Stabscotch

Stabscotch

Visioni art-rock dalla valle perturbante

intervista di Francesco Nunziata

Al pari dell'omonimo gioco (in cui, dopo aver buttato giù qualche bicchiere di troppo, si infilza in rapida successione la punta di un coltello tra le dita aperte della propria mano poggiata su di un tavolo), la musica degli americani Stabscotch passa, senza soluzione di continuità e con feroce disprezzo del pericolo, da un genere all'altro, tenendo comunque ben saldo un retroterra che è, insieme, rumorista, metallico e arty. Ci siamo imbattuti in loro per la prima volta agli inizi del 2017 quando, rovistando nel sottobosco delle musiche più sperimentali, balzò fuori "Uncanny Valley", una colossale babele di stili e generi assemblati con il piglio di scienziati pazzi ma assolutamente consapevoli del collasso dell'umanità. Un vero capolavoro, insomma! Fra qualche giorno uscirà "Twilight Dawn", il loro quarto disco, che abbiamo già recensito in anteprima per voi su queste pagine: un nuovo centro, ricco di soluzioni sonore inedite e legato a una visione art-rock che è tra le più intelligenti e creative del momento. Per saperne di più e per cercare di carpire i loro segreti, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Tyler Blensdorf e Zack Hubbard, rispettivamente cantante-bassista e chitarrista di quella che è tra le più importanti band del momento. 

Ascoltando il vostro nuovo disco, “Twilight Dawn” (che raccoglie, in due opposte tracklist, gli Ep "7 Is A Cycle" e "Drama Dragon"), sono rimasto sorpreso dalle nuove soluzioni sonore che avete adottato, anche grazie alla presenza del sax e del violino. Raccontateci come è nato l’album e quale direzione sta prendendo la vostra musica.

Tyler: “7 Is A Cycle” e “Drama Dragon” riflettono, rispettivamente, la magia nera e la magia bianca. “Uncanny Valley” e “7 Is A Cycle” hanno esaurito l’esercizio relativo alla magia nera, mentre “Drama Dragon” si concentra su quella bianca. Dunque, anche il nostro prossimo album, “Prison Jar”, si concentrerà sulla magia bianca. Come accade per tutte le cose, entrambe hanno sfumature diverse, che riflettono i loro opposti spettri, ma noi abbiamo sentito l'impulso di procedere con qualcosa che, per quanto ci riguarda, è indescrivibile. Quello che ascolti su “Drama Dragon” e quello che finirà su “Prison Jar” hanno a che fare esattamente con questo. La nostra traiettoria è interessata a intercettare tutti i poteri possibili e ciò comporta continue impennate da parte nostra.

Potresti approfondire questa distinzione tra magia nera e magia bianca? In termini musicali, cosa le contraddistingue?
Tyler: Penso che articolare ulteriormente la questione solo con le parole possa rendere vano il nostro scopo, che è quello di comunicarla utilizzando la nostra musica e l'iterazione simbolica. Aggiungerò, comunque, che i concetti che abbiamo sviluppato provengono dall'esperienza autentica, ma sono stati anche esaustivamente rapportati a tutti i tipi di prospettiva e di insegnamento che abbiamo ricevuto da ogni parte del mondo. Tutto ciò conferma che la questione della magia è molto reale. Per noi, non è un'idea fantastica, ma rappresenta qualcosa di tangibile, qualcosa che accade per davvero. Se le persone si sentono collegate alle cose che stanno creando, penso possano riuscire a plasmarle ascoltando a sufficienza il loro subconscio.

