Simon Finn

Simon Finn

La seconda vita dello sciamano psych-folk

intervista di Antonio Ciarletta

Simon Finn è una piccola grande leggenda. Un culto segretamente tenuto in vita da pochi, in modo esoterico. Fino all’anno domini 2003, quando per nostra fortuna venne contattato da David Tibet, che ebbe poi a donarci la ristampa del magnifico “Pass The Distance”. E da allora la vita artistica di Simon è ricominciata, tra nuove uscite discografiche, concerti e il tributo sincero di una comunità di artisti e ascoltatori che hanno visto in lui un personaggio sincero e un folksinger dal talento immutato. La musica di Simon Finn è magica, ammaliante, fuori dal tempo come poche altre, anche se ben radicata in un determinato periodo storico. In occasione dell’uscita del nuovo album “Accidental Life” abbiamo provato a contattarlo per un’intervista, che ci ha gentilmente concesso nonostante fosse in tour. Buona lettura.

So che in questo periodo è in tour, Mr. Finn, così, innanzitutto, vorrei ringraziarla per la disponibilità. Dunque, mi piacerebbe iniziare chiedendole in che modo è cambiata la sua vita dopo la ristampa di “Pass The Distance”.
Conducevo una vista scadente, rischiando, giocando d’azzardo. Ora conduco una vita ancor più scadente, suonando e cantando, ma almeno incontro un sacco gente e visito posti. E’ piacevole e non vorrei mai aver fatto altro che questo.

Come entrò in contatto con David Tibet?
David (Tibet) mi scrisse dopo che David (Toop) ebbe a passargli il mio indirizzo. Aveva già provato a cercarmi diverse volte, ma avevo perso ogni contatto con David Toop sin dal ’70 o dal ’71. Questo accadde nel 2003. Poi avemmo un fitto rapporto epistolare, quindi decidemmo di incontrarci a Londra.  

Parliamo di “Pass The Distance”. So che fu ritirato dal mercato per problemi relativi alla copertina. Come andò esattamente quella storia?
Il punto è che la copertina presentava alcune somiglianze con una pubblicità messa su da un’azienda di scarpe abbastanza conosciuta negli anni 50 e 60. Immagino non fossero troppo svegli a trovare, in qualche modo, somiglianze tra le loro scarpe e “Pass The Distance”… Ci misero più o meno un anno ad accorgersene. Quindi mi pare che alcuni membri di quella società vennero a casa con una copia del disco e associarono le due cose. Affermarono, comunque, che la Mushroom (l’etichetta su cui uscì originariamente l’album, ndr) doveva ritirarlo, e così andò. Fortunatamente quella pubblicità non è più in giro. 

Perché dopo “Pass The Distance” abbandonò il mondo della musica?
Smisi con la musica quando arrivai in Canada. Qui iniziai a lavorare nel campo dell’agricoltura biologica e a insegnare karate. Se ricordo bene il mio ultimo concerto fu nel 1971 o '72 all’ Hammersmith o allo Sheppard’s Bush. Ma non ho mai smesso di scrivere. Scrivere è come una terapia per i poveri. Una buona parte degli scrittori sono poveri, e lavorano meglio.

Quando iniziò, negli anni 70, era un artista solitario o ebbe contatti con altri musicisti?
Sono sempre stato piuttosto solitario. Certamente lavorai con David Toop e Paul Burwell per “Pass The Distance”. Ora suono di solito con Joolie Wood e qualche volta con ausilio di un’intera band. Mi piace molto suonare con altre persone, anche se ho bisogno di una certa quantità di tempo da dedicare a me stesso per scrivere, riflettere, ricaricarmi.

Penso sinceramente che “Pass The Distance” sia uno degli album folk più belli di sempre. Quali erano i suoi modelli quando iniziò (se ce ne furono…)?
Non so. Passai un paio d’anni a suonare canzoni folk-pop upbeat, ma molte cose mi accaddero in quel periodo a Londra. Nel 1968 andai a vivere in Spagna per 4 o 5 mesi, poi tornai a Londra e iniziai a scrivere “Pass The Distance”. Ero ipnotizzato dai cantanti di flamenco. Amavo quelle dissonanze e il modo in cui riuscivano a estrinsecare i loro sentimenti. Non ho mai avuto idea di cosa cantassero, ma la musica era così potente che in sostanza poco mi interessava.
Recentemente ho fatto un concerto a Maiorca, dove la maggior parte del pubblico era di nazionalità spagnola. Alla fine del concerto un uomo mi ha offerto da bere e mi ha detto: “Non ho capito le parole, ma le ho ‘sentite’, così penso di non aver bisogno di capirne il significato”. Probabilmente era ubriaco, ma quest’episodio sembrava fare eco a quanto successo a me anni prima. Mi ha fatto sentire bene.

