Omd

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Storia di una modernità

intervista di Marco Bercella

Tutto si può dire di Andy McCluskey, storico frontman di una delle band più gloriose del synth pop britannico, fuorché non sia un tipo loquace. E a ben pensarci non si riscontra alcuna differenza fra le sue pose on stage - lui è una specie di pallina da flipper che non smette mai di muoversi, sia pur in modo preordinato - e l'elegante esuberanza che ci mette quando risponde alle nostre domande. Andy non è, insomma, fra coloro che interloquiscono in modo annoiato o con il pilota automatico inserito, ma è anzi un entusiasta che non esita a dispensare aneddoti, esternando passioni e, perché no, idiosincrasie. Lo abbiamo intercettato a Colonia nel bel mezzo della campagna promozionale del nuovo disco degli Omd dal titolo "History Of Modern". Sentite cosa ci ha detto.



Andy, partiamo dall'ultimo album. Il fatto che siate tornati insieme con la formazione originale a 24 anni da "Pacific Age" significa che ci troviamo di fronte a un evento importante. Cosa è cambiato tra di voi e nella vostra musica rispetto ad allora?

Ovviamente la nostra situazione è cambiata moltissimo. Penso che il più grande mutamento sia dovuto al fatto che la band originaria si è sciolta sul finire degli anni 80. Ho continuato da solo portando avanti il progetto Omd per qualche anno, ma poi ho smesso nel 1996. Era ovvio, in giro c'erano l'indie-rock, gli Oasis, il brit-pop: le pop band con i sintetizzatori degli anni 80 erano ormai fuori moda e fuori tempo, sembrava proprio arrivato il momento di fermarsi. Stavo sbattendo la testa contro il muro, ma poi le cose sono cambiate di nuovo...


E di molto, direi...

Già. Hanno ricominciato a chiederci di suonare dal vivo, di apparire in tv, di produrre dischi per altri artisti perché l'electro stava tornando ad essere di nuovo cool, e così alle fine abbiamo partecipato anche a uno show televisivo. In realtà era solo per gioco, giusto per andar lì e dire "hey, ciao a tutti!" di nuovo, è stata la prima volta dopo 17 anni che ci siamo trovati tutti insieme nello stesso posto e... beh ci è piaciuto, ci siamo divertiti. Ci hanno proposto di fare dei concerti, così ci siamo chiesti: "Tornare a fare dei concerti? Perché no, facciamone qualcuno...". Abbiamo messo in vendita i biglietti per nove concerti e sono andati subito tutti esauriti. Così arrivando a quest'anno ne avevamo fatti quaranta.

Tu e Paul siete rimasti amici dopo lo scioglimento del nucleo originario?

Sì, tra noi non ci sono mai state delle liti furibonde. Posso dire che siamo rimasti sempre in amicizia, tanto che Paul ha lavorato con me anche in un paio di canzoni dell'ultimo album uscito come Orchestral Manoeuvres in the Dark nel 1996.


Oggi ci sono un sacco di band che si ispirano al vostro sound storico e che fanno synth pop. Penso ai Junior Boys o agli Hot Chip... Conosci questi gruppi?

Certamente.


E allora dimmi: che tipo di reazione hai quando senti canzoni che suonano con uno stile simile a quello degli Omd?

È una cosa di sicuro interessante, ma non deve sorprendere. Se ci pensi, ormai la musica pop è vecchia: non c'è niente che non sia già stato fatto in passato. Qualche anno fa tutti i gruppi avevano il sound degli anni 60 e 70, ora sono tornati nelle retrovie e tutti vogliono avere il sound dei primi anni 80...


Per fortuna...

Intendi per me? Beh, in effetti non mi lamento...


Sì ma anche per me...

