente, se ci si deve cercare per qualche tipo di comunicazione ci si cerca con piacere, senza remore e senza filtri. E chiedendosi con reale interesse, e non per finta: "Ciao! Come ti va?"... Se invece ci si reincontra da qualche parte nei festival o in concerti in comune, si sta senz'altro bene insieme, e spesso parte una franca e onesta bisboccia.

 

Vi scambiate mai reciprocamente opinioni, idee, consigli? Oppure ognuno viaggia per la propria strada?

Certo: può capitare eccome di scambiarci pareri, e perché no?, anche consigli. E' pur vero che siamo (almeno i tre che hai citato) esperti e "navigati", per cui sappiamo farne tesoro sfruttandoli oppure tenendoli buoni eventualmente per qualche tipo di futuro.

 

Con quali band della vostra generazione siete rimasti particolarmente in buoni rapporti?

Credimi: farei prima a cercare eventuali band con cui non c'è (più) feeling. E, se mi mettessi davvero a cercarle, farei non poca fatica a trovarle, ora come ora. Stiamo bene con chiunque reincontriamo, secondo me. Di sicuro siamo molto amici di tutto il mondo (ex) CSI, di Teho Teardo, di Umberto Palazzo, di Federico Fiumani, di Giancarlo Onorato, di Mauro Giovanardi, degli Uzeda, di Giorgio Canali, dei Massimo Volume, di Franz di Cioccio, di Roy Paci, degli Afterhours, del Teatro degli Orrori, di Piero Pelù, degli ex Bluvertigo, dei Subsonica. E mi scuso davvero con chi sto dimenticando di nominare...

 

Un giovane musicista italiano in una recente intervista mi ha detto: il difficile oggi non è emergere in provincia, il difficile è uscire dalla provincia. Cosa ne pensi di questa affermazione? Voi siete di Cuneo, come è mutata la situazione in questi anni per tutti i giovani che cercano un briciolo di visibilità?

Stando alla vulgata di chi è a favore di Internet dovrebbe essere vero il contrario... Per quelle persone infatti non è proprio Internet che permette a chiunque di farsi conoscere nel mondo abbattendo le barriere fisiche eccetera? Avrebbe dovuto essere molto più difficile per noi, che spedivamo in giro le cassettine TDK...

 

Sembriamo malati di provincialismo cronico, però la realtà dei fatti dice che mentre artisti islandesi (Bjork) o norvegesi (Motorpsycho) si affermano cantando in inglese, da noi Manuel Agnelli o Pierpaolo Capovilla raggiungono un certo tipo di successo solo quando decidono di passare al cantato in italiano. Voi sceglieste questa strada da subito. Una strada che fa capire bene il tuo messaggio se hai cose significative da dire, ma che ti tarpa un po’ le ali se tenti di entrare nei mercati esteri…

La risposta mi sembra piuttosto complessa... Mi sembra che il problema sia evidentemente legato alla nostra pronuncia. Hai citato due gruppi nordici, molto più vicini geograficamente e culturalmente all'Inghilterra. Noi, secondo me senza speranze di miglioramento, siamo italiani che quando cantano in inglese si capisce troppo che lo siamo, con tutto ciò che di esotico e soleggiato questo comporta. E temo che in un modo o nell'altro il risultato, soprattutto se cerchi di interpretare dei testi densi di intensità lirico-spirituale (ovvero se non canti cagate equivalenti alla rima "cuore-amore", disimpegnate e volutamente superficiali), alle orecchie degli inglesi risulti tanto goffo quanto impegnativo. E dunque non hanno voglia di approfondire.

 

Perché persino le band italiane più brave ed originali (penso ad esempio ai Verdena) non riescono a far breccia all’estero? Sono gli stessi discografici a crederci poco? Oppure i nostri prodotti non sono costruiti per essere esportati?

La questione è complessa. E in ogni caso credo che le uniche chances le ha chi ha italianità da offrire. Paolo Conte ad esempio. Che però, o meglio, giustappunto, non è rock. Poi, per carità, ci sono band che ce la fanno (penso ai Lacuna Coil, anche se lì c'è un genere – il metal, giusto? O è nu-metal o quant'altro? - che, penso di poter dire senza offendere nessuno, ha meno pretese da un punto di vista testuale

 

Voi ci provaste persino confezionando un album in inglese. Come andò quell’esperimento?

Del tutto inutile. E dire che tempo dopo ebbi anche la fortuna di farmi correggere da Nick Cave cinque traduzioni di miei pezzi tratti da “Senza Peso”; e che poi li cantai sotto la supervisione amica di Rob Ellis, batterista di P.J.Harvey... Eppure nulla: nemmeno con quei pezzi successe nulla, per quanto si fosse pure provato (senza convinzioni particolari, lo ammetto) a farli ascoltare qua e là in Inghilterra. E dire, ancora, che in quei pezzi c'è pure il violino di Warren Ellis, il quale apprezzava moltissimo le musiche su cui aveva lavorato... E la produzione di Rob Ellis e Head, dunque un suono internazionale... Mi pare esaustivo, e mi pare che sia ragionevole il mio tentativo di spiegazione del perché. Il maligno di turno, è ovvio, penserà che semplicemente i nostri pezzi fan cagare. Ca va sans dire.

 


So che ascolti moltissima musica. Cosa ti piace dell’attuale scena indipendente nazionale? E ritieni che esista oggi una “scena”?

Ho già ammesso le mie lacune nei riguardi della musica italiana attuale. E confesso che un po' mi dispiace.

Amo però spendere due parole per il Management del Dolore Post-Operatorio. Sono miei amici e sono terribilmente simpatici e stralunati. Ho una specie di affezione per loro perché fu la band che vinse il contest del festival Upload, di Bolzano, di cui ero il direttore artistico nonché giurato. Ho dunque contribuito nel mio piccolo al loro lancio, e ne sono molto contento. Peraltro mi piacciono i loro tentativi e come si pongono.

Ah... esiste anche il jazz. Beh, nel jazz italiano esistono vere e proprie eccellenze. E Stefano Bollani a volte si permette di rasentare il genio. That bastard, direbbe un  mio amico musicista inglese...

 

 
Bilanci

 

A quasi vent’anni da “Catartica” vogliamo provare a fare un bilancio dell’avventura di Marlene? Vi sentite di aver costruito qualcosa di importante, per la quale vi siete garantiti l’immortalità?

Beh, qualcosa di importante l'abbiamo costruito senz'altro, e  siamo sicuramente entrati in maniera stabile (sì, immortale in effetti) nella mente di chi ha imparato a stimarci, amarci, apprezzarci. Invece, sull'immortalità, per così dire, conclamata ... diciamo che quando vedrò su un sito come il vostro che almeno un nostro disco è considerato "pietra miliare" secondo il vostro autorevole giudizio, allora magari proverò a convincermene. O quanto meno a pensarci su. Vuoi un emoticon stemperante? Eccolo :)

 

Ogni volta che suoni “Sonica” o “Nuotando nell’aria” ti rendi conto però di aver scritto gli inni di una generazione! Ti senti orgoglioso di certe composizioni?

"Inno per una generazione" è un’espressione che mal si attaglia al nostro temperamento, fatto di intimità, prudenza, riserbo, per certi versi basso profilo. E lo dico senza falsa modestia. Se però lo ritieni me ne faccio sicuramente vanto e ringrazio. Nel frattempo... sì, certo che mi sento orgoglioso di quelle composizioni. Ce le chiedono tuttora (a volte allo sfinimento e anche un po' provocatoriamente, per convincere se stessi che siamo ancora gli orsi di un tempo), a distanza di vent'anni: come non essere orgogliosi di aver saputo ottenere tanto?

 

Nella prima parte della vostra carriera è stato più un peso o un aiuto essere considerati i Sonic Youth italiani?

Non mi sono mai posto la questione, visto e considerato che eravamo noi con il nostro amore per loro e la nostra genuinità a sbandierare ai quattro venti che li amavamo e ci influenzavano. In tal senso è sempre stato spassoso oltre ogni misura avere la sensazione (certa e comprovata) che più avanti nel tempo fra chi ci accusava di non essere più come loro c'era chi li aveva conosciuti grazie a noi. Ridicolo no?

 

Quale fu la tua reazione quando venisti a sapere che “Lieve” sarebbe stata inserita nel live dei C.S.I.?

Tanta gioia e tanta emozione.

 

Dovessi farlo tu oggi per una band emergente, per chi lo faresti, e quale canzone sceglieresti?

Ho parlato bene poco fa del Management, e per non contraddirmi dico loro.

