Sam Rosenthal

Sam Rosenthal

Purezza e desiderio in un tempio gotico

intervista di Alessandro Mattedi e Matteo Meda

Il ritorno discografico dei Black Tape For A Blue Girl a sette anni dall'ultimo "10 Neurotics" (se non si contano i remix di "Tenderotics" e gli "indizi" sparsi su Ep digitali negli ultimi due anni) è l'occasione per tornare a puntare i riflettori su uno degli esperimenti musicali più innovativi e influenti nell'ambito post-wave degli ultimi trent'anni. Alla creatura di Sam Rosenthal vanno infatti riconosciuti una lunga serie di ruoli fondamentali che oggi, a distanza di quasi tre decenni dal suo esordio, possono assumere una connotazione storicizzata in senso proprio. Dalla coniazione del paradigma più emblematico della cosiddetta ethereal-wave alla profonda e decisiva rielaborazione in chiave neoclassica dell'estetica gothic, fino all'aver aperto le porte a un'intera generazione di artisti statunitensi che avrebbe proseguito, in buona parte sotto l'ala protettrice della Projekt Records dello stesso Rosenthal, l'opera avviata in terra britannica dagli alfieri di casa 4AD nei primi Ottanta. Un punto di riferimento stilistico, sonoro ed estetico che Rosenthal ha saputo edificare costruendo attorno a sé una vera e propria "orchestra" di collaboratori, rivista e corretta di album in album, in grado di fornire al progetto il suo caratteristico respiro corale, pur mantenendo costantemente e saldamente le redini dell'act nelle proprie mani. Un'esperienza il cui lascito è racchiuso in principalmente in una discografia colma di tesori - rarissime, specie negli ultimi anni, le apparizioni dal vivo - tra cui la storica trilogia composta da "As One Aflame Laid Bare By Desire", "The Scavenger Bride" e dal capolavoro "Remnants Of A Deeper Purity", vera e propria summa creativa del progetto e della sua ricerca sonora. Dopo un paio di album orientati verso nuove direzioni (lo scarno espressionismo dream-wave di "Halo Star", il puro dark-cabaret del già menzionato "10 Neurotics"), il nuovo "These Fleeting Moments" segna un comeback alle lussureggianti e sacrali atmosfere gotiche che da "A Chaos Of Desire" alla trilogia di cui sopra hanno costituito l'essenza del sound Black Tape, riviste all'insegna di una nuova organicità compositiva e di un trait d'union del tutto nuovo: la delicatezza. Di questo e molto altro abbiamo discusso con Sam Rosenthal nell'intervista che segue.

Ebbene, eccoci qui a parlare del nuovo album dei Black Tape For A Blue Girl dopo ben sette anni. È davvero un sacco di tempo, non trovi? Di sicuro è stato il periodo più lungo tra un album dei Black Tape e l'altro. Perché il nuovo disco ha richiesto così tanto tempo prima di essere completato? E su cosa hai lavorato in questi anni?
Potrei tirare fuori ogni sorta di scusa (lavoro, paternità, non avere uno studio di registrazione, il declino dell'industria musicale) ma il motivo più grande è la procrastinazione, alimentata dalla mia insoddisfazione per il modo in cui la musica industriale è cambiata nell'ultimo decennio. Mi ha davvero abbattuto il passaggio da un pubblico che acquista la musica a un pubblico che l'ottiene nella maggior parte dei casi gratuitamente. A un certo punto mi sono chiesto "qual è lo scopo anche solo di far musica?" Ho tutte le capacità per scrivere musica, la situazione con lo studio avrei potuto superarla, ma in pratica non ero motivato mentalmente.

Che cosa ti ha fatto cambiare idea, allora? 
In quanto artista, dovevo adattarmi all'ambiente e trovare quel che sarebbe stato in grado di permettermi di continuare a realizzare arte. Tutti gli artisti hanno vissuto un decennio di declino nelle vendite, che io traduco come un pubblico a cui non importa di quel che stai creando. Alla fine, dopo averci pensato a lungo e aver letto quel che gli altri artisti stavano facendo, ho deciso che forse stavo usando il termine di paragone sbagliato per il successo. Misurarlo dai guadagni e dalle vendite al giorno d'oggi non è più accurato. Credo ci siano molte più persone ora che ascoltano la mia musica rispetto a prima, solo non la pagano. Naturalmente questo fatto è un po' assurdo, perché si tratta pur sempre di un business. Quindi cambiare tutto il metro del successo sembra strano. E so che per tutti gli artisti, la fuoriuscita di denaro dall'industria rende difficile creare arte. Iniziai una raccolta fondi su Kickstarter, che mi mise in contatto con persone a cui importava della mia musica. Il loro entusiasmo e la loro dedizione hanno permesso una connessione personale con il pubblico, e mi hanno dimostrato che c'era davvero desiderio che io creassi altra musica. Tre anni fa mi sono trasferito qui a Portland, in Oregon. Avevo lo spazio per uno studio casalingo per la prima volta in sei anni, così ho iniziato a comporre. Ho incontrato Nick (Nick Shadow, ed.), un grande violista qui in città. Abbiamo lavorato assieme sulle canzoni che poi sono finite nell'album. Riuscivo a immaginarmi tutti quegli archi su sfondi elettronici come su "A Chaos Of Desire" o "Remnants Of A Deeper Purity". Ciò mi ha spronato a continuare a lavorare in questa direzione. 

