Pietra Montecorvino

Pietra Montecorvino

La voce e il cuore di un'indomabile fuoriclasse

intervista di Alessandro Liccardo
All'inizio era Lucia Canaria. In molti la ricorderanno come una giovane custode di bagni pubblici, vocalmente molto dotata, nelle mani dell'impresario Onliù Caporetto - un cognome, un programma - interpretato da quel Renzo Arbore che del film "FF.SS. - Cioè, 'che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?'" fu anche il regista e l'autore della colonna sonora (insieme a Claudio Mattone e Gianni Mazza). La sua "napolitanite", le ospitate a Tele Ottaviano, le rocambolesche avventure tra Roma e Milano dei due e il susseguirsi di personaggi come lo Sceicco Beige (Roberto Benigni), Luciana Turina nelle vesti di Mamma Turì, Luciano de Crescenzo nei panni di se stesso e molti altri risalgono al 1983, l'anno in cui per la prima volta il grande pubblico ebbe la possibilità di vedere e ascoltare Barbara d'Alessandro, meglio nota come Pietra Montecorvino.
Dopo arrivarono Angelo Branduardi, che la volle con sé durante il tour di "Pane e Rose", e soprattutto Eugenio Bennato, cui è stata a lungo legata sentimentalmente e con il quale ha intrecciato una proficua partnership artistica cominciata con "Acqua acqua foco foco" e proseguita di lì a poco con un'altra opera musicale, "A Sud di Mozart". Se il suo primo 45 giri risale al 1988 ("Una città che vola"), è invece datato 1991 il suo Lp d'esordio, "Segnorita", pubblicato dalla Five Record e scritto in tandem dai fratelli Eugenio ed Edoardo Bennato. Per la critica è un trionfo: Pietra riceve la Targa Tenco come "miglior interprete dell'anno" e appena l'anno dopo Peppino di Capri canta con lei "Favola Blues" sul palco dell'Ariston a Sanremo - ci vorranno sedici anni per rivederla al Festival dei fiori, con Eugenio Bennato in gara con "Grande Sud".
Non solo è accaduto molto altro, in questi sette lustri di carriera, ma il calendario della Montecorvino è ancora oggi fitto di appuntamenti. Il primo è un concerto a Napoli al Teatro Sannazaro, che l'11 aprile conclude una prestigiosa rassegna intitolata "Sound of the City" e che ha già visto protagonisti artisti come James Senese e i Napoli Centrale, Raiz con i Radicanto e Peppe Servillo accompagnato dai Solis String Quartet.
È tornata con un nuovo disco, "Colpa mia" (Malamusik), distribuito dall'etichetta Lucky Planets che negli ultimi tempi ha avuto il merito di ridar luce a dischi di Roberto Murolo (compreso "Ottantavogliadicantare", noto per le grandi collaborazioni con Mia Martini, Enzo Gragnaniello, Fabrizio De André, Peppino Di Capri, Renzo Arbore e Toquinho), dei Musicanova, di Edoardo Bennato ("È arrivato un bastimento", "Kaiwanna" e altri titoli del suo vasto catalogo, compreso "È asciuto pazzo 'o padrone" inciso come Joe Sarnataro), l'indimenticato Sergio Bruni, e di pubblicare gli ultimi dischi dal vivo di Lina Sastri e numerose colonne sonore. Tutto farebbe pensare a un lavoro ben saldo nella tradizione, nella ricerca folk, e invece no: si guarda oltre i confini, si dipinge con colori nuovi e c'è un inedito vestito elettronico che avvolge la voce di Pietra. Una voce che, nelle sapienti mani di un produttore come Salvio Vassallo, eccelso polistrumentista che negli anni ha frequentato tanto la Real World di Peter Gabriel quanto Jenny Sorrenti e Nino Buonocore - non facendosi mancare nemmeno un progetto sulle folk songs di Luciano Berio, "Remembering The Future" - dà il meglio di sé in un lavoro fruibile ma al contempo sofisticato, moderno, audace nell'accostare morbidi beat (più da salotto che da dancefloor) alle sempre sanguigne, urgenti e sincere interpretazioni della cantante e attrice napoletana.
Non solo non c'è spazio per le cartoline sole-pizza-mandolino del maestro Arbore, qui dentro, ma al tempo stesso si traccia una linea di confine con l'attuale scena partenopea (caleidoscopica a dir poco, con il misterioso Liberato da una parte e i neomelodici dell'attentissima Zeus dall'altra parte dello spettro). Ci sono un duetto con Tonino Carotone nella title track e uno con il figlio Fulvio Bennato (buon sangue non mente), otto brani originali e due cover, "A chi" (al secolo "Hurt", nella versione di Timi Yuro) e "Tu sì 'na cosa grande". E soprattutto c'è quella voce calda e abrasiva, unica, che riesce a far sposare mondi che altrimenti si darebbero le spalle.

