Nothing

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Stanchi di tutto: disagio e chitarre negli anni 10

intervista di Claudio Lancia

L’affermazione su scala mondiale nel 2014 del primo album “Guilty Of Everything” ha posto i Nothing al centro dell’attenzione nel panorama nu-shoegaze. Centrifugando reminescenze darkwave, feedback chitarristici, vena malinconica, epicità delle struttura e disagio esistenziale, il quartetto di Philadelphia giunge due anni dopo quell’exploit a pubblicare, di nuovo per Relapse Record, il secondo capitolo della propria discografia, arricchita lungo il cammino da deliziosi Ep e split.
Una chiacchierata, in costante equilibrio fra dannazione e ironia, con i due cantanti/ chitarristi Domenic “Nicky” Palermo e Brandon Setta, ci consente di approfondire la conoscenza della formazione americana e di introdurre l’atteso “Tired Of Tomorrow”.

Nicky, partirei da te, che sei riconosciuto come il leader del gruppo: raccontaci delle tue radici musicali. Quali album possono essere considerati indispensabili nella tua formazione?
Domenic: Negli anni 80 ho ascoltato molto gli Smiths, mi ritrovavo spesso a fissare mio fratello che scimmiottava Johnny Marr alla chitarra. In particolare ho amato “Strangeways, Here We Come”.

E qui ci troviamo in perfetto accordo…
D: Dai primi anni 90 potrei citare “Souvlaki” degli Slowdive.

E in effetti i riferimenti shoegaze nella tua scrittura sono a dir poco evidenti…
D: Poi direi “XO” di Elliott Smith, “Walk Among Us” dei Misfits e “What’s The Story” degli Oasis.

Beh, direi le giuste dosi di aggressività e melodia, esattamente quello che si trova nei vostri dischi. Parlaci un po’ delle tue prime esperienze musicali: hai militato in formazioni dal taglio hardcore-punk, quali Horror Show e XO Skeletons…
D: Quando ero molto giovane, di solito utilizzavo rabbia e aggressività per trattare di tutto ciò che non andava bene nella mia vita. Quindi il suono che usciva fuori dalle band nelle quali suonavo era sempre piuttosto aspro e diretto.
Una volta cresciuto, mi son ritrovato meno arrabbiato e soprattutto un po’ stanco di far leva su certi cliché. Credo che l’evoluzione della mia musica, osservata nel tempo, rifletta esattamente questa evoluzione personale.

Dopo le prime esperienze musicali hai avuto dei problemi con la giustizia. Non vorrei aprire questo capitolo, sul quale immagino tutti ti facciano spesso delle domande. Mi piacerebbe soltanto sapere quanto il periodo trascorso in prigione ha influenzato la scrittura delle prime tracce registrate con i Nothing. Attraverso il titolo del vostro primo album, “Guity Of Everything” sembri persino volerti far carico pubblicamente di tutte le tue responsabilità…
D: Il materiale dei Nothing è senz’altro ispirato da ciò che accade nelle nostre vite. Pensa che io raramente imbraccio una chitarra se non sto vivendo un periodo di crisi.
Quindi sì, le canzoni che sono finite in “Guilty Of Everything” sono il diretto risultato del mio stato d’animo, sono state fortemente ispirate dagli eventi intercorsi in quel periodo.

Poi hai incontrato Brandon Setta…
Brandon: io e Domenic ci incontrammo in un locale di Philadelphia, città dove tuttora viviamo, durante una serata dedicata agli Smiths.
All’epoca non bevevo ancora, ero abbastanza sobrio. Mi unì alla band immediatamente, sin dal giorno successivo, e nel giro di una settimana ero già un alcolizzato!

E in questo diluvio di alcool, come si delinea il vostro processo compositivo?
B: Abbiamo l’abitudine di buttare giù delle idee ognuno per conto proprio. Successivamente ci incontriamo e quasi sempre le sviluppiamo assieme, le facciamo crescere, inserendo ognuno dei contributi propri. Insomma, qualcuno ha un riff, o una parte di canzone, e partiamo da lì.

Immagino che voi due abbiate gusti musicali molto simili…
B: In effetti sì, io e Domenic abbiamo gusti musicali piuttosto simili. E in linea di massima a entrambi non piacciono un certo tipo di band.

Ed i vostri cognomi tradiscono evidenti origini italiane…
B: Eh, sì, Palermo e Setta, siamo tutti e due di origini italiane, anche se purtroppo non parliamo la lingua.
D: Nel mio caso le origini risiedono in quella meravigliosa isola che si chiama Sicilia. Beh … gli italiani lo fanno meglio, no?