 

Oggi Marlene (o se preferisci Anna di “1° 2° 3°”) come potrebbe essere rappresentata? Il tempo l’ha resa una donna disillusa? Una donna realizzata con carriera e famiglia? Una tossica? Una che non smette di combattere per i propri ideali?

Senza ombra di dubbio una che non smette di combattere per i propri ideali.

 

C’era influenza dei Marlene oltre dieci anni fa nell’esordio dei Baustelle, ancor di più in quello degli Operaja Criminale lo scorso anno. Passano gli anni ed in molti continuano a citarvi espressamente come fonte d’ispirazione. Come ci si sente ad assumere il ruolo di ispiratore, di punto di riferimento di intere generazioni di musicisti?

Non so se quello che sto per dire parrà spocchioso: io, a dire il vero, non sono per nulla consapevole di questo tipo di influenza, ultimamente. Da un po' di tempo a questa parte non mi pare noi si sia il riferimento più citato dai gruppi. Un tempo sì, certo. Oggigiorno non ne ho idea. In ogni caso: come sentirsi se non orgogliosi?

 

E a te piacciono i Baustelle? Una band che inizia raccontando storie pruriginose di adolescenti inquieti, che nel giro di dieci anni giunge a produrre un complesso concept denso di riferimenti letterari. Mi fa un po’ pensare (anche se con ovvie differenze stilistiche) alla vostra evoluzione. Qualcuno sostiene persino che Francesco Bianconi tenda nel tempo ad assomigliarti sempre di più, anche fisicamente…

Ammetto che anche nei loro riguardi ho lo stesso tipo di lacuna denunciata prima. E non posso far altro che continuare a dispiacermene. Ho avuto a che fare con Francesco una volta in particolare, a Cremona, ospiti della stessa manifestazione. Di sicuro ho percepito il suo rispetto e spero lui abbia percepito il mio. Comunque sia: sono pronto a scommettere sulla fiducia che sono una band valida in tutta la loro produzione. E di sicuro certe bordate cattive del web nei loro riguardi mi indispongono. L'underground italiano è pieno di invidia ed è un peccato: c'è bisogno di coesione, o quantomeno di un bel "vivi e lascia vivere". Tanto le guerre fra poveri sono patetiche e non portano da nessuna parte. A maggior ragione ora che i dischi non si vendono più. Siamo tutti nella stessa barca, e provare invidia o anche solo astio (?) non serve a nulla. Io, per parte mia, non parlo mai male di chi non mi piace, sul nostro muro. Anzi: non ne parlo proprio. E parlo solo bene di chi mi piace.

 

Avete fatto migliaia di concerti ovunque in Italia. Ce ne è qualcuno al quale sei rimasto particolarmente legato?

Dovrei pensarci su minuti interi... Certo, le due volte che suonammo sullo stesso palco dei Sonic Youth

 

Ritieni che tutto sommato i Marlene Kuntz avrebbero meritato un successo più vasto?

Sì. E stiamo ancora lottando per non demordere dall'ottenere prima o poi quel risultato, Altrimenti ad esempio non saremmo andati a Sanremo. Ma questo è solo un esempio fra i tanti possibili.

 

Se tu dovessi consegnare un disco dei Marlene a degli extraterrestri in rappresentazione della vostra musica, quale sceglieresti?

E che ne so dei gusti degli extraterrestri? Se li conoscessi proverei a interpretare quale andrebbe meglio. Io li amo tutti.

 

 


Le opinioni

 

Ti ha mai sfiorato l’idea di un disco solista? Oppure l’idea di un Cristiano Godano privato degli altri Marlene Kuntz non avrebbe senso?

Sfiorato... Sì, certo che sì. Ma... solo sfiorato. Per cui sino a ora non ho approfondito. Mi interessa essere al cento per cento per i Marlene, innanzitutto. E fin che servirà il mio apporto prioritario alla storia di Marlene, non mi cimenterò in imprese solitarie.

 

Sbaglio o non ti è mai capitato di scrivere canzoni per altri? Una tua precisa scelta oppure nessuno ti ha mai avanzato una richiesta simile?

Feci un testo per il disco “A.K.A.U.” di Gianni Maroccolo (che poi riutilizzai aggiustandolo per la nostra “Deriva Finita”, su “Bianco Sporco”) e collaborai a un pezzo per Marina Rei, proponendo parti di un testo su cui lei ebbe la supervisione utilizzandone alcune (titolo: “Colpisci”, che è anche quello dell'album).

 

Spesso ti sei infastidito per commenti dei tuoi fan su certe svolte troppo artistoidi o slow di Marlene. E’ giusto che una formazione musicale compia delle evoluzioni durante il proprio percorso, ma è pur vero che se prendiamo ad esempio i Radiohead, pur mutando pelle riuscivano a realizzare ogni disco migliore del precedente. Con i Marlene accadde invece che (tanto per fare un esempio) un disco come “Uno” non era certo agli stessi livelli di eccellenza de “Il vile” o di “Ho ucciso paranoia”. La tua posizione riguardo certe critiche ricevuto nel tempo?

Trattandosi di opinioni credo che tu possa convenire con me sul fatto che avresti dovuto dire "secondo me" (se vuoi un altro emoticon per dimostrare che sono sereno e divertito... eccolo :). Vedi: Alberto Campo, non certo un idiota nell'ambito della storia della critica musicale italiana, dette un bel 9 a “Uno”, su Rumore. Molta, moltissima nostra gente adora quel disco, che a mio avviso è bellissimo e fra i nostri migliori. E, francamente, mi spiace molto che sia stato bistrattato da alcuni. E' un disco assai ispirato, e ospita due mostri come Paolo Conte e Greg Cohen. Altrettanto francamente non capisco come, per fare giusto il primo esempio che mi viene in mente, sul vostro sito si osanni musica tipo quella dei Miracle Mile (fatta di suoni delicati, pulitissimi, raffinati e anche piuttosto pomposi, con canzoni piene di melodie al confine con ciò che è mediamente considerato annacquato, e con riferimenti ai dolcissimi Prefab Sprout, che ho sempre amato... e infatti mi piacciono anche i Miracle Mile) e il nostro sia ignorato. Qualche idea ce l'ho, sul perché, ma fa lo stesso. Infine: i Radiohead, dalla svolta di “Kid A” in avanti, non mi pare abbiano cambiato molto da un disco all'altro. Anzi. E, per inciso, il disco loro che veramente mi ha fatto godere, di quel capitolo di svolta, è quello più snobbato. Ovvero “The King Of Limbs”.

 

Ma su tante critiche avrete almeno riflettuto, visto che ad un certo punto, diciamo da “Ricoveri virtuali” in poi, Marlene ha deciso di ritornare un pochino sui propri passi, di ritornare per alcuni aspetti all’antico. Ti ritrovi in questa parabola?

Permettimi: assolutamente no. Noi non facciamo mai musica con l'idea di dimostrare qualcosa a qualcuno se non la bellezza (almeno per noi, anche se poi in genere le reazioni di alcuni, all'uscita dei nostri dischi, ci deludono tantissimo) dei nostri tentativi di superarci. Ricordo molto bene la tua recensione di “Ricoveri virtuali”... Dicevi che ci volevamo riappropriare di un posto di riguardo nella scena alternativa italiana... Ebbene, no, proprio non siamo interessati a ciò. La scena alternativa italiana ci snobba mediamente da tanto tempo (per moltissimi, la più parte, già “Che cosa vedi” è un disco sputtanato) per cui, dal nostro punto di vista, sono "loro" che hanno tradito noi tanto tempo fa :) Se vorranno con il tempo ri-accorgersi che abbiamo  fatto cose fighe anche dopo, ben venga, e ci farà estremamente piacere; se no amen.

 

Ma c’è almeno qualcosa che oggi non rifaresti? “Bianco sporco” lo riproporresti tale e quale? Chiuderesti sempre “Senza Peso” con la lunga “Spora n° 101”, una digressione instrumental-sperimentale?

Certo, perché no? Cosa potrei fare di diverso per “Bianco Sporco”? Non ne avrei la più pallida idea. Quel disco è stato concepito come tutti gli altri, al massimo delle nostre potenzialità in quel momento ben preciso. Sempre per ritornare ai voti dati ai dischi, ricordo Blow Up, non certo tenero (e uso un eufemismo) con un gruppo del nostro stampo, che gli dette un bell'8. E gli 8 su quel giornale sono sempre stati molto rari. E poi, la spora finale di “Senza Peso”... L'ho riascoltata qualche tempo fa: secondo me è fantastica e ne sono orgoglioso. E mi chiedo quanti gruppi in Italia facciano cose di questo tipo...

