One Dimensional Man

One Dimensional Man

Le schegge impazzite dell'indie italiano

intervista di Marco Lo Giudice

Al telefono con Pierpaolo Capovilla, sui palchi di tutta Italia con il tour di "A Better Man", degli One Dimensional Man

"Mi richiami dopo? Sono in treno, e non mi sembrerebbe carino disturbare gli altri passeggeri". Ladies and gentlemen, dall'altra parte della cornetta l'uomo più crudo, sanguigno e discusso dell'indie italiana: Pierpaolo Capovilla.

L'insospettabile pacatezza e cortesia del leader di One Dimensional Man e Teatro degli Orrori stimola una lunga chiacchierata sul recente album dell'uomo a una dimensione ("A Better Man") e sulla musica italiana in genere. A partire da quale sia, oggi, il vero progetto parallelo di Pierpaolo.
È un po' che mi sforzo di sottolineare come One Dimensional Man sia stato soltanto messo in pausa dal lavoro con Il Teatro degli Orrori, il vero progetto parallelo. La priorità al Teatro è stata data forzatamente, dopo il boom degli album e soprattutto dei live. Ma One Dimensional Man è una mia creatura, il mio primogenito, a cui ovviamente tengo tantissimo. Contestualmente, il disco nasce dalla collaborazione con Luca Bottigliero, un grande, grandissimo batterista. Composto in una ventina di giorni, l'abbiamo registrato in un mese circa.

 

Il disco è pieno zeppo di ospitate: da James Campbell, pittore e poeta australiano, autore di tutti i testi, a Eugene Robinson degli Oxbow, Justin Trosper degli Unwound, e ai guest italiani: Sir Bob Cornelius Rifo e Jacopo Battaglia del fenomeno dance Bloody Beetroots, Rodrigo D'Erasmo degli Afterhours, Enrico Gabrielli dei Calibro 35, Gionata Mirai de Il Teatro degli Orrori, Francesco D'Abbraccio degli Aucan, e Richard Tiso, visto più volte con Il Teatro e nel reading di Majakovskji.

Tutto questo grazie a Giulio! L'ospitata di Justin è stata incredibile, non prendeva in mano una chitarra da dieci anni! Disponibilissimo anche Eugene, Bob (Rifo, ndr) è una mente, una vera testa pensante. Un disco corale, di cui sono soddisfatto oltre le aspettative. Un disco anche molto moderno, che guarda al futuro, nei suoni e nella scrittura. Gli One Dimensional Man sono davvero un progetto in crescita, di respiro internazionale, per questo "A Better Man" ci piacerebbe portarlo fuori, e cantando in inglese dovrebbe essere un minimo più semplice.

 

Il disco, multiforme e per questo differente da quanto fatto dai monodimensionali nel passato, risente delle tre teste che ci hanno lavorato.
Pesa innanzitutto la semplicità del mio modo di comporre, alla quale si è aggiunta la vena di Luca, autore con me di quasi tutto il disco. Giulio entra in campo in un secondo momento da vero produttore artistico: ormai in quel campo è espertissimo, il suo tocco diventa determinante. Tra di noi c'è una fiducia totale e reciproca, costruita negli anni. Ognuno lascia fare e disfare liberamente agli altri, ma davvero non è solo amicizia, è pura fiducia professionale, se così si può chiamare. Uno stile creativo caotico, in cui diverse esperienze confliggono e si condizionano a vicenda.

 

E deve esserci anche tanto Teatro degli Orrori in un disco che, pur passando sotto il marchio One Dimensional Man, ha alle spalle due dischi e due tour che - stando alla critica - hanno cambiato la musica indie italiana.
Due dischi, due tour e - aggiungo io - dei casini allucinanti. È stata un'esperienza fondamentale per la mia e nostra formazione artistica e professionale. È vero: One Dimensional Man e Teatro Degli Orrori sono la stessa famiglia, ma con "A Better Man" abbiamo voluto continuare il percorso lasciato sospeso con "Take Me Away": un legame strettissimo, a doppio filo, con il rock anni Novanta, con quella scena di Chicago di Jesus Lizard & co. che tanto abbiamo adorato. One Dimensional Man è dichiaratamente figlio di quel modo di fare e concepire la musica, mentre Il Teatro Degli Orrori è per scelta fuori da qualsiasi cliché, e in questo senso più europeo.