I Nothing sono una band shoegaze, che peraltro sta anche ammorbidendo i propri suoni, però incidete per un’etichetta abitualmente attiva in tutt’altri territori…
B: Questa cosa in realtà ci è accaduta già in un paio di circostanze. Qualche anno fa abbiamo avuto un’opportunità con la A389, una label che si muove in ambito prevalentemente metal-hardcore, che pubblicò uno dei nostri primi Ep.
Noi proveniamo da quei territori sonori, abbiamo proprio quel tipo di background, quindi fummo felici di avere un’occasione simile.

Come andò a finire?
B: La A389 pubblicò il nostro mini-album “Downward Years To Come” e i riscontri furono molto positivi. Di lì a poco la stessa cosa accadde anche con la Relapse Records, altra etichetta che tradizionalmente fa parte del medesimo circuito. La Relapse pubblicò “Guilty Of Everything” nel 2014, il nostro primo album.
Non avevamo idea di come sarebbe andata a incidere per una label piuttosto importante, appartenente a quel tipo di immaginario, visto che i nostri suoni nel frattempo tendevano a prendere una forma diversa.
Forse molti “metallari” non furono troppo contenti della nostra presenza, non so. Comunque la maggior parte del catalogo Relapse resta decisamente “heavy”. Il nuovo album, “Tired Of Tomorrow” doveva inizialmente uscire per un’altra casa discografica, ma a causa di una serie di vicissitudini è stato pubblicato nuovamente dalla Relapse: sia noi che loro siamo tutti molto contenti di questo.

Dal mio punto di vista, oggi i Nothing stanno attualizzando l’approccio shoegaze, così come, ad esempio, i canadesi Metz stanno attualizzando quello hardcore-grunge. La sensazione è che voi guardiate al passato per scrivere musica contemporanea, priva quindi di qualsiasi vena nostalgica…
D: Molto semplicemente noi ci occupiamo di suonare, scrivere e registrare la musica che più ci piace. Non esiste alcun calcolo, nessun altro ragionamento dietro tutto ciò.
Non saprei dire sotto quale sigla etichettare quello che facciamo, ma sicuramente è la risultante di tutto quello che ascoltiamo, di tutto quello che non ascoltiamo e di tutto quello di cui non abbiamo mai neanche sentito parlare.
Se sembra che suoniamo meglio di chiunque altro è perché c’è onestà in quello che facciamo. Mentre in giro c’è sempre un sacco di merda.

Puoi svelarci qualche combinazione di effettistica, chitarre ed amplificatori utilizzata per ottenere il vostro suono?
B: abbiamo utilizzato diverse soluzioni per ottenere lo spettro sonoro che puoi ascoltare nei nostri dischi. Abbiamo utilizzato tonnellate di pedali, amplificatori e chitarre per eseguire tutte le stratificazioni sonore che puoi ascoltare.
Io però preferirei incoraggiare tutti i chitarristi a ricercare quella combinazione ideale di amplificatori ed effetti che rappresenti il suono che si sta ricercando, e lavorare duramente per migliorarlo sempre di più. E utilizzare qualsiasi chitarra sembri super cool, in modo da fare colpo su tutte le ragazze!

C’è qualche band emergente interessante nell’area di Philadelphia che volete segnalarci?
D: In realtà io sto ascoltando esclusivamente Chet Baker.
Non c’è nessuno che ci fa impazzire in questo momento dalle parti di Philadelphia.
O forse non ci piace nessuno in nessun posto.

Com’è andato il vostro primo tour europeo nel 2014?
B: Molti live club dove ci siamo trovati a suonare si trasformano poi in discoteche e restano aperti tutta la notte, così spesso ci siamo ritrovati la mattina distrutti per le conseguenze di questi party senza fine.

Sembrerebbe divertente visto dal di fuori: in giro per le più belle città d’Europa per suonare e tirare tardi…
B: Le situazioni però a volte erano fastidiose, grigie e fredde.
Se non ricordo male dovremmo anche aver fatto un selfie assieme…

Sì, la sera che vi siete esibiti a Roma, al Quirinetta, a due passi da Fontana di Trevi, bella location no?
B: Beh, l’Italia è sempre dannatamente cool!

“Guilty Of Everything” è stato ben accolto in Italia sia dalla critica che dal pubblico. Ma la musica ormai non fa più grandi numeri. Sapete quante copie ha venduto sinora in tutto il mondo?
D: Dovremmo essere intorno alle settantamila copie.
Spero con “Tired Of Tomorrow” di riuscire a raggiungere le duecentomila. Questo è l’obiettivo.