 

Sanremo non fa più paura alle band che tradizionalmente hanno poco a che vedere con Sanremo. Oramai ci vanno tutti riuscendo a non snaturarsi, oltre a voi penso a quanto fatto da Subsonica, Afterhours, Elio, Giovanardi. Cosa vi ha lasciato l’esperienza sanremese?

Il ricordo di una bella settimana passata in riviera, spesata, in un albergo di quelli sontuosamente decadenti (si sentiva la presenza fantasmatica dell'aristocrazia russa del primo novecento), in un ambiente surreale divertentissimo per un occhio esterno disinteressato e marziano, molto più divertente che certe atmosfere trite e ritrite di certi giri del rock sotterraneo italiano. Non sono comunque sicuro che Sanremo sia così sdoganata, per gruppi come il nostro... A giudicare da come certo pubblico di parte reagisce in genere, direi piuttosto il contrario.

 

Ci riandreste?

Per quanto riguarda il divertimento certo che sì, al volo. Da un punto di vista strategico invece non saprei: bisognerebbe tenere in conto gli effetti della recidiva, che per molti criticoni potrebbero essere gravissimi e potrebbero realmente danneggiarci.

 

Non hai la sensazione che in Italia la crisi del mercato musicale stia portando gli artisti a collaborare sempre meno? Ognuno pensa sempre più al proprio giardinetto privato e vengono meno le contaminazioni.

Non so che dire... La crisi di cui parli è qualcosa di molto complesso e ha a che fare con la tragedia della musica ai tempi di Internet, luogo che, per inciso, letteralmente amo per il suo potenziale. (Vorrei precisare che di quel termine – tragedia – a riguardo di Internet ha fatto uso en passant Nick Cave in una intervista. Dunque non è esattamente una mia fisima solitaria). E questa crisi non è solo italiana. L'aggravante è che in Italia le cose che non vanno sono molte, ed è tutto abbastanza sfiancante. Però, vedi, per fortuna noi Marlene siamo oltre tutto ciò: abbiamo talmente assimilato la lezione delle varie difficoltà di cui ho fatto breve cenno sopra in vari punti, che siamo rimbalzati via dall'abisso di disillusione per ritrovarci da due anni a questa parte con un’energia nuovissima, che sa fare i conti con le nuove dinamiche anziché osteggiarle. E non abbiamo nessuna intenzione di farci risucchiare in altri vortici negativi. Siamo sempre stati piuttosto individualisti, ma, come ho spiegato prima, dai Marlene non si avrà mai un atteggiamento ostracistico o di disturbo. Siamo corretti, affidabili, per nulla invidiosi, più umili di quanto si creda e trasparenti. Ovvero non paraculi.

 

Cosa impedisce al nostro paese di avere un festival importante come un Primavera, un Glastonbury o uno Sziget? Ci provarono con l’Heineken ma durò ben poco…

Siamo un paese per nulla rock (con rock intendo, alla buona, tutto ciò che non sia musica commerciale del cazzo o jazz per borghesi o lounge da yacht o dance da Billionaire, eccetera). Certo, gente interessata al rock ve n'è, ma molta di essa probabilmente bazzica nell'underground, e da quelle parti purtroppo si fanno la guerra con le invidie, i complottismi, le iper critiche, l'autoreferenzialità e per certi versi le ideologie. Ma al di là di questo: siamo un paese poco rock, e non ho altra spiegazione meno laconica da dare. O forse potrei dire che dalle nostre parti c'è molto fighettume, e non sono poi tanti quelli che amano andarsene tre giorni in tenda a rischio pioggia e fango a un Festival Rock. Meglio Sharm-El-Sheik, in fondo, per molti italiani. Sono intimamente certo che lo stesso Festival, con lo stesso identico palinsesto che una settimana prima fosse al Primavera e poi in Italia, sarebbe, da noi, un bagno di sangue per gli organizzatori: diciamo qualche milioncino di euro di perdita?

All'Heineken l'unica cosa che ha sempre funzionato con certezza è stata Vasco Rossi. Voglio precisare: io provengo in tutto e per tutto dall'underground, e la musica che ascolto oggigiorno - e da sempre - è tutta quella di cui parlate (anche) voi. Ecco perché ce l'ho con le menate dell'underground italico: perché mi dispiacciono.

 

Tocchiamo un tasto dolente: parliamo di downloading. Già hai espresso chiaramente la tua opinione in “Ricoveri virtuali”. Ma non credi che nella jungla musicale attuale il free downloading possa aiutare tante nuove band a farsi conoscere?

Credo sia un’illusione: a mio modo di vedere l'effetto più grande che ha determinato Internet è un livellamento verso il basso di tutta la variabilità del mondo musicale, per cui in questo mare magnum c'è tutto, dal pesce grande al pesce piccolo, senza distinzioni, senza dislivelli, senza deferenze, senza mistero. Questa perdita di mistero sta togliendo sempre più carisma alla musica e ai suoi artefici. Una volta era magnifico non saper nulla dei propri beniamini sino alla loro nuova uscita: non li si vedeva, non li si sentiva, non si leggeva quasi nulla di loro. E a ogni nuovo tour era fantastico vedere come il tempo era cambiato anche per loro. In questo mare magnum, se è già difficile mantenersi vivi e vegeti e visibili per le band consolidate, per le nuove emergere lo è senz'altro di più. Perché chiunque butta la sua musica in rete. A ogni latitudine e a ogni longitudine. E ritengo ragionevole pensare che, al di là del confondere le idee anche al più incallito dei melomani, questo eccesso di offerta, per buona parte dei casi inutile (davvero serve tutta sta musica di tutte ste band? E se sì, non c'è allora modo di riflettere su come Internet ci renda sempre più insoddisfatti e sempre più ci induca alla illusoria ricerca di qualcosa di nuovo? Esattamente come non si è capaci di leggere una pagina di un qualsiasi luogo virtuale, dall'inizio alla fine, immediatamente convogliati a un'altra da un invito ipertestuale che altro non è se non un abbocco per metterci sotto gli occhi altri advertising pubblicitari? Loro, i padroni di internet, i signor Google-YouTube-Facebook eccetera, ricchissimi alle nostre spalle, sanno tutto di noi e di tutti i nostri passaggi in rete), questo eccesso di offerta, dicevo, non è soddisfacibile da nessuna domanda. A me questi sembrano discorsi inequivocabili, però so bene che non tutti la vedono in questo modo. Infine: credo vi sia una connessione con queste problematiche se, come ritengo, i dischi che mediamente escono al giorno d'oggi li si dimentica in fretta, non sono più epocali, non rimangono. Quanti dei dischi per voi giornalisti considerati i dischi dell'anno, di questi tempi, li riascoltiamo con la stessa passione e frequenza con cui si riascoltavano i dischi che avevamo acquistato e non scaricato nell'epoca in cui Internet non c'era? Detto ciò: scaricatevi pure tutta la musica che volete. Io non ho mai, ripeto, mai cercato di dire alla gente: non scaricate, non è etico eccetera. Non sono idiota, e so bene che questa è la realtà. Pretenderei soltanto del rispetto diverso per il lavoro dei musicisti. Meno stupide invidie. Meno astio. Meno cinismo. Mi sembra ragionevole e umano.

 

Le basse vendite di dischi stanno portando molti musicisti a stare costantemente in tour. Forse questo è considerabile un aspetto positivo, un riavvicinamento fra artisti e pubblico di cui la musica aveva bisogno?

Non riesco a vedere l'opportunità e soprattutto la necessità del cosiddetto riavvicinamento. Nel senso che non mi pare che prima mancasse. Si suona di più perché dai dischi non guadagniamo più nulla. Punto. E siccome il problema riguarda chiunque, lo stesso si sposta a valle: se tutti hanno bisogno di suonare di più, l'offerta di live si fa immensa e mostruosa, e non esiste nessuna domanda in grado di soddisfarla (si dovrebbe immaginare che la gente andasse a vedere tipo due concerti diversi a sera, dal lunedì alla domenica, per mettere in condizione tutte le band di viverci). Anche questo mi pare inequivocabile, eppure so che molti non vogliono vedere questa realtà, mascherandosi dietro argomentazioni che mi sanno più che altro di ideologia.

 

Quali sono i dischi che ultimamente girano sul piatto di casa tua? Resti attaccato alle radici, a cose tipo Sonic Youth, Pixies e My Bloody Valentine, oppure ti piace andare alla ricerca di novità? E quali sono le novità più interessanti che hai scovato negli ultimi mesi?

