Rachel's

Rachel's

Musica da camera per giovani rocker

intervista di Massimiliano Osini
Intervista a Rachel Grimes (in collaborazione con Aktivirus)

Una volta tanto è il pubblico italiano a godere di un trattamento di favore: i Rachel's hanno infatti scelto di dedicare buona parte delle date della loro tournée europea al nostro paese, attraversando la penisola in tutta la sua lunghezza, da Cuneo a Palermo. L'ensemble americano, che in passato ha annoverato tra le sue fila fino a venti elementi, è in questo caso ridotto ai minimi termini. Christian Frederickson (viola), Rachel Grimes (pianoforte) e Eve Miller (violoncello) ripropongono nella sua interezza l'album "Music for Egon Schiele" composto in origine per una produzione di teatro danza rappresenta nel Maggio del 1995 presso l'Università dell'Illinois a Chicago, dodici brani che ripercorrono l'evoluzione personale e artistica del pittore espressionista austriaco. Liberi da condizionamenti del pubblico e con una formazione essenziale i Rachel's possono dedicarsi completamente alla loro principale passione, la musica da camera colta e raffinata. Lo stile è austero, con il pianoforte e la viola impegnati a dipingere un nervoso sottofondo sul quale si distende la melodia del violino. Mentre su uno schermo vengono proiettate diapositive dei principali quadri di Schiele la Chiesa di Mirandola (Modena) è pervasa da un affascinante atmosfera da belle époque che si trasforma a tratti in un angoscioso senso di tragedia incombente.

Come mai avete scelto di suonare ben sette date in Italia trascurando altri paesi europei?

La risposta ce l'hai di fronte ai tuoi occhi. Qui c'è molta gente che viene a sentirci e partecipa con passione a quello che facciamo. Tutte le volte che abbiamo suonato da queste parti ho sempre avuto grandi soddisfazioni e ho sempre sentito una forte risposta da parte del pubblico. E poi Giovanna degli Uzeda è una nostra cara amica. Lei e suo marito ci fanno da Tour manager e ci organizzano sempre ottimi concerti qui in Italia, dedicandoci molta più attenzione di un qualsiasi altro agente europeo.

Questa sera avete suonato in una chiesa, e così anche in altre date di questo tour. C'è una ragione particolare per questa scelta?

Non siamo mai stati qui prima d'ora. Non c'è una ragione principale per la quale abbiamo scelto questo posto. Abbiamo chiesto ai promoter locali di scegliere posti adatti per la musica acustica e spesso sono le chiese che offrono i migliori risultati in questo senso. Inoltre in Italia ci sono molte più chiese che altrove e quindi abbiamo un'ampia scelta. Suoniamo anche in qualche teatro a volte infatti una chiesa ha un'acustica troppo forte per la nostra musica e la rende confusa.

Avete inciso due dischi recentemente, "Selenography" (1999) e "Full on Night" (2000), come mai avete scelto di riproporre "Music for Egon Schiele" che risale a cinque anni fa invece di suonare il vostro nuovo materiale?

Principalmente perché, nonostante sia uscito nel 1996, non siamo mai andati in tour con quell'album. Attualmente il nostro chitarrista è impegnato in un altro progetto per circa un mese così, non potendo fare altri tour, abbiamo colto l'occasione per eseguire dal vivo "Music for Egon Schiele". Inoltre il gruppo con il quale di solito viaggiamo è composto da nove elementi ed è molto oneroso e difficile viaggiare con tutta questa gente. Andando in tour solo in tre è anche un modo per esplorare zone e locali dove non siamo mai stati e dove potremmo ritornare in seguito.

Ve l'avranno chiesto molte volte: vi considerate più un gruppo di musica classica o musica rock?

Non ho molto interesse a stabilire che tipo di musica stia suonando, la cosa non mi preoccupa affatto. Penso che il nostro pubblico sia composto da giovani che ascoltano musica molto differente, principalmente indie rock e questo dopotutto è anche il nostro background. Incidiamo per un'etichetta rock, il nostro modo di andare in tour, il modo in cui incidiamo dischi, il modo in cui scriviamo musica è molto simile a quello dell'indie rock. Ma quello di stasera è certamente un concerto di musica da camera, suonato con strumenti di una tradizione vecchia di 300 anni, così direi che entrambe le istanze sono presenti in un modo o nell'altro nella nostra musica.

Quanto è importante l'improvvisazione nel vostro stile?

È molto importante per la composizione. Il modo migliore per scrivere musica è sedermi al piano e suonare, suonare, continuare a suonare finché non trovo una soluzione che mi soddisfi. Ma nel momento in cui voglio fissare un'idea allora la scrivo sullo spartito. Poi dipende anche dal tipo di musica e da quello che faranno gli altri membri.

Infatti i Rachel's suonano spesso con formazioni differenti. Chi sono i compositori principali?

Cristian Frederickson, Jason Noble e io siamo i principali autori della musica. Ognuno di noi scrive cose per suo conto e poi le porta agli altri. Gran parte del materiale nasce in questo modo. Ma in un modo o nell'altro ogni musicista che suona con noi ha un suo spazio, inserisce sue parti e collabora alla definizione finale.

"Music for Egon Schiele" è dedicato a un pittore, "The Sea and the Bells" è dedicato al poeta Neruda, alcuni vostri brani sono stati utilizzati come colonna sonora di film. Che relazione esiste tra la vostra musica e le altre arti?

Il rapporto che esiste tra la nostra musica e le fonti ispiratrici che hai citato è per noi qualcosa di non ben definito. In molti casi vogliamo solo pensare a qualcuno o a qualcosa quando suoniamo in modo da ricreare attraverso la musica le stesse sensazioni espresse da una certa opera o da un determinato artista. La musica di stasera è molto più una colonna sonora che la descrizione di un particolare dipinto. Viceversa in "The Sea and the Bells", benché quell'album non fu pensato per essere letterario, penso che esista una relazione molto integrata tra la musica e la poesia di Neruda. In generale ritengo che tutte le arti si possano completare a vicenda: l'avere qualcosa da osservare mentre stai ascoltando qualcos'altro è un eccellente modo per produrre significato.

A parte "The Sea and the Bells" mi sembra di ricordare che sul vostro primo album ci fosse una serie di citazioni letterarie. Questo mi fa pensare che vi piaccia la letteratura. Mi sembra quindi una contraddizione che la vostra musica sia principalmente strumentale.

E' possibile che un giorno o l'altro ci decidiamo a scrivere testi e cantarli sulla musica. Questo tipo di operazione dipende soprattutto dal grado di ispirazione che qualcuno di noi può avere. La ragione per la quale suoniamo principalmente musica strumentale è che in questo modo ci sentiamo molto più liberi nei confronti di un particolare significato o di una particolare sensazione. Di certo è possibile associare parole alla musica e questo è uno dei motivi per i quali inseriamo brani di letteratura nei libretti dei cd. Ma questa è una cosa differente dall'assegnare una particolare parola a una particolare nota. Preferiamo che sia l'ascoltatore a decidere che lettura associare alla musica.

Discografia
 Handwriting (Quarterstick, 1995)

6,5

 Music for Egon Schiele (Quarterstick, 1996)

6

The Sea And The Bells (Quarterstick, 1997)

8

 Selenography (Quarterstick, 1999)

6

 Full On Night (2000)

6,5

Systems/Layers (Touch & Go, 2003)

8

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Recensioni

RACHEL'S

Systems / Layers

(2003 - Quarterstick)

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The Sea And The Bells

(1996 - Quarterstick)
Il diario di una navigazione perigliosa, dal noise alla musica da camera

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