Steve Wynn

Steve Wynn

Fluorescent Dreams

intervista di Claudio Lancia

La tranche italiana del lungo tour solista europeo 2016 di Steve Wynn ha portato il cantautore americano anche in cittadine di solito non toccate da grandi eventi internazionali. Abbiamo assistito a un’emozionante performance per sole voce e chitarra del leader dei Dream Syndicate al Circolo Hemingway di Latina. L’atmosfera raccolta del locale ha offerto l’occasione giusta per conoscerlo da vicino e per intavolare un'interessante conversazione, proseguita a distanza anche nei giorni successivi. Ne è uscito fuori un ritratto autentico e spassionato, a 360 gradi, fra musica, ricordi, esperienze, emozioni, progetti, politica e l’inevitabile accenno a una grande band che sta per tornare sulle scene…

Ciao Steve, anzi tutto grazie per la disponibilità. Ci incontriamo in un momento molto particolare della tua carriera: i Dream Syndicate stanno per tornare con un nuovo album. Com’è stato ricominciare a suonare in studio con la tua band storica?
Beh, ci siamo riuniti e abbiamo iniziato a fare qualche concerto assieme circa quattro anni fa. Da allora abbiamo fatto una cinquantina di serate, suonando davvero bene assieme.
Ma soprattutto siamo già riusciti a costruirci un’identità spazio-temporale adeguata. Ci sentiamo una band viva e capace, e non i protagonisti di uno spettacolo nostalgico.

Chi nella band ha insistito di più per tornare assieme dopo tutti questi anni?
Visti i buoni presupposti, ci siamo trovati tutti d’accordo sul fatto che sarebbe stata una grande idea realizzare un nuovo disco, che fosse stato in grado di riflettere in maniera appropriata dove siamo esattamente ora.
Avevamo la libertà e il lusso di ritenere che se il risultato finale non si fosse rivelato abbastanza buono, qualora non fosse stato all’altezza delle cose fatte in passato e con quello che stiamo facendo oggi, avremmo potuto tranquillamente abbandonare tutto. E indovina un po’? Potrebbe essere il miglior disco che abbiamo mai realizzato. Siamo davvero felici.

Quando potremo ascoltarlo?
Penso che uscirà in primavera e sarà seguito da una serie di concerti subito dopo la sua pubblicazione. Questo è il piano, per ora.

La tua eccellente carriera solista ha spesso sofferto, vittima del peso e dell’importanza dei Dream Syndicate. Ancora oggi i fan che vengono a vedere i tuoi concerti sperano di ascoltare più di qualche canzone della tua band storica. E queste canzoni sono spesso le più applaudite. Questo è per te motivo di orgoglio – per quanto hai  fatto nel passato – oppure una frustrazione?
Non è certo un peso da portare. Sono orgoglioso della mia vecchia band. E sono sempre felice di inserire canzoni del mio catalogo quando suono. Ma ritengo anche che i dischi che ho realizzato dopo lo scioglimento dei Dream Syndicate, in special modo quelli degli ultimi quindici anni, siano fra i migliori che io abbia mai registrato.
La cosa bella della reunion dei Dream Syndicate sarà che nelle mie uscite come solista potrò suonare un minor numero di quelle vecchie canzoni. La setlist cambia continuamente, secondo se sto suonando con i Dream Syndicate, con i Miracle 3, con i Baseball Project, o se sono in tour da solo.

Almeno una generazione è cresciuta ascoltando i tuoi dischi: quando la mattina ti svegli, ti capita mai di sentirti una sorta di papà per una generazione di musicisti?
Oh! E’ una sensazione che si associa bene a una bella tazza di caffè forte! (ride, ndr).

Il movimento Paisley Underground (del quale i Dream Syndicate erano parte integrante) contribuì negli anni 80 a far percepire alle major le potenzialità commerciali della scena rock alternativa. Senza quelle premesse la Geffen non si sarebbe mai interessata a Nirvana e Sonic Youth?
E’ tutto parte di un bel filo interconnesso e in continua evoluzione: da Charlie Feathers ai Sonics, dai Big Star agli Stooges, dai Gun Club ai Nirvana, fino ad alcune nuove band come i 75 Dollar Bill o gli Elephant Stone.
Siamo tutti parte di questa frastagliata e indistruttibile piccola linea.

