Mew

Mew

Il volo dell'angelo

intervista di Cosimo Cirillo

Dopo sei anni, i Mew tornano con un nuovo album intitolato "+-". Per l'occasione, abbiamo fatto qualche domanda via mail al cantante Jonas Bjerre. Buona lettura!

Allora, iniziamo con alcune domande di routine. Ci avete fatto aspettare un bel po’ di tempo! Come mai? Poi, quanto di questo tempo è stato effettivamente impiegato a scrivere e quanto per riposarvi?
Sì. lo so. Beh, non era qualcosa che volevamo accadesse, volevamo pubblicare molto prima, ma per una serie di ragioni ci è voluto molto.
Innanzitutto, abbiamo girato molto per il tour dello scorso album, circa un anno e mezzo, e poi altri sei mesi ad intermittenza. Eravamo un po’ stanchi, e abbiamo deciso di prenderci una pausa, trascorrere del tempo a casa. Ognuno di noi ha lavorato a cose diverse, al di fuori dei Mew, e penso sia stata una grande esperienza per noi: ci ha dato una nuova prospettiva da portare all’interno della band.
Poi abbiamo fatto un piccolo viaggio e abbiamo iniziato a scrivere nuove canzoni, ma ci sembrava di ripeterci, mentre noi volevamo un nuovo sound, un nuovo approccio alla scrittura. Ed era molto difficile da fare, per noi tre: ci sembrava che “No More Stories” potesse essere il massimo che avremmo mai potuto raggiungere come trio. Così il nostro produttore Michael Beinhorn venne ad ascoltarci e immediatamente suggerì di invitare Johan (Wohlert, il bassista, ndr) a tornare a suonare con noi. Velocemente le cose sono diventate più a fuoco: sembrò subito come se non avesse mai lasciato la band. Durante la scrittura c’erano anche altre cose da fare. Abbiamo continuato con il tour, cosa ottima, visto che abbiamo potuto provare le canzoni davanti al pubblico, e questo ci ha dato una migliore prospettiva per guardare ai pezzi. Ne abbiamo beneficiato molto.

Qual è il concetto dietro al titolo e alla copertina di “+-“?
Il nome è corto, e volevamo un nome corto questa volta. Ci piace fare l’opposto di quanto abbiamo fatto l’ultima volta, penso. Mathias di m/m (Parigi), che ha creato l’artwork, ha suggerito che l’album sembrava un po’ come una batteria, perché lo caricava durante l’ascolto. Questo ci ha fatto pensare ai poli opposti presenti nell’album, ai contrasti tra gli elementi. Sembrava calzare a pennello. La cover è stata fatta come detto da m/m ma incorpora anche i quattro personaggi a forma d’uovo creati da Hyunji Choi in Corea. Per me è una copertina colorata e complessa, con tanti livelli, e appunto per questo si adatta molto alla musica dell’album.


Avete iniziato a scrivere con qualche linea guida, dei suoni nelle vostra testa che volevate ottenere, o è stato tutto spontaneo?

E’ stato abbastanza spontaneo in realtà. Abbiamo fatto in passato album molto basati su un’idea, ma questa volta abbiamo voluto farne uno più in controllo di sé stesso, piuttosto che cercare noi di farlo rientrare in un determinato mood o sonorità. Abbiamo solo ascoltato ciò che veniva fuori dalle nostre teste, e abbiamo lasciato che ogni canzone fosse quello che fosse. E’ stato liberatorio. Penso risalti molto all’ascolto.

C’è stato un processo abituale per la scrittura dei brani o è cambiato di canzone in canzone?

Per ogni album abbiamo messo insieme diversi processi. La maggior parte delle nostre canzoni le troviamo insieme, semplicemente mentre suoniamo accade qualcosa ed è così che le canzoni prendono forma. Ma ci sono sempre alcune canzoni che iniziano con una persona che porta un’idea precisa per creare qualcosa, magari qualche parte da cui cominciare.

Ok, ora un po’ di domande più introspettive!
Tra le mie preferite!

Come descriveresti "+-" in rapporto ai vostri precedenti album? Quando li ascolti ora, cosa provi?
Per me ogni album rappresenta un periodo della nostra vita, le cose che stavamo vivendo all’epoca, sia a livello creativo che personale. E’ veramente difficile per me essere oggettivo, perché c’è tanto di noi in ogni album. Sono quello che sono, in qualche maniera documentano cioè che eravamo. Sono la nostra storia, e spero siano anche una piccola parte di altre persone. Penso sia il massimo a cui una band possa aspirare.

Quanto siete legati alla vostra terra? Trovate più ispirazione nel vostro paese o nel viaggiare?
Abbiamo trascorso molto tempo in altri paesi; abbiamo vissuto a Londra per anni, e abbiamo trascorso lunghi periodi a Los Angeles e New York. Amo viaggiare, visitare nuovi posti, ma ora abitiamo tutti a Copenaghen, da dove proveniamo, e per ora ci sta abbastanza bene. In un certo senso, non importa molto dove siamo, perché molto del lavoro ha luogo lontano da casa in ogni modo. Ma penso che sia bello aver un posto da considerare come punto di riferimento. Viaggiare è di sicuro di grande ispirazione però, e per fortuna lo facciamo spesso. Penso ci sia un senso di malinconia nella cultura nordica che permea molta dell’arte che proviene dalla penisola Scandinava. Penso che noi Mew non siamo un’eccezione.

