Marsen Jules

Marsen Jules

Sfumature perpetue

intervista di Matteo Meda
Volto fra i più attivi e rappresentativi dell'ambient music contemporanea, Martin Juhls si presenta a noi come un gentleman d'altri tempi. Elegante nel look come nei modi di fare, pacato ma mai timido. Sembra quasi di trovarsi di fronte al tipico stereotipo del pittore di metà Ottocento. Il tutto rispecchia appieno il suo modo di far musica, quell'approccio spontaneo, intimo e romantico che unisce le miniature organiche di "Beautyfear", la melancolia di "Nostalgia" e "Herbstlaub" e la lunga evoluzione generativa del capolavoro "The Endless Change Of Colour". Un tocco umano che da un lato distingue il suo peculiarissimo soundscape da quello di gran parte dei contemporanei - legati in maggioranza alla purezza formale della sound art o a evoluzioni di tipo sperimentale - e dall'altro ha anticipato di almeno una decina d'anni il "ritorno alla sostanza" culminato nei recenti capolavori di Tim Hecker e Lawrence English. In occasione dell'uscita di "At GRM", raccolta di due suite elaborate durante un ingaggio in sede nello storico quartier generale parigino di Pierre Schaeffer e compagni, ci siamo fatti rivelare direttamente da Juhls una lunga serie di dettagli sulla sua blasonata e fondamentale avventura sonora.

Prima di tutto, sono curioso riguardo il tuo moniker: da dove viene?

Semplicemente, è una storpiatura del mio nome. Un giorno ho ricevuto un pacco di promo con dei cd su cui qualcuno aveva sbagliato a scrivere il mio nome in questa maniera carinissima. Ho deciso da lì di usarlo come nome d'arte.

Il tuo nuovo album non è poi così nuovo, visto che raccoglie brani che hai registrato nel 2009. Perché hai aspettato così tanto a farli uscire?
Effettivamente è materiale su cui ho lavorato durante un periodo in cui mi hanno ingaggiato come artista in sede al Grm per due settimane. Si tratta di materiale molto complesso. Ti dico solo che al tempo avevo un MacBook piuttosto moderno: la CPU (la memoria alloccata del laptop, ndr) viaggiava al novanta per cento anche mentre lavoravo solo a una singola traccia. Ho dovuto aspettare un anno per poterle elaborare, ho potuto farlo appena ho comprato una macchina che fosse in grado di eseguirle in maniera accettabile. Peraltro non so come facciano gli altri artisti, ma io di solito pubblico con un ritardo dai due ai quattro anni rispetto alla creazione di un album.

Come hai costruito queste due suite? Quanto c'è di "pensato" e quanto di improvvisato?
Da anni lavoro solo con software e basi campionate, e l'ottanta per cento della mia musica è generativa e non arrangiata. Per quanto riguarda il design del suono, ho usato (e uso) un sacco di strumenti che sono stati sviluppati proprio negli studi del Grm. Creare musica è un processo intuitivo per me, non ci penso su troppo. Ascolto e faccio, ascolto e faccio, e via così... fino a quando non mi sento di aver finito.

Suppongo sia stato un periodo interessante per te, datoché il Grm è una sorta di pianeta parallelo, dove sono stati elaborati gli embrioni di molta della musica elettronica (e non) contemporanea... Cosa ha rappresentato per te questa residence?
Sicuramente è stato bellissimo trovarmi a incidere e suonare in un luogo storico, anche perché è stata la prima volta in cui ho potuto lavorare in uno studio interamente equipaggiato in quadrifonia. Ho provato un sacco di strumenti usando Ableton Live per la quadrifonia.

E i nomi storici del Grm rappresentano una fonte di influenza per te?
Quando ho cominciato a lavorare con l'elettronica, o per meglio dire con l'elettroacustica, ho ascoltato tantissimi discorsi registrati di Pierre Henry, dove descriveva le prime impressioni musicali della sua infanzia. Non parlava di strumenti, ma del passaggio dei treni lungo la ferrovia vicino casa. Poi diceva che "tutto ciò che sentiva era potenzialmente materiale con cui fare musica". Questa interpretazione del concetto di suono era ed è così vicina alla mia, che fu forse l'ascolto di quel discorso il primo stimolo che mi portò ad avvicinarmi all'elettronica e al campionamento. Ho anche lavorato un sacco con field recordings e manipolazioni audio-visive nei miei primissimi esperimenti artistici.

Quali altri musicisti o compositori senti vicini al tuo modo di intendere la musica?
Stockhausen, Ligeti, John Cage, Luigi Nono, Aphex Twin, Steve Reich, Brian Eno, Morton Feldman, Harold Budd, Christian Zanesi. Quando ho cominciato a lavorare con la musica elettronica, ho anche letto un sacco di libri riguardo lo "Studio For Elektronische Musik" di Colonia, o il Grm a Parigi, o altri posti simili. Per cui non era tanto la musica in sé a ispirarmi, ma le idee artistiche e tecnologiche che venivano descritte in funzione di essa.