(e qui Andy se la ride, n.d.r.) Penso che il problema sia e sia sempre stato lo stesso. Ci sono gruppi che hanno un modo unico e speciale di lavorare, gli Hot Chip per esempio sono una di queste band. Ma adesso che l'electro è tornata di moda ci sono persone - esattamente come trent'anni fa - che non hanno niente da dire, non sono né uniche né speciali, vogliono solo far parte dell'industria e quindi si mettono a fare musica electro. Quindi, vedi, c'è certa electro music che ci piace come quella degli Hurts, dei Mirrors, anche Robyn è fantastica, ma poi c'è n'è altra che non vale niente. È sempre la stessa storia, da questo punto di vista non c'è nulla di nuovo.

omd2Pensi che il vostro sia solo un synth pop revival, o piuttosto che ci sia qualcosa di nuovo nell'ultimo album?

Nel creare il sound di "History of Modern" abbiamo gettato uno sguardo alla nostra stessa storia e ci siamo resi conto che la miglior musica che abbiamo mai prodotto è stata quella dei primi quattro dischi. Allora avevamo un sound unico e distintivo, componevamo canzoni, avevamo delle cose da dire e le dicevamo nel nostro stile riconoscibile. Abbiamo sempre tentato di fare qualcosa di diverso, ma non sempre diverso significa migliore, così ti dirò che nei tardi anni 80 gli Omd non erano proprio un granché, voglio essere onesto...


Però "Sugar Tax" era un buon disco...

Sì, in effetti "Sugar Tax" era un buon disco, ma "Crush" e "Universal" non erano proprio il massimo.


Sì, su questo sono d'accordo con te...

Ti dirò, neppure "The Pacific Age" e "Liberator" erano un granchè. "Sugar Tax" era un buon disco con buona musica ma se avevamo davvero intenzione di tornare, la cosa più importante era suonare come noi stessi e come nessun altro, e il sound distintivo degli Orchestral Manoeuvres in the Dark è quello dei primi dischi. Però dovevamo assicurarci di non fare semplicemente una sorta di disco retrò-nostalgico, facendo anzi in modo che la produzione tecnica, lo stile e la qualità musicale suonassero da...2010. Ecco il difficile equilibrio che abbiamo dovuto trovare: dovevamo usare i suoni tradizionali degli Omd, e allo stesso tempo fare in modo che il disco suonasse attuale. Questa è stata la vera sfida.


Siete storicamente dei ricercatori di suoni coi sintetizzatori. Non trovi che l'attuale tecnologia limiti un po' questa ricerca e tenda ad appiattire il sound? Mi riferisco soprattutto al lavoro che si fa in sala d'incisione: non si rischia di rimanere sedotti dalla via più breve, se così si può dire? Perché oggi sembra tutto più semplice, non ti pare?

Beh, insomma...certe cose sono più semplici ma altre sono più complicate. Quando abbiamo cominciato non avevamo così tanti strumenti, e nemmeno un computer pieno di samples di synth. Per certi aspetti così era più facile per il fatto che non avevi molte alternative: andava più o meno così: "Ok, base drum!" "Bum Bum Bum", e poi "Base sound!" "Du du du", "Ok, finito!". Adesso invece funziona così: "Base drum!" "Uhm, beh ce ne sono tremila diverse! Mio Dio, quale suono dobbiamo usare?!". E naturalmente la gente continua ad avere la stessa convinzione: "Eh, fai tutto col computer, ci metti dentro i samples, premi un bottone e il computer scrive la canzone". No che non lo fa, cavolo! Magari lo facesse...! Trent'anni fa c'era chi diceva (qui il tono diventa profondo e serioso): "La macchina scrive la musica". Eh no, noi scriviamo la musica: usiamo le macchine ma siamo noi a scrivere la musica. Purtroppo i sintetizzatori non hanno un pulsante con sopra scritto "hit singles"! (altra risata, n.d.r.)


Sia tu che Paul avete cantato come lead vocalist le grandi hit degli Omd, così mi sono sempre chiesto come sceglievate chi avrebbe cantato la canzone successiva. Vi ha mai creato dei problemi questo tipo di dualismo?