Iniziamo con il tuo ultimo lavoro, "Colpa mia": come mai hai scelto di intitolarlo così, al di là della canzone estratta anche come singolo, e perché hai scelto un'immagine di copertina così d'impatto, in bianco e nero, con un'autocensura?
Diciamo che in qualche modo è un messaggio un po' trasgressivo - non mi presto ai giochi, non sto alle convenzioni, sono dichiaratamente fuori dal mercato e come vedete faccio la copertina che voglio io. Me la autocensuro, perché tanto me la censurereste voi, ed esco liberamente con "Colpa mia". E la colpa è mia, mi prendo la responsabilità di presentarmi oggi con un'immagine così in un momento tanto delicato, in cui sembra che le donne non possano scoprirsi neanche di due centimetri altrimenti rischiano di essere violentate. Mi prendo le responsabilità di qualsiasi considerazione si possa fare, insomma.

Com'è nata la collaborazione con Salvio Vassallo? Il disco mi sembra molto "fresco", è la prima volta in cui ti ascoltiamo con arrangiamenti elettronici.
È stata per me un'esperienza nuova, prima di tutto per via dell'elettronica - nella mia carriera sono sempre stata "acustica", in qualche maniera, e di conseguenza mi sono dovuta un po' abituare a 'sto burdell' (ride) di suoni e di rumori, accettarlo e gestirlo per far sì che da queste nuove suggestioni potesse uscire una canzone e non musica house. Salvio avrebbe forse insistito troppo sulla ritmica, io invece ho voluto che il lavoro fosse nel suo insieme più melodico, c'è stato un grande lavoro sui testi, ho fatto "asciugare" alcuni momenti e ho deciso, per esempio, di inserire una tromba che per me avrebbe dato quel calore un po' più "umano". Però questo connubio è stato interessante, il disco suona molto bene, lo ascolto volentieri. Concordo sulla freschezza del risultato.

Il brano che dà il titolo all'album è un duetto con Tonino Carotone. Come vi siete conosciuti? Di chi è stata l'idea?
L'idea è nata da alcuni amici in comune, che mi dissero che Tonino era un mio fan e voleva conoscermi a tutti i costi. Lui capita spesso a Napoli. È successo che a un certo punto l'ho cercato, sono andata a un suo concerto, lui poi è venuto a vedere un mio spettacolo... una situazione abbastanza magica, era inverno. Ci siamo incontrati, conosciuti. Lui è molto bravo. Subito il giorno dopo l'ho portato in sala ("prima che torni a Madrid", gli dissi, "vieni e mettimi questa voce"). Ha fatto un grande sforzo, perché registrammo la canzone a mezzogiorno e per lui è notte fonda - come tempi è abbastanza disorganizzato. Però ha fatto questo sforzo, era molto contento e mi racconta che cantare con me è sempre stato il suo sogno, nonostante possa vantare collaborazioni di successo con Manu Chao e altri artisti. Presi la palla al balzo. Avevo chiamato anche Gerard Depardieu, avrei cantato insieme a lui la canzone "La luna", ma in quel momento era impegnato e non ha potuto partecipare.

C'è un'altra voce che ti accompagna nel disco, quella di Fulvio Bennato. C'è una canzone, scritta da lui, intitolata "Far Away". Perché un duetto madre-figlio e perché un brano in inglese?
Fulvio vive da molto tempo all'estero, e mi piaceva questa sua canzone, "Far Away", che parla di lontananza. Gli chiesi: "Perché non metterla su disco? Siamo madre e figlio, lontani, sarà un brano poetico". Lui all'inizio non voleva saperne nulla - fa la sua musica, vive in Australia, ha viaggiato in India, in Indonesia, e canta in inglese. Ha scritto anche una canzone in italiano, che per me è bellissima, ma lui non ne sembra troppo convinto.