Quest'anno sei uscito anche con uno dei dischi più organici della tua carriera, "Beautyfear". So che anche molte di quelle composizioni risalgono al passato, tanto che qualcuno li ha associati parecchio a "Nostalgia", per quanto a mio parere c'entrino poco a livello di suono. C'è qualche relazione fra i due progetti?
No, nessuna. "Nostalgia" era un po' un compimento delle idee elaborate in "Herbstlaub", semmai. I brani che ho pubblicato su "Beautyfear", invece, sono tutti nati durante due settimane di lavoro in teatro a Lisbona. Questi sketch avrebbero dovuto essere appunto parte della colonna sonora per uno spettacolo teatrale, ma sono stati rifiutati dai committenti. Sono miniature molto semplici, dirette, figlie di un approccio decisamente più trasparente di quello che ha portato a "Nostalgia".

Puoi spiegare un po' meglio questo concetto di "paura della bellezza"?
No. Se avessi voluto spiegarlo con le parole, avrei scritto un libro. Invece ho registrato un disco.

Tornando ulteriormente indietro, arriviamo a quello che per me è il tuo capolavoro, “The Endless Change Of Colour”. Un disco in cui ti sei tra l'altro riavvicinato all'ambient generativa di Brian Eno, dico bene?
Grazie, è bello sentirtelo dire. Sì, sono d'accordo. E sì, si tratta di un disco di musica generativa, costruito su loop differenti eseguiti "l'uno contro l'altro" a diversi livelli di manipolazione sonora. Non c'è momento in quel disco che si ripeta, anche quando sembra che accada. Mi piace quest'idea di dar vita a qualcosa che poi può tenersi in vita autonomamente. Ho già previsto un seguito a quel disco, e sto considerando l'ipotesi di una versione extra della durata di ventiquattr'ore.

Il riferimento ai colori del titolo è legato anch'esso all'idea di un suono che evolva "sfumando" senza mai tornare sui suoi passi?
Esattamente, è una metafora per descrivere ciò che accade a livello sonoro. L'evoluzione della musica stessa può essere paragonata a quella di un caleidoscopio in movimento.

E ultimo ma non ultimo, un altro risultato importante l'hai raggiunto con il progetto del trio. Un'evoluzione corale a cui avevo pensato già ai tempi di "Nostalgia"... Cosa ha rappresentato per te?
Il lavoro in trio è stata una meravigliosa esperienza. Sul palco l'ho vissuta come una naturale estensione della mia espressione artistica. A causa di una serie di circostanze, però, il progetto non avrà un seguito. Al suo posto, invece, sto lavorando a un nuovo progetto con Jan-Phillip Alarm al piano e Roger Doering dei Dictaphone al sassofono e al clarinetto. Quest'ultima idea è nata in particolare dal fatto che sono un po' stufo di tutta questa musica neo-classica che gira, e voglio dar vita a qualcosa di nuovo in quell'ambito. Quando abbiamo iniziato il lavoro in trio, eravamo gli unici in quell'ambito a esibirci dal vivo con gli strumenti. Oggi è roba che fan tutti, è diventata una costante della musica cinematica. Nel nuovo gruppo mi concentrerò invece più sull'elettronica che sulle orchestrazioni, e suonerò un sacco di percussioni.

Dal 2010 hai anche iniziato a lavorare nel mondo della discografia con la tua etichetta Oktaf. All'inizio l'avevi pensata solo come un mezzo per pubblicare i tuoi lavori, ma poi sono arrivati i dischi di Lufth e Gaston Arévalo... Come vedi oggi l'etichetta?
Quando fondi un'etichetta, è ovvio che tu voglia anche dare una mano agli artisti che apprezzi. Avevo avuto modo di imbattermi nei lavori di Gaston che erano usciti su Tinner, e mi erano piaciuti parecchio, specialmente nelle parti più ambient. Con Lufth invece è stata tutta un'altra storia, Joerg è un amico che stimo da sempre e quando ho sentito i brani a cui stava lavorando, ho deciso che volevo dare il mio contributo per permettergli di emergere.

Anche dopo la fondazione di Oktaf, hai continuato a incidere per altre etichette, su tutte 12k che è il tempio per eccellenza dell'ambient music contemporanea. Come è nata quest'esperienza? Hai in mente di proseguire a lavorare con loro?
Ho conosciuto Taylor (Deupree, ndr) a Parigi nel 2009, e mi ha chiesto lui di produrre un album per 12k. Quel che ne è uscito è "The Endless Change Of Colour". Ho già chiesto a Taylor se sia interessato a pubblicare anche il seguito di cui ti ho parlato prima, che si chiamerà "Shadows In Time", ma per ora nessuna risposta. Nel caso non mi facesse sapere nulla, lo pubblicherò con Oktaf.

