Sean Rowe

Sean Rowe

Un carisma "naturale"

intervista di Lorenzo Righetto

È stata una lunga attesa quella che ha portato Sean Rowe alla pubblicazione di "Magic" che, a pochi mesi dall'uscita autoprodotta, ha attirato l'interesse della Anti, storica etichetta americana. Un'attesa che ha pagato, perché da tempo non si assisteva a una pubblicazione dotata della personalità mostrata da Rowe, non solo come cantautore, ma anche come musicista e cantante.
Ci facciamo spiegare cosa c'è dietro l'inusuale carriera del cantautore americano, almeno per i canoni attuali, e la sua intervista conferma la spontaneità del suo calore, la vivacità del suo sguardo.

Nonostante "Magic" sia sostanzialmente il tuo album d'esordio, hai una carriera musicale piuttosto lunga dietro di te. Quando hai iniziato a suonare? Cosa puoi dirci delle tue prime esperienze da cantautore?
La musica è stata una lunga tradizione di famiglia, per me. Non sarebbe bugiardo dire che è venuta per gran parte dalla mia parte italiana! Mia nonna Carmela è nata ed è cresciuta in Sicilia e ha portato tutta la sua cultura con sé quando ha sposato mio nonno Anthony negli Stati Uniti. Si potrebbe dire che sono stato immerso nella cultura del cibo e della musica fin da quando sono stato abbastanza grande da mangiare e ascoltare. Lo zio Tony mi regalava un'armonica praticamente tutte le volte che venivo a trovarlo. Naturalmente al tempo non lo sapeva, ma in genere le vendevo in cambio di dolcetti sulla strada di casa. Le caramelle erano l'unica cosa che potevano competere con la musica quando avevo otto anni, in ogni caso. Più tardi mi comprò la mia prima chitarra acustica, quando avevo tredici anni. La prima canzone che imparai a suonare fu "The House Of The Rising Sun".

Entrai poi in diverse band, o meglio in diverse incarnazioni della stessa band durante il liceo. Da allora ad adesso viene una foschia di bar fumosi, caffetterie solitarie, ogni tanto un negozio di musica salsa o una potato chip factory, nonchè vari club rock a New York e dintorni. Avevo un sacco di debiti da pagare. Ho incontrato il diavolo per due volte. Mi esibisco da un bel po', ormai. È come se fossi vissuto nei boschi per un tempo piuttosto lungo... Cominci a vedere strane cose, come alberi che cadono senza motivo intorno a te. Ho vissuto diverse esperienze sul palco nel corso degli anni.

Hai pubblicato un disco nel 2003, chiamato "27", poi una lunga attesa per l'uscita di "Magic", che uscì per la prima volta nel 2009, infine ora con la Anti. Le canzoni di "Magic" hanno vissuto una lunga gestazione?
Tra "27" e "Magic!" c'è tutto un mondo in cui il mio cantautorato, la mia esibizione e la mia voce hanno preso un'altra direzione. Per essere onesto, penso che le mie prime cose non fossero granché, ma furono una pietra miliare per me. Le apprezzo per questo.

seanrowe2Per venire al titolo di questo esordio: di quale "magia" stai parlando?
Stavo pensando alla sensazione che tutti noi abbiamo in certi momenti casuali in cui puoi guardare fuori dalle finestre dei tuoi occhi e improvvisamente cogliere un barlume di ciò che il mondo è davvero. Il più delle volte, tutto sembra una confusione indecifrabile, ma quei momenti nascosti sono... Magici.

Il tuo stile, obliquo ma vivido, ha attratto diversi apprezzamenti. Sei un cantautore impulsivo, o ti prendi il tempo di tornare sui tuoi pezzi e raffinarli?
Faccio entrambe le cose. Essere impulsivi è bene e qualche volta ti dà il taglio migliore, più "vero"; altre volte ha bisogno di essere rifinito per avere il massimo impatto. Altre volte ancora devi suonare un po' per incastrarlo a dovere.