Negli anni 90, mentre i protagonisti della scena grunge monetizzavano i propri sforzi, tu preferivi smorzare i toni, registrando prima “Dazzling Display (nel 1992), e subito dopo un disco intimista come “Fluorescent” (nel 1994), entrambi lavori decisamente meno elettrici rispetto ai primi dei Dream Syndicate. Fu una scelta studiata, per tenerti fuori dalla sbornia grunge?
Devo dirti che non penso a quei dischi in questa maniera. In realtà in quel periodo stavo cercando nuovi suoni, ascoltavo band come My Bloody Valentine, Primal Scream e Dinosaur Jr. Ma ero anche consapevole di non voler registrare canzoni che suonassero come i Dream Syndicate.
E’ uno stile che amo, ma pensai che sarebbe stato stupido sciogliere una band così buona per continuare a fare lo stesso tipo di musica con altri musicisti, anche perché adoravo i miei compagni nei Dream Syndicate. Non ci fermammo per motivi legati alle nostre personalità: era semplicemente giunto il tempo di fare altro, di andare avanti. Suonare più di un tipo di musica sembrò il modo migliore di procedere. Almeno per un po’.

Durante il tuo recente tour solista italiano ti sei esibito in realtà fuori dal clamore delle grandi città. Hai suonato in molte piccole cittadine, come Eboli, Teramo e Latina, che di solito non ospitano artisti internazionali della tua importanza. Hai trascorso una notte a Sermoneta, un delizioso paesino medievale, luoghi che ovviamente non esistono negli Stati Uniti, dove si respira un’atmosfera unica. Com’è suonare in posti così raccolti e visitare luoghi tanto particolari? Che sensazioni hai provato?
Wow! Sermoneta è stupefacente. Mi ritengo davvero fortunato a poter visitare cittadine come questa. Come mi sento? Sento che la mia carriera sia il modo perfetto per vivere nel modo che amo.
Sono abbastanza popolare per riuscire a ottenere di suonare in così tanti luoghi nei quali molti colleghi musicisti in tour non riescono ad andare. Ma al tempo stesso non sono così popolare, tanto che molti manager e agenti mi dicono che dovrei trascorrere più tempo a Cleveland. Ha! Ha! Scherzo. Io adoro Cleveland.

Hai concluso l’emozionante solo show al Circolo Hemingway di Latina con una versione da pelle d’oca di “Sunday Morning” dei Velvet Undergound, resa in maniera sublime con chitarra, voce e niente altro. Ma mi sono chiesto: per quale motivo un musicista con un repertorio vasto come il tuo decide di terminare un concerto con una cover? Non penso soltanto a te, ma anche ad esempio ai Pearl Jam, che hanno chiuso centinaia di concerti suonando “Rockin’ In The Free World” di Neil Young. E’ meglio sacrificare da una setlist canzoni proprie, per eseguire brani altrui?
Io ho scritto e registrato circa 350 canzoni. E ce ne sono tantissime che non suono mai. Così quella della cover potrebbe essere vista come una scelta perversa.
Ma le cover sono divertenti da suonare, mostrano un piccolo assaggio di ciò che amo e dimostrano come mi rapporto a loro. Sono anche un mezzo che mi aiuta a condividere con il pubblico alcuni aspetti personali e nostalgici. Mi piace farlo.

Quando ti rivedremo in Italia?
Quest’anno ho fatto 26 concerti da solo in Italia, più un’altra sessantina nel resto d’Europa: penso che starò fermo un anno con gli spettacoli in solitaria per concentrarmi sulle mie band, in particolar modo sui Dream Syndicate.
Tutto va mantenuto in equilibrio. Ogni cosa che faccio è una sorta di reazione a ciò che ho fatto prima. E’ stato sempre così. In certi periodi indosso i panni del trovatore solitario, altre volte sento il bisogno della mia gang. Ora sento che è giunto il momento della gang.