twilight_dawn_04Dominick Grand al sax e {arsonist} al violino vi hanno supportato in questo nuovo album. Inoltre, avete anche un nuovo batterista: Tom Good…
Tyler: Tutti quelli che hanno contribuito a questo nuovo album sono nostri buoni amici e in futuro saranno ancora coinvolti a vari livelli. A causa del nostro ritmo e del nostro dinamismo come band, tutti quelli che collaborano con noi li immaginiamo come una band satellite: il nucleo centrale (io e Zach) spinge avanti la band, mentre gli altri partecipano orbitalmente a vari livelli e a seconda della logistica. Ad esempio, vorremmo che Tom suonasse con noi a tempo pieno, ma non è possibile a causa della location. Così per gli altri, ma per motivi diversi. Ci sarebbero un’infinità di livelli in cui potrebbero essere coinvolti: in un mondo perfetto, desidereremmo che fossero coinvolti nella band così intensamente come lo siamo noi, ma purtroppo al momento non è possibile

Gli Stabscotch continuano a sembrarmi una band molto misteriosa. Non ci sono molte vostre foto in giro. Da dove saltate fuori? Cosa vi ha spinto a fare musica e, quindi, a formare un gruppo? Avevate già avuto esperienze con altre formazioni?
Tyler: Sia per me che per Zack Hubbard questo è il primo tentativo di fare musica. La nostra musica proviene da un flusso che ha origine da una fonte subconscia, a sua volta legata ad altre forze dell'universo. Creiamo in risposta a questo, come una ruota idraulica che canalizza un fiume.
Zack: Mi aspetto che quel livello di mistero cambi presto. Dopo la pubblicazione di “Uncanny Valley”, non siamo stati in grado di lavorare a pieno regime, ma di recente le cose hanno preso un’altra piega. Abbiamo l'ambizione di espandere l’universo Stabscotch facendo leva su ciò che ora siamo in grado di fare a livello creativo, mentre cerchiamo di rintracciare nuovi modi per spingerci ancora più oltre.

In che modo definireste la vostra musica?
Tyler: A questa domanda, non so ancora rispondere adeguatamente. Per quanto mi riguarda, tendo a classificare le creazioni musicali secondo il modo in cui sono sono state realizzate. Ho tre archetipi generali per la musica, in base al modo in cui è realizzata: la configurazione degli autori, quella della band e quella degli Mc. Gli autori sono completamente autonomi nella musica, nell'immagine, nell'esecuzione ecc. La configurazione della band rappresenta un piccolo centro di menti risonanti che comunicano e crescono come se fossero un esercito di formiche. La configurazione Mc, che è quella più contemporanea, si basa su di un'ombra musicale che mette in scena un personaggio il quale, a sua volta, guida l'immagine e l'energia culturale del progetto. Queste tre configurazioni sono presenti in tutte le forme di musica e sento di poterle ascoltare nella creazione. A mio avviso, è lì che s’annida la vera somiglianza tra i diversi progetti musicali.
Zack: È difficile rispondere a una domanda come questa. Se guardiamo al nucleo degli arrangiamenti strumentali della nostra musica, basata sulla classifica configurazione di chitarra, basso e batteria, allora operiamo come una rock band, ma quando pensiamo a quello che vogliamo realizzare, non scegliamo di allinearci o di pensare a un tipo particolare di genere. Anche quella disposizione fondamentale degli strumenti è diventata flessibile. Ciò che facciamo si evolverà sempre.

I vostri testi sono spesso molto criptici e ricchi di immagini poetiche e di esplosioni grafiche, cosa che mi fa pensare alla volontà di dare loro una forte impronta letteraria. Quali sono le tematiche che più vi interessano?
Tyler: Se stai pensando a delle implicazioni politiche o sociali, allora posso dirti che nulla della nostra musica sarà mai politico. Punto. Tuttavia, essa è sociale nel senso che sono molto ispirato dal flusso di gerarchie sociali che stanno guidando la nostra cultura e la nostra evoluzione come specie. Ovviamente, cose come la tecnologia sono correlate a questo discorso. Per quanto riguarda i miei testi, descriverei la loro origine in modo simile alla mia prima affermazione sul perché produciamo musica: sto solo canalizzando qualcosa di più potente di quanto io possa comprendere. Ma sento che c’è.