In realtà era molto semplice, se scrivevamo una canzone insieme o se la scrivevo io da solo, la cantavo io. Se la scriveva Paul da solo, la cantava lui. Perciò in ogni album avevamo mediamente gran parte delle canzoni scritte insieme, uno o due pezzi scritti solo da me e magari uno da Paul. Se l'aveva composta da solo, senza alcun mio intervento, allora il cantante era lui. Ecco perché ci sono singoli come "Souvenir", "Forever Live And Die" che Paul ha scritto per conto suo, senza che io intervenissi e che quindi ha cantato lui. Non c'erano situazioni del tipo "Ok, ora è il tuo turno, la prossima tocca a me...".


...era tutto molto chiaro, dunque. Nel nuovo album canti solo tu?

Sì, esatto.


Cosa voleva dire essere dei pionieri del pop elettronico nell'Inghilterra del punk? Raccontami di quel periodo...

Eh, era davvero tutto molto eccitante. Vale la pena di ricordare che Paul e io abbiamo creato e scoperto la nostra musica "alternativa" già nel 1975, quando abbiamo cominciato ad ascoltare i Kraftwerk. Già da allora avevamo intenzione di comporre la nostra musica alternativa elettronica, e questo prima del punk. Ma quando è esploso questo movimento ci siamo trovati fra le mani una grande opportunità, intanto perché si trovavano facilmente i posti in cui suonare e poi perché esso incoraggiava le persone a fare musica differente. Così abbiamo avuto una splendida possibilità a Liverpool dove c'era un locale fantastico chiamato "Eric's Club": abbiamo inventato la band solo per poter suonare una sera e ci hanno accettato. Gli Orchestral Manoeuvres in the Dark dovevano essere il progetto di una sera, ma poi siamo tornati per un altro concerto, poi c'è stato il singolo per la Factory ("Electricity", n.d.r.), e subito dopo abbiamo firmato per una major, la Virgin.Devo ammettere che per me e Paul tutto questo fu davvero sorprendente. Non ci saremmo mai aspettati di avere delle hit, non ci interessava diventare delle popstar. Semplicemente suonavamo a casa di sua madre il sabato pomeriggio, quando lei usciva per andare a lavoro: ci trovavamo e suonavamo la nostra musica stramba. I nostri amici pensavano che la nostra musica facesse schifo perciò non credevamo potesse essere pop. Era strana, non piaceva a nessuno, la facevamo solo per noi stessi. Quindi fu davvero una sorpresa quando, dopo tre anni che avevamo cominciato a scrivere canzoni, realizzammo "Electricity" come singolo. Pensa...avevamo scritto "Electricity" a sedici anni e tutti hanno cominciato a trovarla fantastica e Tony Wilson, della Factory Records, disse "Questa è la pop music del futuro!".


Già, fu una fase davvero irripetibile...

Davvero. Fu un periodo sorprendente, incredibile. L'unico problema era che la maggior parte dei giornalisti ci detestava. Sai, erano giornalisti che seguivano il rock secondo i vecchi cliché e dunque odiavano quello che stavamo facendo noi, gli Human League e i Depeche Mode. "Questa non è musica" - dicevano - "non è virile, non è sudata, non è onesta". Non ci capivano, quindi ci avversavano e invece adesso c'è gente che salta fuori con frasi come "ah, il "classico" degli Omd "Enola Gay", il "classico" "Architecture And Morality". Ma se vedi le recensioni di quel periodo, erano terribili, e invece ora sono dei "classici" (e qui Andy sghignazza compiaciuto, n.d.r.)


Non dirmelo: se ripenso a tutte le discussioni che feci con i fan del rock "sangue sudore e lacrime", e tutte quelle distinzioni fra "musica vera" e "musica artificiale". Però devo dire che, nel tempo, molte di quelle persone hanno mutato la loro posizione, e oggi vedono la cosa da una prospettiva differente. In fin dei conti ci troviamo di fronte a una disquisizione che è stata in qualche modo superata dagli eventi...

