Ron Gallo

Ron Gallo

Punk, wave e potere umano

intervista di Stefano Bartolotta
Incontriamo Ron Gallo in occasione della sua data al Magnolia di Milano. "Stardust Birthday Party" è stato completato, ma non può ancora essere annunciato. La conversazione prende le mosse da qui per passare all'evoluzione artistica di questo progetto e alle profonde tematiche trattate nei testi.

Hai pubblicato un Ep all’inizio dell’anno, nel quale cantavi di alcuni aspetti relativi all’industria musicale, e ora sei costretto ad avere a che fare con un altro aspetto legato ad essa, ovvero hai un disco pronto e non puoi nemmeno annunciarlo. Come vivi la situazione?
È ok, l’abbiamo appena finito e tra poco lo annunceremo, non c’è molta attesa tra l’averlo finito e il poterne parlare, la situazione è migliore rispetto a prima, il disco precedente era pronto da due anni prima della sua uscita. A proposito, come si dice “really nice guys” in italiano?

"Ragazzi molto carini". Comunque, quando il disco verrà pubblicato, avrai tre diverse pubblicazioni nell’arco di un anno e mezzo. Hai scritto le canzoni in un momento diverso per ognuna di esse o sei il tipo di autore che scrive costantemente?
Scrivo costantemente.

Quindi, non c’è davvero una separazione fra i tre lavori dal punto di vista del songwriting.
Penso che la prospettiva sia diversa, soprattutto in questo nuovo che uscirà presto. Alcune canzoni erano già scritte, ma molte altre sono più nuove, e soprattutto c’è stato un lavoro di definizione delle canzoni per far sì che funzionassero insieme e che avessero una prospettiva simile.

Penso che la differenza più evidente tra le pubblicazioni passate e questa nuova stia nel suono, perché qui è molto più forte e vi sono molti più strati, non so se sei d’accordo, e, se sì, se vuoi dirmi qualcosa su come questo suono sia venuto così?
Heavy Meta” è stato fatto prima che noi fossimo una band. Il nuovo disco arriva dopo che lo siamo stati per due anni. Abbiamo passato gli ultimi due anni in tour a suonare le canzoni, quindi penso che suoni come la band suona ora. “Heavy Meta” è stato fatto da una manciata di diverse persone, che ha tentato di mettere insieme tutti i pezzi, mentre ora siamo un gruppo coeso di persone, e penso anche che il nostro essere un po’ strani si noti di più. Sto cercando di comprendere nella mia musica molti più elementi, e di essere un po’ più sperimentale, invece nel passato ero molto dentro gli schemi.

Hai anche lavorato con nuovi produttori o tecnici del suono per questo disco, visto che volevi questo suono diverso?
Abbiamo lavorato con un tecnico del suono, mentre in passato Joe, il nostro bassista, svolgeva le funzioni da tecnico per tutto. Io e lui siamo ancora i produttori, però stavolta è stato diverso da come lavoravamo prima, e penso che ci abbia aiutato, siamo stati in grado di ottenere il suono che volevamo, che è un qualcosa tra moderno e classico, non troppo prodotto, o troppo pulito o levigato, ma che non suoni retrò o appartenente alla vecchia scuola.

Ho anche notato, in alcune canzoni, un lavoro più dettagliato sulle armonie vocali.
Cantare insieme come gruppo è una cosa che non avevamo mai provato a fare prima, però ora che abbiamo imparato a farlo, è avvenuto con naturalezza in queste canzoni.

Nell’Ep c'è una canzone che si intitola “Related Artist”, nella quale descrivi i fan o i critici musicali mentre cercano di capire le influenze musicali e spesso sbagliano. Penso che, con questo suono così ampliato, tanta gente proverà a cercare diverse influenze. Io, personalmente, ho pensato al glam-rock e al punk-rock degli anni Settanta, ma anche a Bob Dylan. In generale, sei pronto a un ampio utilizzo di nomi che potrebbe essere sbagliato?
Il fatto è che quella canzone parla di me che scherzo su me stesso e su altri artisti che fanno fatica con questa cosa dell’identità, sai, la gente può sbagliare anche di grosso, però il punto è scherzare su questa cosa, perché non puoi controllare ciò che la gente sente, la gente ha i propri filtri, le proprie prospettive, ed è stupido dispiacersi per questa cosa o esserne perplessi. Tu metti fuori la tua musica, ed è aperta a interpretazioni. Per quanto riguarda questo disco nuovo, sono curioso di cosa la gente ci sentirà, perché ovviamente io so cosa ci ha influenzato, come hai detto sicuramente c’è il punk di fine anni Settanta, però ci sono anche i Talking Heads, i Devo, queste sono le influenze principali, ma poi ce ne sono moltissime altre.