Da un lato, "These Fleeting Moments" sembra davvero un ritorno al quasi "classico" suono dei Black Tape. Un brano come "The Vastness Of Time", per esempio, può ricordare facilmente le oscure sinfonie, pagane e passionali, di "Remnants Of A Deeper Purity". Perché hai sentito il bisogno di occuparti di nuovo di quelle sonorità? 
A esser onesti, sono le sonorità che piacciono di più ai fan. Date alle persone quel che vogliono! Sono poi sonorità che piacciono molto anche a me; penso che "Remnants Of A Deeper Purity" - "As One Aflame Laid Bare By Desire" - "The Scavenger Bride" si complementino fra loro nello stesso stampo. Ma dopo l'ultimo album citato del 2002, ho sentito il bisogno di mescolare le cose e provare qualcosa di diverso; i due album successivi avevano un'impronta più rock. Quindi sto continuando a esplorare una musica che sia più languida, malinconica, spaziosa. Anche se ci sono pure diversi brani acustici più corti, per dare equilibrio all'album.

Cosa ci puoi dire del ritorno di Oscar Herrera? La sua voce ha senza dubbio lasciato un segno nelle classiche sonorità Black Tape che tornano a vivere appieno in alcuni dei nuovi brani. Il suo ritorno quanto ha influenzato la tua scelta di recuperare così tanto dal tuo passato, e il progetto quanto ha influito nel convincerlo a tornare a cantare dopo 17 anni di silenzio?
Gli chiesi abbastanza presto se voleva collaborare. Avevo già scritto forse metà dell'album, e c'erano un paio di canzoni dove pensavo che la sua voce ci sarebbe stata benissimo su; così gli ho domandato se voleva partecipare. Quando ha detto "sì", ho scritto altre canzoni che si adattano al suo stile. Penso che ciò che l'abbia convinto a impegnarsi a cantare di nuovo sia stato il fatto che "i tempi sono maturi". Lui aveva un'attitudine tipo "perché non farlo di nuovo?" Sai, gran parte dell'album riguarda la propria vita, vedere a che punto si è giunti, vedere quali affari in sospeso sono rimasti. Per me, avere Oscar a cantare di nuovo nei miei dischi era qualcosa che ho sempre sperato, da molto tempo. Quindi il punto era di ritornare a qualcosa che si era concluso troppo presto. Penso che la vita fornisca scelte, e non si possa rimuginare troppo a lungo su quel che è perso quando accade qualcosa di nuovo. Bisogna fare nuove scelte e continaure a vivere ogni giorno. Quando Oscar se ne andò nel 1999, si aprirono nuove opportunità. Anche attraversare il paese da Brookyln a Portland, di recente, è stata l'occasione per un nuovo inizio. Per fare qualcosa di inatteso.

Un cambiamento importante rivelato dall'album riguarda i testi e la loro poesia. Sebbene "10 Neurotics" fosse soprattutto incentrato sulla perversione con uno stile crudo e diretto, molti dei nuovi brani approcciano piuttosto un certo esistenzialismo con un'attitudine particolarmente delicata. Anche questo è molto diverso dallo stile allegorico e metaforico di "Remnants Of A Deeper Purity" o "As One Aflame Laid Bare By Desire". Si è trattata di una scelta voluta oppure della naturale conseguenza della tua ispirazione in questi anni? Quali sono gli argomenti principali che narri attraverso l'album?  
Direi che molte delle tematiche riguardano il porsi domande su quanto ci si impegni a vivere la propria vita appieno; lo smettere di nasconderci da noi stessi. A volte questo fatto viene espresso in una maniera esistenzialista, e altre volte può trattarsi di una canzone su di una relazione finita male che si chiede anche se stiamo sfruttando fino in fondo il nostro potenziale. "10 Neurotics" era un album che intenzionalmente andava a documentare alcuni personaggi e le loro particolari scelte di vita. Si trattava di album con un punto di vista esterno, fin tanto che non riguardasse me, per la maggior parte del tempo (sebbene abbia scritto tutte le canzoni in prima persona). Quest'album invece è molto più intimista, perché sono - o sono stato - nella stessa situazione di questi personaggi. Per esempio, ebbi un appuntamento con una persona che gestiva un negozio di biciclette ("Bike Shop"). Sebbene la storia raccontata sia per la maggior parte fittizia, nella sezione "Absolute Zero", permane l'idea che io continuerei a cercare il più piccolo barlume di speranza per poter continuare ad andare avanti. Di sicuro è così. Ebbi un appuntamento con Holly, della quale parlo in "One Promised Love". Mi sono immaginato cosa potesse avere provato nelle sue relazioni passate. E quando ci siamo parlati dopo avere scritto i testi, emerse che sono stato abbastanza accurato nell'immaginare come si sia sentita nell'avere tradito sé stessa, per conservare l'amore.