Senti Andy, prima parlavamo dei Kraftwerk: dal momento che c'è una canzone dedicata a loro nel nuovo album, "Rfwk", vorrei sapere qualcosa della vostra e della loro storia. Da giovani eravate dei loro fan, e dai molti riferimenti che avete seminato qua e là non facevate nulla per nasconderlo. So che tu hai collaborato con Karl Bartos, e so anche che loro non si sono lasciati proprio bene (soprattutto con Wolfgang Flur, ho letto). Sei rimasto amico di Karl?

Certamente, e infatti gli ho inviato un mp3 di proprio di "Rfwk", e giusto qualche settimana fa Wolfgang Flür mi ha scritto una mail per dirmi che ha sentito il nostro nuovo disco alla radio, perciò li conosco bene e siamo amici . Non li vedo da molto tempo ma ci scriviamo ancora e-mail di tanto in tanto, ci sentiamo per telefono, e spero che verranno a vederci durante il nostro tour in Germania nel prossimo novembre. Beh in realtà non sono in contatto né con Ralf Hütter né con Florian Schneider e a dirla tutta quando pensi ai Kraftwerk, quando pensi al grande uomo dei Kraftwerk pensi a Ralf...


Cosa pensi del nuovo progetto che lui sta portando avanti da solo come Kraftwerk?

Come ben sai Ralf ha sempre voluto che i Kraftwerk fossero la macchina perfetta. Invece io trovavo che vi fosse qualcosa di molto umano nei Kraftwerk. Tutti negli anni 70 pensavano che loro fossero una macchina, ed effettivamente se li confrontavi con l'altra musica degli anni 70 sembravano e suonavano proprio come una macchina. Ma se li ascoltavi attentamente potevi sentire delle persone nella band, delle belle melodie, e un modo di suonare non totalmente perfetto. Ci potevi sentire anche la malinconia e il romanticismo, per quanto la gente non abbia mai del tutto colto questi aspetti. C'era una bellissima e struggente umanità nei Kraftwerk: "Trans Europe Express" e "Neon Lights" per me sono delle canzoni romantiche bellissime.


Sono assolutamente d'accordo con te...

Invece adesso - cioè da quando Karl, Wolfgang e, ultimamente, Florian se ne sono andati - se ascolti cose come "Aerodynamik" o "Vitamin", oppure se vedi uno spettacolo live, non c'è quasi più nessuna umanità, lui è proprio come una macchina perfetta e, personalmente, non mi piace molto...


omd3Sei amico anche di Ralf?

L'ho incontrato tre volte, e questo è tutto. Sai, per me era molto difficile, era come incontrare Dio e penso che forse sia un uomo un po' strano, parlare con lui può essere molto complicato...


Anche Florian però deve essere un tipo strano...

Sì, anche se in realtà penso che Florian abbia un po' di senso dell'umorismo...


Dici davvero?

Sì, penso di sì. Loro se ne stanno chiusi nel proprio mondo e deve essere davvero molto difficile entrarci, ma ascoltami: loro sono anche la cosa più importante che io abbia mai sentito nella mia vita.


Potrei dire lo stesso....

Quando ho ascoltato per la prima volta "Autobahn" ho pensato: "Wow!". Sono venuti in concerto a Liverpool l'11 settembre 1975, al Liverpool Empire, ero seduto al posto 246 (e qui Andy scandisce il numero in modo quasi solenne, n.d.r.): per me quel giorno è iniziata una nuova vita.


Nel corso della vostra carriera avete lavorato con dei grandi produttori. Penso a Mick Howlett, a Rhett Davies, a Stephen Hague, quale pensi che sia, tra questi, il vero mago della sala d'incisione?