uncanny_valleySiete consapevoli di aver realizzato, con "Uncanny Valley", uno dei lavori più importanti di quella cosa che, nonostante tutto, continuiamo a chiamare "rock"?
Tyler: Questo ci rimanda al punto in cui ho analizzato il modo in cui mi piace classificare la musica. Penso che il termine “rock” in origine sia servito per classificare la configurazione della band che ho articolato in precedenza, quindi, in base a quel discorso, ci sono molte “rock band", per così dire, che stanno facendo, al momento, cose incredibili. Siamo consapevoli di tutte le cose fantastiche che le persone hanno detto sulla nostra musica e sono profondamente grato per tutti quelli che ricevono qualcosa da essa. Ti dirò che negli ultimi anni siamo stati molto frustrati dal fatto che ci siamo dovuti occupare in prima persona di tutte le fasi della nostra produzione - la traiettoria che abbiamo pianificato per i prossimi anni l’abbiamo messa a punto mesi prima che “Uncanny Valley” fosse pubblicato, per la precisione alla fine del 2016. Forse, in molti hanno pensato che il nostro silenzio fosse dettato dalla volontà di prenderci una pausa o da un certo disinteresse per le cose che stavamo facendo, ma è esattamente l'opposto: abbiamo troppe cose che vogliamo pubblicare. Abbiamo lavorato senza sosta per realizzare il nostro materiale, per perfezionarlo, cercando costantemente di superare, di sfondare il nostro tetto di capacità. Tutto questo tenendo conto del fatto che seguiamo l'intero processo: registrazione, produzione, ascolto, masterizzazione, effetti visivi. Quindi, ringraziamo tutti quelli che stanno aspettando con ansia quello che stiamo per pubblicare, perché va certamente al di là di qualsiasi cosa abbiamo mai ascoltato, se così posso dire.
Zack: Prima di pubblicare “Uncanny Valley”, abbiamo creduto profondamente nell'album in un modo che trascende qualsiasi validazione esterna. Detto questo, non eravamo sicuri di come sarebbe stato accolto a un livello più alto. Il feedback che abbiamo ricevuto è stato incredibile e ringraziamo tutti coloro che l'hanno supportato.

Di cosa parla "Uncanny Valley"? La "uncanny valley" (la "valle perturbante", la "valle misteriosa") è una regione dell'anima?
Tyler: Pensiamo a “Uncanny Valley” come a un viaggio inebriante attraverso l'area del titolo. Si tratta di un battesimo lampo per coloro che non sono in sintonia con gli influssi più nascosti e con le scienze dell'esperienza. È il nostro viatico per il processo di illuminazione che vogliamo portare a compimento. È radicato nella magia nera.

Ho ancora una curiosità: il titolo ha qualcosa a che fare con la teoria omonima di Masahiro Mori? Insomma, la musica di “Uncanny Valley” vuole rappresentare il disagio che l'uomo prova dinanzi ai robot quando questi diventano troppo simili a lui?
Tyler: Già altre persone ci hanno fatto questa domanda, e la mia risposta è “sì e no”. No, nel senso che la musica non è specificamente collegata a quella teoria e agli esperimenti con i robot che ne derivano, anche se ritengo che le sensazioni che la musica di “Uncanny Valley” può generare siano sovrapponibili a quella teoria. Quando senti quella sensazione di calda inondazione in tutto il tuo corpo, quando ti trovi di fronte a qualcosa di apparentemente irreale o quando capisci che non dovresti essere lì, come se stessi sbirciando da uno strato più profondo della realtà: penso che questo sia il potere di “Uncanny Valley”.