Hahaha, ma no che non rimango attaccato ai Pixies eccetera! Sono curiosissimo: dall'altro anno, 2012, a oggi, credo, e non esagero, di aver ascoltato almeno 300 dischi di rock e almeno 150 di jazz. Vediamo... Di quest'anno mi stanno piacendo: Arbouretum, The Soft Hills, James Blake, Meat Puppets, Hiss Golden Messenger, Jenny Hval, Speedy Ortiz, Matmos, Darkstar, ovviamente Nick Cave, ovviamente Chelsea Light Moving, Ty Segall, Chelsea Wolfe, The Mavericks, Crime + The City Solution, Jim James, True Widow, Steve Mason, Eels, Parquet Courts, Diana Jones, Kurt Vile, Mark Kozelek/Desertshore, Wolf Eyes, Yellowbirds. Nel 2012 ricordo di aver gradito Grizzly Bear, Cat Power, P.J. Harvey, Laurel Halo, Otis Taylor, Heritage Blues Band, LV. Può bastare? :)

Ma anche nel jazz ci sono cose molto gradevoli. Alcune fantastiche (Roscoe Mitchell, Henry Threadgill, Mary Holvorson, Ivo Perelman, per citare i più iconoclasti).

 

Ed ora che succede? Dopo la presentazione del disco nelle Feltrinelli, ci saranno tre date dal vivo a novembre. Poi nel 2014 seguirà un vero e proprio tour?

Proprio così.

 

Il progetto Beautiful avrà un seguito oppure resterà un’avventura occasionale?

Per ora è più la seconda delle due...

 

Possiamo svelare qualche progetto futuro sul quale state riflettendo?

Il prossimo anno sarà il ventennale di “Catartica”, e penso che sarebbe carino pensarci su e celebrarlo. Vedremo.

 

E staremo a vedere cosa sapranno riservarci per i fatidici venti anni di uno degli album più importanti di sempre del rock italiano.
Nel frattempo assaporiamo le riuscite tracce del nuovo “Nella tua luce” e li aspettiamo sui palchi di tutta Italia.


(19/09/2013)


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Intervista di Marco Lo Giudice

Cristiano Godano è uno dei personaggi più interessanti, talentuosi, intriganti e carismatici che la cultura rock italiana abbia prodotto nella sua storia. Protagonista, con i Marlene Kuntz, di uno dei decenni più floridi per la musica tricolore, ora è alle prese con la promozione e il tour di un progetto singolare e sperimentale dal nome Beautiful, in cui militano i suoi compagni da sempre nei Marlene Kuntz, il mentore Gianni Maroccolo e il genio elettronico Howie B.
In una lunga e appassionata chiacchierata al telefono, Cristiano racconta questo disco, accenna al nuovo lavoro dei Marlene ma soprattutto traccia un quadro per niente roseo della situazione in cui versa oggi la musica.


Il progetto Beautiful nasce due anni fa, sulla scia di un incrocio tra Howie B e i Marlene: "Ci siamo trovati entrambi ospiti, insieme ad altri, di una situazione artistica curata dal collettivo Masbedo. Abbiamo passato una giornata insieme con lui lasciandoci con la classica frase di circostanza - sarebbe bello fare qualcosa insieme un giorno - e questo è però effettivamente accaduto. Tra i brani sui quali si era trovato a lavorare, a Howie era piaciuto particolarmente il nostro, si è quindi informato successivamente sulla nostra storia e si è reso conto della sostanza del progetto Marlene. Sono nate così delle sessioni di recording alle quali ci siamo volutamente presentati senza niente in mano: il disco nasce da una settimana e mezza di creatività pura, cristallina. Howie ha fatto da direttore d'orchestra, era la prima fonte di inputper il resto della band, attraverso un campione, una base, un frammento. Ed era lui a dare la direzione, nel momento in cui sentisse la grana giusta della traccia. Tutto quello che si ascolta su disco è frutto, per grandissima parte, della prima settimana di lavoro, dove tutto è girato con naturalezza e velocità".

Già con il loro ultimo lavoro, "Uno", i Marlene Kuntz avevano tentato un approccio all'elettronica. Viene da chiedersi quanto il progetto Beautiful rientri in un percorso artistico ben preciso e quanto sia invece frutto di un incrocio creativo particolarmente fortunato. "Rispetto a quanto accaduto con 'Uno', dove l'elettronica aveva fatto il suo ingresso soltanto in sede di post-produzione, qui la componente electro è comparsa in fase germinale. Va sottolineato il fatto che Howie B vive di elettronica da sempre, non è un musicista. Che sia stato lui a dirigere il lavoro fa capire quanto di elettronica (nel sound, nella composizione, nell'attitudine) ci sia in Beautiful".

Le critiche a un disco di questo tipo - che poi vere critiche non possono essere, consideratane la genesi volontariamente fondata sull'improvvisazione - toccano il tasto della compiutezza e della compattezza, che effettivamente sembrano mancare. Potrà però avere mai un tale obiettivo il progetto Beautiful? Ma prima ancora: avrà un seguito? "Entrambe le cose dipendono molto da quanto tempo avremo, e da come andranno i live previsti nei prossimi mesi. D'altro canto, fare un disco in una settimana era qualcosa di totalmente alieno soltanto qualche anno fa, oggi non più di tanto. E non so se generalmente ci siano ancora il tempo e i soldi per lavorare mesi su un disco. Quindi non è escluso assolutamente che il progetto possa andare avanti".


È stato piuttosto facile spostare l'asse del discorso e affrontare con Cristiano alcuni temi caldi del dibattito intorno alle sorti della musica italiana. Di questi tempi, a far scalpore sono la crisi del disco e le condizioni in cui vertono i colossi della discografia internazionale. "Ormai lo prèdico da un po', la gente non si sta rendendo conto che noi stiamo perdendo una parte importante del nostro lavoro. Se il disco non si vende più, noi artisti - è davvero il modo più corretto, per quanto possa sembrare il contrario, per definirci: produciamo arte come gli altri - dobbiamo inventarci dell'altro". Con un pizzico di provocazione e grande lucidità, Cristiano punta il dito non contro le famigerate major, nemmeno contro la cultura da talent-show dei tempi più recenti, bensì contro gli amanti della musica, gli appassionati che popolano l'underground: "E' questa passione che sta uccidendo la musica. Lo so perché anch'io vengo da lì, ho passato la mia gioventù desiderando di conoscere nuova musica. E chi ama la musica fa di tutto per averla. Oggi, però, almeno l'80% di questa la ottiene gratuitamente. Io credo, sinceramente, che non ci sia bisogno di tutta questa musica. E che non ci sia nemmeno bisogno di ascoltarla tutta. Anche perché, grazie all'mp3 e all'iPod, l'ascolto di un disco si limita al minuto o poco più. Ricordo che quando si spendevano ventimila lire per un album, prima di ammettere di aver cannato scelta si passavano tutti i pezzi almeno dieci volte. Chiaro che questa facile accessibilità crea un mare indistinto di musica e di musicisti, dove non si può distinguere l'eccellenza dalla mediocrità". È evidente che l'mp3 ha sconvolto tutti i parametri di riferimento con cui pensare, fare e ascoltare la musica. La colpa è allora solo di chi scarica? "Non voglio creare stupidi sensi di colpa, per carità. Constato semplicemente che la musica sta perdendo appeal, il negozio di dischi sta morendo. Funziona soltanto la musica di massa, quella che si trova negli autogrill per capirsi. Dove porta questa rivoluzione? Non lo so, non devo rispondere io. Sono gli addetti ai lavori, e intendo soprattutto i media, che dovrebbero interrogarsi a proposito".


Di recente, Cristiano è stato direttore artistico dell'Upload Festival di Bolzano, un concorso per band emergenti piuttosto interessante e molto seguito. Per quanto il concetto di competizione calato nella musica lasci un po' a desiderare, si ha comunque la possibilità di toccare con mano che cosa si muove nel sottobosco emergente: "E l'idea che mi sono fatto è che la differenza oggi la faccia davvero qualcosa di clamoroso. Ormai a suonare bene sono capaci in molti, per cui davvero sul palco deve succedere qualcosa di indimenticabile".