La cosa divertente è che in realtà abbiamo avuto problemi con i produttori perché avevamo un modo molto, molto particolare e individuale di scrivere e di fare canzoni. Rhett Davies ad esempio non ci capì, fu un grosso errore. Avevamo chiesto Rhett perché amavamo il sound dei Roxy Music negli album dei primi anni 80. Lo abbiamo chiamato per "Dazzle Ships" ma gli abbiamo chiesto di lavorare a un disco che non era nelle sue corde e quindi fu molto difficile. Probabilmente il miglior produttore che abbiamo mai avuto è stato Mick Howlett perché ci permetteva di fare ciò che volevamo. Era paziente ma anche intelligente, non cambiava nulla. Diceva: "Ok, volete fare così? Fate così! Non è il modo in cui si fa normalmente un disco ma è il modo in cui lo fate voi, è il vostro stile. Vi aiuterò soltanto a fare in modo che suoni come un disco professionale, ma non starò a dirvi cosa dovete o non dovete fare".


Non cercava di cambiare la vostra musica secondo i suoi gusti...

No, non la cambiava, ci aiutava semplicemente a ottenere la migliore registrazione delle nostre idee. Tra questi tre personalmente direi che il migliore era Mick Howlett: io e Stephen Hague litigavamo sempre, era un tipo simpatico ma odiavo lavorare con lui...


Poi avete anche avuto un contatto con Martin Hannet agli inizi della vostra carriera, e neppure questo andò troppo bene, sbaglio?

Non funzionò per "Electricity", la sua visione di questa canzone non funzionava, hai presente tutti quegli effetti gotici, e quell'eco? Ma ha preso il nostro pezzo "Almost" che era una saltellante canzoncina pop e ci ha restituito una bella canzone, echeggiante e romantica. Quindi diciamo che ne ha fatta una giusta e una sbagliata.


Doveva essere un tipo strano, ho letto storie bizzarre sul suo conto...

Molto strano, ma abbiamo passato un periodo interessante quando lavoravamo con lui. La Factory Records non aveva soldi e dovevamo mixare in studi allucinanti, di notte, quando non c'era nessuno e verso le tre del mattino Martin era così fatto che andava a mettersi sotto la console del mixaggio e si addormentava. Io e Paul ci dicevamo "E adesso che facciamo? Dobbiamo svegliarlo o no?" "Ah no, io non lo sveglio!". L'unica cosa che potevamo fare era aspettare che si svegliasse (il tono si fa comprensibilmente divertito, n.d.r.).


Forse non tutti conoscono il lato più sperimentale degli Omd. Penso ad alcune cose presenti in "Organisation", oppure alle vostre straordinarie b-sides, quelle raccolte in "Navigation". Come mai in tempi recenti non avete più inciso cose di quel tipo? In fin dei conti nessuno vi associa al sound industriale, eppure avete fatto molte cose di quel genere...

Quando componevamo le b-side si trattava di un'opportunità straordinaria perché avevamo passato gli ultimi sei mesi tra strumenti nuovi e musica nuova. I singoli erano pronti e anche l'album era finito, avevamo bisogno di tracce extra ma da quel momento avevamo completa liberà, carta bianca, potevamo fare ciò che volevamo con tutto il nuovo equipaggiamento, e inoltre eravamo ancora carichi. Così componevamo i pezzi più interessanti e "Navigation" dimostra quanto belle e forti fossero le nostre b-side. Abbiamo smesso di farle in quel modo dopo "Dazzle Ships", che ha quasi ucciso la nostra carriera commerciale, allorché siamo passati da tre milioni di copie vendute a trecentomila, perdendo il novanta per cento del nostro pubblico.


Io l'ho sempre trovata una cosa molto strana, in fin dei conti "Dazzle Ships" ci sono sia le canzoni orecchiabili, sia le canzoni "difficili" dei dischi precedenti...

Non so che dirti, forse "Genetic Engineering" non era il singolo giusto...