Perché avete scelto di pubblicare "Uncanny Valley" solo su cassetta?
Tyler: È solo il formato che i nostri amici dell'etichetta Visual Disturbances utilizzano per pubblicare musica. Per i nostri lavori futuri abbiamo intenzione di affidarci solo a formati fisici unici e rappresentativi, come quello che abbiamo realizzato per “The Witness”. In futuro, quando avremo più soldi, ci piacerebbe pubblicare musica in vinile, ma anche in quel caso cercheremo di fare qualcosa di speciale, di unico, qualcosa che, insomma, non sia fatta solo per il gusto di farla.   
Zack: Quando abbiamo pubblicato l'album tramite la Visual Disturbances, era quello che avevano da offrire. Di recente, abbiamo discusso della possibilità di pubblicare l'album in nuovi e speciali formati, ma al momento non c’è nulla di preciso.

Trovo la copertina di "Uncanny Valley" molto affascinante. Cosa rappresenta di preciso e chi l'ha realizzata?
Tyler: È la rappresentazione simbolica della possibile manifestazione della “valle perturbante”. È stata realizzata utilizzando diversi materiali trovati, come sottoprodotti organici e scarti di produzione, ma molto del colore che vedi proviene da composti chimici che ho sintetizzato in laboratorio. L’ho realizzata io, anche se non ricordo di preciso come, all’epoca, ci siamo divisi il lavoro con Zack. Di sicuro, ricordo che ero andato nel bosco per cercare funghi con Hubbard e James (Vavrek, il batterista di "Uncanny Valley", ndr).
Zack: Oltre alle sostanze chimiche sintetizzate in laboratorio da Tyler e usate per realizzare quei colori, sono stati utilizzati altri materiali trovati nella foresta di Bloomington, ma anche una tela su cui abbiamo scritto con del carboncino. Poi, abbiamo disposto tutti gli oggetti sulla tela e abbiamo quindi scattato una foto. Per un breve periodo di tempo, la copertina è stata una cosa viva.

2_07Ho l'impressione che "Open Sesemji", il primo brano di "Uncanny Valley", sia una sorta di vostro manifesto, soprattutto se penso ai versi: "This place that I have chosen ill call it my home/ this place that I have chosen ill call it my throne/ I speak for the walls/ swallow the fog/ just till you're gone/ THIS IS THE SHAPE TO COME".
Mi sbaglio?
Tyler: Penso che quanto sostieni sia corretto, più specificamente per “Uncanny Valley”, ma anche come traiettoria generale per la band.

In "Uncanny Valley", la tensione viscerale e lo sviluppo narrativo altamente drammatico, frutto di una continua alternanza di momenti riflessivi e altri veramente esplosivi, sembrano voler riprodurre le tensioni cui l'uomo di oggi è sottoposto a causa di una realtà sempre più complessa e problematica. Da questo punto di vista, si può dire che "Uncanny Valley" incarni lo zeitgeist di questi ultimi anni?
Tyler: Non credo che la realtà stia diventando sempre più complessa o problematica. Siamo sicuramente più esposti a tutte le informazioni del mondo e, quindi, siamo sovraccarichi, ma in realtà credo che una specie si muova lentamente verso l'ordine nonostante l'entropia. Per noi, l’esperienza di “Uncanny Valley” non dipende da nessuna linea temporale specifica, anzi, a dirla tutta, è più o meno il contrario, dato che c’interessava attingere a un luogo che è stato e sarà sempre presente sotto il velo della nostra normale percezione della realtà. Al massimo, si potrebbe dire che la sua scorza musicale è ciò che, probabilmente, testimonia lo zeitgeist della nostra cultura fatta di saturazione, diffusione etc. Quindi, gli strumenti usati per attivare l'esperienza sono moderni, ma la fonte è eterna.
Zack: Penso che tutta la musica, in un modo o nell'altro, sia un prodotto della realtà che circonda l'artista e dei suoi tentativi di dargli un senso. Nel realizzare “Uncanny Valley”, penso che la realtà a cui ti riferisci sia stata canalizzata, ma non abbiamo fatto consapevolmente riferimento a quello zeitgeist.

