Sankt Otten

Sankt Otten

La kosmische del nuovo millennio

intervista di Matteo Meda
Stephan Otten e Oliver Klemm sono fra i protagonisti ultimi di quel revival dei suoni kraut-kosmische che da metà anni Novanta ha contagiato la synth-music su scala internazionale. Dopo aver esordito come act di stampo art-rock, i Sankt Otten hanno di recente recuperato i suoni di Radio Massacre International e successori riportandoli nella loro terra natale, la Germania, e rinvigorendone i fasti per mezzo di una miscela moderna e personale. Oggi sono fra i nomi di punta del catalogo Denovali, freschi di pubblicazione di "Messias Maschine", il capitolo conclusivo di una trilogia che rappresenta il vertice della loro parabola creativa.

Il vostro ultimo lavoro è forse il più bello della vostra carriera, nonché il più "dinamico" nei suoni. Sei d'accordo?

Grazie mille! Sì, credo sia una buona descrizione. Abbiamo aumentato i bpm in molti brani, ma abbiamo anche cercato di mantenere una certa melancolia lungo tutto l'album, per noi era particolarmente importante.


Che differenze ci sono tra come è nato "Messias Maschine" rispetto ai suoi due predecessori?
La differenza principale è che abbiamo invitato un sacco di ospiti a partecipare al disco. Sono un fan dei lavori sintetici degli anni Ottanta di Harald Groffkop. L'abbiamo incontrato a una delle nostre esibizioni e abbiamo pesato subito di lavorare a qualcosa insieme. Più avanti abbiamo contattato altri musicisti, e così si è venuta a creare questo particolare mix di nomi storici del krautrock e grandi artisti contemporanei. Queste collaborazioni hanno dato un grosso impulso e influenzato il disco.

E il titolo che significato ha?
Si tratta di un macchinario che esiste davvero, è una sorta di moto perpetuo che produce energia tramite un circuito d'acqua. Stiamo lavorando ad un modello leggermente diverso per sfornare qualche hit!

Ho notato che avete sperimentato con ritmi parecchio nuovi, ma pure con atmosfere più rilassate...
Era nostro scopo trovare un buon mix di entrambe le cose. Quando lavori ad un disco di sessantasei minuti, non puoi fare la stessa cosa in tutti i brani. Ogni canzone dev'essere diversa, ma alla fine devono seguire tutti un filo conduttore, che non è sempre facilissimo da trovare.

I due album precedenti portavano già nel titolo gli strumenti con cui erano suonati principalmente: il sequencer e il sintetizzatore. In quest'ultimo vi siete approcciati in maniera più organica alla musica. Che strumenti avete utilizzato principalmente?Anbiamo usato gli stessi sintetizzatori che avevamo per gli altri album, ma in precedenza i ritmi erano creati solo usando drum machines degli anni Ottanta, quindi il sound poteva apparire più sintetico. Qui invece abbiamo invitato tre batteristi (Jaki Liebezeit, Harald Grosskopf e A.E. Paterra) e incorporato quindi dei ritmi acustici, che hanno dato un tocco più organico alla musica, assieme ad altri strumenti come sassofono e theremin.

Avete anche ridotto il tenore "dark" di alcune vostre precedenti uscite, e questo si vede pure dalla cover del disco. Avete seguito una scelta particolare?
Non era nostra intenzione far sembrare il tutto più "amichevole", è più probabile che sia stato più che altro per via dell'influenza dei musicisti ospiti. Se ascolti la title track, per esempio, di sicuro è molto meno melancolica del resto del disco, ma ci è piaciuta lo stesso. Di sicuro si tratta della prima canzone potenzialmente pop che abbiamo scritto, ma anche dell'unica nel disco.

Più in generale, possiamo vedere i vostri ultimi tre dischi come uniti da un filo? Le copertine sembrano suggerire quest'interpretazione, come se si trattasse di una trilogia...
Sì, i bellissimi artwork degli ultimi tre album li ha realizzati un pittore spagnolo, Sallutsiano. Li abbiamo intesi come una trilogia che è ora conclusa. Abbiamo iniziato con una copertina rossa, poi una nera e infine quest'ultima bianca. Cercheremo un nuovo concept per il prossimo disco con artwork differenti e probabilmente pure qualche differenza nel sound, ma è presto per poter sapere in che direzione ci muoveremo.

