Perturbazione

Perturbazione

L'altropop italiano

intervista di Marco Lo Giudice
Ci hanno rubato il tempo

I Perturbazione raccontano della gestazione del loro nuovo doppio album, della complessa rottura
con la Emi e di Torino e provincia.

perturbazione1_01"Non abbiamo voluto buttare via niente, tutto qui". Ecco cosa si nasconde dietro ad una delle rare gemme prodotte dal vivacissimo sottobosco della musica indie italiana. "Del nostro tempo rubato" è il titolo del nuovo disco dei Perturbazione, un disco doppio, come più o meno tutti i grandi del rock hanno fatto. Abbiamo raggiunto al telefono Tommaso Cerasuolo, voce della band, che ci ha raccontato cosa si cela dietro a un'operazione apparentemente così complessa e mastodontica.
"Fino a qualche tempo fa, la parola disco ci faceva venire l'orticaria. Era davvero una situazione di sfascio, la tournée precedente si era chiusa bruscamente, con la EMI era andata male (dopo soltanto due mesi dall'uscita del disco ci avevano mollato...) Diciamo che Perturbazione, in quel momento, era un progetto in totale stallo. E allora, come fossimo una coppia in crisi, abbiamo aperto una pausa si riflessione collettiva. Per non stare fermi, abbiamo portato in giro uno spettacolo acustico ("Le città viste dal basso", ndr) e abbiamo proseguito la nostra collaborazione con Loescher ("Enlarge your english", ndr), ma per quanto riguarda il disco: allergia totale!" Com'è possibile non sentire la bruciante sensazione di aver fallito, in una situazione di questo tipo? "Perché comunque, fin dall'inizio di quest'avventura, abbiamo sempre cercato di riflettere prima di tutto sui nostri errori. E ripartire, più consapevoli e forti di prima. Poi tieni conto che quello è stato un momento cruciale, molte cose sono cambiate e nelle nostre famiglie sono nati tanti figli! La cosa che ci teneva insieme erano le canzoni, ed è per questo che ci siamo in un certo senso fidati di loro, le abbiamo lasciate andare, rispettando molto di più le idee di tutti".
Un'intuizione che, a sentire il risultato, si è rivelata giusta. Il materiale complessivo di due anni di lavoro, dal 2007 al 2009, una volta ascoltato nello studio di Cristiano e Rossano Lo Mele dà al gruppo un'idea paradossale di forte collettività: “si, in qualche modo si è disegnato da solo. Anche il primo elemento esterno al gruppo che ha ascoltato i pezzi, il fido Fabio Magistrali, poi alla consolle per il mixaggio dell'album, ci ha riservato pareri ottimi". Anche se a un primo approccio, va detto, la lunghezza spaventa. "Questo lo sappiamo, ce ne rendiamo conto. E infatti, il cd-r presente nel packaging, che ho curato personalmente, vuole proprio concedere al singolo ascoltatore la libertà di masterizzarci ciò che vuole: una compilation dei brani del disco, piuttosto che un disco degli Ac/Dc... davvero quello che vuole! Tutto è ispirato dal primo pezzo, "Istruzioni per l'uso": in un'epoca fatta di scatole, dove i contenuti sono pochi e i contenitori molti, è bello che sia l'utente per una volta a decidere che cosa vuole ascoltare".

Sembra che la rottura del rapporto con la Emi abbia giocato parecchio nella gestazione di questo disco, e che anche il titolo nasconda un'attenta meditazione su quanto successo: "Certe cose ti fanno chiedere se il tempo che ti scorre a fianco è rubato o prezioso, se te lo fai rubare o se riesci a fermarlo e a renderlo speciale. Forse la magia di questo disco sta proprio nella convinzione, da parte nostra, di aver reso prezioso il nostro tempo. Ti assicuro che economicamente è un momento durissimo, ma artisticamente e personalmente siamo al settimo cielo".
Forse ciò che attanaglia le major, allora, è proprio la mancanza di pazienza, una scorretta gestione del tempo. "Le incomprensioni ci sono state proprio per questo: conoscendoci bene e non essendo noi alla prima esperienza discografica, sapevamo bene di essere un diesel, e che il disco avrebbe quindi avuto risultati con una certa pazienza. Con la Mescal, ad esempio, era andata proprio così. In EMI, il problema principale l'abbiamo avuto con Marco Alboni, un indeciso di natura e completamente risucchiato da questa schizofrenia del tempo... Da una parte c'era lui, e dall'altra c'era la nostra volontà di voler lavorare sul lungo periodo. Ma del resto, questa è gente che punta tutto sul modello X-Factor: durante le riunioni in sede, si parlava della crisi del disco e dei Finley. 'Ma questi hanno capito con chi stanno lavorando?', ci chiedevamo. Non sarebbe stato così difficile cercare la fetta di marketing che più ci appartenesse, è una questione basilare nel marketing: per far vendere i Perturbazione, devi rivolgerti ad un target ben preciso, e diverso probabilmente da quello dei talent-show. Ma l'amara verità è che sono incompetenti anche su questi temi, che dovrebbero invece essere il loro pane. È un mondo allucinante, pieno zeppo di signor-sì, dove la contraddizione è all'ordine del giorno: hai la sede in piazza San Babila, in centro a Milano, ma non esiti a tagliare 50 teste in poco tempo".