L'aspetto più interessante della tua carriera è, secondo me, l'incredibile quantità di prospettive dalle quali hai approcciato il concetto stesso di ambient music. Sto pensando ai tuoi vari progetti paralleli, e in particolare a Krill.Minima...
...che è sostanzialmente un progetto incompiuto. Marsen Jules per me è sempre stato il luogo dove creare un intero universo sonoro fatto di materiale sonoro basico e minimale. L'idea di Krill.Minima era invece quella di cogliere l'intero universo delle possibilità musicali e crearci qualcosa. Purtroppo, però, non sono stato in grado di dare continuità e senso pratico a quest'idea. Anche perché si trattava di un progetto che non poteva prescindere dalla dimensione live: all'epoca avevo un live set in quadrifonia su cui avevo lavorato per dei mesi, e che senza falsa modestia reputo fosse davvero denso e corposo, ma che nessuno alla fine si sentì di produrre. Questo è fondamentalmente il motivo per cui ho deciso di abbandonare quel progetto.

Quindi Marsen Jules oggi non è un progetto, ma un alter-ego di Martin Juhls?
Sì, oggi sì.

Ci sono poi una serie di altri progetti minori: Falter, Wildach Sonnerkraut e Massiv... Che cosa rappresentano per te queste brevi esperienze?
Wow, sei ben informato, ma a dire il vero è tutta roba di poco conto che appartiene al passato. C'è un altro moniker che non hai ancora menzionato e che l'anno prossimo tornerà in vita dopo parecchio tempo...

Come trasporti generalmente la tua musica dallo studio al palco? E come costruisci i tuoi live set?
Adoro suonare dal vivo e interagire con i suoni, lo spazio e il pubblico in maniera diretta. Voglio sempre assicurarmi di avere il maggior controllo possibile su tutto ciò che caratterizza la performance. Non mi piace parlare di improvvisazione, perché sarebbe mentire, ma per me è davvero importante eseguire la mia musica dal vivo. Mi piace l'idea di suonare in maniera dinamica, di portare il pubblico da qualche altra parte attraverso la musica.

Secondo te, che tipo di location si adatta meglio alle tue esibizioni e alla tua musica?
Mi piace suonare in teatri, cinema o comunque luoghi dove il pubblico possa sedersi e ascoltare. E voglio sempre avere un buon setting sonoro, specialmente sul mio monitor. Se il suono del monitor è buono, posso controllare direttamente ogni minimo dettaglio e lavorarci per far sì che anche il pubblico possa percepirlo.

A quali altri progetti stai lavorando ora?
Ho appena finito di lavorare alla cover di "The Empire Of Silence", un nuovo album che uscirà all'inizio dell'anno prossimo. Ho anche altri lavori quasi pronti per il 2015 e il 2016. Poi c'è una serie di registrazioni che sto condividendo con il pianista Bruno Sanfilippo e che conto di concludere nei prossimi mesi.
Discografia
 

MARSEN JULES

  
 Lazy Sundays Funerals (Autoplate, 2003)
 Yara (Autoplate, 2004)
 Herbstlaub (City Centre Offices, 2005)
 Les Fleurs (City Centre Offices, 2006)
Golden (Genesungswerk, 2007)
Nostalgia (Oktaf, 2011)
The Endless Change Of Colour (12k, 2013)
 Beautyfear (Oktaf, 2014)
 At GRM (Oktaf, 2014)
 Sinfonietta (Dronarivm, 2014)
The Empire Of Silence (Oktaf, 2015)
  
 MARSEN JULES TRIO
(Marsen Jules, Anwar Alam & Jan-Philipp Alam)
  
Presence Acousmatique (Oktaf, 2013)
  
 

KRILL.MINIMA

  
 CD & LP
  
 Zwischen Zwei Und Einer Sekunde (Thinner, 2003)
 Nautica (Native State, 2007)
 Urlaub Auf Balkonien (MP3, Thinner, 2007)
Sekundenschlaf (Psychonavigation, 2013)
  
 EP & 12" (elenco parziale)
  
 Kalmar.Kalmar (Genesungswerk, 2003)
 Borkenkaefer (MP3, Stadtgruen, 2004)
Radiodub EP (Miasmah, 2004)
  
 FALTER
  
 Taumelflug EP (Thinner, 2002)
  
 

MASSIV
(Marsen Jules & Dino Pischel)

  
 Angst_Geld_Und_Hunde (7", What's So Funny About..., 2005)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

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At GRM

(2014 - Oktaf)
Il fuoriclasse tedesco alle prese due settimane di residenza presso gli studi dello storico Grm

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Sinfonietta

(2014 - Dronarivm)
Il compositore tedesco trasporta il suo verbo ambient in una dimensione di minimalismo classico

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The Endless Change of Colour

(2013 - 12K)
L'ampio ed evocativo poema elettronico del navigato musicista microtonale

MARSEN JULES TRIO

Presence Acousmatique

(2013 - Oktaf)
Il debutto di uno dei molteplici progetti di Martin Juhls, qui ai live electronics d'accompagnamento

MARSEN JULES

Nostalgia

(2011 - Oktaf)
La nostalgia stridente e popolata da spettri nel nuovo concept del tedesco Martin Juhls

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