Ci sono due cover. Il disco inizia con un duetto e finisce con un brano eseguito senza strumenti, con un forte riverbero. Ho trovato molto curiosa la scelta.
È il percorso della nostra vita. Nasciamo insieme ad altri, in duo, in trio... figli, padri... e poi rimaniamo da soli, senza più neanche la musica ad accompagnarci. Sono contenta che ti sia arrivata come emozione. È ciò che conta quando fai musica, arte, cinema...

Parlando di cinema, sappiamo che una tua canzone - "Senza voce", scritta da Enzo Gragnaniello - è nella colonna sonora di "Napoli velata". Un incontro importante, quello con Ferzan Ozpetek...
Il contatto nasce dal richiamo della mia voce. Mi cercano... e mi trovano. Ma solo quando c'è arte, quando c'è da emozionarsi, io sono disponibile. Tante volte mi sono ritrovata a dire di no, per cose che magari avrebbero venduto ma che a me non sarebbero andate bene. Voglio essere fuori dal gregge e da ogni speculazione artistica, se mi capitano offerte che reputo troppo commerciali le rifiuto. Potrei essere forse molto più famosa, ma il tempo è breve e voglio solo occuparmi di cose autentiche e che rimangano nel tempo. Ho cantato con Ute Lemper, Mercedes Sosa, Nina Simone, a Londra con la Bbc con Morrissey. Ho fatto tanti concerti in Francia, in Spagna. Nonostante la mia napoletanite che conservo stretta e mantengo con molta forza e prepotenza, mi considero un'artista internazionale. Non ho un genere di musica - sento a me affini Tina Turner, Bruce Springsteen, ma anche i nostri bravissimi italiani, dai Bennato a De Gregori a Gragnaniello. Non ho neppure un genere di cinema, sono una fan dell'arte.

A proposito di arte, oltre a cantare e recitare sappiamo che dipingi.
Solo a ferragosto: quando rimango sola in casa perché fuori è terribile, compro la tela e mi faccio il mio quadro, di ferragosto. Sono tutti datati 15 agosto i miei quadri (ride). Ho fatto qualche esposizione, ho presentato un libro in cui c'erano i miei dipinti all'interno e ho tenuto una serie di spettacoli con un giornalista che mi faceva domande e usammo i miei quadri come scenografia. È accaduto quattro anni fa, facemmo una decina di date.

Tornando al cinema...
Vi do una notizia, sto lavorando con il regista Eduardo De Angelis per il suo nuovo film. Non voglio svelare ancora niente, ma c'è una scena in cui canto un brano molto bello durante un matrimonio (De Angelis fa un tipo di cinema dove tocca argomenti come la camorra, la Napoli più "malata"). Andrà alla Mostra del Cinema di Venezia a settembre. In calendario ci sono anche un festival a Napoli, di cui si conosceranno i dettagli nelle prossime settimane, e un progetto con un'artista internazionale contro il femminicidio - sono in prima linea per la libertà delle donne in tutto il mondo, ma non mi considero una femminista: la libertà è una conquista per tutto il genere umano. Sarà un anno bello intenso.

Cosa ti è rimasto dell'incontro con John Turturro per il film "Passione"?
Sicuramente è rimasta l'amicizia con John, che è per me importantissima. Lo reincontrerò presto, c'è l'idea di organizzare un concerto privato a casa sua. Idee che nascono perché sono fortunata a collaborare con persone che mi sostengono e completano: spesso agli artisti non accade, anzi. È assai facile trovare persone arroganti, ignoranti, che vogliono cambiare qualcosa della tua personalità quando è magari proprio quell'aspetto che fa sì che tu possa lasciare il segno.

Hai un'associazione, Malamusik. Come si sta sviluppando? C'è spazio per la ricerca e lo scouting di nuovi talenti?
Malamusik, che è anche la mia etichetta, nasce da una voglia di essere indipendente. Se fossi con una grande casa discografica mi direbbero anche come mi devo vestire, cosa posso dire e cosa non posso dire. Figurati, non mi stava bene quando ero ventenne, come potrebbe funzionare adesso? Devo vincere, ma con la mia sostanza. Nuovi talenti? Ce ne sono, ne ho scoperti tre o quattro, ma ho avuto poco tempo...