State lavorando ancor oggi con suoni che sono strettamente legati alla storia della musica elettronica e che provengono proprio dalla Germania... La scena tedesca "storica" è un punto di riferimento per voi?
Quarant'anni fa i pionieri tedeschi dell'elettronica come Kraftwerk, Klaus Schulze o Manuel Goettsching hanno davvero inventato qualcosa, senza limitarsi a copiare le band inglesi come molti facevano ai tempi. Io vedo un collegamento fra noi e loro in questo, perché anche noi oggi non vogliamo essere la copia di nessuno, anche se riconosciamo che fare qualcosa di totalmente nuovo oggi è quasi impossibile. Quindi mescoliamo il meglio dal passato con l'elettronica contemporanea.

E chi sono i musicisti che vi hanno ispirato di più?
Se vuoi un nome, di sicuro ti dico Robert Fripp. Il suo modo così speciale di suonare la chitarra mi ricorda molto il nostro. Per me è uno dei migliori chitarristi di sempre. Ma potrei dire facilmente e con onore che gran parte dei nostri ispiratori sono quelli che hanno lavorato in "Messias Maschine"!

Trovate difficile mantenere questi suoni oggi in vita?
Beh, la scena krautrock non è oggi così grande. Pure in Germania, quando si va a concerti di quegli artisti si trovano sempre le stesse pochissime persone. Ma noi abbiamo la fortuna di avere estimatori che provengono da altri mondi, come metal e ambient.

In questo senso è stato importante l'approdo a Denovali?
Incidere per Denovali ci ha aperto un sacco di nuove porte. Loro si interessano molto del fatto che gli artwork dei loro dischi siano ben realizzati e per la prima volta ci hanno dato la possibilità di pubblicare la nostra musica su più formati e di lavorare su ciascuno per quel che riguarda l'immagine. Un'altra cosa fantastica loro è che si preoccupano solo di pubblicare bella musica, a prescindere dal genere, e sul loro catalogo puoi trovare dal metal all'ambient, passando per l'elettronica o la modern classical.

Come mai continuate a usare il tedesco come lingua per i vostri titoli?
Quando abbiamo iniziato, nel 1999, nei primi dischi c'erano anche delle parti vocali cantate in tedesco. Quindi abbiamo mantenuto la lingua per i titoli anche se da dieci anni ci dedichiamo solo alla musica strumentale.

Avete in programma dei concerti per promuovere "Messias Maschine"?
Sì, e ci stiamo lavorando attualmente. Come intuibile, non potremo portarci tutti i collaboratori sul palco, e quindi sarò io per esempio a dover lavorare alle parti di batteria, e non sarà facile prendere il posto di uno come Jaki Liebezeit. Lavorandoci ho capito perché in giro è quotato come uno dei migliori batteristi del mondo. Comunque, saremo in tour con il bravissimo Greg Haines, che incide per la nostra stessa label, ma putroppo solo in Germania e Belgio. Spero che avremo pure la possibilità di venire in Italia!

E seguirete la tradizione che vi vede da quattro anni a questa parte pubblicare un disco?
Suppongo che ci servirà un po' più di tempo per il prossimo lavoro. Fino alla fine dell'anno ci concentreremo sul tour, e all'inizio del prossimo cominceremo a lavorare su qualcosa di nuovo. Vedremo quanto creativi riusicremo ad essere!
Discografia
 CD & LP
 Eine Kleine Traurigkeit (Eleganz, 2000)
 Wir Koennen Ja Freunde Bleiben (Hidden Shoal, 2007)
 Wunden Gibt Es Immer Wieder (Hidden Shoal, 2008)
 Morgen Wieder Lustig (Denovali/Hidden Shoal, 2009)
Gottes Synthesizer (Denovali, 2011)
Sequencer Liebe (Denovali, 2012)
 Sänger Und Sünder (remix, Mp3, Denovali, 2012)
Messias Maschine (Denovali, 2013)
 Engtanz Depression (Denovali, 2015)
  
 EP, 12'', Split
 Stille Tage Im Klischee (Ep, Eleganz, 1999)
 Tiefgang (Ep, Hidden Shoal, 2008)
 Split (with Majeure, Denovali, 2010)
pietra miliare di OndaRock
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