Paolo Conte

Paolo Conte

Cinquant'anni in Azzurro

intervista di Massimiliano Leva
C'è sempre un senso di riverenza e fascino davanti a un grande come Paolo Conte. "Oggi mi chiamano anche maestro - dice - Mi fa piacere. C'è voluto un po' di tempo perché venissi abilitato al ruolo, ma va bene così". L'appuntamento con la stampa è al Teatro degli Arcimboldi di Milano, dove Conte ha in programma un concerto. La sua è una breve tournée con un paio di date anche a Bologna, poi Genova, Torino, Lucerna, Bergamo. "Oggi sono spesso stanco per viaggiare troppo in tour. Ma una serata spesa con i miei musicisti sul palco è sempre una serata spesa bene". Avrà pensato lo stesso quando ha registrato dal vivo il disco uscito il 9 novembre: "Live in Caracalla - 50 years of Azzurro", concerto tenuto a Roma lo scorso giugno per il cinquantesimo anniversario di una delle sue canzoni più celebri.

Che cosa ricorda di quando scrisse "Azzurro"?
Quando l'ho scritta, avevo subito capito che si trattava di una canzone speciale, che avrebbe avuto successo. Quando fai pratica, capisci a un certo punto che una canzone ha un peso specifico e la scrissi pensando proprio ad Adriano Celentano come cantante. Se l'avessi cantata io non penso proprio che avrebbe avuto lo stesso successo.

Ha sentito Celentano per il cinquantesimo compleanno?
No, ci siamo sentiti forse tre o quattro volte in tutta la nostra carriera.

Oggi rivive con piacere il passato quando le capita di ricordare?
Non ho rimpianti, forse solo il fatto di aver realizzato "Razmataz" (uscito nel 2000, come progetto allegato a un Dvd, ndr). All'epoca forse non c'erano ancora così tanti appassionati legati anche alle immagini in musica e così forse sarebbe andato meglio in un altro decennio. Ma per il resto non vivo neppure con malinconia il mio passato. Sono legato al jazz degli anni 20, di quell'epoca fantastica. Anch'io in qualche modo sono stato un rivisitatore di quel momento.
Non ho nuovi dischi in programma, solo cose nel cassetto, soprattutto dagli anni 70 e 90. Dovrò un giorno fare ordine nei cassetti.

Sta pensando anche a un album di inediti?
Per il momento no, ma l'ispirazione a volte ha un'accelerata improvvisa. Mi capita di mettermi giù e magari arriva una canzone e poi un'altra e un'altra ancora. Ma al momento non ho un progetto né canzoni per un album di inediti. Ho cose nel cassetto, soprattutto dagli anni 70 e 90. Dovrò un giorno fare ordine nei cassetti.

C'è una canzone che preferisce in particolare dal suo repertorio?
Le immagino come se fossero tutte dei figli e non ne vorrei rinnegare alcuna, ma se dovessi scegliere direi "Gli impermeabili" per la musica e "Genova per noi" per il testo.

L'hanno cercata dopo la sciagura del ponte Morandi di Genova per qualche concerto benefico?
In pochi, devo dire, forse perché io mi sono sempre presentato come un forestiero a Genova. Chissà...

Qual è la sua giornata tipo?
Una volta suonavo tutti i giorni, oggi ho perso questa abitudine. Mi piace disegnare in questo momento. Lo faccio così, magari non prendo in mano una matita per dieci anni e poi all'improvviso mi viene la voglia. Ho fatto tanti disegni, sono gelosissimo di loro. Magari un giorno ne metterò in vendita qualcuno.
Ho goduto del mondo dei cantautori perché allora andava di moda il termine "alternativo" e nessuno era più alternativo di me per come cantavo.

"Azzurro" uscì nel 1969. Che ricordi ha di quell'anno?
Avevo già trent'anni e forse anche per questo io non l'ho vissuto politicamente come gli altri miei colleghi. Vivevo in provincia e si sentiva meno. E poi in quegli anni scrivevo per altri e neanche potevo immaginare di essere poi io a interpretare le mie canzoni. Aiutavo già mio padre in ufficio, dividevo il mio tempo tra scartoffie legali e, nel tempo libero, scrivere musica. Ho goduto del mondo dei cantautori perché allora andava di moda il termine "alternativo" e nessuno era più alternativo di me per come cantavo.