Ti è servito un intero anno per registrar "Magic", più che altro a causa, a quanto pare, di problemi di "programmazione". Hai anche "armeggiato" con diverse version delle canzoni?
Sì. "Jonathan" aveva circa nove diverse versioni e sento ancora che ce ne vorrebbe una migliore.

Come le suoni dal vivo? Da solista o con una band?
Suono da solo in questo momento ma ho l'ambizione di imbarcare i ragazzi giusti dopo aver pubblicato il prossimo disco. Ho degli elementi in mente che si intrecciano col sound, ora mi serve solo trovarli attaccati a delle persone umane.

"Magic" ha davvero un bel suono: pieno di "spazio" tra le note, gli strumenti risuonano di intensità e di quella specie di "forza tranquilla" originata dalla pura abilità. Puoi dirci qualcosa dei musicisti che ti hanno aiutato nelle registrazioni?
Troy Pohl, che ha prodotto il disco, è stato "strumentale" in senso sia letterale che figurato nel creare l'atmosfera di "Magic". Amo l'idea di suggerire di più, ma con meno strumenti, se mi segui. Mi piace usare i suoni per simulare strumenti convenzionali e usare lo "spazio" vero e proprio della stanza, il suono dello scricchiolio della sedia e dei piccioni che chiacchierano nel sottofondo. È tutto lì.

La tua musica ha decisamente il tocco del cantautore americano "classico". Tutta la tradizione folk e blues trapela da ogni corda pizzicata. C'è un personaggio in particolare nella storia della musica americana che tieni come punto di riferimento?
È una lunga lista, ma se dovessi sceglierne qualcuno: Bob Dylan, Tom Waits,
Leonard Cohen, John Lee Hooker,  Johnny Cash, Willie Nelson...

Hai lodato molto Internet, perché ti ha dato la possibilità di farti scoprire eccetera. Non hai mai la sensazione che, in tempi passati, sarebbe stato più facile per te?
Sì e no. In un certo senso è più difficile farsi notare ora in un mare di informazione sovraccarica che si getta nel mondo collettivo virtuale su base giornaliera, ma in altri sensi è più facile ora avere opportunità di esibirsi, promuovere la propria musica etc.
Non lo so per certo, però. Cerco di guardare alla tecnologia in prospettiva per non lasciarle troppo il dominio sulla mia anima.

seanrowe8Tanta musica viene prodotta e pubblicata di questi tempi. Questo significa naturalmente un mare di possibilità per gli artisti emergenti, del quale noi, come ascoltatori, dobbiamo essere grati. Non pensi, allo stesso tempo, che ci manca un personaggio veramente carismatico nella scena cantautorale attuale, come ne avevamo decenni fa?
Sì, questa sembra essere davvero l'altra faccia della medaglia. Penso che la maggior parte della musica mainstream sia ripetitiva, insincera e guardi solo al denaro. Questo rende le cose speciali ancora più speciali, se non altro.

"While every body's thinking themselves to death, I just use my hands": ho letto che questi sono i tuoi versi preferiti dell'album. Mi permetto di aggiungere che potrebbero raappresentare il motto di "Magic". Diversi pensieri vengono in mente con queste parole, ma ti chiedo: ti capita di pensare alla tua attività musicale come un lavoro manuale?
Può essere laborioso alle volte, anche se si tratta sicuramente di un esercizio mentale, senza dubbio. La mia idea è non solo di creare uno spazio nella musica ma anche... Lasciare giganti falle nelle parole stesse così che aprano la porta a molte scelte o immagini o possibilità. Mi sforzo di crearle, perlomeno. Che ci riesca o no, credo che dipenda da chiunque tranne che da me.

