NoGuru

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Cronache di tempi passati e rabbia nuova

intervista di Marco Lo Giudice

Briegel racconta NoGuru, il nuovo progetto che coinvolge altri ex Ritmo Tribale e Xabier Iriondo. "Un pugno dritto al cuore di chi ci ascolta". Il disco, "Milano Original Soundtrack", è uscito pochi mesi fa.

La sensazione che ho provato ascoltando "Milano Original Soundtrack" è quella di un gruppo fresco, libero e incazzato. È stato sufficiente cambiare nome per dare aria alla vostra creatività, è stato l'ingresso di nuovi elementi o hanno giocato anche altri fattori?

Volevamo proprio essere liberi di esprimere quello che siamo oggi e sicuramente l'album ne è una sincera fotografia. Senza dubbio Xabier e Bruno ci hanno dato tanto, ma c'è stato un lungo periodo dove abbiamo sperimentato, cercato nuovi suoni e soprattutto uno stile che ci rappresentasse, più nervoso e sincopato. Ognuno di noi ha provato a sviluppare nuove forme espressive con il proprio strumento... una cosa avevamo chiara in testa fin dall'inizio: non volevamo essere una cover band di noi stessi!

 

È davvero una resurrezione quella che cantate e suonate? Cosa vi portate dietro dai Ritmo Tribale? Rancore, rabbia, stanchezza, esasperazione, o solo una sacrosanta voglia di suonare?

Nessuna rabbia o esasperazione, i Tribali per noi sono stati l'esperienza artistica e umana più significativa della nostra vita. Dopo anni in cui siamo usciti dal perverso mondo della musica italiana, abbiamo sentito una voglia crescente di riprendere i nostri strumenti e di esprimere la nostra vera natura di musicisti in un modo più libero e anarchico rispetto al passato, senza fili logici o commerciali da rispettare.

 

I testi raccontano una rabbia matura (lo leggo soprattutto ne "Il deserto degli dei", ma mi sembra generalmente diffusa in tutto il lavoro): è come se vi fate inediti portavoce di una generazione al 90 percento impomatata e incancrenita dall'abitudine. Da che tipo di atmosfere nascono i testi del disco? Concretamente, come vengono stesi?

A questa domanda avrebbe dovuto risponderti Scaglia, visto che sono tutti suoi... ti posso dire che sono nati tutti di colpo quando avevamo già registrato in soli due giorni tutte le basi, Andrea è stato un fiume in piena; il suo obiettivo era quello di dare voce al nostro sound di adesso, con testi più diretti ed espliciti rispetto al passato, personali ed evocativi del suo stato d'animo attuale e con l'intento di usare immagini che potessero essere riferite a Milano e alla vita schizofrenica che conduciamo tutti. Noi amiamo moltissimo ogni parola che ha scritto, sono come un pugno che va dritto in faccia e al cuore di chi ascolta.

 

Musicalmente, l'impatto sonoro è notevole. Gli arrangiamenti sono colorati, curatissimi e ragionati. Allo stesso tempo però si respirano attimi completamente free, irrazionali. Da che parte vi sentite più a vostro agio?

È una bella domanda a cui è difficile rispondere. Mi sa che non l'abbiamo ancora capito: da una parte la nostra natura ci porta a curare e a definire perfettamente la struttura di un brano, dall'altra siamo anche spinti a improvvisare e a creare alchimie impazzite come se fossimo in mezzo a un incrocio fra clacson e urla. Sicuramente Xabier e Bruno sono maestri dell'improvvisazione e quindi approfondiremo questa strada.

 

Cosa c'è dietro questo disco? La citazione dei Joy Division sembrerebbe portare verso la new wave, ma io sento molto più rock allo stato puro, hardcore e in alcuni momenti anche prog. Il sax, poi, è una splendida deviazione verso territori free-jazz, o verso certe sperimentazioni simili a Morphine e affini. Avete avuto effettivamente qualche riferimento preciso, o sono solo gesti inconsapevoli di un flusso creativo libero?

Credo che sia un flusso libero che congiunge l'attitudine hardcore, gli anni 80 che inconsciamente ci siamo portati dentro sotto forma di post-punk e art-rock, e qualcosa forse anche di prog, ma è una grande marmellata in cui nessun ingrediente prevale su gli altri... volevamo unire Chet Baker ai Dead Kennedys! Credo che ci sia un medesimo approccio alla vita in tutti gli artisti che ci hanno influenzato: vivere e non sopravvivere.

 

Con i Ritmo Tribale avete raccontato gli anni Novanta italiani. Nei NoGuru i Novanta ci sono, eccome, ma sono in un certo senso aggiornati al 2010 (nei bpm e nei suoni). Che cosa è rimasto nel vostro progetto di quel "sentire"?

