Mountain Goats

Mountain Goats

Il morso della realtÓ

intervista di Gabriele Benzing, Martino Buora

Ci vuole coraggio per guardare in faccia l'esperienza. Soprattutto quando la realtà sembra contraddire il desiderio. Quelle dei Mountain Goats sono da sempre canzoni coraggiose: affrontano la vita in tutti i suoi aspetti, anche quelli più crudi. Sulla scia di "The Life Of The World To Come", John Darnielle ci svela la stoffa delle sue canzoni, sempre tese a interrogare ogni circostanza per cercare di catturarne il significato, senza timore di paragonarsi con una possibilità di risposta. Un'occasione per andare alla riscoperta della fitta discografia di uno dei più brillanti autori di canzoni degli ultimi anni, dallo spartano fai da te degli anni Novanta fino alle più rifinite atmosfere degli album realizzati per la 4AD. Sempre all'insegna di un songwriting dallo spirito letterario e di una vibrante e incontenibile urgenza.

I tuoi primi dischi sono fatti di nudi bozzetti a base di voce e chitarra acustica. Hai mai creduto in una sorta di "estetica lo-fi" o si è trattato semplicemente di una questione di necessità?
Entrambe le cose, più o meno... Nel senso che non avevo a disposizione niente di più sofisticato di un registratore a cassette, ma la ragione per cui l'ho usato è che mi piaceva come suonava. Se non mi fosse piaciuto il suono, probabilmente non avrei continuato a registrare. L'estetica aveva un'attrattiva, ma non era la cosa principale, era più come una bella sorpresa.

Pensi che anche l'imperfezione possa essere usata come mezzo espressivo?
...Non proprio. Le imperfezioni vanno bene, ma quando si è in un certo senso consapevoli della propria imperfezione, vantandosi di mettere in mostra le imperfezioni, si tradisce lo scopo di tutto l'esercizio, capisci? Diciamo che le imperfezioni vanno bene in qualcosa perché portano un tocco umano, ma questo accade solo quando sono oneste. Se qualcuno semplicemente non si sta impegnando fino in fondo, non è affascinante, è stucchevole.

Qualche mese fa hai presentato al talk-show The Colbert Report il tuo ultimo disco, "The Life Of The World To Come". Stephen Colbert ha battezzato la tua musica come "allegra desolazione": che cosa ne pensi di questa definizione?
Sì, penso che fosse appropriata. Il punto delle storie che racconto è che c'è una sorta di orgoglio animale che puoi avere nelle circostanze della tua vita, non importa di che circostanze si tratti. Anche nella situazione peggiore, c'è qualcosa di divertente, o un raggio di luce, mi pare.

Nel tuo ultimo disco ogni brano trae ispirazione da un versetto biblico. Secondo te che cosa rende quelle parole capaci di parlare ancora oggi al cuore dell'uomo?
Oh wow, questa è una domanda complessa. Voglio dire, per la società occidentale, le storie contenute lì dentro sono il nostro immaginario collettivo; sono le storie che più o meno conosciamo tutti. È qualcosa di profondo; una storia condivisa è una valuta comune, un linguaggio comune. E poi c'è il modo in cui tutti noi abbiamo sentito quelle parole un sacco di volte; i protestanti dicono che la ripetizione è inutile, ma io sono cattolico e per me le parole ripetute hanno un vero potere e così una frase che hai ascoltato più e più volte assume un potere ipnotico e fondamentale. Ci sono moltissime ragioni per cui i versetti biblici conservano il loro potere, e lo aumentano persino.

In una recente intervista, hai detto che la maggior parte della gente della nostra generazione vuole dire di pensare con la propria testa, mentre a te interessa di più pensare con la testa di un altro e poter dire "Mi fido di te". L'idea di fede che emerge da "The Life Of The World To Come" non è quella di un'illuminazione irrazionale, ma di un percorso che porta a fidarsi di qualcun altro. Da che cosa nasce per te questa concezione?
Penso che la fede sia questo: guardare fuori da sé stessi. E penso di avere appreso questa definizione dalla lettura che i primi padri della Chiesa hanno dato della vita di Cristo: una prospettiva di dono di sé, del sacrificio di sé per trovare l'unione con Dio. È necessariamente un percorso, penso, perché il primo istinto è quello di pensare di essere tu al primo posto tra le cose importanti della tua vita, giusto? Ma, come dico sempre, in realtà non ho fede. Cerco, ma alla fine sono un uomo moderno come il resto di noi. Voglio solo cercare di fare esperienza della fede, e cantare e riflettere su questo.

John DarniellePensi che i personaggi delle tue canzoni, con tutto il loro carico di contraddizioni e speranze, possano essere considerati in qualche modo dei testimoni della possibilità di vivere avendo fiducia in qualcuno o in qualcosa?
Sì, penso di sì. Penso che sia il motivo per cui racconto le loro storie; per vedere come ci si sente, per vedere come si sentono altre persone, per fare esperienza di questo sentimento.

Pensare alla "vita del mondo che verrà" potrebbe suonare consolatorio. Le tue canzoni, però, sono percorse dall'esigenza che di questa vita sia possibile fare esperienza qui e ora, nonostante la morte e il dolore...
In inglese sono le ultime parole del Credo che si recita al termine della Messa: "Credo nella resurrezione dei morti e nella vita del mondo che verrà". In latino è semplicemente vitam aeternam, ma la frase inglese è piena di meraviglia e mistero per me.