Come ha passato questi 35 anni?  
Ovviamente è un periodo troppo lungo per mettere giù una lista completa delle cose che ho fatto, così ti parlerò di ciò che ha dato pace e un senso alla mia esistenza. Ho avuto modo di instaurare rapporti d’amicizia, di innamorarmi, ho fatto crescere e curato una grande varietà di piante, ho praticato arti marziali e meditazione, suonato e scritto musica. Ho anche rischiato, giocato d’azzardo, davvero. Qualche volta mi è andata bene, qualche altra meno. Qualche volta a ragion veduta, qualche altra volta su alcuni business un po’ pazzi – ad esempio tentai di diffondere i filtri per l’acqua, ma la società non era sensibile a queste cose nel 1982, né ho potuto convincere la maggior parte dei miei amici a usarli. Dieci anni dopo tutti loro usavano i Brita (Brita è una società che produce filtri per l’acqua, ndr).

Parliamo di “Magic Moments”, l’album del ritorno. Mi sembra più delicato e al contempo meno doomy e sferzante di “Pass The Distance”. E’ soddisfatto di come è venuto?
Le canzoni di “Magic Moments” sono un misto di cose di periodi diversi, che è anche una delle ragioni per cui ho scelto quel titolo. Ero giovane e piuttosto infelice quando scrissi “Pass The Distance”. Ora sono vecchio, ho meno problemi, e ho trovato il modo di superare le difficoltà.

Come è stato ricominciare con la musica dopo 35 anni? Ha avuto problemi nell’approccio alla composizione di "Magic Moments"?
No, nessuno. "Magic Moments" fu registrato velocemente e completato da Efrim dei Godspeed You Black Emperor nel suo studio di Montreal. Ora è possibile (se sai come) fare quasi tutto in post-produzione. Comunque è stato difficile competere dopo 35 anni di assenza, così ho pensato che avrei dovuto conservare quel suono dal vivo ottenuto con Joolie (Wood).

Cosa è cambiato da “Magic Moments” ad “Accidental Life” (se è cambiato qualcosa)?
Accidental Life” ha avuto la possibilità di uno studio molto attrezzato, di essere prodotto, masterizzato, e soprattutto di avere dei musicisti meravigliosi. Sono stato fortunato. E il sistema di produzione del cd che ora favorisce questi processi, anche se dubito sarò ancora così fortunato in futuro.

Accidental Life”, perché questo titolo? La vita è sempre “casuale”?
La vita è casualità. Come quando cerchi di superare le difficoltà che il caso ti costringe ad affrontare.

Come dicevamo, è in tour in questo periodo. Com’è la risposta del pubblico alle nuove canzoni di “Accidental Life”?
Grazie al cielo, è stata veramente grande, anche se ho sempre suonato un mix di nuove e vecchie canzoni. Spesso le persone viaggiano per venire a sentire le canzoni di “Pass The Distance” e molte di queste significano ancora qualcosa per me, così mi fa piacere suonarle. E’ una specie di filo che mi lega al passato, sebbene preferisca suonarle con il gruppo.

"Myrmidons" è una canzone bellissima. Di cosa parla?
Ho sempre pensato sia meglio che la gente dia una propria interpretazione alle canzoni. Recentemente ho spiegato a qualcuno il significato di una canzone, e ho capito che per lui sarebbe stato meglio se non l’avessi fatto. Ti dirò solo che i “Myrmidons” erano i guerrieri di Achille, ma la parola  “Myrmidons” nell’età vittoriana aveva il significato di teppista (nell’accezione attuale, thug – teppista - viene da thugghies, che è un culto indiano). Oggi quella parola è in disuso. Io mi ci sono imbattuto quando avevo 8 o 9 anni, penso, in un fumetto, mi pare. Ne amavo il suono e la sensazione che mi dava.

Perché “Accidental Life” non è uscito per la Durtro di David Tibet?
“Accidental Life” è stato prodotto dal mio vecchio produttore del 69, Vic Kear, che sperava, e ha tentato, di venderlo a una major. Che è una situazione un po’ strana, perché non è materiale da major. Nel frattempo l’ho fatto uscire per la mia etichetta personale, la 1 To 10 Records. “Nel frattempo”  comunque, non significha “per sempre"...