È giusto dire che "Uncanny Valley" rappresenta una radicalizzazione e, in un certo senso, un perfezionamento di quanto avevate proposto su "Eldritch", il vostro primo album?
Tyler: Sì e no. L'intenzione di “Eldritch” era sincera, ma non così chiara come quella che abbiamo sviluppato da “Uncanny Valley” in poi – e per farlo ci è voluto del tempo. Di “Eldritch” amiamo ancora le canzoni, ma ne odiamo la produzione e la trasandatezza. Abbiamo pensato di ri-registrarlo e di remixarlo di nuovo, in futuro.
Zack.: In un certo senso, sì. Credo che quando abbiamo realizzato “Uncanny Valley”, siamo stati in grado mettere a frutto una comprensione più profonda e definita di ciò che stavamo facendo. Avevamo anche una maggior competenza rispetto agli strumenti che abbiamo usato per realizzarlo. Detto questo, l’ascolto di “Eldritch” fornisce ancora una significativa rappresentazione delle nostre idee come band.

Sempre nel 2017, dopo "Uncanny Valley" avete pubblicato "The Witness", un disco dominato da sonorità droniche, elettroacustiche, ambientali e dilatate. Quali le ragioni di questa scelta?
Tyler: “The Witness” fu registrato durante le registrazioni di “Uncanny Valley” come esercizio periferico per dare sostanza più profonda all’esperienza di quest’ultimo. “The Witness” attinse a qualcosa di veramente selvaggio e il risultato è qualcosa di davvero unico, per cui decidemmo di pubblicarlo subito. Quell’album è speciale, perché non credo saremo più in grado di riprodurre qualcosa del genere: dipendeva in tutto e per tutto dall'energia evocata nella casa in cui, durante quei mesi, stavamo registrando “Uncanny Valley”. È interessante pensarci.
Zack: “The Witness” è stato prodotto utilizzando suoni e loop simili a quelli che abbiamo usato per “Uncanny Valley”, ma abbiamo filtrato il tutto attraverso l'improvvisazione e diversi strumenti. Era un modo interessante di dilettarsi con le stesse energie di “Uncanny Valley”, mentre sperimentavamo un modo diverso di produrle.

trasferimentoTyler, vuoi parlarci del tuo progetto solista, Dizayga? Cosa significa questo nome?
Tyler: Dizayga è l'incarnazione della mia psiche grezza, è la voce soggettiva più forte nella mia testa. Considero gli Stabscotch come qualcosa che si trova fuori di me, anche se vi partecipo dando il mio contributo: è come se ascoltassimo tutti insieme per ottenere qualcosa di più grande e cercare di oltrepassarlo. Dizayga è più un canale da cui evoco la parte più profonda della mia psiche, che di per sé è responsabile di quanto faccio per gli Stabscotch. Dizayga è più un'esplorazione della scienza/spirito della psiche soggettiva, mentre gli Stabscotch sono proiettati verso fenomeni più oggettivi.

"Anthrocide: Exit By Accented Figures" è, per certi versi, ancora più radicale di "Uncanny Valley". Cosa ti ha spinto a registrarlo?
Tyler: Analogamente a “Uncanny Valley”, "Anthrocide: Exit By Accented Figures" è l'oscuramento dell'incarnazione di Dizayga, il processo della nigredo. Si svilupperà e andrà oltre nei suoi attacchi. Pur occupandomi degli Stabscotch, lavoro quasi sempre e contemporaneamente ad altri progetti, e Dizayga è sicuramente uno di questi. Quest'anno, verrà fuori un altro mio progetto personale, ma ho molti altri contributi, pseudonimi di cui la gente non è veramente consapevole. Ti dirò di più: a un certo punto, negli ultimi anni, mi sono ritrovato a lavorare a circa tre-cinque progetti contemporaneamente, incluso il mio lavoro di ingegnere del suono per il disco di Silent Gallery.