La delicatezza è un termine che ci è venuto in mente spesso ascoltando quest'album, e si tratta di un nuovo elemento che non abbiamo mai associato alla tua musica nel passato. A dire il vero potremmo descriverlo come "il più delicato album dei Black Tape di sempre", magari scegliendo "She Ran So Far Away That She No Longer Can Be Found" come emblema di questo stato d'animo. Immagino sia una sensazione connessa soprattutto agli arrangiamenti, che sono un tratto davvero distintivo dell'album. Sei d'accordo? Da dove proviene questo nuovo tratto stilistico? 
Vi direi "sono diventato un musicista migliore negli ultimi 10 anni." Continuo a non sapere nulla di musica. Ma penso di poter rappresentare meglio le mie idee. "10 Neurotics" è stata la prima occasione in cui me ne sono accordo: quando stavo componendo e registrando la musica, mi sono sentito come se potessi realizzare proprio il pezzo che desideravo. In passato invece mi sono spesso limitato a, "beh, questo è il meglio che posso fare, andiamo allora, aggiungerò qualche riverbero e dirò basta così." (ride) Su “She Ran So Far Away,” ho registrato prima il pianoforte. Poi ho aggiunto gli altri elementi. Sapevo di volere la batteria e delle chitarre più corpose, così ho inserito le parti di Brian (Brian Viglione, ndr) e il nuovo membro Chase ha limato la canzone. E ha aggiunto quella sezione ripetuta in chiusura. Poi ho scritto alcune parole per concludere definitivamente. Era l'ultima cosa che ho scritto per l'album: il testo che Dani (Danielle Herrera, ndr) canta. Sembrava come se alla canzone servisse risoluzione. La canzone doveva anche condurre al brano finale. È qualcosa di edificante, che ti conduce fino al finale. Eppure con quest'emozione crescente, ci sono ancora tristezza e confusione. Noi umani possiamo avere queste emozioni davvero complesse mescolate assieme. Direi che la "delicatezza" qui non consista solo in un unico sentimento scontato. Come la rabbia, o la decisione. Si tratta di un sacco di emozioni in conflitto tra loro.

Ci puoi dire qualcosa sugli strumenti? Sicuramente avrai mantenuto molti dei sintetizzatori che hai usato per anni, no? Ma ci sono anche molti strumenti acustici che a volte diventano i protagonisti principali... 
Oh sì, uso ancora gli stessi sintetizzatori. Anche se ho preso un nuovo modulo, che mi ha consigliato Steve Roach. Suona un po' anni 70, si abbina molto bene con il Moog che possiedo dall'inizio degli anni 80. Sul brano “Affinity” ho rispolverato il Poly-61 che avevo già impiegato per l'album “Ashes In The Brittle Air”. Volevo proprio recuperare quel suono tipico dei Black Tape di fine anni 80. Tuttavia, una cosa di quest'album che è proprio mia è lasciare che gli strumenti siano uditi. I primi album erano allagati di effetti, che avevano sfocato un po' le cose assieme. Ma su "These Fleeting Moments", puoi sentire le differenti parti distinte e questo mi piace. A volte, diventano fluidi e si dipanano insieme; e altre volte, spiccano singolarmente. Una delle cose più difficili per me in quanto musicista è stato fare cose "rarefatte". Non riempire tutti gli spazi. Mi piace come “Affinity” e “Bike Shop” permettano agli strumenti e alla voce di essere nudi. Non perfetto, non iper-raffinato. Penso ci siano un sacco di diversità e movimento che mi piacciono.