Credo che tutto ciò che abbiamo vissuto nei 90 ci permette oggi di continuare ad avere linfa sufficiente per osservare e raccontare a modo nostro il 2010, in modo forse più disincantato ma sicuramente più libero. Siamo come cinque alberi che con gli anni, e soprattutto con un terreno sano, hanno messo radici sempre più profonde.

 

Fin dai tempi dei Ritmo Tribale siete stati tra gli emblemi della scena milanese. Quali differenze vedete, socialmente e artisticamente, tra i vostri primi anni di attività e questi? C'è movimento, novità, qualità?

Sinceramente io adesso non vedo molta novità né movimento. L'impegno artistico e sociale che caratterizzava Milano negli anni 80 e primi 90 era una diretta conseguenza di un insieme di realtà politiche e di band che condividevano valori, speranze di cambiamento, rabbia e ricerca musicale. Le occasioni per suonare le creavamo noi e non aspettavamo l'aiuto o l'elemosina di qualche locale. Per noi suonare era un esigenza, e non un investimento commerciale. Oggi ci sono ancora musicisti che hanno qualità e festival che provano a valorizzarli ma è l'interesse generale dei ragazzi che è scemato. Pochissimi ascoltano e comprano la musica e quasi nessuno è interessato all'identità della band ma solo al ritornello del singolo.

Probabilmente, visto che gli artisti veri non si fanno piegare dalle logiche del mercato, io credo che entro poco ritorneranno le autoproduzioni, le fanzine e i manifesti abusivi agli angoli delle strade.

 

Qualcuno dice che negli anni zero musicalmente non è successo quasi nulla. Ci si riferisce evidentemente alla mancanza di un movimento a forti connotati sociali, com'era stato per new wave, per il punk, e per il grunge. Vi trovate d'accordo? Che cosa potrebbe essere il "nuovo" nella prossima decade?

Sono assolutamente d'accordo, per me di nuovo non è successo nulla. Ma non c'è da stupirsi, il nuovo accade solo quando c'è il bisogno e la capacità di cambiare ciò che non ti rappresenta più. Oggi si accetta ciò che succede senza chiedersi perché succede, essere utente o artista sono due differenti modalità di vita. In Italia poi la musica ha sempre vissuto di riflesso i grandi movimenti di novità musicale che arrivavano dall'estero. Credo che bisognerebbe dare un peso diverso alla musica nelle scuole fin dall'infanzia in modo da non arrivare lobotomizzati da Mtv a vent'anni

 

Chi ha i Ritmo Tribale nel cuore, in questi due anni deve aver rischiato l'infarto: sono usciti due bellissimi dischi, il vostro e quello di Edda, che dimostrano quanto abbiate tutti ancora moltissimo da dire. Degli anni insieme che cosa ricordate di più: le difficoltà o le soddisfazioni? Dichiarate spesso di essere una "famiglia", nonostante il tempo, gli addii, le strade diverse. Oggi pochi gruppi possono raccontare un legame così sanguigno, fraterno. Era davvero così? Questo vi ha aiutato nei momenti difficili, o ha complicato le cose?

Siamo sempre stati una tribù, ci conosciamo nel profondo dopo tanti anni di strada insieme. Quando ho visto i primi video di Edda che giravano su Youtube ero felice come un bambino... siamo stati sempre prima amici che musicisti e questa alchimia credo che sia arrivata a tutti coloro che ci seguivano e che ci seguono ancora oggi.

Io ricordo soprattutto le soddisfazioni sui palchi e sulle strade di tutta Europa per almeno 15 anni, un giorno forse scriverò un libro... l'amicizia forse può aver condizionato negativamente solo alcune scelte professionali, nel senso che avevamo dei legami talmente forti tra di noi da diffidare a volte delle persone esterne al punto da rifiutare molte proposte che forse ci avrebbero potuto aiutare dal punto di vista della popolarità. Comunque nessun rimpianto.

 

Il disco è appena uscito, siete in tour. avete già pensato al dopo? Ci saranno altri album? NoGuru si incastra in mille altri impegni e progetti, o oggi vi occupa a tempo pieno? Insomma: cosa farete da grandi?

Non vogliamo pensare e programmare niente, di sicuro vogliamo fare un secondo album magari registrandolo a New York. NoGuru è un progetto aperto a molte collaborazioni fra teste pensanti e libere che non ci impegna a tempo pieno visto che siamo cinque personalità diverse e perennemente impegnate in diverse passioni.

Discografia
 Milano Original Soundtrack (2011)

 

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