Redrum Alone

Redrum Alone

Il cyber-pop mediterraneo

intervista di Matteo Meda

Ne hanno fatta di strada i Redrum Alone, da quando l'anno scorso segnalammo il loro "De Redrum Natura" come uno dei più interessanti prodotti degli ultimi anni di elettronica nostrana. C'è chi ha proseguito nell'aprrofondire l'enorme potenziale della loro miscela, chi li ha voluti nel proprio cartellone (lo Sziget Festival di Budapest) e chi ancora li ha definiti, scatenando i loro reclami, come i "Daft Punk italiani". Tutto a dimostrazione di una notorietà crescente, culminata con l'esibizione che li ha visti protagonisti il 3 Gennaio di quest'anno al Circolo Magnolia di Milano. Proprio in quell'occasione, Tommaso Danisi aka Qzerty ci ha raggiunto per rispondere a qualche domanda e raccontarci in breve la rapidissima e folgorante ascesa condivisa con l'amico Piero "Peet" Pappalettere.

Avete appena concluso quello che è forse il vostro primo show "in grande": come vi siete trovati?

Il live al Magnolia non è stato il nostro primo show in grande ma è senza dubbio fra i più riusciti: l'impianto suona alla grande, le luci sono fighe e il pubblico ha ballato e si è divertito. E' stato anche l'occasione per incontrare alcuni amici della zona, come Digitalica e Il Leprotto che hanno collaborato al nostro album di remix.

Trovate che la vostra musica sia più adatta alla dimensione live o a quella dello studio?
Diciamo che abbiamo un approccio live anche quando lavoriamo ai nostri brani in studio: less is more.

La prima volta che mi mandaste un promo eravate "fra i tanti": ora avete suonato al Magnolia. Tutto questo in nemmeno un anno. Vi aspettavate un'ascesa così rapida?
Lavori moltissimo per anni e poi tutto si concretizza e dà frutti all'improvviso, in pochissimo tempo. All'inizio ti fa strano, poi, pensandoci bene, capisci che è il naturale corso del cose.

Da dove è iniziato tutto questo? Come nascono i Redrum Alone?
Ho conosciuto Piero per caso nel 2006, condividevamo la stessa passione per le macchine e abbiamo iniziato a coltivarla in casa. Quando ci è sembrata abbastanza matura per farla conoscere ad amici e parenti, l'abbiamo portata su un palco, poi su un altro e un altro ancora. Di trasferte ne abbiamo fatte tante... per fortuna come backline viaggiamo leggeri.

Il significato del titolo dell'album è quello di "esprimere appieno la vostra natura" o c'è qualche riferimento ulteriore?
Il titolo "De Redrum Natura" è solo un gioco di parole, ci piaceva l'idea di hackerare il De Rerum Natura di Lucrezio. Non crediamo che il nostro primo album esprima appieno la nostra natura, semplicemente a un certo punto abbiamo sentito l'esigenza di tirare le somme di tre anni di lavoro.

Gran parte dei vostri brani è cantato in lingua inglese: nel disco la sola "Emilia paranoica", con cui avete concluso lo show, cerca la strada dell'italiano. A cosa è dovuta questa scelta e avete intenzione di proseguire con brani occasionali in italiano?
Senza farci troppe domande, la lingua inglese ci è sembrata la più adatta al genere elettronico, anche con l'intenzione di provare a portare la nostra musica al di fuori dei confini nazionali. Con "Emilia Paranoica" abbiamo però fatto un'eccezione perché l'idea di coverizzare un classico del post-punk era troppo eccitante.

Quali sono, se ne avete, i modelli di riferimento della vostra musica?
Fra i tanti: John Carpenter, The Knife, Cristiano Malgioglio.

Come vi spartite i ruoli nel comporre i brani? E come invece vi dividete la strumentazione, sia dal vivo che in studio?
Per lo studio il discorso è complicato. Per il live abbiamo deciso di dividerci compiti e strumenti come una "vera" band: io mi occupo delle bassline, Piero delle voci e delle parti lead. La batteria elettronica fa tutto il resto.

Riguardo ciò, quali strumenti usate principalmente nei vostri brani?
Posso solo dirti: "No guitars were used in making these tracks" (cit.)

Nel panorama elettronico italiano siete qualcosa di decisamente "nuovo", qualcosa che a mio parere serviva un po' per "scuotere" - cosa che riesce benissimo alla vostra musica. Che ne pensate?
Io penso che la scena elettronica italiana non sia affatto stagnante ma, per certo, non ha la risonanza che merita.

C'è qualche producer o musicista italiano che apprezzate in ambito elettronico?
Di nomi ce ne sono tanti: da Orax agli Iori's Eyes agli Offlaga. Inoltre apprezziamo e stimiamo tutti quelli che sono presenti nella raccolta dei remix e invitiamo tutti a scoprirli scaricandola gratuitamente dal nostro sito redrumalone.com.

In generale, qual è secondo voi il motivo per cui in Italia, per un musicista che lavora con l'elettronica, emergere è spesso molto più difficile di quanto lo sia per esempio in Francia o Germania - senza scomodare Gran Bretagna e Stati Uniti?
Sinceramente in Italia mi sembra difficilissimo emergere in generale, salvo passare dalla scorciatoia dei talent show. Il paradosso è che l'elettronica appartiene all'Italia molto più di altri generi di importazione anglosassone. Penso all'italo-disco negli anni 70, alla new wave italiana e anche all'ondata house degli anni 90 di cui siamo stati tra i protagonisti.

Che progetti avete per il futuro prossimo?
Attualmente stiamo lavorando al nuovo show basato su un visual mapping realizzato dal vj Enz Diniz. Abbiamo presentato questo nuovo live per la prima volta al Medimex di Bari lo scorso novembre.

Discografia
De Redrum Natura (Ufo Solar, 2012)
 De Redrum Remixes (Ufo Solar/Faro, 2013)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

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