Alla luce di tutto ciò che hai scritto e registrato in questi anni, pensi mai che avresti meritato un successo più grande? Oppure sei felice così e ritieni che avere meno successo sia il giusto prezzo da pagare per poter preservare la propria integrità artistica?
Ha! Ha! Cosa disse Clint Eastwood in “Gli spietati”? “…Deserve’s got nothing to do with it”. E’ abbastanza vero, non trovi? Tu suoni la tua musica, provi a essere più vicino possibile a un certo tipo di verità, di purezza e di trascendenza, e questa è la misura del tuo successo, non i numeri.
Io ho alle spalle 35 anni di carriera, trascorsi suonando, vivendo grazie alla mia musica. In quanti arrivano a farlo? Mi ritengo abbastanza fortunato. E sono appena all’inizio.

Intanto una decina d’anni fa sei stato oggetto – nonostante la ancor giovane età - di un disco tributo, “From A Man Of Mysteries”, un grande atto d’amore realizzato da molti artisti. Fu un progetto organizzato a sorpresa da tua moglie, Linda Pitmon, che spesso fra l’altro suona la batteria assieme a te. Che effetto ti ha fatto?
Hmmm... questa è davvero una buona domanda...
Il disco-tributo fu una grande sorpresa, un vero brivido. Mi venne presentato durante un evento a sorpresa organizzato presso il mio locale preferito, il Lakeside Lounge, che purtroppo non esiste più. Mi manca quel posto.

Come ci si sente ad ascoltare un tributo a sé stessi?
Il party andò avanti fino alle 4 del mattino, poi andai a casa e ascoltai il disco fino a quando sorse il sole. Mi fece venire le lacrima agli occhi il fatto che così tanti amici e così tante persone che ammiravo avevano non solo speso il proprio tempo per registrare le mie canzoni, ma avevano persino aggiunto il proprio tocco unico e un’interpretazione personale.
Ad essere onesto, alcune di quelle versioni mi piacciono più delle mie!

Dopo il ritorno dei Dream Syndicate ci potrebbe essere l’opportunità di ascoltare nuove canzoni anche dai Gutterball?
Ne dubito. Abbiamo fatto un concerto lo scorso anno, il primo dopo 15 anni. E’ stato esplosivo. Ma a quei ragazzi raramente piace uscire fuori da Richmond, Virginia.
Pertanto un eventuale tour non sembra possa loro interessare. Peccato. Suonare con loro è bello come in nessun’altra band con la quale ho mai suonato.

Adoro i lavori dei Baseball Project. State scrivendo nuovo materiale? Puoi darci qualche anticipazione?
Con i Baseball Project ogni paio d’anni facciamo un nuovo album. Di solito io e Scott McCaughey scriviamo ognuno metà delle canzoni a testa. Ma ora abbiamo anche Mike Mills che può scrivere. Con questi presupposti, un nuovo album potrebbe essere assemblato facilmente in qualsiasi momento.
È una band molto weird, no? Cantiamo brani che non hanno nulla a che vedere con il baseball, ma se presti la giusta attenzione puoi scoprire che le canzoni parlano di baseball molto più di quanto potrebbe sembrare. Ed il baseball diventa il punto di partenza per trattare d’altro. Spero che riusciremo a venire in tour in Italia prima o poi.

Di solito ti piace leggere sulla stampa specializzata gli articoli che parlano di te?
Diamine, non mi hanno mai fatto una domanda del genere! Beh, leggo alcuni degli articoli. Sai, da giovane feci il giornalista, scrivendo soprattutto di sport, ma anche di musica. Pertanto sono consapevole del processo e sono spesso curioso di vedere come i giornalisti si approcciano a quello che faccio.
Penso che la critica musicale sia valida e che possa essere considerata una forma d’arte a sé stante, basti pensare agli scritti di Lester Bangs. Mi piace quando qualcuno si avvicina a me con intelligenza e interesse nei confronti della mia musica.