C’è una canzone che preferisci nel disco? Forse è tra quelle che usciranno come singoli?
La scelta delle canzoni da far uscire come singoli è stata collettiva, abbiamo scelto le canzoni che pensiamo siano le migliori dal punto di vista del messaggio che danno e anche per quanto riguarda il suono. A me piacciono “Always Elsewhere” e “Do You Love Your Company?”, se dovessi far ascoltare a qualcuno il disco, inizierei da queste due.

Puoi dirmi qualcosa sui testi? So che sono sempre molto importanti per te.
C’è una sorta di tematica generale dell’uccidere il tuo falso te stesso, il tuo vecchio te stesso, e lasciare spazio alla trasformazione per far sì che il tuo vero te stesso emerga. Molti testi sono una sorta di dialogo tra il proprio ego, la propria mente e il proprio vero se stesso. Viviamo in un mondo che è molto dominato dalla mente, e le persone non operano partendo dal proprio vero potenziale, dalla propria vera coscienza, e bisogna spostarsi verso ciò che siamo davvero, al di là delle idee, delle menti, dei costrutti sociali e delle identità. Cos’è la realtà, quali sono le vere delusioni, cosa è avvolto nella nostra mente? Dovremmo strapparci di dosso le false delusioni della nostra vita, e vedere cosa c’è davvero, e ciò che ho trovato io è che l’amore e la comprensione sono le forze più potenti al mondo, quindi uscite dalle vostre teste ed entrate nei vostri cuori e lo vedrete. Personalmente, sono passato dall’essere una persona molto arrabbiata all’essere una amorevole e comprensiva, distruggendo il mio falso me stesso. Questo è ciò di cui parla questo disco.

Parlo spesso della tua musica con una ragazza americana che ho conosciuto in viaggio e con cui sono in contatto, lei è di Austin e mi ha fatto ascoltare la tua musica per la prima volta. Ti ha visto dal vivo molte volte, e mi ha detto che recentemente la live band è cambiata, che ora c’è anche un synth.
Sì, abbiamo una tastiera ora, recentemente il nostro tour manager e amico Alex ha iniziato a suonare la tastiera con noi.

La formazione dal vivo sarà questa anche quando l’album sarà uscito?
Potremmo espanderci ulteriormente in effetti, siamo stati un trio per due anni e mezzo, ma ora penso che ci sia spazio per più persone e per più potere umano sul palco, per portare le canzoni nel posto migliore per loro. Forse un percussionista, forse... non so, devo ancora studiarla bene.

Mi piace lo stile grafico delle immagini che posti su Facebook, intendo dire i poster dei tour e le copertine dei dischi, penso che abbiano un aspetto retrò ma allo stesso tempo siano fresche e originali, sicuramente fuori dagli standard. Sei tu il grafico?
Sì, sono io, faccio io tutto il lavoro per questo aspetto. Mi piace l’idea di farlo sembrare come il mio cervello, non sono bravo come grafico e come artista, però penso che quello che fanno queste immagini è avere il mio stesso aspetto, vengono dalla mia prospettiva, che crea una cosa un po’ fatta male ma che mi piace per l’aspetto che ha.

Quando hai annunciato il tour, avevi detto che Alessandra Mastronardi avrebbe avuto l’ingresso gratis a tutti i concerti. È venuta finora?
No, e non so se lo farà, l’ho vista in una serie-tv chiamata “Master Of None”, una commedia, e lei è semplicemente meravigliosa, per cui, visto che è italiana, ho fatto questa sorta di scherzo. Alessandra, sei sempre in tempo per venire a qualunque mio concerto senza pagare!

Discografia
Heavy Meta (New West, 2017)

7,5

 Really Nice Guys EP (New West, 2018)

7

Stardust Birthday Party (New West, 2018)

7,5

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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