Zack, tu sei invece la mente dietro il progetto Silent Gallery, con cui l’anno scorso hai registrato "Neon Winter", un disco meno spigoloso, che si muove tra psichedelia, avant-prog e math-rock.
Zack: Ho varato il progetto Silent Gallery per continuare a fare musica mentre gli Stabscotch erano in pausa. Per me rappresenta, allo stesso tempo, un modo per sperimentare la mia capacità di creare sonorità chitarristiche uniche, per crescere come polistrumentista e per ritrarre qualcosa di significativo. Ciò che il progetto tenta di rappresentare è inseparabile dalle mie esperienze e dal modo in cui osservo la realtà. Tuttavia, esso attinge al sentimento grezzo di queste stesse esperienze, in un modo in cui credo siano vissute da tutti. È un livello di soggettività di cui non si può parlare, ma che trascende anche l'individuo.

"Twilight Dawn" è uscito sull'etichetta Mr. Snow Productions!, che ha pubblicato altri dischi estremamente interessanti, tra cui quello di Dizayga e Silent Gallery, ma anche quello di Bob Wilson & The Brown Eyes. Chi la gestisce? 
T: La gestisce Mr. Snow. Mi sono imbattuto nei ragazzi dell’etichetta poco dopo l'uscita di “Uncanny Valley”: sono rimasti molto colpiti dalla nostra musica e abbiamo discusso a lungo sul modo in cui un buon prodotto creativo debba essere pubblicato e in che modo si possa costruire qualcosa a partire da esso. Ho poi iniziato a lavorare un po’ come tecnico del suono per l’etichetta, aiutando Mr. Snow a gestire il denaro, la distribuzione e via di questo passo. Ma loro mi hanno aiutato anche a sbloccarmi nei confronti delle arti visive, e ciò mi è piaciuto molto, soprattutto quando abbiamo iniziato a condividere delle cose. Mi aiutano con l'elaborazione grafica e in molte altre cose in cui non sono molto abile.

3_04In giro, tra gli appassionati e i critici musicali, si sente spesso dire - ma alcuni lo dicono da quasi trent'anni, a dire il vero - che il rock è morto. Tu cosa pensi?
Zack.: A mio avviso, quando molte persone parlano di musica rock, tendono a considerarla nel contesto di band che ormai appartengono al passato. Solitamente, si tende a pensare che il rock debba suonare in un certo modo, ma non credo sia così. Personalmente, considero "musica rock" tutta quella musica composta e arrangiata a partire dalla struttura base chitarra-basso-batteria, più qualsiasi altra cosa tu voglia aggiungervi. Detto questo, credo che la combinazione degli strumenti possa espandersi in uno spazio illimitato, per cui semplicemente il rock non suonerà così come ha sempre suonato.

Da dove arriva l'ispirazione per la vostra musica: dischi, libri, vita quotidiana o cos'altro ancora?
Tyler: Un po’ da tutto. Se c'è qualcosa di unico da sottolineare nell’ambito della mia ispirazione, è la mia formazione di scienziato. Penso molto all'importanza che ha avuto sul mio processo creativo e sul modo con cui guardo al mondo.
Zack: La mia ispirazione giunge, oltre che dall'intersezione di tutte queste cose, anche da altre forme d'arte, oltre che dal modo in cui vengono trasmutate dall'esperienza viscerale.

Quali sono le band e gli artisti cui, musicalmente parlando, vi sentite più legati?
Tyler: I Coil. Durante lo sviluppo di “Uncanny Valley”, hanno fatto germogliare in noi l’ambizione di ottenere un suono capace di innescare una sensibilità che trascenda la musica. I Coil pensavano a loro stessi come a dei maghi che usano il suono come uno strumento per i propri esperimenti, e penso che ciò sia valido anche per noi. La loro musica, e in particolare la prospettiva sulla creazione e sul mondo che ci circonda, mi hanno influenzato oltre ogni dire.