Molti magazine musicali stanno chiudendo i battenti e ormai quasi tutta l’informazione di settore viaggia sul web. Questa cosa ti piace o ti allarma? E’ un segno dei tempi che cambiano?
Tutto sta cambiando. Tutto! Non c’erano nemmeno gli iPhone un decennio fa, anzi, meno di dieci anni fa! E tutto continua a cambiare. La musica. Il giornalismo. La politica. Tutto. E tutto muta più velocemente rispetto al passato. Ma sai una cosa? Le persone hanno sempre bisogno di musica, specialmente della musica dal vivo. E delle espressioni creative personali.
I modi per uscirne fuori ci saranno. Ci penso molto. C’è stato un periodo di circa trent’anni durante i quali i dischi erano in formato 78 giri, poi altri trent’anni di Lp, poi altri circa 25 nei quali il formato di riferimento è diventato il cd. Oggi è il momento del downloading e dello streaming. Chi sa cosa potrà accadere in futuro? Ma è sempre musica: le persone ancora ascoltano una canzone e grazie a quella canzone si innamorano, trovano motivazioni, oppure scoppiano a piangere. Questo non cambierà mai.

Hai la curiosità di cercare continuamente nuove band da ascoltare? Segui la scena musicale contemporanea? Hai il tempo di farlo? E dove prendi le informazioni necessarie? Pitchfork? I consigli degli amici? La cara vecchia radio? I video su YouTube?
Tutti i mezzi usuali. Ognuno trova i filtri che possano essere più adeguati per sé stesso. Fra i magazine mi piace Uncut. Sul web seguo Aquarium Drunkard.
Ascolto alcune stazioni radio come KEXP, WFUV, WFMU e WWOZ. E poi gli amici. Non puoi sbagliare mai se ti fidi degli amici.

Quali sono le tue band contemporanee preferite?
Mi piacciono gli artisti che scrivono buone canzoni, come Bonnie Prince Billy, Bill Callahan, Courtney Barnett o Phosphorescent. E ci sono alcune ottime nuove band psichedeliche come gli Elephant Stone o, naturalmente, i Tame Impala.
Poi ci sono i Wilco, che fanno sempre qualcosa di interessante. Ah, poi mi piace Ryley Walker. Lui è un grande.

Oggi un cantautore può ancora avere la forza di diventare un tuo eroe? Oppure ritieni di non essere più abbastanza giovane per queste cose?
Oh, io ancora amo ascoltare qualcosa di nuovo ed eccitarmi. E’ divertente. La musica ti colpisce in maniera diversa quando vai avanti con gli anni. O forse sarebbe più corretto dire che la musica ti colpisce in maniera diversa quando è quello che fai per vivere, quando è l’oggetto del tuo lavoro.
Così, se dovessi stendere una lista dei miei venti album preferiti – e, credimi, io ho fatto cose di questo tipo – molti degli album sarebbero degli anni 60 e 70. E’ così. Ma questo non significa che io non cerchi nuove emozioni ogni volta sia possibile. Potrebbe trattarsi tanto di un disco di musica jazz che non conoscevo, quanto di un chitarrista del Mali.

Caliamoci nella contemporaneità con qualche esempio concreto. Prendo due nomi più o meno a caso. Cosa ne pensi di Jeff Tweedy dei Wilco e di Matt Berninger dei National? Due artisti che hanno sdoganato nel nuovo millennio le visioni di alcuni stili musicali, nel loro caso Americana e wave.
Come ti accennavo prima, mi piacciono Jeff Tweedy e i Wilco. Sul secondo nome che mi hai fatto, sai qual è il disco che mi sta piacendo di più quest’anno? “Day Of The Dead”, il disco tributo ai Grateful Dead, fortemente voluto proprio dai National.
Sembra come una dichiarazione da parte di tutto il gruppo di cantanti che hanno partecipato. E tutto sta bene assieme: può piacerti anche se i Grateful Dead non ti sono mai interessati.

Capita che band emergenti vengano ad assistere ai tuoi concerti e ti lascino i propri demo da ascoltare? Ti chiedono mai di aiutarli in qualche modo?
Sì, li lasciano. E spero sempre di poter ascoltare qualcosa di grande. Qualche volta accade. Provo ad aiutarli con qualche consiglio, quando posso, ma in questo periodo l’unico consiglio che mi sento di poter dare è: “Suonate la musica che amate, portatela in giro, divertitevi”.
Magari sarete fortunati. Ma “fortunati” può anche soltanto significare “amare quel che si fa”. Hey, è esattamente tutto ciò che provammo a fare con i Dream Syndicate. Non sto scherzando.

