My Brightest Diamond

My Brightest Diamond

Un diamante sempre pił splendente

intervista di Magda Di Genova

Di rosa vestita (e truccata), Shara Worden (meglio conosciuta come My Brightest Diamond), in tour promozionale a supporto del suo terzo album, mi si avvicina in modo gentile, si presenta, mi chiede di scusarla perché ha bisogno di un bicchiere d'acqua. E quando torna nella stanza, ha con sé una bottiglietta d'acqua per la sottoscritta. Poi sorride e iniziamo la chiacchierata.

La prima cosa che ho pensato ascoltando “All Things Will Unwind” è stata: “Sembra Prokofiev!”

[Shara sorride] Mi fa piacere: adoro Prokofiev!
Me ne sono accorta!

“All Things Will Unwind” è un disco scritto appositamente per un evento che ti è stato commissionato.
Più che un evento commissionato, mi era stato proposto un concerto in cui ero economicamente in grado di chiamare tutti i musicisti che volevo e dal momento in cui ero pagata molto bene, potevo anche prendermi il tempo per scrivere del nuovo materiale.
Non era inizialmente inteso come un evento commissionato, ma alla fine è come se lo fosse stato.
Era un concerto in cui ti avevano chiesto di presentare nuove canzoni?
No, mi hanno detto che potevo suonare quello che volevo.
Dal momento in cui suoni al Lincoln Center vuoi presentare soprattutto una “dichiarazione artistica” e siccome non avevo scritto nulla negli ultimi tre anni, ho pensato fosse giusto scrivere qualcosa di nuovo, di più attuale.
Hai avuto bisogno di molto tempo per comporlo?
Due mesi e mezzo.
Considerando la complessità dei brani non è molto.
Non scrivevo da parecchio tempo, quindi in un certo senso erano brani già costruiti nella mia mente, pronti per essere scritti.

È stato diverso scrivere questo concerto rispetto alla stesura di un qualsiasi altro disco di My Brightest Diamond? Hai provato qualche pressione in più, interna o esterna?
Gli album precedenti erano principalmente il frutto di sessioni in studio, si trattava di brani che prima non erano mai stati suonati dal vivo.
Per “All Things Will Unwind” avevo tutti questi musicisti [la yMusic Ensemble, un sestetto di archi e fiati] per i quali mi domandavo come “sfruttare” nel modo migliore, ma mi domandavo anche quale “forma” volevo dare al concerto. Volevo mantenere il più possibile la “forma” di un'esibizione dal vivo.
Nel momento in cui si è arrivati a registrare il disco, ho voluto preservare tutto questo. Conservare il sentimento di un concerto dal vivo era importantissimo.

Come, invece, lavorare con un sestetto classico ha influenzato la stesura delle parti vocali?
La mia priorità era quella di dare ai brani molta aria, volevo che avessero molto spazio, molto gioco.
Ci sono due brani che mi vengono in mente: “Wild Is The Wind” di Nina Simone e “The First Time Ever I Saw Your Face” di Roberta Flack. Entrambe queste canzoni sono lente e sospese e avevo sempre voluto scrivere qualcosa del genere, in cui è come se il tempo si fermasse.
Penso anche a Ella Fitzgerald che ha uno stile particolare, esplosivo, coinvolgente e “a scatti”. Sicuramente pensavo a lei quando ho composto “High Low Middle”.

Nei dischi precedenti hai sempre suonato molto e molti strumenti. Per questo disco ti sei volutamente limitata.
Si ricollega alla volontà di creare “spazio” per le canzoni.
Gli yMusic sono dei musicisti eccezionali e volevo che si sentisse il loro apporto all'interno dei brani.
Alcune canzoni sono nate solo dal beat e dalla voce e non ho voluto suonare nulla, così che queste composizioni potessero arrivarmi al cervello, che è la fonte dell'immaginazione.
Quando insegno a persone che sono nuove al canto, spesso si demoralizzano per lo sforzo fatto dal fisico e dico loro di fidarsi del proprio cervello, di quello che riescono a sentire e immaginare: qualsiasi suono loro riescano a figurarsi, il corpo si adatterà. Per questo ho preferito limitare quello che il mio corpo doveva fare in qualità di strumentista. Volevo essere più concentrata sulla tecnica del canto per essere più vicina al pubblico in maniera emozionale, quindi avevo bisogno che questa concentrazione non fosse spezzata dalla concentrazione che ho bisogno per suonare uno strumento.
È stata anche la prima volta in cui ho utilizzato un computer. Prima prendevo n
ota degli arrangiamenti con carta e penna, mentre ora uso il computer e ho scoperto essere un metodo più semplice per la mente.

Mi sono stupita di come strumenti come la chitarra acustica, il banjo e l'ukulele si accostassero bene ad archi e i fiati.
In realtà si è rivelato molto naturale. Quando, in passato, ho cercato di associare a questi strumenti la chitarra elettrica o il basso elettrico è stato sicuramente più difficile. Cercare un modo per andare al di là dei limiti che gli strumenti stessi presentano era davvero frustrante.