Abbiamo letto in molte recensioni e articoli su quest'album un costante riferimento a un'altra parola, "nostalgia". È comprensibile il senso in cui viene usata, qualcosa tipo "un ritorno nostalgico al passato", ma io non sono riuscito ad avvertire alcuna nostalgia nei brani. Inoltre, alcuni di essi - tipo "Limitless", "She's Gone", o "Zug Koln" - mi ricordano in parte alcune cose di album come "Halo Star" e "10 Neurotics", in cui ti eri occupato di quel grezzo espressionismo che poi hai etichettato come "dark-cabaret". Quindi, che posto occupa per davvero quest'album nel lungo percorso dei Black Tape? Quanto questi brani sono davvero linkati al tuo passato e quanto invece ci guardano attraverso per puntare a un "nuovo presente"?
Beh sì, non mi verrebbe da dire di avere lavorato nei testi con l'emozione della “nostalgia”, nemmeno nelle sonorità. Non ho cercato di fare un morbido ritorno al 1996. L'album suona davvero molto attuale, credo, e si riferisce alle emoziioni di qualcuno che vive nei suoi 40 o 50 anni. Sono domande che ci si pone nella "seconda metà della vita", come la chiamava Jung. Non so quanto quest'album possa ricollegarsi a "10 Neurotics". Perché c'è stata un'enorme pausa tra i due; c'è davvero poco nella musica che li collega. “Limitless” è un po' più simile a una canzone goth degli anni 80. “She’s Gone” probabilmente è influenzata più da Neil Young che da altro, mentre “Zug Koln” l'ho pensata per suonare come i Popul Vuh, se non altro. Anche se la gente dice che è celtica, cosa che non capisco (ride). È progettata per avere un pesante, trascinante suono kraut-rockErik Wøllo suona una chitarra elettrica grandiosa in quel brano.

I Black Tape For A Blue Girl hanno sempre avuto una natura autobiografica in molti aspetti, soprattutto i testi e gli umori. Per certi versi, ogni album e ogni brano riflette qualcosa del tuo ego: tracce di vita, sentimenti, emozioni, passioni, perversioni. Siamo abbastanza sicuri che "These Fleeting Moments" abbia un'incredibile varietà di questi elementi, diremmo addirittura che è l'album dei Black Tape più vario di sempre riguardo umore e stili. Forse solo perché i brani coprono il più lungo periodo di tempo mai narrato da un album dei Black Tape. Volendo tirar fuori un riassunto, che periodo è stato per te?
Non lo vedo come un riassunto di quel periodo di sette anni, dato che tutte le canzoni sono state scritte negli ultimi due, tranne che per le parti di chitarra di “She’s Gone” che sono di cinque anni fa. Potrebbe sembrare un riassunto da fuori, per via di tutto il mio procrastinare! (ride) Ma naturalmente, già, quasi ogni linea qui è qualcosa che è stata nei miei pensieri. Così come ogni personaggio in un racconto è in qualche modo un riflesso dell'autore.
Lasciami prendere una frase a caso dal booklet: "Maybe the universe favored the desert rat-kangaroo or the passenger pigeon, javan tiger, seems unlikely it would favor me and you". Penso sia assurdo che le persone credano che "dio" sia là fuori, puntando il dito all'umanità e dire sorridendo, "Sì, siete i prescelti". L'umanità è solo un caso fortuito casuale, e la nostra specie ha le stesse probabilità di estinzione di qualunque altra. La gente ha incasinato il mondo, perché ha questo credo egoistico nel loro merito e nel loro scopo personali. E se invece dio fosse realmente un fan della tigre di Giava?
Altra frase: "We think because we’re intelligent, that the universe favors intelligence but that’s just vanity". Forse l'intelligenza è sopravvalutata. Proprio come la fede delle persone è sopravvalutata quando pensano che ci sia qualcosa di speciale sulla loro religione, il loro paese, la loro idea di sessualità. Tutti i nostri credi sono solo costrutti umani, e non hanno alcuna base nella realtà. Che non siamo nemmeno in grado di capire, comunque.
"Who would love me and just drop me unless i didn’t deserve love unless i didn’t deserve love. i guess it shows i was unloveable. you left because i was unloveable". Non provo ogni giorno questo sentimento di indegnità, ma penso che molti di noi provino almeno un rimorso di riflesso, quando una relazione finisce. Mettiamo in dubbio tutto, anche noi sessi.
"It’s gone, it’s gone, it’s gone... love’s gone away. love’s a lot like insanity, anyway". L'idea stessa che una persona possa essere speciale e più importante di ogni altra è un po' assurda, a dire il vero. L'amore è un tipo di follia positiva: qualcuno all'improvviso diventa più importante di tutti gli altri esseri umani. In larga parte è una proiezione del proprio ego. E dobbiamo fare i conti con quella follia iniziale, per vedere se può essere un amore che duri. In un certo modo, ci si ricollega al ratto-canguro del deserto ("Desert Rat-Kangaroo", ndr). All'idea che siamo speciali e meritiamo qualcosa di speciale. Non fraintendetemi, sono un grande sostenitore dell'amore. Dell'essere innamorati. Dell'amare le persone. Cerco di fare del mio meglio, e cerco di accettare le persone per come sono, e so di avere dei difetti così come loro hanno dei difetti. Ma l'idea che qualcuno che un anno fa nemmeno conoscevi all'improvviso diventi la persona più importante al mondo? Mi sembra un po' assurdo.