In effetti questi sono tempi duri per le rock band. I dischi non si vendono quasi più. L’unico modo per sopravvivere è stare sempre in tour. Questo è fantastico per i fan, che possono vedere molti concerti. Ma per le band?
Eh, hai proprio indovinato. Hai ragione. Ma io posso ritenermi fortunato, adoro ancora andare in tour e suonare dal vivo, sia dal punto di vista dell’espressione artistica, sia come stile di vita. E’ divertente, è una sfida: a ogni concerto è come riazzerare tutto e avere la possibilità di riscrivere il libro di nuovo. Per me è davvero eccitante tutto questo.
E poi, hey, se ho delle nuove canzoni che ho registrato, questo significa che posso portarle direttamente al pubblico che viene a vedermi suonare. In tal senso divento il miglior distributore di me stesso!

Proprio in questi giorni è stato assegnato a Bob Dylan il Premio Nobel per la Letteratura. Possiamo interpretare questo evento come il definitivo riconoscimento del formato-canzone come opera d’arte?
Mi chiedo perché ci sia voluto tutto questo tempo!
Spero che Leonard Cohen possa essere il prossimo.

Secondo te, cosa un musicista dovrebbe fare e non dovrebbe fare dopo tanti anni di carriera?
Qualsiasi musicista, qualsiasi cantante, qualsiasi cantautore, qualsiasi artista, qualsiasi cosa faccia, dovrebbe creare i suoni, scrivere le canzoni, proporre le cover e fare i concerti che ha in testa.
Vuoi una grande citazione? “Siate voi stessi. Everybody else is already taken”.

Hai suonato con centinaia di musicisti. Quali sono stati i migliori per te?
Io amo tutti i component della mia band attuale. Linda, Jason, Dave, Scott, Mike, Peter, Dennis, Mark, Chris.
Sono nove. Intendo andare avanti con loro.

Allora dimmi con quali ti sei divertito di più a suonare…
Onestamente mi diverto con tutte le mie band. Davvero. Magari sono tipi diversi di divertimento. Ma non suono, e non vorrei mai suonare, con qualcuno che non mi piace dal punto di vista personale, o con il quale non mi diverto a uscire assieme. Scommetto che ti stia annoiando con queste risposte diplomatiche. Ma è la pura verità.
Posso dirti che in tre anni di tour con i Gutterball ci siamo divertiti un sacco. Eravamo ancora abbastanza giovani per vivere in maniera selvaggia e spericolata, ma già abbastanza vecchi per sapere che dovevamo goderci ogni minuto. E lo facemmo.

Svelaci il nome di un musicista con il quale avresti potuto suonare, ma poi per qualche motivo non se ne fece nulla.
E’ una storia orribile. I Dream Syndicate suonavano a San Francisco durante il loro ultimo tour. Una persona che conoscevamo venne da noi durante il soundcheck e ci disse che era amico di John Cipollina e che a John sarebbe piaciuto suonare con noi. Ma chiedeva il rimborso delle spese del taxi e cento dollari.
Ad essere sinceri, il denaro non era un problema. Ma la sola idea di dover pagare qualcuno per farlo stare con noi, in qualche modo ci faceva star male. Pertanto dissi di no. John Cipollina è uno dei miei cinque chitarristi preferiti di tutti i tempi. Davvero desideravo suonare con lui quella notte. Dannazione.

Invece con chi ti piacerebbe suonare in futuro?
Dovessi farti un nome su tutti, ti direi Kamasi Washington. Sarebbe incredibile.
Mi piacerebbe davvero suonare nella sua band anche soltanto per una serata. Una grande band, e si divertono davvero tanto.

A questo punto quali saranno le tue prossime sfide?
Probabilmente scriverò un libro durante il prossimo anno, una specie di memoir. E lasciami dire che questa sarà davvero una sfida. Mi trovo molto a mio agio nel registrare dischi, e ritengo di aver appena portato a termine uno dei miei migliori di sempre: il nuovo dei Dream Syndicate.
Ma un libro? Penso che riuscirò a farlo per bene, ma intraprendere quest’esperienza mi mette un pochino in ansia.

