Massimo Volume


Massimo Volume

Scorciatoie rock per la letteratura

intervista di Magda Di Genova e Giuseppe Pias


Che il soundcheck duri più di quello che ci aspetti, è normale. Quello che i Massimo Volume hanno affrontato al Teatro di Borgosatollo è stato lunghissimo in quanto problematico, ma ha messo in luce, ai miei occhi, la professionalità, l'amore del gruppo per la musica e la grande umanità dei componenti.
Se quindi la durata dell'intervista mi viene sempre imposta in termini di minuti, per incontrare Emidio Clementi ho il tempo che parte da quando ha ordinato la cena a quando la cena gli viene servita.


I Massimo Volume si sono riuniti. Ci siete mancati!
[Clementi sorride]
Come mai questo lungo periodo di fermo?
Perché erano dodici anni che suonavamo insieme. Dodici anni in cui il gruppo era una famiglia, ci prendeva tantissimo tempo della nostra quotidianità e sentivamo l'esigenza che finisse. Un po' come una storia d'amore: la uccide la quotidianità.
Poi ci è stato offerto di suonare a Torino [di supporto a Patti Smith e Afterhours] e se non ci fosse stata quest'offerta, forse nessuno di noi avrebbe pensato a ricostituire il gruppo. Ci erano arrivate altre offerte, ma ognuno stava facendo dell'altro.
Quella invece ci è sembrata da subito una bella proposta perché c'era la ri-musicazione del film, quindi l'idea di fare della musica nuova, e c'erano questi quaranta minuti, sicuramente celebrativi, però in una serata importante.
Che io ricordi, la sonorizzazione di "La Caduta di Casa Usher" è avvenuta prima.
Be', avevamo suonato due giorni prima. Era lo stesso periodo. È successo davvero contemporaneamente. Prima ci siamo dedicati di più alla sonorizzazione perché dovevamo buttare giù delle idee nuove. Tutto è nato a maggio, e a luglio abbiamo suonato.
È stato facile tornare a suonare insieme?
Sì. Sorprendentemente facile. Ci eravamo tenuti un mese per rimettere su la scaletta, invece abbiamo impiegato una settimana.
Non vi eravate mai persi di vista?
Umanamente, mai. Siamo sempre rimasti in contatto.

Volevo spendere due parole in più per la sonorizzazione di "La Caduta di Casa Usher". Immagino sia stata un'esperienza molto diversa dalla colonna sonora di "Almost Blue" di Alex Infascelli, se non altro per il regista che, in questo caso, non vi alitava sul collo.

Ah no, quello assolutamente! In una certa maniera è stato simile, nel senso di lavorare e mettersi a servizio delle immagini. È anche una bella sensazione perché ti toglie un po' di responsabilità: se per "Almost Blue" c'era Alex, qui c'era il film ad indicarci una strada. È stato un lavoro fatto su commissione, ma il film era sulle nostre corde.
Anche se è del '28, è un film molto moderno come scelte stilistiche. In più ci sono degli stati d'animo che variano piuttosto in fretta, anche all'interno di una stessa scena. È  difficile sottolinearli perché ci sono dei momenti di euforia e poi si passa dalla paura alla malinconia. La cosa più difficile è stata quella, però è venuto un lavoro molto bello.
Più che i Massimo Volume, si sente l'impronta di Egle: ci siamo aggrappati molto alle sue idee.
Immagino il Museo del Cinema lo pubblichi su Dvd.
Sta preparando questa serie di Dvd perché si tratta di un progetto a cui abbiamo partecipato noi, i Marlene Kuntz [che hanno musicato "La Signorina Else" di Paul Czinner del 1928] e i Giardini di Mirò [che hanno musicato "Il Fuoco" di Giovanni Pastrone sotto lo pseudonimo di Piero Fosco del 1915]. Spero che vada in porto.

Stasera suonerete in un teatro. Non la trovo una soluzione bizzarra per i Massimo Volume, al contrario.
Una volta, forse perché eravamo un po' più giovani, preferivamo i locali: ci sembrava una battaglia contro il pubblico, ci dovevamo imporre. Adesso credo che sia giusto suonare nei teatri, uno spazio che induce silenzio: la gente arriva più preparata, il posto fa sì che prima di metterti a parlare con il vicino ci pensi due volte, invece in un locale è un chiacchiericcio continuo.