Tra una parola e l'altra, scappa anche un'anticipazione sul prossimo lavoro dei Marlene ("sì, uscirà a novembre e sarà molto rock, corposo, con un sound molto vicino agli ultimi concerti fatti con la formazione a cinque"). A questo proposito, il percorso dei Marlene Kuntz è stato spesso passato al vaglio di dure critiche, soprattutto da parte dei fan della prima ora, e Cristiano sembra ormai avere una certa familiarità con il tipo di osservazioni ricevute nel corso di questi anni. "Ma sì, so bene che la gente probabilmente dirà che non è affatto rock, che ci siamo rammolliti. In Italia è così, è per questo che dico di volere un pubblico culturalmente più preparato, con maggiore sensibilità artistica. Capisco il fan, che vorrebbe sentire sempre le stesse cose che l'hanno entusiasmato la prima volta, ma da un ascoltatore mi aspetto - mi devo aspettare - di più. Bisogna comprendere che un artista ha il dovere di migliorarsi, di non ripetersi: cambiare fa parte di questa esigenza. Se oggi non abbiamo alcun interesse a manifestarci come una band di chitarre che ruggiscono, che male c'è? I miei ascolti mi hanno portato e mi portano tuttora da altre parti. Noi siamo puri, facciamo davvero quello che ci sentiamo di fare. Non abbiamo mai seguito la tentazione maliziosa di fare dischi più accondiscendenti, ci è sempre andato di fare così. E infatti non c'è niente che non rifarei, non c'è un disco che non mi piaccia, nel quale non mi sia riconosciuto nel momento in cui l'ho registrato. Certo, alcune canzoni potevano magari essere prodotte in maniera diversa, penso a "Fingendo la poesia", per fare un nome. Ma sono soltanto microsensazioni, nel complesso non ho alcun tipo di rimpianto o rammarico. Prima di parlare, io vorrei che la gente capisse questo. Che si accorgesse di quello che si nasconde dietro a un lavoro, della fatica ma anche delle differenti ispirazioni, del fatto che un'opera d'arte è fatta di dettagli da scoprire, da fare propri... Dietro "Biancosporco" si può notare facilmente quanto in quel periodo ascoltassi Bonnie 'Prince' Billy, ad esempio".

Il disappunto, che a quanto racconta sarà presente anche nei testi del nuovo lavoro, sembra riguardare principalmente un certo tipo di approccio internettaro alla critica: "Internet fa venire fuori il lato oscuro, cattivo, meno democratico della natura umana. Questa di internet come democrazia virtuale è una grande cavolata, davvero. Questo diritto di poter dire quello che si vuole non ha niente a che vedere con la democrazia: internet è l'ennesima dimostrazione che abbiamo fondamentalmente bisogno di regole. È che in un caso come il mio, purtroppo, per quanto tu voglia tenerti lontano, è impossibile esimersi dall'ego-surfing. Youtube, per fare l'esempio più lampante, ti porta anche se non vuoi a vedere che cosa le gente pensa di te. Basta che io cerchi una nostra esibizione - magari una che mi era sembrata particolarmente riuscita - e che scorra il mouse qualche riga in basso, e il gioco è fatto. E ne leggi davvero di tutti i colori. Avevamo fatto anche un esperimento più 'controllato', con la prima versione del sito, in cui io rispondevo alle domande della gente. Ma il dispendio di energie era troppo, non credo che ne valga veramente la pena. Cerco di tenermi il più lontano possibile da questo tipo di relazione telematica, rischierebbe solo di rovinarmi la giornata".


Una carriera lunga, soprattutto in Italia e soprattutto quando cominci dall'underground e cerchi di smarcartene nel corso degli anni, offre naturalmente il fianco all'opinione, spesso severa. A maggior ragione se, ad averti lanciato, è un ambiente provinciale come può essere la Cuneo di qualche anno fa. Per alcuni artisti, la provincia ha significato uno stimolo notevole nel volersene in qualche modo liberare. "Anche per me, quando ho iniziato, la provincia era certamente uno dei muri da abbattere. Ma se non avessi avuto quella grinta, quelle cose da dire, il solo fatto di abitare a Cuneo non mi avrebbe permesso di fare granché. Io continuo a vivere qui in provincia ma ho l'impressione che di stimoli, a un certo punto di un percorso artistico, se ne devono trovare altri. Mi fanno un po' ridere quelli che dicono: ‘Basta, è ora che questi vadano in pensione'. Ma cosa vuol dire? Invece è giusto cercare altri stimoli per continuare a fare quello che piace e che soprattutto - non dimentichiamolo - a noi artisti dà il pane. Gli espedienti per trovarli, per quanto mi riguarda, sono tanti. Libri, film... da qualche parte il confronto con quanto stai facendo salta fuori, e l'idea indistinta allora s'accende e prende forma. Che poi sono questi riferimenti esterni ad avermi additato come intellettualoide... e sinceramente ne avrei anche le scatole piene".

Protagonista con i Marlene di una delle stagioni più importanti per l'indipendente italiana, Cristiano dedica le ultime battute della telefonata alle ragioni della durata del progetto Marlene Kuntz oltre i gloriosi Novanta: "Credo proprio che tutto si sia giocato nella differenza tra chi è riuscito a passare indenne quel periodo fortunato e chi invece non ha combinato più nulla. Noi, insieme a pochi altri (gli Afterhours di Manuel Agnelli, ad esempio), avevamo certamente qualcosa di più, soprattutto per quanto riguarda i testi".


Con "Beautiful" tra le mani, e in attesa di ascoltare l'ottavo lavoro dei Marlene Kuntz, lasciamo Cristiano al tour del progetto con i compagni di band, Maroccolo e Howie B. Rimangono le opinioni, gli spunti e le perplessità di uno dei portavoce più profondi e acuti del movimento musicale italiano.

(24/10/2010)


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Intervista di Magda Di Genova

Ottenere una formale intervista con Marlene Kuntz non è affatto semplice: ho fatto la prima richiesta a febbraio e, solo dopo innumerevoli e pedanti tentativi con svariate persone negli ultimi tre mesi, mi giunge all'orecchio che Marlene Kuntz vuole parlarmi. Devo restarmene buona buona a casa ad aspettare la telefonata. Dopo aver aspettato tre giorni vicino al telefono, questo pomeriggio il management mi chiama e mi fa: "Marlene è pronta" *.


Pronto? Ciao, sono Cristiano.
Ciao Cristiano, sono Magda, Onda Rock.
Molto piacere.

Partiamo dalla fine: prima tranche di tour terminata, ora in attesa delle date estive. Com'è andata fin'ora?
Secondo me il concerto è molto bello e lo è soprattutto perché una volta che questa nuova formazione (con l'abbandono di Dan Solo, le parti di basso sono passate a Gianni Maroccolo; Rob Ellis, invece, suona le tastiere, ndr) ha cominciato a essere vincente da tutti i punti di vista, nel senso di non aver più remore e problemi, tutti i pezzi hanno cominciato a venire in un certo modo; credo che il concerto si sia rivelato per quel che è: un'ottima due ore di musica suonata veramente bene. Ho riascoltato ieri una registrazione della data fiorentina e sono davvero molto contento di come stiamo facendo le cose, perché mi sembra un live davvero internazionale al di là del fatto che c'è un inglese che suona con noi. Sono dell'idea che si sia ancora un pacco di gente dappertutto in Italia che debba conoscere questo concerto, venirlo ancora a sentire, dagli scettici a quelli che magari ancora non ci conoscono, a quelli che c'hanno abbandonato e che non sanno se tornare a rivederci. L'invito è rivolto a tutti, venghino, signori, venghino! Si renderanno conto che è un gran concerto.
Quindi è andata in questo modo: che dobbiamo cercare di far sentire a più gente possibile questo concerto...

Guarda, se vuoi la mia opinione, posso dirti che vi ho sempre seguiti dal vivo e, senza nulla togliere ai tour precedenti, secondo me questo è il migliore che abbiate mai fatto.
Esatto. Credo di essere d'accordo. Quello che, purtroppo, dispiace a tutti noi è la consapevolezza che ci sia qualche scettico da riconquistare. Che venga a vedere e si renderà conto che siamo tutt'altro che rammolliti. Probabilmente il rammollito è lui, non noi (sorride).