Il bassista dei Nothing, Nick Bassett, suona con i Whirr, con i quali avete anche condiviso uno split, avete dato vita al progetto parallelo Death Of Lovers, più orientato sul versante darkwave, siete piuttosto prolifici…
B: abbiamo sempre coltivato tanti interessi, ci guardiamo intorno, suoniamo con le persone che ci piacciono, i side project servono a tutti noi, ci consentono di esprimerci in diverse direzioni, ognuno nel proprio modo.
D: anche soltanto per cercare di tirar su un paio di dollari in più…

A proposito di Nick Bassett, in alcune delle nuove foto promozionali non l’ho visto ritratto: ho temuto avesse lasciato la band!
B: No, tranquillo, è solo che in quel momento eravamo troppo al verde per permetterci di andare sino a Oakland in aereo da lui.
Così abbiamo pensato di fare alcuni scatti soltanto con i due membri più belli della band, più Kyle (il batterista, ndr).

“Tired Of Tomorrow” arriva al termine di un periodo piuttosto travagliato, soprattutto per Domenic, nuovi problemini con la giustizia, un paio di risse, robetta così…
D: Sì, ma dentro c’è del nuovo.

Verissimo, è un disco molto più variegato rispetto al precedente, accanto a tracce elettricamente epiche, frutto del consolidato approccio noise-shoegaze, questa volta troviamo addirittura tre ballad, e persino un pezzo conclusivo tutto giocato su pianoforte e archi…
B: “Tired Of Tomorrow” rappresenta un’importante estensione della nostra idea musicale, abbiamo operato per costruire nuove soluzioni, restando però nel segno di una certa continuità rispetto al passato.
La nostra intenzione era di costruire un suono più “nostro”, creare un “progressive record”.
Il nostro suono è in costante mutazione, ed è così sin dall’inizio dell’avventura Nothing: spero possa continuare a evolversi ed espandersi anche in futuro.

Per concludere dateci il titolo del disco che avete attualmente in heavy rotation…
B: Io sto ascoltando soltanto “Holocaust” dei Big Star a ripetizione, e sto lì ad aspettare che questa vita finisca…

Termina, così l’incontro con i due cantanti/chitarristi della band di Philadelphia.
Ora ci sarà da affrontare la promozione di “Tired Of Tomorrow”: oltre trenta date sono già pianificate nel Nord America fra maggio e luglio. Poi, probabilmente, sarà di nuovo Europa…

Discografia
 NOTHING: 
 Poshlost (Ep, Like Glue, 2010)6
 Suns And Lovers (Ep, Big Love, 2011)6
 Downward Years To Come (Ep, A389, 2012)6,5
Guilty Of Everything (Relapse, 2014) 9
 Whirr/Nothing (Split Ep, Run For Cover, 2014)7
Tired Of Tomorrow (Relapse, 2016) 8
   
 DEATH OF LOVERS: 
 Buried Under A World Of Roses (Deathwish Inc., 2014) 6,5
   
 HORROR SHOW: 
 Demo 2002 (Mc, autoprodotto, 2002) 
 Our Design (Ep, Deathwish Inc., 2002) 
 The Holiday (Ep, Deathwish Inc., 2005) 
 Notes From The Night That Never Ended (Deathwish Inc., 2011)  
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
Last Day In Bouville
(videoclip da Poshlost, 2010)
Suns And Lovers
(videoclip da Suns And Lovers, 2011)
Downward Years To Come
(videoclip da Downward Years To Come, 2012)
Bent Nail
(videoclip da Guilty Of Everything, 2014)
Chloroform
(videoclip da Whirr/Nothing Split Ep, 2014)
Vertigo Flowers
(videoclip da Tired Of Tomorrow, 2016)
Eaten By Worms
(videoclip da Tired Of Tomorrow, 2016)
Live On KEXP - Full Performance 
(May 23, 2014)
Nothing su OndaRock
Recensioni

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Tired Of Tomorrow

(2016 - Relapse Records)
Il secondo, maestoso capitolo dei protagonisti della nuova scena shoegaze mondiale

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Guilty Of Everything

(2014 - Relapse Records)
La storica Relapse Records tiene a battesimo l'esordio della creatura di Domenic Palermo

WHIRR / NOTHING

Split

(2014 - Run For Cover)
Split condiviso con due tracce a testa per le due band cardine del nuovo shoegaze americano

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Downward Years To Come

(2012 - A389)

I primi esperimenti nu-shoegaze del quartetto di Philadelphia

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