perturba_02Il lungo sfogo di Tommaso ha il sapore di una ferita ancora aperta. Ma anche di una consapevolezza diversa, magari un po' disillusa, forse però con le spalle più salde. "La dimensione del tutto va bene non ci piace per niente. Lo spettro dei colori del mondo reale è molto più ampio, anche se rischia costantemente di essere cannibalizzato. La vita è bella proprio perché è fatta di sole e di pioggia! E di cosa parlavano Shakespeare, Dante, e tutti i grandi, se non di questo? Sembra di essere tornati agli anni ottanta, dove tutto era patinato... Nel disco abbiamo cercato di metterci anche questa sensazione”.
Per una volta, in questo disco, sono state rispettate le idee di tutti, ha detto Tommaso. Ma è stato così facile? "No, niente affatto. La democrazia costa fatica, perché le cose da decidere sono mille. E pur avendo fortunatamente anche altre persone che ci aiutano, spendiamo comunque una valanga di tempo. In realtà poi ognuno ha il suo ambito specifico (chi la grafica, chi il sito, chi il furgone, ...) e si crea quindi una sorta di leadership alternata da parte di ciascuno di noi".

Rivoli, in provincia di Torino. I Perturbazione nascono da lì, e si inseriscono in quella miriade di band cresciute nella dimensione di paese. Cosa prende e cosa toglie, la provincia? "Il vuoto culturale a volte è molto forte. Ti senti più solo, ma tendi anche a riconoscerti in chi ti sta vicino, e questo è un bene. Insomma, da un lato hai stimoli a cercare una via di fuga, ma dall'altro sei in una realtà fatta di relazioni umane più autentiche e naturali... che forse però da adolescenti risultano asfissianti. É un discorso complesso, in effetti: per me, tra città e provincia esiste una dinamica di amore e odio dialetticamente creativa. Tieni presente, poi, che Torino ha mantenuto negli anni una vitalità molto concreta, umana... è un misto di industrializzazione e provincialismo, ha una storia legata a doppio filo con la fiat e l'immigrazione, ed è culla della migliore tradizione laica ma anche di un cattolicesimo vero, fatto di mani che si sanno sporcare. Diciamo che io, ma credo anche gli altri, siamo cresciuti a cavallo di questa Torino e della sua provincia".
Tommaso è papà, come lo sono anche gli altri componenti del gruppo. Gigi ed Elena, poi, chitarrista e violinista della band, stanno pure insieme. Ma quanto è complesso far convivere la dimensione di gruppo e quella della famiglia? "Il problema principale è spostarsi. Gigi ed Elena hanno la fortuna di stare insieme, e qualche volta si fanno aiutare dai genitori o da qualche amico. Per gli altri... beh, diciamo che le compagne sono molto pazienti. Poi va detto che non è neanche così male prendersi un paio di giorni di vacanza dal mestiere di genitore".

Ancora una volta, è di ottimo auspicio poter osservare e toccare con mano che la vera musica italiana è fatta di sacrifici autentici, di sognatori con i piedi per terra, di persone mature e testarde che non mollano mai la presa. I Perturbazione sono un'altra faccia di quell'indie che sta tenendo alto il nome e la qualità del made in italy: di soldi se ne vedono ancora pochi, ma dell'entusiasmo e della passione non si scorge la fine.

(03/10/2010)
Discografia
 Waiting to Happen (Santeria, 1998)

7

 36 (mini-cd, 1998)

5

In circolo (Santeria, 2002)

7,5

 Canzoni allo specchio (Mescal, 2005)

5,5

Pianissimo fortissimo (Emi, 2007)

7

 Del nostro tempo rubato (Santeria, 2010)

6

 Musica X (Mescal, 2013)

7

 Le storie che ci raccontiamo (Mescal, 2015)

4,5

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