In questi sette anni hai lavorato ad alcuni progetti paralleli, come l'ultimo sotto il moniker As Lonely As Dave Bowman e quel meraviglioso disco che hai pubblicato a nome tuo ("The Passage"). Ci potresti dire quanto questi progetti strumentali sono serviti come laboratori per evolvere le idee del progetto Black Tape? C'è qualcosa che potrebbe ricollegare "These Fleeting Moments" agli altri lavori?
Quelli erano dei diversivi, diciamo. Un modo per continuare ad avere a che fare con la musica, senza doversi impegnare nel duro lavoro di realizzare un nuovo album dei Black Tape For A Blue Girl. Ma il collegamento con "These Fleeting Moments" consiste nel fatto che ho riportato più musica strumentale nei Black Tape. Mi sono accorto di averla completamente rimossa da "10 Neurotics", a parte l'introduzione di “The Perfect Pervert.” Così ho deciso di reintrodurla. Non una musica come Dave Bowman o "The Passage". Ma musica strumentale che sia più in stile Black Tape, compresi i brani con la grandiosa viola di Nick. Oppure il flauto di Mark Seelig su “Meditation On The Skeleton.” Sento che Nick e io abbiamo ancora molta roba figa da creare insieme. Voglio realizzarne ancora.

Naturalmente, avrai speso gran parte del tuo tempo anche a dirigere la Projekt Records. Durante la nostra ultima intervista per As Lonely As Dave Bowman, abbiamo avuto una bellissima chiacchierata, ma abbiamo notato che da quel momento ti sei dedicato un sacco su delle pubblicazioni ambient. Se non erro, l'ultima uscita "tipo darkwave" dalla Projekt è stato "Here And The Hereafter" dei Mirabilis. Poi quest'anno hai pubblicato un nuovo album dei Mercury's Antennae. Questa tendenza segue una precisa scelta stilistica? Oppure delle necessità "commerciali", forse? 
A esser onesti, si tratta di una scelta commerciale. Come sai, è davvero difficile vendere ancora musica. Le persone preferiscono lo streaming e non spendono denaro. Le pubblicazioni Steve Roach continuano a vendere. Quelle di Erik Wøllo vendono. Allora concentro il mio programma su quel per cui la gente continuerà a spendere denaro. Detto questo, le cinque pubblicazioni di Voltaire per la Projekt continuano a vendere estremamente bene. Continua a guadagnare nuovi fan, che si interessano alla sua vecchia musica. E questo spiega perché pubblicherà un nuovo disco su Projekt (all'inizio del 2017, credo). Ma parlando in generale, è quasi impossibile vendere piccole band goth underground, o per quel che importa, progetti elettronici ancora più piccoli. La Projekt è stata la mia vita dal 1991. Quindi non sto dicendo "è finita". Continuo a trovare modi per farla funzionare finanziariamente, e sostenere economicamente me e mio figlio. Ma come per molti altri musicisti che hanno avviato le loro etichette personali, sto riducendo tutto al minimo, e prendendo più tempo per lavorare alla mia arte.

A proposito, perché hai deciso di pubblicare "These Fleeting Moments" con la Metropolis Records? Immagino sia il primo album dei Black Tape in 30 anni che non esce su Projekt, vero? 
Sì, è vero, è il primo in America a non uscire su Projekt. In passato, la Trisol (contemporaneamente alla Projekt) ha pubblicato due album per l'Europa, un'etichetta russa ne ha avuto uno, e una messicana ne ha avuto un altro. È stato molto tempo fa. Ma la risposta alla tua prima domanda? Pensavo di provare a pubblicare qualcosa negli Us su Metropolis per vedere cosa sarebbe cambiato, con un'etichetta diversa. Per farmi un'idea delle possibilità che può dare.