Emidio, abbi pazienza, sto esplodendo, proprio non ce la faccio, te lo devo  chiedere. Durante il check, il tecnico del suono ti ha chiesto quando canti. È stata la prima volta che te lo sentivi chiedere?
È successo diverse volte. A me piace molto la voce cantata, però non posso spingermi in territori che poi non controllo completamente.

Parliamo di un disco in cui hai cantato in un paio di brani. "Club Privé" è stato un disco coraggioso: vi siete allontanati dal classico suono dei Massimo Volume e vi siete avvicinati ad una "forma canzone" un po' più classica.
Come lo valuti a dieci anni dalla sua uscita?

Secondo me è un po' incostante. Ci sono dei pezzi che forse sono tra i migliori che abbiamo scritto, altri che non mi convincono, soprattutto se restiamo sul tema del cantato: ci sono episodi di cantato che mi piacciono di più, altri di meno.
È un disco incostante che sono molto orgoglioso di aver fatto. Io come gli altri. Suona molto bene ed è un disco suonato dal vivo, quindi siamo contenti.

Una domanda a cui so Giuseppe Pias, nostro esperto emerito in materia Massimo Volume, tiene molto: come sta Alessandro
[di cui Clementi parla nell'omonimo brano]?
L'ho sognato due giorni prima del concerto di Bologna perché abbiamo "riesumato" il brano, però non lo vedo più da anni.
Tramite amici comuni, so che ha saputo della canzone e che era molto contento e orgoglioso.
La trovo una canzone molto dolce, molto tenera.
Assolutamente, gli ho voluto tantissimo bene.
Quanti anni avevate quando vi siete conosciuti?
Facevo il servizio civile a Calderara di Reno, dove tenevo anche i ragazzi che frequentavano il Centro Civico. Alcuni di questi ragazzi erano disabili, tra cui Alessandro. Ci siamo frequentati tutti i giorni per un anno e mezzo, forse di più, quasi due anni, poi l'ho perso di vista.

Torniamo alla musica. Dobbiamo considerare conclusa l'esperienza El Muniria?

In realtà no, perché il cuore degli El Muniria siamo io e Massimo Carozzi.
Massimo, sotto il nome El Muniria, ha curato la sonorizzazione di "People On Sunday" [il titolo originale è "Menschen Am Sonntag", 1929] che è un vecchio film di Robert Siodmak, quindi, sotterraneamente, andiamo avanti. C'era anche l'idea di fare un disco molto minimale, io e lui, di elettronica, voce e basta.

Giusto, l'elettronica: ci sarà qualcosa di elettronico nei Massimo Volume?
Non lo so. Non credo, però.

...Emidio? ...Possiamo sperare in un nuovo disco dei Massimo Volume?

Faremo il tentativo. Poi vediamo cosa esce in sala prove. Da gennaio ci mettiamo sotto.
Avete già proposte di contratto?
No, noi lo facciamo poi vediamo. Anche perché il mondo discografico è agonizzante. Certo, a me piacerebbe avere un supporto: non vorrei uscissero solo dei download sul sito, vorrei avere una vera e propria distribuzione.
Meno di prima ci preoccupiamo del contratto discografico: prima se non lo avevi non lavoravi, adesso mi sembra si lavori lo stesso.

Mi è giunta voce che stai lavorando a un nuovo romanzo.

Sì, l'ho finito.
Mi hanno anche detto che è stato scritto in terza persona, tipo di narrazione che hai utilizzato pochissimo.
L'avevo già fatto per alcuni racconti e per il primo romanzo, che essendo un primo romanzo aveva tutte le imperfezioni del caso. Era molto tempo che non scrivevo più in terza persona. Anche per quello e anche perché tutti i personaggi principali sono personaggi femminili e per il fatto che sia, rispetto gli altri miei libri, più corale, ho impiegato tanto tempo a scriverlo: ho impiegato tre anni.
Per chi uscirà?
Rizzoli, 24/7.