Il tuo rapporto con la natura è decisamente non fittizio, dato che ami trascorrere lunghi periodi in zone selvagge, con un equipaggiamento base. Insegni addirittura alla gente a sopravvivere nei boschi, che tipo di cibo uno si aspetta di trovare in queste zone... Consideri tutto ciò un'attività "normale", che svolgi spontaneamente ogni tanto, o lo vedi più come un modo di distanziarti dalla normalità, dal mondo? Ti aggiri per luoghi che conosci, o esplori davvero nuovi ambienti?
In un passato non così lontano, vivere in luoghi selvaggi era una realtà e non una stravaganza. La gente viveva maggiormente a contatto con i ritmi naturali della Terra. Il tempo era scandito da indicatori del paesaggio come le stelle, il sole e i cambiamenti morfologici circostanti. La gente era pragmatica. Vivevano secondo le leggi della terra. Cacciavano, raccoglievano, alcuni di loro vagabondavano. Restituivano alla terra riciclando i loro possedimenti, inclusi i loro corpi. La consapevolezza del processo di vita e di morte e il ciclo del rinnovamento era del tutto intatto, com'è evidente dalla storia e dalla mitologia. Questo vale per tutte le persone in tutto il globo, prima che le società civilizzate e centralizzate iniziassero a emergere.

seanrowe6La mia cultura ha perso, a livello collettivo, questa connessione con la terra. È mia convinzione che, se non ripristiniamo questa connessione, l'umanità non sopravviverà. Se, attraverso qualche diavoleria scientifica riusciamo a creare un pianeta sintetico in cui acqua pulita, cibo nutriente, un riparo adeguato e l'amore di una comunità non siano più necessari... Allora credo che non varrebbe più la pena di viverci, in un mondo del genere.

Per qualche migliaio di anni, fino a oggi, il modo di vivere occidentale ha significato il completo soggiogamento della natura e il manifesto obiettivo di conquistare la Terra, la mente e lo spazio. Scienza, Denaro e Interessi corporativi sono i nostri dei. Così la scelta di cercare il mio cibo da me, fare pratica di sopravvivenza all'aria aperta e approfondire un approccio alla natura di amore e comprensione è il mio modo di reclamare il senso del sacro. In cima a questo va aggiunta un'infinità di divertimento e soddisfazione.

Apprezzo davvero il fatto che non ti concentri, nei testi, sull'amore per la natura e su quel genere di idee primitiviste e comunitarie che affollano le canzoni di molti nuovi artisti contemporanei. Lasci che tutto ciù filtri attraverso la tua musica. Quanto conta il selvaggio, nonostante ciò, nella composizione della tua musica?
L'energia dietro le canzoni è il selvaggio. La mia voce viene da luoghi selvaggi. Niente di ciò che scrivo sarebbe lo stesso senza di essi.

Hai suonato in Europa nel 2009, coi Noah And The Whale. Sei immerso ora in un lungo tour tra Stati Uniti e Canada. Quali sono i piani per l'Europa? Non ti dimenticare dell'Italia.
Senz'altro. Mi esibirò al festival di Glastonbury quest'anno quindi stiamo cercando di mettere insieme delle date in Europa intorno a quel periodo. Mi piacerebbe molto visitare la mia madrepatria, l'Italia! Spero che ci vedremo là.

Cosa ti auguri per la tua carriera, a questo punto?
Una chiacchierata intorno al falò e una birra con Tom Waits!

Discografia
 27 (self released, 2003)

 

Magic (self-released, 2009; Anti, 2011)

8

 The Salesman And The Shark (Anti, 2012)

5,5

 Madman

6.5

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Sean Rowe su OndaRock
Recensioni

SEAN ROWE

Madman

(2014 - Anti)
Svolta elettrica e soul per il cantautore americano

SEAN ROWE

The Salesman And The Shark

(2012 - Anti)
Torna la voce pił calda del cantautorato americano

SEAN ROWE

Magic

(2011 - Anti)
La Anti lancia l'incandescente debutto del navigato cantautore di New York

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.