Parlando di commercio, qual è la situazione attuale della Projekt? E hai avuto anche esperienze con servizi in streaming tipo Spotify o Deezer, che riteniamo stiano togliendo spazio al "business" musicale non commerciale?
Ho qualche dato proprio riguardo questa cosa. La Projekt guadagna qualcosa da Spotify e YouTube. Funziona meglio per i nomi più grossi, tipo Voltaire. Ma aggiunge comunque qualcosina agli introiti. E mentre potrebbe essere facile fare i puristi e dire "No" allo streaming, il fatto è che questa scelta vorrebbe significare ancora meno denaro guadagnato dagli artisti della Projekt. E non penso sia salutare negargli quest'incasso. Non so se l'avete visto, ma di recente lo streaming è arrivato a contare il 40% dell'intera industria musicale statunitense! Anche se non sono soddisfatto della quota che YouTube o Spotify pagano per le royalty, non posso certo cambiare questa situazione lamentandomi o interrompendo la musica della Projekt. Sono solo una piccola voce. Questo lo dico forte e chiaro.

Dunque, visto quello che ci stai dicendo su Spotify e programmi simili, ci piacerebbe approfondire questo argomento.
Beh prima di tutto, devo chiarire che circa l'80% delle pubblicazioni della Projekt sono disponibili su Spotify, mentre il 100% lo è su Apple Music. Questo riguarda gli Usa, onestamente non so come sia la situazione con Apple in Italia. 

Se tu sei solo una piccola voce solitaria contro il sistema di royalty di Spotify, non pensi che ci siano abbastanza spazio e consapevolezza tra gli artisti per riunirsi e chiedere un trattamento migliore? Anche avendo il supporto di qualche "big" famoso e mainstream con una grande base commerciale, per avere una voce più forte. Secondo te, quale sarebbero le difficoltà di una simile azione collettiva?
È una battaglia persa. Spotify pagherà quel che paga, perché le major sono d'accordo con queste percentuali. Perché? Penso sia perché le major posseggano azioni di Spotify e puntino a guadagnarci con le offerte pubbliche iniziali delle quote in borsa. Ma d'altro canto, Spotify non è un business conveniente. Quindi come potrebbero pagare cifre maggiori di cui non dispongono in questo momento? Magari se Spotify guadagnasse di più, potrebbero pagare gli artisti maggiormente. Ma non ci metto la mano sul fuoco.

Comunque, anche con i loro problemi, Spotify e Deezer potrebbero essere la giusta chiave per far decrescere il mercato del peer-to-peer. La nostra opinione è che la scelta ricada tra scaricare illegalmente musica e ascoltarla liberamente tramite streaming (anche se con un po' di pubblicità in mezzo). Sei d'accordo o pensi che la pirateria musicale non verrà toccata più di tanto, mentre il mercato dei cd e del vinile diverrà sempre meno conveniente?
Riguardo i programmi per scaricare illegalmente - questo è già avvenuto, fintanto che i siti pirata sono coinvolti. Di questi tempi, trovo il 5% della musica che veniva condivisa solo pochi anni fa sui siti pirati. La gente preferisce il più facile metodo "gratuito" dello streaming. E detto questo, lo streaming paga almeno qualche spicciolo agli artisti. Così la gente sente di fare la cosa giusta. Mentre per quanto riguarda i cd e i download a pagamento, lo streaming li sta uccidendo. In pochi anni, i cd saranno solo per collezionisti, e non si scaricherà più in digitale. Quindi se da un lato lo streaming potrebbe aiutare a uccidere la pirateria, sta anche uccidendo quel poco di guadagno che è rimasto del mercato discografico. Il vinile va abbastanza bene, e genera un pugno di incasso per ogni disco venduto. Ma non salverà la musica industriale.

Nel 2006, quando i Radiohead pubblicarono "In Rainbows", Geoff Barrow dei Portishead disse che quei gruppi che mettono la loro musica su internet (per esempio in streaming su MySpace, su Bandcamp, liberamente scaricabile dai loro siti o con una formula paga-quanto-vuoi, come fecero proprio i Radiohead all'inizio) rischiano di svanire in una bolla di sapone (fonte). Questo perché non tutti i gruppi possono permettersi di fare una cosa del genere: simili piattaforme possono dare una mano solo fino a un certo punto e il passaparola via internet non raggiunge la stessa portata del supporto completo che un'etichetta musicale può dare. Alla fine, il supporto economico e la promozione delle etichette saranno comunque necessarie. Se a farlo è un gruppo famoso e di successo come i Radiohead (o Trent Reznor, che fece altrettanto dopo), è un conto, ma se a farlo è un gruppo indipendente piccolo e relativamente sconosciuto, è una cosa completamente diversa. Inoltre, successivamente i Radiohead tornarono comunque nei negozi normali, forse perché la formula "paga-quanto-vuoi" non ebbe successo e dovettero tornare sui loro passi. Sei d'accordo?
Beh, anche Trent è tornato su una major. Perché? Il fatto è che (come dite) questi gruppi per conto loro non hanno tutti gli addetti pubblicitari che una major può fornire. Quando alcuni anni fa sono stato a Praga, ho visto poster sui pali telefonici di "Hobosapin" di John Cale. C'era una major a Praga che affiggeva i poster. Trent Reznor da solo non lo fa. Quindi è semplice logica d'affari lavorare con una compagnia diffusa su tutto il globo, se un gruppo può firmare un contratto. È una questione di scala. La Projekt non ha uno staff esteso in tutto il mondo. Dunque, ci sono periodi in cui ha senso fornire musica facendo scegliere al pubblico quanto pagarla; aiuta a diffondere la voce e a portare in cassa qualcosa. Penso che gli artisti debbano usare ogni canale possibile per diffondere la loro musica: sperimentare per vedere cosa funziona con il loro pubblico. Perché rifiutarsi di fare qualcosa che potrebbe funzionare per il tuo gruppo?