Parliamo un po' di "Bianco Sporco". È un disco con il quale vi siete presi molte responsabilità: l'autoproduzione, l'incisione a Cuneo e, ammettiamolo, l'abbandono inaspettato di Dan Solo ha pesato sulle aspettative del pubblico.
È vero, ci siamo presi molte responsabilità, dici giusto, perché per la prima volta abbiamo scelto di autoprodurci e pensa che, fra le cose stupide che ho letto, una è che abbiamo scelto l'autoproduzione perché non c'erano soldi per fare altro! (scoppiamo a ridere). Assurdo! La cattiveria della gente sa arrivare a volte a risultati veramente grotteschi. L'autoproduzione, per tutte le persone cosiddette intransigenti, che credono di capire di musica, dovrebbe essere un valore molto positivo: un gruppo che decide, dall'inizio alla fine, di proporre la sua musica esattamente come la pensa e come riesce a riprodurla su supporto audio, senza alcun tipo di consiglio esterno. Poi, i Marlene non sono mai stati prodotti, ma co-prodotti da qualcuno. Questa volta abbiamo deciso che tutto quello che facevamo in sala prove era di nostra diretta responsabilità e che l'avremmo anche riportato su disco.
È andata bene, credo. Mi sto un po' rendendo conto che i Marlene fanno dischi che, ultimamente, vengono un po' criticati in maniera cattiva e male: ci vuole un anno di tempo per entrare in piena consapevolezza e capacità di comprendere quello che stiamo facendo. Quindi ho l'impressione che "Bianco Sporco" sia un disco che ha bisogno di almeno un anno prima che tante persone si rendano conto che abbiamo fatto qualcosa di meritevole. Sono orgoglioso di "Bianco Sporco", credo che sia un gran disco e se esiste un concetto di "maturità", credo che "Bianco Sporco" lo sappia incarnare in maniera prepotente.

Hai quasi risposto alla mia prossima domanda, ossia che "Bianco Sporco" non è un disco immediato. Ve ne rendevate conto durante la lavorazione?
È una cosa che mi sorprende sempre. Adesso sto per dare una risposta che probabilmente passerà per supponente, arrogante, altezzosa, ma secondo me (sorride) è così. Non ci rendiamo conto perché probabilmente siamo sempre un pelo avanti rispetto ad alcune cose che poi vengono percepite con difficoltà. Quando suonavo per conto mio le canzoni che poi avrei presentato al resto del gruppo, mi sembrava di star facendo delle cose magnifiche e del tutto comunicative, quindi facilmente assimilabili da chiunque mastichi un certo tipo di rock. È ovvio: perché se una persona ascolta quotidianamente altro, che ne so… Eros Ramazzotti per dire una cazzata qualsiasi, è evidente che il nostro modo può essere oscuro, ma per chiunque ascolti rock in maniera più o meno attiva, avevo l'impressione di star facendo delle cose magnifiche. Invece so, ormai per esperienza, che quello che facciamo ha sempre bisogno di un anno di metabolizzazione. Me ne accorgo in maniera definitiva, prendo anche atto di ciò e mi adeguo a questa cosa.
Sorprendentemente, devo dire, nessuno dei Marlene pensava di star facendo un disco che aveva bisogno di particolare tempo per essere assimilato. Forse questa cosa è anche dovuta al fatto che non è esattamente quello che i Marlene erano prima, ma i Marlene non saranno mai esattamente quello che erano prima: cercano sempre di sorprendere prima di tutto sé stessi, perché credo sia compito di un artista quello di non far cose che crede di aver già fatto prima, con tutto che, in ogni caso, sono anche sostanzialmente consapevole che un artista ha alcune frecce al suo arco e non ha la globalità delle frecce disponibili perché ogni artista si colloca per alcune sue caratteristiche per la sua cifra stilistica, che può essere solo quella e non un'altra: io non potrò mai fare un disco di rap, ad esempio, o un disco di funky o un disco di post-noise, post-rock, post-tuttoquellochevuoi. Farò esattamente quello che sono in grado di fare, però, in questo senso, devo pretendere da me stesso di migliorarmi sempre e di non proporre cose che credo di aver già proposto. Non mi sembra un vezzo tipico di qualsiasi gruppo: mi pare che molti gruppi spesso, in qualche modo, una volta scoperto il segreto di come funzionano le cose, bene o male girano intorno a quelle per consolidare le cose. Noi, in questo senso, paghiamo un po' la nostra pretesa di non essere così.

A proposito di "canzoni comunicative", mi sembra che Marlene, in questo disco, almeno a parole, si stia sfogando molto, in maniera anche violenta, se vogliamo.
Sì, credo che sia un'impressione giusta. Ho già provato a interpretare la cose in altre interviste con domande analoghe e ho sempre sostenuto che quei testi sono figli dell'ispirazione che avevo in quel preciso momento, che so collocare esattamente tra ottobre-novembre dello scorso anno e, evidentemente, in quei mesi, avevo quel "mood" e quel disaffetto nei confronti di alcune cose, per cui ho avuto la necessità di parlarne. Non so se facessi in tal senso per "Bianco Sporco", se fossi concentrato sullo stesso tipo di disaffetto e disillusione, di disinganno e anche di idiosincrasia che manifesto in alcune canzoni, soprattutto credo in "Mondo Cattivo" che apre il disco ed è un testo che mi rappresenta tantissimo, rappresenta molto me stesso in questo periodo. Non so che dire, posso soltanto dire di sì, che è vero che questo è un disco che, a parole, spesso risulta cattivo e disilluso.

Il vostro suono è in continua evoluzione: le tastiere in "Che Cosa Vedi" (2000), il violino (di Warren Ellis, già nei Dirty Threee nei Bad Seeds di Nick Cave) in "Senza Peso" (2003) e per "Bianco Sporco" addirittura archi, sintetizzatori, seconde voci, cori più presenti e un piano elettrico. Una crescita naturale, credo.
Sssì, del tutto naturale e, allo stesso tempo, tutto artificioso e [sorridendo] spiego perché: credo non ci sia niente di veramente naturale in una manifestazione artistica. Qualsiasi cosa di cui si usufruisce in quanto opera artistica, sia essa film, sia essa romanzo, sia essa canzone colta o non colta, qualsiasi cosa che rappresenti un esito di uno sforzo che l'ha generata e modellata non può pretendersi che sia naturale: è esattamente l'esito di uno sforzo intellettuale che ha cercato di utilizzare l'esperienza accumulata in precedenza per arrivare a qualche parte e confezionare un prodotto. Più si va in là nel tempo, più questa confezione è frutto di malizia o è frutto di esperienza sana, positiva. Infatti, uno dei valori che provo sempre a sottolineare nei Marlene Kuntz credo sia quello dell'onestà intellettuale, peraltro credo che sia un valore raro di questi tempi: l'onestà intellettuale in qualsiasi ambito lavorativo. Credo che i Marlene provino a essere onesti intellettualmente. Quindi, non c'è nulla di naturale nell'arte: tutto è artificioso, l'arte stessa è un artificio. Detto ciò, siamo arrivati a tutto questo con una spontanea e, quindi, in qualche modo, con una naturale evoluzione perché, ad esempio, posso dire che "Bianco Sporco", che prevede, come hai sottolineato giustamente tu, archi e doppie voci, è una cosa che credo di poter dire sia nei miei sogni da "Catartica" (il loro debutto nel 1994, ndr) in avanti. Amo certe cose, amo le doppie voci in quanto sono un fan di Neil Young e di Leonard Cohen. Se ascolti questi dischi, le doppie voci sono tanto importanti che, se non ci fossero, probabilmente la canzone avrebbe veramente un'altra fisionomia. Se ascolti i dischi di Neil Young, soprattutto alcuni dischi di Neil Young, tipo "Harvest" che amo, sono infarciti di archi, quindi per me è del tutto naturale, spontaneo essere arrivato dove le mia fascinazioni di adolescente mi hanno sempre portato. Sottolineo "di adolescente" così tutti quelli che dicono che non sono più l'orso di una volta, devono rendersi conto che non ero già orso prima, perché amo Neil Young da quando ero quattordicenne.