Il fatto di aver sempre scritto sia i brani che i libri principalmente in prima persona, ha qualcosa di autobiografico e di lenitivo?
Sì. Sì, però non è un autobiografismo stretto ed è il motivo per cui mi sono trovato in difficoltà con la terza persona. Parlando del vissuto è come se avessi un masso davanti a te e lo dovessi levigare e capisci subito quale selezione del materiale devi fare. Quando non c'è questo autobiografismo stretto, come nell'ultimo libro, ho fatto il lavoro di sgrossatura dopo. Capire cosa c'era davvero di importante e cosa c'era di superfluo, è stato un lavoro quasi più lungo di quello della scrittura.

C'è molta differenza, per un narratatore puro come lo sei tu, tra la stesura di testi per brani e quella di testi per racconti o romanzi?
Sì. Sì, sì.
Come l'affronti?
Con una certa difficoltà perché alla fine hanno un respiro diverso. In un romanzo le cose le devi raccontare, per quanto tu possa puntare su una scrittura piuttosto secca e lasciare delle zone d'ombra, però vanno raccontate. Nelle canzoni, anche se non chiamiamo canzoni quelle dei Massimo Volume perché non hanno un ritornello e una strofa, devi asciugare molto la frase, devi essere potente con delle immagini che siano molto forti. C'è un approccio diverso. È pur sempre scrittura, assolutamente, però, quando mi sono ritrovato a scrivere delle pagine del romanzo e scrivere testi di canzoni, ho trovato molta difficoltà a passare dall'uno all'altro.

Lo scorso anno hai partecipato ad un festival di poesia a San Francisco.
È stato molto bello. Siamo andati io, Vittoria e Massimo Carozzi. Era un Festival prestigioso. Ho letto alla City Lights, la libreria di Kerouac, poi abbiamo fatto un reading musicale in uno spazio, lo Swedish Hall, e ho letto anche all'interno di questo San Francisco Poetry Festival.
Come ti hanno contattato?
Attraverso l'Istituto di Cultura Italiana.

Un'ultima domanda. ...Anche se la prenderò un po' alla larga. ...Che rapporto hai con la radio?

Molto buono. Anche se da quando ho traslocato, da un anno a questa parte, non ho più la Sony piccolina che tenevo accesa sempre quando cucinavo. Io e mia moglie ci continuiamo a dire che dobbiamo prenderne un'altra.
Capita di ascoltarla la mattina?
Ultimamente no.
Quindi non ascolti mai "Il Ruggito del Coniglio"?
L'ho ascoltato, è una trasmissione che va avanti da tanto tempo, no?
E sai che da un paio d'anni si sono inventati la "Coppa Rimetti"?
Dimmi, dimmi.
Dunque, la "Coppa Rimetti" è una specie di torneo in cui vengono presentate, due per puntata, le canzoni più ridicole in circolazione e la peggiore, secondo il parere del pubblico, passa il turno... E non solo hanno trasmesso "Dopo Che"...
Oddio, veramente?
...Ha anche passato il turno!
È bellissima questa cosa! Ed è strano anche che sia arrivata in una trasmissione del genere.
Non lo sapevo. Sapevo che una domanda difficilissima da un milione di euro era passata in un programma di Gerry Scotti. Era qualcosa tipo: "Come si intitola l'ultimo album dei Massimo Volume?". Però non hanno risposto. [ride]
Adesso non vedo l'ora di raccontarlo anche agli altri!

Borgosatollo (Bs), 15 novembre 2008

Discografia
 MASSIMO VOLUME

 

  

 

 Stanze (Underground, 1993)

7,5

Lungo i bordi (Wea, 1995)

8,5

Da Qui (Mescal, 1997)

8

 Club Privè (Mescal, 1999)

6,5

 Cattive Abitudini (La Tempesta, 2010)

6

 Split Ep (con Bachi Da Pietra, La Tempesta, 2011)

7,5

  

 

 EL MUNIRIA

 

  

 

 Stanza 218 (Homesleep, 2004)

 

  

 

 FRANKLIN DELANO

 

  

 

 All My Senses Are Senseless Today (Zahr Records, 2004)

 

 Like A Smoking Gun In Front Of Me (File 13 Records, 2005)

 

 Come Home (Ghost, 2006)

 

  

 

 EGLE SOMMACAL

 

  

 

 Legno (Unhip, 2007)

 

 Tanto non arriva (Unhip, 2009)

 

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