A quali progetti ti dedicherai ora che è uscito il nuovo album? C'è qualche speranza di vedere tornare i Black Tape a tenere qualche concerto?

Penso ci siano zero possibilità di uno spettacolo dal vivo. Non è semplicemente economico realizzarne uno, perdere denaro, e non essere in grado di pagare il resto del gruppo. Non intendo chiedere loro di fare una cosa simile, e nemmeno a me stesso. Invece, ho in programma di lavorare a nuova musica. Ho già iniziato quattro nuove canzoni. Stavo pensando a cosa potrei inserire nei testi. Poi registrerò i cantanti, e gli altri musicisti. La mia idea è finirle per l'anno nuovo, e poi rilasciare un Ep digitale. Con il nuovo mondo dello streaming, i gruppi come il mio devono rimanere in attività, pubblicare un sacco di musica. Mi piacerebbe rilasciare qualche Ep, prendere alcune di queste canzoni e altre non pubblicate, e realizzare il prossimo album. Spero per la fine del 2017.

Il primo album dei Black Tape venne dato alla luce nel 1986. Questo nuovo arriva nel 2016, celebrando il 30° anniversario di una saga straordinaria. Guardando indietro tutto il cammino intrapreso dai Black Tape, di cosa sei maggiormente orgoglioso? E col senno di poi, c'è qualcosa che cambieresti o avresti fatto diversamente nel passato?
Per me, è più facile dire cosa avrei cambiato, quindi rispondo prima a questo. Nel 1996, quando i Black Tape For A Blue Girl erano il nome numero #1 alla Projekt, avrei speso più energie nel gruppo. Avrei scritto e registrato più musica. Ciò avrebbe comportato rilasciare meno pubblicazioni con gli altri gruppi. Ma sarebbe stato meglio per la mia anima concentrarmi sulla mia arte e continuare a mantenere i Black Tape stabili alla posizione numero #1. Ho lasciato che altre cose occupassero il mio tempo. Compreso avere un figlio nel 2002. Non me ne pento. Dico solo che avrei fatto le cose diversamente. Mentre per quel di cui sono fiero? Gli album che mi piace ancora ascoltare. Non mi entusiasma molto suonare dal vivo, o ascoltare vecchi concerti. So che occupano un posto speciale per i fan, ma è la musica registrata che continuerà a vivere.

Per concludere questa intervista, vorremmo chiederti di scegliere i tre album dei Black Tape di cui sei più soddisfatto, e la tua personale top 5 dal catalogo della Projekt. Vorremmo anche chiederti semplicemente quali sono, a tuo parere, i più importanti album "dark" (inteso nel significato più largo) che vorresti consigliare ai nuovi ascoltatori.
Oh, cavoli, è difficile! La sparerò rapidamente, senza starci a pensare. Black Tape: "These Fleeting Moments", "Remnants Of A Deeper Purity", "A Chaos Of Desire". Projekt: Voltaire - "The Devil’s Bris", Steve Roach - "Structures From Silence", O Yuki Conjugate - "Peyote", Mira - "Mira", Android Lust - "The Dividing". Ce ne sono molti altri, ma avete detto cinque. È difficile scegliere i preferiti tra tutte le cose.
Per la seconda domanda, posso dire quali album mi piace ascoltare, ma non dirò se uno è significativo, o il più importante da ascoltare. Non ho ascoltato granché di quel che comparirebbe nelle più comuni classifiche sui migliori 10 dischi goth. Avrò qualche suggerimento bizzarro che potrebbe sembrarvi irrilevante. Penso che "Mother Fist" di Marc Almond e le sue cinque figlie sia un album da ascoltare. Anche "Armageddon Gigolo" degli Spiritual Front. Poi "The Devil's Bris" di Voltaire. "Desert Shore" di Nico. "Faith" dei Cure. Ma sono i miei pareri!

Grazie, Sam!