Che tipo di spettacolo possiamo aspettarci dal tour?
[Shara ride] È la stessa domanda che continuo a pormi.
Recentemente ci sono state due settimane in cui ho suonato con gli yMusic, la settimana dopo ho suonato di supporto a Sufjian Stevens con un gruppo rock, poi ho suonato con la Chicago Youth Orchestra, poi ho suonato completamente da sola. È stato come essere sulle montagne russe, erano set completamente diversi l'uno dall'altro.
Immagino che non sia sperabile vederti con gli yMusic.
Lo vorrei tanto, ma sarebbe davvero troppo costoso.
Ho fatto una scelta ed è quella di essere il più flessibile possibile perché non tutte le situazioni che ci propongono sono per noi l'ideale. Quindi mi adatterò a ciò che mi viene proposto.

Hai una formazione lirica. Come riesci a far interagire così bene la lirica, la musica classica e il pop?
La musica pop è più legata alla parola parlata. L'opera è da cantare senza microfono e parte dell'insegnamento è proprio quello di avere più sfumature e un tono adatto ad essere sentiti senza microfono.
La tecnica è totalmente diversa.
Prendo ancora lezioni di lirica perché, coprendo così tanti generi musicali, ci sono delle ripercussioni per la voce. Quando ho cantato con i Decemberists mi sono affaticata molto nel ruolo della Regina [“The Queen’s Rebuke/The Crossing”]. C'erano dei suoni molto potenti, con le chitarre al massimo ed è stato divertente cantare quel pezzo, ma nel momento in cui sono tornata a fare qualcosa di più classico con i Clogs, la musica dei Clogs sembrava mi “sbilanciasse”. Ho letteralmente dovuto studiare come tornare a rapportarmi fisicamente con un modo di cantare naturale, senza che al mio corpo venisse imposto un determinato stile.
È importante continuare a studiare, soprattutto se cambi continuamente stile perché il tuo corpo si dimentica di cosa sia facile.
D'altra parte ho imparato che non posso contraddire il mio corpo imponendogli una determinata fatica.

Hai accennato ad alcune delle tue innumerevoli collaborazioni. La collaborazione è un aspetto del tuo lavoro per te fondamentale.
My Brightest Diamond è un posto dove posso canalizzare una determinata idea musicale, ma apprezzo tantissimo persone come John Zorn che, come musicista, ha uno spettro vastissimo.
Per me sono state importanti le collaborazioni con Prefuse73 o Jedi Mind Trick o il brano hip hop che ho inciso con Serengeti. Potrei non essere in grado di pensare ad atmosfere elettroniche, dancefloor o hip hop all'interno di My Brightest Diamond, ma ho pensato che potesse essere interessante e divertente far parte di questi brani.

Hai collaborato anche con diversi visual artist, tra cui l'inquietante Matthew Barney. Che tipo di esperienza è stata?
È stato un grandissimo colpo di fortuna che Matthew Barney stesse girando dei video a Detroit. Solo sei settimane dopo aver avuto mio figlio, ho ricevuto questa mail in cui mi si avvertiva che Matthew Barney stava cercando dei cantanti e ho pensato che questo fosse il lavoro perfetto per me. Mi hanno fissato un appuntamento e ho cantato per Matthew e per il compositore Jonathan Bepler.
Abbiamo provato per un mese, in un posto a soli dieci minuti da casa mia.
In questo progetto canto e ho anche un ruolo narrativo. Si tratta di un film composto da sette parti, quindi penso
[sorride] ci vorranno molti anni prima che si possa vedere.
Shara, com'è lavorare con Matthew Barney?
All'inizio ne ero veramente impaurita.
Matthew è
molto concentrato sull'arte, concentrato sulle idee e scrupoloso sul lavoro. È una persona riflessiva e molto gentile. L'ho visto trattare chiunque sul set con gentilezza e ringraziare le persone per il lavoro che facevano perché quello che stavamo facendo era molto impegnativo e richiedeva davvero tante energie.
Ho lavorato con molti altri artisti famosi che davano per scontato che le persone lavorassero duramente per loro e non esprimevano nessun tipo di gratitudine.
Vederlo fare da Matthew è stato sicuramente un sollecito a trattare le persone con cui lavori con gentilezza, perché anche la persona con il compito minore è importante. E Matthew ha dimostrato di esserne consapevole.
Abbiamo girato con un tempo orribile: eravamo sotto la pioggia, a temperature bassissime ed era fisicamente doloroso e pericoloso. Addirittura uno dei violinisti è svenuto. È stato un lavoro davvero impegnativo, ma ne è valsa la pena.