Come “Pass The Distance”, “Accidental Life” è un album fuori dal tempo. La sua musica è influenzato dall’andazzo di situazioni politiche e sociali?
“Big White Car” è una canzone sui soldi, “Jerusalem” sull’ipocrisia. Mi sento preparato su un mucchio di cose, ma è davvero difficile mischiare politica e versi. Questo è forse il motivo per cui molti politici non sono grandi scrittori. E al contrario, fai attenzione e guarda se gli scrittori hanno mai amministrato, diretto, organizzato. Gli scrittori usano spesso comunicare all’esterno la propria visione del mondo, anche se ciò rimane solo sulla carta. I politici devono essere contenti di dover fornire le loro opinioni intime solo occasionalmente – ed è stato anche dimostrato che è un azzardo pericoloso. 

La sua musica ha un qualcosa trascendente… Qual è il suo rapporto con la religione? E’ una persona religiosa?
Sì, intuitivamente, ma non in un modo specifico. Sento fortemente che siamo singole parti di qualcosa. La cosa incredibile è che siamo su questa terra dopo tutto, anche se il provocatore che è in me vorrebbe dirmi che ciò è matematicamente meno incredibile rispetto alla possibilità che ci sia la vita dopo la morte, l’esistenza di altre dimensioni o la vita su altri pianeti.
Quando gli esseri umani videro i fulmini per la prima volta, deve essergli scoppiato il cervello. Ma quando qualcuno vide il primo lampo, qualcun altro deve aver successivamente detto: “Wow! Il nonno disse di aver incontrato qualcuno, che ha parlato di qualcuno il cui fratello ha sentito qualcuno parlare di queste cose".
Ma oggi viviamo in un tempo che non ha più nulla di spirituale. Le persone non credono in niente e comprano cose per distrarsi, oppure appartengono a club del “io sono giusto”, “tu sei sfigato”, che dal punto di vista spirituale equivale a una Jaguar con i sedili rivestiti in pelle.
Forse la cosa migliore è passare qualche settimana nella più assoluta solitudine. Gesù e Buddha credevano fortemente in questo. Io l’ho fatto e sono arrivato a 14 giorni circa, dopo i quali ti senti capace di entrare in sintonia anche con la merda di coniglio. Questa è per me la spiritualità.

Le nuove generazioni sembrano annoiate e senza ideali. Cos’è cambiato oggi rispetto agli anni 60 e 70?
Non sono nella posizione per affermarlo, davvero. Suppongo che molte persone abbiano forse creduto in qualcosa. La vita è più facile se hai dei piani, degli obiettivi, anche se sono sbagliati. La vita è più semplice se credi in qualcosa dopotutto.
“Nature abhorring a vacuum” (“La natura aborrisce il vuoto”, di Ruggiero Bacone, ndr) è molto di più che un concetto scientifico
“E all’inizio c’era… qualcosa!” Questa potrebbe essere la mia ipotesi, perché no?

Un'ultima domanda, a suo modo filosofica. Cosa pensa degli mp3 e della possibilità di scaricare musica gratuitamente?
Come quegli artisti i cui album si mantengono vivi grazie ai bootleg, non sono in una buona posizione per lamentarmi troppo. All’inizio mi sembrava un’ottima idea. Mi piaceva il fatto che ognuno potesse ascoltare i suoi artisti preferiti gratuitamente. Il problema, però, è che la maggior parte della gente tende a rispettare di più le cose se paga per averle. Quando le persone non avevano denaro, lasciavo che frequentassero i miei corsi di karate gratuitamente. Indovina chi voleva passare alla classe successiva più spesso?
L’altro problema è che questa situazione è più difficile per gli artisti meno commerciali. Se sei popolare, puoi ottenere molte royalties dalle radio. Questo per me ammonta a pochi spiccioli all’anno, così il mio guadagno è sulla vendita dei cd e sui concerti. Puoi scaricare “Accidental Life” a 19 centesimi a canzone, oppure per £1 l’intero album, appena una settimana dopo l’uscita ufficiale.
Ormai non si può tornare indietro. Penso (leggo, spero) che una percentuale di persone voglia avere un oggetto fisico con testi foto e note. Ma è una percentuale che decresce in continuazione. Non puoi combattere queste cose, solo agitare i pugni e pregare.

(22/10/2007)

Discografia

Pass The Distance (Mushroom, 1970 Durtro/ Jnana, 2004 )

Silent City Creep (Ep, 2004)
Subjunctive Mood (Ep, 2005)

Magic Moments (Durtro/Jnana, 2005)

Accidental Life (1 to 10 records, 2007)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

SIMON FINN

Accidental Life

(2007 - 1 to 10 records)
Il ritorno del grande folksinger inglese, sulla sua etichetta personale

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