Eppure qualche anno fa ci fu anche chi disse che anche lei, oltre a Bob Dylan, avrebbe meritato il Nobel.
È stato un gesto spiritoso, credo. Anche se la decisione di dare il Nobel a Bob Dylan, così come a Dario Fo, mi ha trovato d'accordo. A mio giudizio però gli artisti italiani hanno anche da insegnare e hanno dato molto di più di quelli americani.

Crede che - come canta Roberto Vecchioni nel suo ultimo disco - la lingua italiana stia morendo per come viene usata oggi dai giovani musicisti?
Io ho sempre dichiarato che la lingua italiana è molto difficile da praticare con la musica, per ragioni di ritmi, di accenti, ma è sempre una lingua bellissima. Forse una volta i cantautori, rispetto ad oggi, avevano un'altra sensibilità, un'altra intelligenza. Questo sì.

La cosa che le piace di più della musica?
Non saprei, troppe cose che mi hanno sempre attratto, tra melodia, armonia e ritmo. Forse, sceglierei l'armonia. Purtroppo anche quella se ne sta andando nella musica di oggi.

Preferisce sempre il jazz ad altri generi?
Sì, perché è un genere che sorride anche alla teatralità, perché il musicista di jazz quando celebra la sua performance in pubblico si muove come un attore, come un cantastorie, come un poeta. Il jazz ti arriva in faccia e lo fa raccontandoti sempre una bella storia.

Tre jazzisti che consiglierebbe a un giovane oggi?
Louis Armstrong, Art Tatum e Earl Hines.
Perché le donne fanno fatica con il jazz? Il jazz è come un'automobile, a un uomo piace sapere come è fatto il motore, i cilindri. Alla donna invece piace la linea, la carrozzeria.

Ma le donne fanno ancora fatica a capire il jazz?
Ascoltare un brano jazz è come stare davanti a un'automobile. A un uomo piace sapere come è fatto il motore, i cilindri. Alla donna invece piace la linea, la carrozzeria. A loro ricordo che piaceva sempre la canzone più facile, oggi forse le cose sono cambiate, ma una volta era così.

È anche un tifoso milanista? Cosa pensa dell'ultima sconfitta con la Juventus?
Mi ha fatto un po' di pena Higuain, che è una persona seria: vederlo così infuriato mi ha fatto compassione. Quanto a Gattuso, mi piace e penso che non si possa attribuire a lui alcuna colpa.

Ha progetti per i prossimi anni?
Non ho mai amato troppo i progetti. Ho ragionato sempre canzone per canzone, ho sempre pensato di scrivere una canzone più bella di quella che avevo scritto prima. Per il musical, per il cinema mi sono arrivati piccoli progetti ma niente di particolare. E poi sono un pigro, lavorare oggi con un regista sarebbe difficile. Sono un notturno, sin da quando studiavo. Mi piace la notte con tutte le sue vibrazioni.
Discografia
 Paolo Conte (RCA, 1974)
 Paolo Conte (RCA, 1975)
 Un gelato al limon (RCA, 1979)
 Paris Milonga (RCA, 1981)
Appunti di viaggio (RCA, 1982)
Paolo Conte (CGD, 1984)
 Concerti live (CGD, 1985)
 Aguaplano (CGD EastWest, 1987)
 Paolo Conte live (CGD EastWest, 1988)
 Parole d'amore scritte a macchina (CGD EastWest, 1990)
 Stai seria con la faccia ma però (antologia, 1992)
 Novecento (CGD EastWest, 1992)
 Tournée live (CGD EastWest, 1993)
 Una faccia in prestito (CGD EastWest, 1995)
The best of Paolo Conte (CGD EastWest, 1996)
 Tournée 2 live (CGD EastWest, 1998)
 Razmataz (CGD EastWest, 2001)
Razmataz Dvd (CGD EastWest, 2001)
 Reveries (CGD EastWest, 2003)
 Elegia (Atlantic, 2004)
 Paolo Conte Live Arena di Verona Cd / Dvd (Warner, 2005)
 Wonderful (Rca, 2006)
 Paolo Conte Plays Jazz (Sony-Bmg, 2008)
 Psiche (Universal, 2008)
 Blue Swing - Greatest Hits (Sony-Bmg, 2008)
 Nelson (Universal, 2010)
 Snob (Universal, 2014)
 Amazing Game - Instrumental Music (Decca, 2016)
 Live in Caracalla - 50 years of Azzurro (live, Bmg, 2018)
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