Maroccolo e Canali. Due personaggi così sono davvero riusciti a "limitarsi" a suonare e registrare? Quanto c'è di loro sul disco?
(Riflette succhiando una caramella) …Ehmm… Penso cheee… sssì, loro sono riusciti a "limitarsi", ma non credo che per loro sia stato una sorta di costrizione nei confronti di loro stessi: loro erano chiamati a fare delle cose con un gruppo che rispettano tantissimo e che considerano chiaramente importante nell'ambito del rock italiano. Quindi, siccome sono persone intelligenti, non sono venuti a fare quello che a loro era richiesto di fare nel disco (Gianni Maroccolo ha suonato tutte le parti di basso; Giorgio Canali ha registrato le voci) pretendendo di imporre la loro personalità: proprio perché sono persone intelligenti, sanno che un disco dei Marlene nuovo è una questione delicata che, quindi, va gestita con molta sensibilità. In questo senso, non posso che celebrare la loro sensibilità. Per esempio, Giorgio Canali ha lavorato con me con una capacità sinergica fenomenale: lui mi ha aiutato ad arrivare dove credo, senza tanta consapevolezza, stessi cercando di arrivare, perché i provini che avevo presentato a Riccardo e Luca (Tesio e Bergia, gli altri componenti dei Marlene Kuntz, ndr) prevedevano esattamente questo modo nuovo di cantare che non ho cercato in maniera programmatica, ma che mi sono ritrovato ad ascoltare con stupore per primo io. Quando ho cominciato a scrivere i pezzi, tipo "Mondo Cattivo" o "L'inganno" o "La Lira di Narciso", mi sono reso conto che stavo cantando in un modo più completo perché, per me, questo è un modo di cantare più completo e lo è soprattutto da un punto di vista melodico: sono sensibile e attento alla melodia. Credo che Giorgio abbia saputo interpretare tutto questo potenziale e mi abbia aiutato a tirarlo fuori.
Gianni è arrivato a suonare le parti di basso. Poi, chiaramente, è un musicista davvero fenomenale, dirompente, con un'energia tanto fisica quanto intellettuale che ci ha sorpreso e coinvolto tutti, quindi è ovvio che ogni suo commento su ciò che si stava facendo si poteva anche leggere fra le righe come un consiglio, se era il caso. Quindi, qua e là, ci sono alcune cose che sono anche, al 25%, frutto dello zampino di Gianni. Ad esempio, due pezzi come "L'inganno" e "La Lira di Narciso", sono entrati nel disco esattamente con la versione che avevo registrata a casa mia per il gruppo, quindi sono versioni di un anno precedente che non erano sicuramente state pensate e registrate per entrare in un disco ufficiale dei Marlene Kuntz. Quando Gianni ha ascoltato il provino originario, ha detto: "Secondo me questi provini hanno il 'mood' giusto. Perché non mettete anche questi nel disco anziché tentare di risuonarli qui in studio?" Questa è una cosa che c'ha illuminato e che ci ha fatto capire che aveva ragione e che, ora, in un'intervista, posso tranquillamente ammettere che noi non avremmo mai pensato una cosa del genere, quindi in queste cose Gianni è stato fondamentale.

Molto bene, lode a loro quindi.
Nessuna "Spora" (brevi improvvisazioni strumentali presenti nei loro ultimi lavori), è stata una scelta o semplicemente non ne svolazzava nessuna in giro?

(Ride) La seconda, direi: non ne svolazzava nessuna in giro. Però, credo che la "spora" stesse diventando una specie di passaggio obbligato nelle cose dei Marlene Kuntz, quindi mi viene da pensare che la gente si aspettasse la "spora" dai Marlene Kuntz. Se le cose stanno così, se ho ragione in questa supposizione, era giusto non farne più, perché diventava, di per sé, un'attitudine meccanica dovuta, quindi sentita come necessità da parte nostra. La "spora" per definizione, da quando l'abbiamo introdotta, deve mantenere tutte le sue caratteristiche di immediatezza e spontaneità e non lo è più se viene necessario fare la "spora" perché tutti se l'aspettano. Non è più bello come quando la si faceva senza che nessuno se l'aspettasse.

Rimaniamo in qualche modo in tema. Nel 2001, era uscito per il mercato estero "Spore" (una raccolta di brani editi e inediti). Da quel che ho capito "Bianco Sporco" verrà tradotto per l'estero.
Per ora non è previsto. Se n'era parlato con Victor Van Vugt (che ha mixato il disco, ndr) e Rob Ellis all'epoca del mixaggio a Roma del disco. Victor si era unito a Rob nello stupore, nel dispiacersi e nel constatare che un gruppo come il nostro non abbia alcuna chance di andare all'estero. In quell'occasione, che sono occasioni in cui vengono fuori gli entusiasmi e tutti dicono: "Dai, dobbiamo fare qualcosa, non è giusto che i Marlene non vengano conosciuti all'estero", si parla, si fanno delle gran chiacchiere, poi però la vita ti porta a fare quello che devi fare, nella fattispecie nostra fare i concerti, dedicarsi al tour, nella fattispecie di Victor entrare in altri studi di registrazione ovunque nel mondo a seguire altre produzioni. Tutto questo entusiasmo, come ormai la mia esperienza mi insegna, è un po' scemato. Però, è un'idea che manteniamo viva come un pezzetto di brace che rimane nel camino pronto per essere riacceso perché non vogliamo perdere questa opportunità di tentare la via straniera
Adesso abbiamo in formazione Rob che si sta divertendo molto con noi e ancora adesso manifesta questo dispiacere sottolineando come dovremmo suonare all'estero. Per me è un grosso rammarico scoprire che ci sono precluse le vie proprio per questioni di preconcetti e pregiudizi sia qui in terra italiana, sia in terra straniera. Per cui un gruppo rock italiano fatica un casino, ma mi auguro che prima o poi noi si riesca a combinare qualcosa anche all'estero e se servirà tradurre i testi di "Bianco Sporco" cercheremo di farlo, anche se, purtroppo, ho già sperimentato che tradurre i miei testi non è facile, bisognerebbe pensarli ex-novo.

Il ché, a mio avviso, sarebbe assolutamente la cosa migliore anche se, devo ammettere, questa tua risposta mi ha sconvolta. Poi ci rifletterò su bene.
Perché ti ha sconvolta?

Premessa: voi incidete per la Virgin, quindi far uscire qualche copia italiana con un minimo di promozione all'estero non sarebbe tanto utopistico.
Ti ringrazio perché questo tuo sconvolgimento implica anche della solidarietà. Però ti garantisco che è molto difficile perché la Virgin italiana può soltanto perorare, tentare di perorare la nostra causa alle consociate straniere che sono tutte più forti della Virgin italiana, fondamentalmente.

Assolutamente, però il pubblico estero - e penso a quello spagnolo, quello francese, quello tedesco, ma anche quello inglese - è molto aperto. Non trovo un azzardo nel presentare…
E io non lo trovo da anni. Si tratta di crederci, investire in un progetto. Sono consapevole che il pubblico straniero sia aperto. Quello inglese non so fino a che punto, però in realtà lo è perché quando lo metti davanti a un concerto degno non credo si ponga in modo ostile semplicemente perché stanno vedendo un concerto straniero: se lo vedono è bello, credo lo sappiano anche valutare bene perché anche la cultura rock in Inghilterra è molto più definita che non qui in Italia da parte del pubblico. Il problema è proprio che, se una band italiana va a suonare all'estero, non la si va a vedere: non c'è promozione e ci sono troppe offerte ogni sera e se vai senza promozione, non costruisci nulla. Ci servirebbero vent'anni di tentativi per far spargere la voce. Capisci? Serve, invece, una promozione, serve avere un investimento da parte di qualcuno e semplicemente non si fa. Punto.

"Bianco Sporco" era scaricabile da internet prima di essere nei negozi. Ce l'hai messo tu?
(Ride) Sì, sì, proprio io. Mi viene veramente da ridere: non so neanche scaricarmi la musica, vado in rete e vado a mettere la mia musica in anteprima. Proprio io.

Molto bene, ora tutti sanno che sei stato tu. Perfetto.
Proprio io.

"Poeti" sarà il prossimo singolo.
Giusto.

Video?
Il video è stato fatto due settimane fa. È un video tutto su di noi, sulla performance suonata anche perché, alla fin fine, video dove noi suoniamo veramente, dove facciamo quello che sappiamo fare, il nostro mestiere, sono pochi. Spesso collaboriamo con Neils Jensen che è anche l'autore del video precedente ("Bellezza", ndr) che è stato molto apprezzato da chi ha potuto vederlo, ma non rientrava nei parametri estetici delle emittenti, quindi si è visto poco. Ne avevamo la sana consapevolezza, ma abbiamo provato a insistere, a cercare un braccio di ferro improponibile: non siamo i Radiohead, quindi se un video nostro esce dai parametri, non passa. È un peccato, perché era un video gentilissimo, garbato, con un'idea minimale e risolta in modo minimale, perché alla fine è un video senza montaggio, un video girato al contrario, un'idea concettualmente fortissima. Secondo me un'ottima interpretazione del senso del testo, che era la cosa probabilmente più difficile da fare perché l'affermazione "Noi cerchiamo la bellezza ovunque" da rendere in un video era veramente complicata. C'era chi pensava di metterci in un museo a guardare quadri con noi che cerchiamo la bellezza ovunque, ma mi sembrava didascalico. Neils ha fatto qualcosa di magnifico e tutte le volte che però Neils pensa per noi dei video, non ci vede mai suonatori, non ci vede mai a fare ciò che sappiamo fare, ma ci chiede delle performance sostanzialmente da attori.
Abbiamo deciso di fare un video in Italia con Laura Chiossone, una video-maker italiana la quale ha pensato per noi, invece, una performance. C'è semplicemente attorno a noi un'ambientazione particolare e però si vede il gruppo montato in modi diversi che suona e basta.