Ascoltando soprattutto i tuoi dischi precedenti e leggendo i testi delle tue canzoni, si può avere la percezione che Shara Worden sia una donna molto riflessiva. Poi ti seguiamo su Twitter [le labbra si Shara si allungano in un sorriso] e scopriamo quanto invece tu sia divertente [Shara scoppia a ridere].
Come ribatti a chi pensa che l'arte più pura arrivi dai tormenti dell'anima e dalla sofferenza?

[Shara sta ancora ridendo] Su Twitter seguo ... il Dalai Lama ... [ride ancora più forte] lo ammetto: seguo il Dalai Lama su Twitter ... e mi accorgo di quanta allegria si conceda e ti chiedi come questo possa essere possibile.
Ti fa capire che puoi mantenere la gioia pura anche affrontando sfide e difficoltà.
C'è una differenza sostanziale tra l'essere gioiosi e l'essere in diniego e penso che “All Things Will Unwind” sia la mia reazione a una cultura americana che sta rinnegando la natura e tende a nascondere la testa sotto la sabbia... Ma come sono arrivata a parlare di questo? ... ... Il Dalai Lama.
Quindi non c'è nessuna contraddizione tra la Shara Worden che leggiamo su Twitter e il fulcro di My Brightest Diamond.
Arriva tutto da come tu voglia portare la gioia di suonare durante le registrazioni dei dischi di My Brightest Diamond. Penso anche che “There's A Rat” o “Ding Dang” siano proprio il risultato della gioia che cerco di portare in studio.

In “All Things Will Unwind” ci sono dei testi a sfondo politico e sociale. Prima non avevi mai affrontato queste tematiche.
Prima non avevo mai sentito il bisogno di parlare di argomenti politici e non ho mai pensato di volermi mettere in una posizione tale da permettermi di fare delle ammonizioni. Trasferendomi
[da New York] a Detroit [dove Shara è nata e cresciuta], mi sono ritrovata in un quartiere in cui ci sono alcune delle persone più povere in America e più parlavo con queste persone, più mi accorgevo dell'ingiustizia e di quanto privilegiata io sia. Ho imparato e scoperto molto da queste conversazioni, cose delle quali non sarei mai venuta a conoscenza. Nel momento in cui me ne sono resa conto, ho sentito il bisogno di raccontare questa realtà.
La mia personale frustrazione riguarda le diversità tra classi sociali.

Per la prossima domanda ti faccio una piccola premessa: ho scoperto che abbiamo solo 16 giorni di differenza, quindi abbiamo la stessa età. Significa che avevamo 12 anni nello stesso anno e quando io avevo 12 anni ero innamorata di Morten Harket...
[Shara scoppia in una risata e prende una mia mano tra le sue] Dovresti vedere i tuoi occhi! Il tuo volto è totalmente cambiato, ti sei illuminata tutta!
[Abbiamo bisogno di qualche istante prima di ridere appena un po' meno per essere in grado di tornare a parlare]Recentemente hai dichiarato che vorresti lavorare con lui. Ti ha chiamata?
No! Però è successa una cosa con Pal Waaktaar.
Quando ero una ragazzina, con le mie amichette, c'eravamo divise i poster degli A-Ha e ci disegnavamo sopra tutti i cuori. Una si era accaparrata Morten, l'altra si era presa Magne, quindi a me era rimasto Pal.
La cosa buffa è che un paio d'anni fa stavo cercando nuovi studenti e la moglie di Pal mi ha contattata per qualche lezione. Ero vicinissima all'andare al loro studio a New York ed ero così vicina al conoscere Pal! Immagino a un certo punto abbia pensato: “Questa è una pazza invasata fan degli A-Ha, cosa mi è saltato in mente di farla venire in studio!” e ha cancellato la lezione.

L'intervista termina così. Con Shara che canta “Manhattan Skyline”. Dolce fino a “Wave goodbye” e poi fortissimo da “You know...” Sublime.


(2 settembre 2011)

Discografia
 
Bring Me The Workhorse (Asthmatic Kitty, 2006)

6,5

 Tear It Down (Remix, Asthmatic Kitty, 2007)

6,5

A Thousand Shark's Teeth (Asthmatic Kitty, 2008)

7

All Things Will Unwind (Asthmatic Kitty, 2011)

7

This Is My Hand(Asthmatic Kitty, 2011)

7,5

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

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This Is My Hand

(2014 - Asthmatic Kitty Records)
Inebriata di ritmo e dream-pop cristallino, Shara Worden volge lo sguardo all'infanzia

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All Things Will Unwind

(2011 - Asthmatic Kitty)
Un coeso musical realizzato con un ricco supporto strumentale segna la maturità di Shara Worden ..

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A Thousand Shark's Teeth

(2008 - Asthmatic Kitty)

Il diamante torna a risplendere di luce propria: l'opera numero due di Shara Worden

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Tear It Down

(2007 - Asthmatic Kitty)
I diamanti di Shara Worden in versione remix

MY BRIGHTEST DIAMOND

Bring Me The Workhorse

(2006 - Asthmatic Kitty / Wide)

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