 

Tutto questo, la musica. Ma il concetto, l'idea? L'uomo a una dimensione di Herbert Marcuse, che si nasconde dietro il nome della band, ha ancora valore oggi?
ancora più di prima! A fine anni Sessanta c'erano speranze vivide, concrete, si pensava di poter cambiare il mondo. Invece il decorso storico ha portato a un capitalismo ancora più radicato, e - in particolare in Italia - ad avere ancora più one dimensional men di prima, costretti e affezionati al consumo: vent'anni di edonismo berlusconiano si sentono eccome!

 

Nonostante questo, qualcosa si muove. Gli ultimi mesi raccontano di vittorie politiche e rivolte sociali che nel Belpaese non si vedevano da un po'.

E infatti nutro grande, grandissima speranza. Quello che vorrei è che la gente che sta al governo e chi li manovra se ne vada una volta per tutte, il Paese deve tornare in mano alla società civile, perché la società politica ha dimostrato tutta la sua squallida inadeguatezza e insufficienza. Dall'alto dei miei 43 anni, io ho il ricordo di veri politici, quelli di oggi sono solo mascalzoni. Ma la parabola berlusconiana è alla fine, gli ultimi segnali (Pisapia a Milano, il referendum) sono di grande vitalità.

 

Un segnale di cambiamento che, per certi versi, si vede anche nella musica. Mille calcoli e ragionamenti dentro le sale d'ufficio dei colletti bianchi delle major, alla ricerca disperata dell'alchimia da singolo fortunato, e dall'altra parte un gruppo come il Teatro degli Orrori che - senza promozione radio e tv, senza un singolo in classifica - riempie capannoni e locali con veri e propri sold out.

Perché alla fine siamo delle schegge impazzite. Alla mia età ci vuole coraggio a fare ancora il pagliaccio sul palco, ma sono profondamente orgoglioso del risultato ottenuto: il mio lavoro è molto politico, e ho fatto un buon lavoro proprio perché ho colpito nel cuore dell'immaginario collettivo. La scelta dell'italiano è stata proprio per dare l'importanza giusta ai contenuti, che oggi sono fondamentali. Nel Teatro c'è tutta la mia vena poetica e lirica, che cerca di riabbracciare quella splendida produzione cantautorale italiana, da De André a Dalla fino al primo Pino Daniele, autori utilissimi per capire come - per noi italiani - la narrazione sia tutto.

 

L'hype creatosi attorno al Teatro degli Orrori, raggiunto grazie anche alla poetica diretta e fortemente politica di Pierpaolo, ha sottoposto il leader veneziano alle furie volubili tipiche del web e dell'opinione pubblica da bar. Recente l'attacco subito per il cambio di formazione del Teatro Degli Orrori.

Attenzione però a non confondere la massa con gli haters, esempio lampante di come l'imbarbarimento dell'Italia si rifletta - è inevitabile - nella rete. Ma non mi preoccupo assolutamente del gossip, dei rumours, io vado drittissimo per la mia strada, sapendo che posso certamente anche fare degli errori. Sono un uomo ambizioso, e gli uomini ambiziosi guardano al futuro.

 

Che sarà, non c'è dubbio, sempre sul palco. A saltare, urlare, provocare.

Il palco è tutto per me, è la straordinaria messinscena della vita, con il rischio sempre dietro l'angolo che diventi più reale della vita stessa! Una vita passata da molti in ufficio a far di conto, in fabbrica a spaccarsi le ossa, in casa anestetizzati dalla tv... e te lo dice uno che ha lavorato fino a nove mesi fa!

 

Giulio e Luca, dall'altra parte del telefono, reclamano Pierpaolo per le prove del tour, che ha già riscosso successo in numerosi festival estivi in giro per l'Italia.

Oggi l'uomo a una dimensione, domani il teatro degli orrori: i protagonisti, le menti sono le stesse, e la ricetta molto simile. Dopo anni di gavetta, di sudore e passione spesi su palchi di qualsiasi misura e caratura, oggi sono loro a guidare la cordata indie italiana.

Con tutti i meriti.

Discografia

One Dimensional Man (Wide, 1997)


 1000 Doses Of Love (Wide, 2000)
 
 You Kill Me (Gamma Pop, 2001)
 
 Take Me Away (Ghost / Midfinger, 2004)
 

A Better Man (La Tempesta, 2011)


pietra miliare di OndaRock
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