Pensi che sia possibile trovare una positività anche nelle cicatrici del passato, come suggerisce "Genesis 3:23"?
Non ho una risposta chiara su questo! A volte sì, altre volte mi sento come se cercare di raccogliere qualcosa di buono da un passato malato fosse soltanto inutile. Penso sempre a questa domanda!

Nelle tue canzoni hai messo spesso a nudo i tuoi ricordi più intimi. C'è qualche brano che non riusciresti mai a suonare in pubblico o per te è comunque una sorta di esperienza catartica?
Sì, ce ne sono un paio. Semplicemente non li suono, e di solito non li pubblico nemmeno. Ci sono un sacco di canzoni che sono private e sono fatte per rimanere tali.

Che cosa occorre a una canzone per riuscire a raggiungerti in profondità?
La cosa principale sono delle buone liriche. Tutto il resto è secondario. Allo stesso tempo, però, stamattina ho ascoltato soprattutto rock strumentale e ci ho trovato moltissimo da apprezzare, per cui è difficile da dire. Una grande melodia può penetrare tanto profondamente quanto un buon testo. Ma quanti grandi autori di melodie ci sono in giro? È difficile trovarne.

Senti mai il bisogno di esprimerti in una forma letteraria più ampia della canzone, come un romanzo?
Sì, ne ho scritto uno che è stato pubblicato nel 2008 ("Master Of Reality", ispirato all'omonimo album dei Black Sabbath, ndr) e sto lavorando a un altro.

Ci racconteresti qualcosa della tua collaborazione con un altro brillante songwriter come John Vanderslice? Avete trovato un terreno comune?
Oh sì, abbiamo lavorato insieme per anni, ma solo di recente abbiamo realizzato un disco come collaborazione ("Moon Colony Bloodbath", pubblicato nel 2009, ndr). Abbiamo deciso che il modo migliore per registrarlo fosse assumere un produttore esterno e lasciarlo dirigere, così abbiamo preso come produttore Chris Stamey (dei dB's). È stato un piacere!

Nella scena musicale attuale c'è ancora spazio per un songwriter nel senso più classico del termine?
Sai, non riesco proprio a pensarci... Pensare troppo alle "scene" e cose simili, ai songwriter classici contro quelli moderni o quello che è, sono cose che non fanno per me. Posso solo fare quello che faccio. Se stessi a pensare alle scene, allora starei spendendo la mia energia creativa nei posti sbagliati.

Nei tuoi versi si trovano spesso riferimenti al cinema horror. Che cosa occorre secondo te a un film dell'orrore per essere davvero spaventoso? Se fossi uno sceneggiatore, quale sarebbe la trama del tuo film horror?
Ci deve essere qualcosa di insensato perché un film horror funzioni, qualche punto in cui la logica semplicemente smetta di operare. Oltre a questo, l'elemento più importante è l'atmosfera. Ogni cosa in un film horror è secondaria rispetto all'atmosfera, che deve essere costantemente inquietante per gli spettatori. Penso che, se ne scrivessi uno, vorrei realizzare un film come "La casa dalle finestre che ridono" (cult horror italiano diretto da Pupi Avati nel 1976, ndr). Un film che si sviluppa molto lentamente e che è fatto al 100% di atmosfera, con un sanguinoso momento di rivelazione nel finale.

In "Against Pollution", ai tempi di "We Shall Be Healed", cantavi: "When the last days come/ We shall see visions/ More vivid than sunsets/ Brighter than stars/ We will recognize each other/ And see ourselves for the first time/ The way we really are". Che cosa vedremo quel giorno guardando John Darnielle?
Non lo so! Penso che se lo sapessi avrei l'intero segreto della vita. Chi sa chi è veramente? Solo un saggio, un grande mistico religioso può saperlo. Questo è il punto. In teoria, non possiamo vederlo finché non sarà tutto finito.

(17/01/2010)

Discografia
 Zopilote Machine (Ajax, 1994)

7

 Sweden (Shrimper, 1995)

7

 Nothing For Juice (Ajax, 1996)

6,5

 Full Force Galesburg (Emperor Jones, 1997) 6,5
 The Coroner's Gambit (Absolutely Kosher, 2000)

6,5

All Hail West Texas (Emperor Jones, 2002) 

7,5

Tallahassee (4AD, 2002) 

7,5

 We Shall All Be Healed (4AD, 2004) 

7

The Sunset Tree (4AD, 2005) 

8

 Get Lonely (4AD, 2006) 

7

 Heretic Pride (4AD, 2008) 

7

 The Life Of The World To Come (4AD, 2009) 

7

 All Eternals Deck (Merge, 2011)

7

Transcendental Youth (Merge, 2012)7,5
 Beat The Champ (Merge, 2015)7
 Goths (Merge, 2015)6,5
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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The Life Of The World To Come

(2009 - 4 AD)
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Heretic Pride

(2008 - 4 AD)
Una nuova galleria di personaggi dalla penna di John Darnielle

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Get Lonely

(2006 - 4 AD)
I racconti di solitudine di John Darnielle

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