SoKo

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Dal set all'indie-pop

intervista di Gianluca Polverari
Mancano pochi minuti al soundcheck della data romana di Stéphanie Sokolinski, alias SoKo, l'artista francese di origine polacca che apre il live del più noto, almeno al momento, Pete Doherty.
La fretta regna sovrana ma la giovane cantautrice e attrice di vari film transalpini riesce a rispondere con uno spigliato inglese, sicuramente per lei ormai ben appreso visto che da tempo risiede in terra statunitense, precisamente a Los Angeles.
Il suo nome, almeno in Italia, non è ancora noto mentre in Francia, Scandinavia, Inghilterra, Australia ha fatto registrare numerosi
sold-out, applausi guadagnati grazie alla sua bravura artistica ma anche alla sua capacità promozionale. Infatti solo ora esce il suo primo album per un'etichetta discografica quale la Because, mentre in precedenza le sue composizioni hanno viaggiato attraverso la rete e un Ep del 2007 pubblicato in maniera autonoma, attraverso la sigla Not Sokute. Nel novembre del 2006 balzò alla ribalta delle cronache, quando una sua canzone ("I'll Kill Her"), registrata con il telefonino in camera da letto, spopolò su Myspace, ottenendo oltre tre milioni di contatti.
Autrice di composizioni delicate fatte di chitarra acustica,
laptop e voce sussurrata, nel 2010 SoKo ha stretto un'importante alleanza artistica con Fritz Michaud, il produttore dell'ultimo disco di Elliott Smith, "From A Basement On A Hill".
L'artista di Bordeaux aveva pronte così tante canzoni da poter incidere due album, e in verità queste erano quasi pronte per essere pubblicate ma, nel 2008, ci ripensò credendole fin troppo perfette e poco naturali. Ci è voluto tempo e il supporto di Michaud per scegliere le migliori su cui lavorare, ossia le 14 tracce che compongono l'album "I Thought I Was An Alien", con testi nei quali si affronta, con profondità di sentimento, il tema della morte, dell'amore, della solitudine e della libertà.


Lei è una compositrice "abulica" con oltre cento canzoni scritte nella sua carriera. Per questo album ne aveva ben 60 tra cui scegliere. In che modo ha selezionato le migliori da inserire nel disco?
Non è stata una scelta facile. Ci sono stati tanti ripensamenti. Senza dubbio l'aiuto e i suggerimenti di un personaggio esperto come Fritz ha determinato che potessi avere una direzione precisa in cui indirizzare le atmosfere e i temi dell'album.

Nel corso della sua carriera si è spesso opposta al music business utilizzando invece la rete e l'autoproduzione come veicoli per poter far circolare i propri brani. Rivendica insomma, leggendo anche tante dichiarazioni rilasciate in passato, una libertà artistica e di vita totale. Lei è però anche un'attrice, dunque in un certo qual modo deve seguire dettami altrui come quelli imposti da un copione e da un regista...
Se può sembrare una contraddizione, in verità non è così perché io scelgo accuratamente quali film interpretare e con chi lavorare. Se sono storie che mi appassionano con alla direzione un regista che stimo allora il problema non si pone. In musica invece sono ancor più radicale perché la ritengo un'espressione quantomai intima e personale e quindi non sono disposta a scendere a nessun compromesso. Scrivo i miei pezzi senza pensare a chi li ascolterà ma cercando di esprimere al massimo i miei sentimenti ed emozioni.

Nel corso della sua carriera ha suonato spesso di spalla a nomi importanti come M.I.A., Daniel Johnston, Babyshambles, Kate Nash, Nouvelle Vague. Che esperienza sta traendo dall'esibirsi al fianco di musicisti così affermati ed esperti?
In verità quando siamo insieme non si parla mai di musica ma di tutt'altro...

Sì, ok. In questo caso si intende però a livello di osservazione, ossia nel comprendere come gestiscono il palco, il tour, il pubblico...
In questo senso sono delle persone molto serie con le quali condivido appieno anche il modo in cui si rapportano professionalmente a questo mestiere.

Le piace suonare live?
Lo amo. Quando si è sul palco si crea un feeling speciale con la platea. Io cerco di comunicare con tutta me stessa le sensazioni che provo e spesso ottengo dei riconoscimenti veramente gratificanti. Regala un certo effetto ad esempio osservare qualcuno che piange mentre sto interpretando un mio pezzo.

Come è un suo spettacolo dal vivo?
Attualmente sono sola con chitarra e voce. Prossimamente però, quando partirà il tour promoziale del cd, avrò con me la band anche perché voglio rendere abbastanza fedelmente il sound che caratterizza "I Thought I Was An Alien".

Invece in sala è un'artista puntigliosa?
Sì, forse fin troppo. Abbiamo speso tantissimo tempo in sala non solo nella scelta dei giusti suoni ma anche nella perfetta resa dell'intensità emotiva. Per ogni singolo passaggio di brano avevamo almeno tre track sui cui lavorare e poi scegliere.

Invece quando è in privato cosa le piace ascoltare?
Principalmente Sad Music, di quelle interpretate alla perfezione da gente come Roy Harper, Michael Hurley, Davey Graham, Karen Dalton.
Discografia
 I Thought I Was An Alien (Warner, 2012)

 

 My Dreams Dictate My Reality (Because Music, 2015) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

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(2015 - Because Music)
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