Ci sono esperienze che hai rifiutato e riguardo alle quali oggi dici "ah, se l'avessi fatto"? Quali sono state le tue rinunce più clamorose?
La Pietra ventenne mandava tutti a quel paese. Un contratto da 200 milioni con Roberto Rossellini che disse "Pietra, possibile che non firmi?". Non andai ospite a Sanremo, con il brano "Sud", e mi avrebbero dato 50 milioni. Luciano de Crescenzo mi offrì un ingaggio da 100 milioni per un suo film e uno da 50 per un altro. Un circuito, è ovvio: entri in una cosa che non si ferma più. Entri nel mestiere. Ma essendo diventata poi abbastanza brava non me ne pento, altrimenti sì che avrei detto "che stronzata agg' fatt'". Il mio percorso è stato profondo, costruttivo. Ho conosciuto Eugenio che mi ha insegnato a essere libera e, al tempo stesso, a rispettare i numeri. Ho fatto un lungo cammino, ho imparato a stare sul palco e non emozionarmi mentre mi esibisco. Salire con l'emozione per me è una stupidaggine, fa perdere il senso della verità.

Si avvicina il tuo concerto dell'11 aprile. Fa parte di una rassegna...
Sì, al Teatro Sannazaro, e sarà un concerto molto particolare. I miei show sono tutti diversi, dipende dal pubblico che ho davanti. Se è caloroso, lo spettacolo sarà caloroso. Se è silenzioso, sarà silenzioso... se mi girano le palle, voglio stravolgere le regole e sicuramente lo faccio. Con me ci saranno una batteria, un contrabbasso, una chitarra e un violoncello. Le canzoni del nuovo disco saranno rese acustiche, ne eseguirò tre o quattro più i classici napoletani che non posso non fare. Lo sento proprio come un dovere, facendoli in una certa maniera devo mantenere la tradizione.

È un buon momento, per te, per la scena napoletana?
No, secondo me no. Ci sono artisti che ogni tanto emergono ma non succede niente, e non credo che la storia li ricorderà. Negli ultimi trenta-quarant'anni ci sono stati Pino Daniele, Tony Esposito, Napoli sviluppò un'identità assolutamente indipendente usando il napoletano - ma non solo, vedi Alan Sorrenti che cantava in italiano. Napoli non si piegava al mercato, ma il mercato cercava i talenti a Napoli. Oggi il mercato si sta dimostrando sempre più ambiguo e inutile, e c'è un vuoto che fa paura agli artisti. Magari domani uscirà qualcosa di buono, ma ora non credo ci sia molto da scoprire. È tutto già sentito, per non dire copiato, o comunque banalizzato.

Il tuo precedente lavoro, "Pietra a metà", è un omaggio a Pino Daniele e Massimo Troisi. Com'è stata vissuta la registrazione e come sono state scelte le canzoni?
È stato tutto istintivo, dopo tre giorni che è morto Pino sentii il bisogno di confezionare questo disco. Non lo avevo mai conosciuto, una volta ricordo che gli portai una rosa in un ristorante... ma ero amica di Massimo Troisi, che amavo follemente. Con la morte di Pino spontaneamente ho creato un triangolo io-Pino-Massimo, un pezzettino di storia fatta con grande amore. Quando ci metti sentimento e non c'è l'intento di speculare, puoi fare quello che vuoi, non c'è vergogna. Ho cantato le canzoni che mi venivano in mente, non ho scelto "Je so' pazzo" né "Napule è" ma brani cui sono particolarmente legata. "Vivo come te" è bellissima (e canta).
Discografia
 FF. SS. - Cioè: che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? (colonna sonora, con Renzo Arbore e Roberto Benigni, Mammouth Recording Limited, 1983)
Segnorita (Five Record, 1991)
 Pietra Montecorvino (RTI Music, 1992)
 Voce di Pietra (RTI Music, 1993)
 La stella del Cammino (DV More Record, 2000)
 Napoli Mediterranea (Lucky Planets, 2003)
 Italiana (Malamusik, 2009)
 Esagerata (CNI Music, 2009)
 Pietra a metà (Lucky Planets, 2016)
Colpa mia (Lucky Planets, 2017)
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