Può darsi, ma "Telegraph" era proprio orecchiabile, funzionava alla grande...

Sì lo so. Guarda non saprei proprio dirti cos'è successo. Potremmo parlarne tutto il giorno ma non arriveremmo mai a sapere com'è andata esattamente. Ma dopo quel disco Paul si è sposato, avevamo entrambi messo su casa, avevamo delle responsabilità e quello era il nostro lavoro e dovevamo assicurarci di riuscire a tirarne fuori dei soldi: è così che sono nati tutti i problemi riguardo al sound della band. Ecco perché abbiamo smesso di sperimentare, di fare solo quel che volevamo. Quindi soprattutto con le b-sides, abbiamo smesso di sperimentare veramente. Tuttavia la cosa interessante è che nell'ultimo disco siamo tornati a sperimentare con le b-side, che anzi ora non si chiamano più b-side ma bonus track. C'è questa canzone davvero interessante chiamata "Ideal One" e poi c'è "Alone" che è un ottimo pezzo, davvero una buona b-side. Un'altra cosa curiosa è che in "History of Modern" c'è un brano chiamato "New Holy Ground" che inizialmente doveva essere una bonus track: ne eravamo molto entusiasti, così quando abbiamo completato il disco abbiamo deciso di inserirla.


omd4Vorrei parlare un attimo di classifiche. Avete avuto un grande successo in Europa oltre che ovviamente in Uk, ma forse un po' inferiore, nel complesso, alle aspettative in Usa. E' strano perché voi siete stati forse tra i primi fra coloro che poi hanno innescato la grande British Invasion nel 1983/84. Come te lo spieghi? Avete avuto qualche hit ma non avete ottenuto il successo degli Human League...

È interessante perché proprio quando la nostra musica è diventata un po' più conservativa e tradizionale, il pubblico americano ha cominciato ad amarla di più. Scherzavamo così tra di noi: siccome siamo stati proprio tra i primi inglesi a sbarcare in America, tra il 1980 e il 1982, dicevamo sempre che era stato un po' come il D-Day. Quando le navi degli Alleati approdarono sulla costa, i primi soldati a sbarcare furono uccisi a colpi di fuoco, mentre quelli che sbarcarono dopo riuscirono a raggiungere la spiaggia calpestando i cadaveri dei primi. Ecco, noi siamo stati i primi ad arrivare sulle spiagge degli Stati Uniti, ma siamo stati uccisi dalla stampa americana, mentre gli Human League e i Culture Club, calpestando i nostri cadaveri, sono andati avanti e hanno avuto successo (se la ride di gusto, n.d.r.).


Ho letto da qualche parte che all'interno della vostra produzione storica, considerate "Architecture And Morality" come il vostro miglior album. Trovo che sia un disco molto bello, ma forse meno coraggioso del precedente "Organisation" e soprattutto del successivo "Dazzle Ships". Sei d'accordo?

Mah, se pensi veramente ad "Architecture and Morality" ti accorgerai che è particolare tanto quanto "Organisation" e "Dazzle Ships", a modo suo, ma ha dei suoni meravigliosi e corali. Ci sono "Souvenir", "Maid of Orleans" e "Joan of Arc". Forse può sembrare meno sperimentale, ma "Sealand" è un pezzo molto inusuale e "Architecture And Morality" è praticamente musica concreta. Insomma, non voglio intraprendere una discussione su quale sia il disco più sperimentale, penso solo che i nostri primi quattro dischi siano quanto di più eccellente abbiamo mai fatto.


Che musica ascolta oggi Andy Mc Cluskey?