C’è stato un momento in cui avete pensato: “Wow, sembra che siamo famosi!”?
Ah! Non saprei, ma di sicuro c’è stato un momento di consapevolezza di esser arrivati lontano. Tante persone amano quello che facciamo, ed è un dono meraviglioso, un grande privilegio, e mi sento veramente grato per questo ogni giorno. E’ accaduto tutto per passi, a volte balzi. Però ricordo distintamente la prima volta che abbiamo sentito una nostra canzone in radio. Eravamo abbastanza giovani, ed era una demo che era stata passata su una radio danese. Fu così improvviso! E senza sapere come ti ritrovi a calcare il palco di grandi festival. In una certa maniera non lo capisco ancora.





Finiamo con qualche domanda di attualità e sul futuro.
Ho letto nella vostra biografia che un evento cruciale nella vostra vita come musicisti è stato un concerto dei My Bloody Valentine. Cosa ne pensi del loro ritorno, e più in generale, del revival shoegaze?
Penso che “m b v” sia un grande album, ma per me non avrà mai l’impatto di “Isn’t Anything” o “Loveless”. Perché quegli album hanno fatto da sfondo a un sacco dei miei anni da teenager, e hanno cambiato il modo in cui pensavo alla musica. Non sapevo ci fosse un revival shoegaze, ma sono abbastanza interessato alle similitudini tra un certo doom-metal e lo shoegaze appunto. Mi piace molto.
Quando sei un ragazzo la tua mente è come un libro pieno di pagine bianche, e tu sei aperto a qualsiasi cosa nuova. Abbiamo provato a condizionarci, ascoltando un sacco di roba strana, solo per vedere come avrebbe influenzato la nostra creatività. Penso che sia una cosa importante da fare, raccogliere sempre nuove sfide. Un sacco di gente, quando cresce, vuole solo cose immediatamente piacevoli. Ma ascoltare musica, percepire l’arte, ha un sacco a che vedere con l’imparare nuove cose. Alcune cose hanno però bisogno di tempo, prima che si possa apprezzarle. E non è difficile, non è un lavoro duro, ci vuole solo una mentalità aperta. Forse ho bisogno di ascoltare “MBV” di nuovo, con una menta aperta. Potrebbe piacermi di più, magari anche più dei precedenti album.

Ci puoi consigliare un po’ di musica nuova dalla Danimarca?
Vi consiglio i Silo, che hanno appena pubblicato un nuovo album. Usano le chitarre, ma non è guitar-music. Hanno un groove molto melodico. Davvero fantastici. E io canto in una delle canzoni!
Poi, i Communions, una band molto giovane con un gran senso della melodia. Shiny Darkly è un altra bella band giovane, un po' più scura (come si può capire dal nome), simile a Lust For Youth, che fa un pop molto orecchiabile. Li ho appena visti a Tokyio, è stato un grande live. Ma anche i Pre-Be-Un, che sono una bella pop-band ma con alcune idee veramente strane. Infine i Kala-Ol, un gruppo danese/cinese, molto originali ed emozionanti.

Vi vedremo suonare in Italia il mese prossimo. A proposito, non vedo l’ora! Ci vuoi anticipare qualcosa dello spettacolo?
Sarà il nostro primo live in Italia dopo un po’ di tempo! Non vedo l’ora! Amo l’Italia, l’ho visitata spesso da bambino, e mi ha sempre infastidito che non ci avessimo suonato abbastanza. Dovevamo fare qualcosa no? Ci saranno canzoni nuove e vecchie, e stiamo lavorando ad una cosa fighissima da portare sul palco, di cui ovviamente non posso ancora dire niente…

Ciao e grazie! Ci vediamo a Milano!
Ciao! Ci vediamo Cosimo!

Discografia
 A Triumph For Man (Exlibris, 1997)
 Half The World Is Watching Me (Evil Office, 2000)
Frengers (Evil Office, 2003)
And The Glass Handed Kites (Evil Office, 2005)
No More Stories (Columbia, 2009)
 +- (Play It Again Sam/Sony, 2015)
  Visuals (Play It again Sam, 2017) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Mew su OndaRock
Recensioni

MEW

Visuals

(2017 - Play It Again Sam)
Settimo Lp ed ennesimo centro per la band danese

MEW

+-

(2015 - Play It Again Sam)
Dopo 6 anni di silenzio, la band danese torna con un nuovo mix-killer di melodia e ritmo

MEW

No More Stories/ Are Told Today/ I'm Sorry...

(2009 - Columbia)
Ritmi contorti e melodie sognanti nell'incanto pop pił astruso dell'anno

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.