Discografia
 BLACK TAPE FOR A BLUE GIRL
  
 CD & LP
  
 The Rope (Projekt, 1986)
Mesmerized By The Sirens (Projekt, 1987)
 Ashes In The Brittle Air (Projekt, 1989)
A Chaos Of Desire (Projekt, 1991)
 A Teardrop Left Behind (antologia, Hyperium, 1991)
 This Lush Garden Within (Projekt, 1993)
 The First Pain To Linger (antologia, Projekt, 1996)
Remnants Of A Deeper Purity (Projekt, 1996)
 Across A Thousand Blades: A Retrospective (raccolta, Projekt, 1996)
As One Aflame Laid Bare By Desire (Projekt, 1998)
The Scavenger Bride (Projekt, 2002)
With A Million Tear-Stained Memories (raccolta, Trisol / Projekt, 2003)
 Halo Star (Projekt, 2004)
 On Tour - Live Bootleg #1 (live, MP3, Projekt, 2004)
 A Retrospective (antologia, Shadowplay, 2008)
 10 Neurotics (Projekt, 2009)
 Tenderotics (Projekt, 2013)
 The Collection (raccolta, FLAC, Bandcamp self-release, 2014)
These Fleeting Moments (Metropolis/Projekt, 2016)
 Fleeting (raccolta, Projekt, 2016)
  
 EP, Cassette, Singoli
  
 Tight In Your Arms Tonight (Cass, Projekt / Night Circle, 1989)
 Remnants (MAXI-Single, Projekt, 1996)
Black Tape For A Blue Girl (Maxi-Single, Projekt, 1998)
 The Scarecrow (EP, Projekt, 2004)
 Tarnished (MAXI-Single, Projekt, 2004)
 The Pleasure Everlasting (EP, FLAC, Bandcamp self-release, 2008)
Archive 01 (EP, FLAC, Bandcamp self-release, 2012)
 Kickstarter Holiday EP (EP, FLAC, Bandcamp self-release, 2013)
 Studio Access June 14 (teaser, FLAC, Bandcamp self-release, 2014)
 The Bike Shop (feat. Michael Plaster, single, FLAC, Bandcamp self-release, 2015)
 Across A Thousand Blades (EP, FLAC, Projekt, 2015)
Limitless (EP, FLAC, Projekt, 2016)
 Blood On The Snow (EP, FLAC, Projekt, 2017)
  
 SAM ROSENTHAL
  
 Tanzmusik (Autoprodotto, 1985 / Mannequin, 2012)
 Before The Buildings Fell (Projekt, 1986 / Projekt, 2000)
The Passage (Projekt, 2011)
  
 SAM ROSENTHAL & VIDNA OBMANA
  

Terrace Of Memories (Projekt, 1992)
  
 AS LONELY AS DAVE BOWMAN
  

 

POD (Projekt, 2007)

MONOLITH (Projekt, 2015)
  
 REVUE NOIR
  
 Anthology Archive (Projekt, 2008)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Tear Love From My Mind
(videoclip da A Chaos Of Desire, 1991)

All My Lovers
(live al Wave Gotik Treffen di Lipsia, Germania, 2003)

Black Tape For A Blue Girl su OndaRock
Recensioni

BLACK TAPE FOR A BLUE GIRL

Blood On The Snow

(2017 - Projekt Records)
Un breve assaggio di malinconia ed eleganza dallo storico progetto di Sam Rosenthal

BLACK TAPE FOR A BLUE GIRL

These Fleeting Moments

(2016 - Projekt)
L'atteso ritorno di Sam Rosenthal sotto il suo storico moniker darkwave

BLACK TAPE FOR A BLUE GIRL

Limitless

(2016 - Projekt Records)
Un mini che ha anticipato il ritorno dopo 7 anni della creatura darkwave di Sam Rosenthal

BLACK TAPE FOR A BLUE GIRL

Tenderotics

(2013 - Projekt)
Torna lo storico marchio di Sam Rosenthal per una manciata di remix

SAM ROSENTHAL

Tanzmusik (ristampa)

(2012 - Mannequin)
La ristampa di un gioiello incastonato di sogni sintetici e piccoli sentieri elettronici

SAM ROSENTHAL

The Passage

(2011 - Projekt)
Un nuovo capitolo per la recente saga ambientale di Sam Rosenthal

BLACK TAPE FOR A BLUE GIRL

10 Neurotics

(2009 - Projekt)
Cambia pelle all'insegna del dark-cabaret lo storico progetto di Sam Rosenthal

BLACK TAPE FOR A BLUE GIRL

Remnants Of A Deeper Purity

(1996 - Projekt)
Il capolavoro gotico della band di Sam Rosenthal e dell'intera epopea Projekt

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.