Che cosa ascolto adesso? Dunque vediamo...il mio disco preferito dell'anno scorso è "Body Talk Part One" di Robyn, se non lo conosci procuratelo, e in realtà questa settimana è in uscita anche "Body Talk Part Two". Poi c'è un gruppo, le Au Revoir Simone, il loro disco mi piace molto. Ma ascolto ancora anche i vecchi album, talvolta, mi piace sempre ascoltare "A Walk Across The Rooftops" dei Blue Nile, lo adoro, è un grandissimo disco. E poi ascolto sempre il mio disco preferito di tutti i tempi, un disco che nessuno ha mai capito, delle due cantanti folk canadesi Kate e Anna McGarrigle. Una di loro, Kate, era la madre di Rufus Wainwright ed è purtroppo morta da poco. È un disco meraviglioso, non è lo stile della musica che faccio, ma quelle armonie sono così malinconiche e toccanti, e tristi... Ecco, queste sono alcune delle cose che ascolto.


E che mi dici di Paul? Ascolta musica diversa? Perché all'inizio ascoltavate le stesse cose, giusto?

Vedi, in realtà all'inizio ascoltavamo la stessa musica perché io compravo i dischi e lui possedeva uno stereo. La semplice ragione per cui sono nati gli Omd è che io portavo i miei dischi tedeschi a casa di Paul. Io infatti avevo un giradischi mono che suonava malissimo, lui invece si era costruito uno stereo perché si occupava di elettronica. Lui si era fatto uno stereo e io andavo a casa sua: si trattava semplicemente di una meravigliosa relazione simbiotica.


Senti Andy, cosa possiamo fare per vedervi in Italia on stage? Ho visto che avete in calendario un sacco di date in Germania, e da noi nemmeno una. Ci avete sempre un po' snobbato, come mai?

Mi piacerebbe tantissimo venire in Italia, abbiamo chiesto se era possibile ma non c'è nessun agente o promoter disposto a darci abbastanza soldi per allestire un buono spettacolo. Certo potremmo venire e fare uno show di m..., con pessimi suoni e senza le luci, ma chi vorrebbe vederlo? Se conosci qualcuno che possa portarci in Italia con un buono spettacolo, ci piacerebbe davvero molto venire a Milano o a Roma, perché è dal 1982 che non suoniamo in Italia...


Lo so bene, sfortunatamente non potei venire a vedervi e fu un peccato, dal momento che poi non c'é stata più occasione qui da noi...

Ascoltami, se conosci qualcuno, chiediglielo. Vorrei davvero venire, non odiamo l'Italia, anzi la adoriamo solo che nessuno ci chiama. Spero piuttosto che ti piacerà il nuovo disco. Sta andando molto bene qui in Germania, in Olanda e in Inghilterra. Ero molto nervoso perché i giornalisti hanno avuto poche settimane per ascoltarlo e non sapevo che idea di fossero fatti. Ma è molto buono e sta andando davvero bene.


Si ringrazia Laura Lucia Rossi per il paziente e puntuale contributo in fase di stesura.

Discografia
 ORCHESTRAL MANOEUVRES IN THE DARK

 

  

 

Orchestral Manoeuvres In The Dark (Din Disc Virgin, 1980)

8

Organisation (Din Disc Virgin, 1980)

9

Architecture And Morality (Din Disc Virgin, 1981)

8,5

Dazzle Ships (Virgin, 1983)

8

 Junk Culture (Virgin, 1984)

5

 Crush (Virgin, 1985)

6

 The Pacific Age (Virgin, 1986)

4,5

 The Best (antologia, Virgin, 1988)

7

 Sugar Tax (Virgin, 1991)

7

 Liberator (Virgin, 1993)

5,5

 Universal (Virgin, 1996)

4

 The Omd Singles (antologia, Virgin, 1998)

6,5

 The Peel Sessions (Virgin, 2000)

6,5

 Navigation — The Omd b-sides (Virgin, 2001)

7

 History Of Modern (Blue Noise, 2010)   5
 English Electric (BMG, 2013)   6,5
   
 THE LISTENING POOL 
   
 Still Life (Telegraph Records, 1994)

4

   
 ONETWO 
   
 Instead (ThereThere Music, 2007)

6

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