Siete originari di Bloomington, Indiana. Ci sono altre band del posto che volete consigliarci?
Tyler.: No e consentimi di chiarire questa cosa che circola da tempo online: siamo originari dell’Indiana, siamo andati a scuola a Bloomington, dove abbiamo fondato gli Stabscotch. Ma sono anni che non viviamo lì. Abbiamo vissuto in vari posti e ora la nostra grande base si trova in quel di Pittsburgh, Pennsylvania. All'epoca in cui vivevamo a Bloomington, quando è uscito “Eldritch”, facemmo delle sporadiche esperienze punk, ma oggi non c’è nostalgia, non c’è alcun legame con qualsiasi scena di Bloomington. Ci piace molto l'ambiente di quel posto e ci pensiamo spesso, così come pensiamo spesso al nostro periodo di crescita in Indiana. Eravamo molto orgogliosi di fare cose potenti dalle radici del Midwest, senza alcun nepotismo o cazzate tipo fondi fiduciari per bambini.
Zack: Sono anni che non abbiamo legami con Bloomington e non siamo consapevoli di ciò che sta accadendo lì a livello musicale.

Quali sono i vostri dischi preferiti dell’ultimo decennio?
Tyler: Ci rifiutiamo di rispondere a questa domanda. Non la trovo così importante e non penso di poter rispondere adeguatamente. Non è mia abitudine pensare in termini di “migliori album dell'anno” e via discorrendo. A volte uscire e ascoltare è un'esperienza più profonda che stare seduti a casa ad ascoltare dischi. Le persone dovrebbero essere assolutamente consapevoli di tutti i suoni in cui si imbattono quotidianamente. Mentre stai vivendo cose banali o non creative, la tua coscienza continua ad agire in maniera sotterranea. Se sei consapevole di ciò, allora puoi iniziare a percepire i lampi della fonte di Energia. Per quanto riguarda i dischi, per noi rappresentano al massimo un'espressione più profonda di questo tipo di esperienze e rivelano gli strumenti che si possono usare per esprimerle. Quello che vogliamo dire, poi, è che siamo molto orgogliosi di essere in un posto come Pittsburgh, dove siamo circondati da molti amici estremamente talentuosi che fanno cose davvero incredibili. Molte delle persone con cui abbiamo lavorato per il nostro ultimo disco vivono qui.

84552847_3707962012610425_7253398811672838144_oVerrete mai a suonare in Italia?
Tyler: Ci piacerebbe, così come ci piacerebbe fare concerti di un certo livello. Al momento, stiamo sfruttando le risorse e il tempo per sviluppare un ottimo spettacolo dal vivo, quindi per ora non siamo disponibili. Se mai dovessimo venire in Europa, l'Italia sarebbe una priorità, perché lì ho molte persone a me care.
Zack: Per noi, questo è un periodo di riforma. Ora come ora, Tyler e io siamo gli unici in grado di suonare il nostro materiale, quindi non abbiamo neanche la configurazione per suonare localmente. Ci piacerebbe invertire la rotta, ma al momento non c’è alcun calendario delle nostre esibizioni dal vivo.

Oltre a suonare, cosa fate per vivere?
Tyler: Io sono un chimico.
Zack: Attualmente lavoro nel campo della ricerca clinica, ma sto anche studiando per conseguire una laurea specialistica.

Come avete già anticipato, "Prison Jar" sarà il titolo del vostro prossimo album. Riuscirete a pubblicarlo già quest'anno?
Tyler: No. Forse il prossimo anno, ma tutto dipende dalle risorse che riusciremo ad avere e dal tempo che impiegheremo per finirlo. Le idee ci sono tutte e ci sono da molto tempo. Lottiamo sempre contro la logistica.

Discografia
 Eldritch (autoprodotto, 2014)
 Ziggurat (Ep, autoprodotto, 2015)
  Uncanny Valley (Visual Disturbances, 2017)
 The Witness (autoprodotto, 2017)
  Twilight Dawn (Mr. Snow Productions!, 2020)
pietra miliare di OndaRock
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