Quando è uscito "Bianco Sporco" è tornata in rotazione la pubblicità delle mele. Pensate abbia aiutato le vendite del disco, magari in maniera subliminale? Non dimentichiamoci che siete arrivati al quinto posto delle classifiche di vendita!
(Ride) Certo che ha aiutato (Continua a ridere).

Avete mandato un cesto di frutta per ringraziare, vero?
Eh be', è chiaro. Sì, sì.

Bravissimi.

Dalla musica alla carta stampata. "Visione Distorta". Come sono nate l'idea e la necessità di una biografia? Perché avete preferito "delegare" qualcun altro e non ve la siete scritta da soli?
Perché non ce la siamo scritta da soli? Secondo te era contemplabile? Ha senso? Ma potrei io che mi si chiede sempre come mai non scrivo libri? Me lo chiedono in tanti e rispondo sempre che in realtà ho paura di scriverli, di non esserne all'altezza. Potrei fare un'operazione di questo tipo: tentare artisticamente di proporre un nuovo modo di fare una propria autobiografia, ma ti pare che i Marlene potessero fare una biografia loro stessi? No. L'hanno autorizzata e hanno pensato che si poteva accogliere questa proposta senza spudoratezze particolari. Ci sono gruppi, anche più giovani di noi, che hanno avuto biografie in Italia, che sono andate bene, tant'è che l'unica cosa che abbiamo chiesto a chi veniva a fare le veci dell'editore (Giunti Editore, ndr) era se questa operazione poteva stare economicamente in piedi, se c'erano i presupposti per portarla avanti. Loro hanno risposto di sì e noi abbiamo detto: "Ok, se voi non pensate di andare incontro a un fallimento, facciamola, non c'è nessun problema." Siamo al sesto disco, non abbiamo paura di dire che siamo nella storia del rock italiano ed evidentemente i tempi erano maturi. Era una delle opportunità che abbiamo lasciato che venissero sfruttate.
Assolutamente. Come è stata scelta Chiara Ferrari?
Chiara Ferrari, a onor del vero, è arrivata come terza, perché la prima successione arrivava da un'altra persona che poi ha abbandonato un po' miseramente, devo dire, il campo nel momento in cui si trattava di andare avanti. La seconda era un giornalista che, anche lui, per sopravvenuti impegni ha dovuto lasciare, nonostante avesse chiesto di poterla fare, quindi, devo dire, anche in questo caso, c'è stato un po' di rammarico per come sono andate le cose. Poi è venuta fuori Chiara che, in realtà, alla fine si è rivelata, secondo noi, la persona giusta perché, avendo tanto tempo e tanta passione da dedicare al nostro progetto, ha fatto un lavoro con il maggior sforzo possibile, nel senso proprio di cercare di render giustizia alle nostre esigenze, che erano quella di una biografia non pettegola, non da gossip, non con affermazioni che ci facessero trovare imbarazzati poi nel rileggerla e cose di questo tipo. Dopodiché ha gestito l'operazione in totale autonomia e noi abbiamo soltanto chiesto di interloquire con lei a bozze ultimate, di poterle leggere per dare un'occhiata al risultato finale. Ha fatto tutto lei, è venuta spesso nella nostra cittadina a intervistare tante persone che sono state nostre amiche nel corso del tempo. Ha rintracciato nostre cose che non pensavamo nemmeno esistessero più, c'ha sorpreso. Ha fatto un libretto su di noi che, secondo me, come minimo, è di godibile lettura. Non ho ancora assimilato le reazioni della gente, quindi non so dire come sia andata, ma mi auguro bene.

Tempo fa mi hanno parlato di una specie di fumetto a voi dedicato, credo si intitolasse "Marlene Horror Comic Show" o qualcosa del genere. Si tratta di una leggenda metropolitana o è esistito davvero?
In realtà, non era niente di ufficiale. Era una ragazza che poi non ho più visto, credo che fosse amica di qualcuno che ci seguiva nei concerti e, per favore, non si faccia raffronti con "groupie" o cose del genere, era semplicemente una persona amica che ci seguiva e aveva quest'amica che disegnava, e fece qualche striscia su di noi. Credo che la leggenda sia stata alimentata dal fatto che poi, qualcuno, l'ha catturata e l'ha buttata in rete.

Quindi mi dai un indirizzo internet dove andare trovarlo?
Mi credi se ti dico che non lo so? Se non sbaglio, era finito sul nostro precedente sito, ma non ti so aiutare.

Accipicchia. Allora lancio un appello. Se qualcuno ci può aiutare…
Se lo ritieni opportuno. Mi associo. (Sorride)

Ultima domanda e l'ho lasciata per ultima, così se mi sbattevi il telefono in faccia prima non mi dispiaceva più di tanto: politicamente non vi siete mai espressi nelle vostre canzoni, ma avete sempre partecipato al concerto del Primo Maggio. Quanto mesta è la festa politica italiana? Non voglio suggerire la risposta, puoi anche dirmi che la festa della politica italiana non è affatto mesta… (!)
Non lo so… credo che lo sia tanto, ma… non sono così attento inseguitore delle vicende della politica italiana da poterla giudicare in maniera meno banale di come lo si può fare da rappresentante anonimo e qualsiasi del popolo, che dice la sua su cose che esattamente non conosce. Vista così, l'epiteto di "teatrino" sembra appropriato e calzante. Però, non ho la possibilità di spiegare e motivare meglio perché eventualmente posso immaginare sia una festa mesta, non lo so.
Sicuramente nessuno dei Marlene considera necessario far sì che la musica da noi prodotta si esprima in questo senso, andando a toccare questioni che sono anche sostanzialmente effimere.
Le grandi cose dell'arte, secondo me, sono creazioni di mondi peculiari e personali e non hanno a che fare con le contingenze tutte intorno alla società. Io, per "Senza Peso" (loro album del 2003, ndr), prima che "L'uscita di Scena" diventasse la canzone che è, avevo immaginato tutt'altro testo, che si riallacciava a un episodio di cronaca accaduto in quel periodo, nel quale manifestavo, senza per altro opinioni politiche particolari, alcuni disagi nei confronti di tutto ciò che era successo. Però, poi, a distanza di una settimana, la sensazione che mi stessi riferendo a qualcosa di contingente che poi l'emotività dell'opinione pubblica avrebbe dimenticato da lì a tre mesi, mi ha fatto capire che non aveva particolare significato fare un testo che sarebbe morto con la fine dell'emotività dell'opinione pubblica. Le grandi opere d'arte prescindono da ciò e hanno a che fare con qualcosa di universale, che è legato intimamente al labirinto dell'animo umano e non al "dietro le quinte" di un teatrino della politica.
Amen.

* Con tante grazie a Mr. Orange e a suo padre, Quentin Tarantino.

(03/06/2005)




Discografia
 MARLENE KUNTZ 
   
Catartica (CPI, 1994)

 

Il vile (CPI, 1996)

 

 Come di sdegno (Ep, CPI, 1998)

 

 Ho ucciso paranoia (CPI, 1999)

 

 H.U.P. Live In Catharsis (Live, Sonica Factory, 1999) 
 Che cosa vedi (Sonica Factory, 2000)

 

 Cometa (Ep, Virgin, 2001) 
 Senza peso (Virgin, 2003)

 

 Fingendo la poesia (Ep, Virgin, 2004)  
 Bianco sporco (Virgin, 2005)

 

 S-low (Live, Virgin, 2006)   
 Uno (Virgin, 2007) 
 Best Of (Emi, 2008)  
 Ricoveri virtuali e sexy solitudini (Sony, 2010) 
 Canzoni per un figlio (Sony, 2012) 
 Nella tua luce (Columbia, 2013) 
 Pansonica (Columbia, 2014) 
 Lunga Attesa (Sony, 2016) 
   
 BEAUTIFUL 
   
 Beautiful (Al-Kemi, 2010) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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(2003 - Virgin)

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H.U.P. Live In Catharsis

(1999 - Sonica Factory)
L'indispensabile documento dal vivo a suggello della trilogia d'esordio della band simbolo della scena ..

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(1994 - Consorzio Produttori Indipendenti)

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