Parliamo trenta secondi di elezioni? Clinton o Trump?
Oh, immagino tu sappia chi supporto. Io sono democratico da sempre.
E penso che Hillary – non è divertente chiamarla sempre per nome, mentre Trump lo chiamiamo per cognome? – sarà un grande presidente.

E Trump?
Beh, su Trump penso che tutti noi dovremmo ringraziarlo per aver fatto tutto il possibile per aver abbattuto un Partito Repubblicano in costante peggioramento.

Passiamo sulla sponda britannica. Cosa ne pensi del caos “Brexit”?
Il futuro sarà imperniato sull’inclusione. E sulla diversità. Non sul “circling the wagons” (frase idiomatica utilizzata per indicare un atteggiamento di protezione e di posizione difensiva, messa in pratica anche attraverso l’interruzione delle comunicazioni nei confronti dei soggetti non facenti parte del proprio gruppo, ndr) e chiudendo fuori chiunque appaia diverso o pensi in maniera differente.
Io vivo in un quartiere del Queens, chiamato Jackson Heights, che è il più etnicamente diverso degli Stati Uniti, e forse del mondo: 167 lingue parlate da una popolazione di 70.000 abitanti. Folle, no? E tutti vanno d’accordo, lavorano duramente e si divertono. Può funzionare. Dovrebbe funzionare. Mi sento male per quanto accaduto nel Regno Unito. Questa situazione non può andar bene per tutti loro.

Nelle tue canzoni non ami parlare di politica. Hai sempre preferito parlare dei conflitti interni che caratterizzano l’animo umano…
Hai ragione. Sebbene io nasconda la politica qua e là in maniera sottile. Mi viene in mente “Dazzling Dislplay”, la canzone che scrissi sulla prima Guerra del Golfo.
Ma tutti coloro che mi conoscono sanno che non sono timido riguardo le mie opinioni. Preferisco scrivere su temi personali, su piccoli dettagli, prediligendo il micro al macro. Ma alla fine è la stessa cosa. Ogni cosa è politica.

A parte quelli da te pubblicati, quali sono i tuoi cinque album preferiti di tutti i tempi?
Cinque? Diamine, scelta difficile. Facciamo i miei cinque di oggi, ok?
Marquee Moon”, “Exile On Main Street”, “Big Star 3rd”, “Tonight’s The Night” e “London Calling”.

Conosci qualche musicista italiano?
Sono stato molto fortunato a incontrare, suonare e trascorrere del tempo assieme ad alcuni musicisti italiani davvero bravi.
Ad esempio, Antonio Gramentieri (dei Sacri Cuori, ndr), i ragazzi che militano negli Afterhours, il mio amico Federico Braschi, il grande Cesare Basile. Questi sono tutti quelli che mi vengono in mente in questo momento. Bravi ragazzi e musicisti di talento, davvero.

Sei un grande appassionato di cinema e di letteratura. Dacci i titoli di tre film e di tre libri che secondo te tutti dovrebbero assolutamente vedere e leggere.
Okay... Vediamo... Film? Beh, direi “Network”, “Fronte del porto” e, naturalmente, “Il Padrino”.
Libri? “The Quartet Of Rabbit Books” di John Updike, “Indipendence Day” di Richard Ford e “ Why Are We In Vietnam?” di Norman Mailer. Che potrebbe essere reintitolato “Why We Have Donald Trump”. Argomenti immortali, che si ripetono nel tempo.

Ci congediamo con questa battutta sarcastica sulla politica americana, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali. Del resto anche Steve Wynn è una costante che si ripete - nel suo caso piacevolmente - da oltre 35 anni.
A questo punto non ci resta che attendere di avere fra le mani il disco che sancirà il ritorno dei Dream Syndicate. E magari nel frattempo riascoltare qualcuno dei suoi lavori del passato...

Discografia
 STEVE WYNN 
   
 Kerosene Man (1990) 
 Dazzling Display (1992)

 

 Fluorescent (1994) 
 Take Your Flunky And Dangle (outtakes, 1994) 
 Melting In The Dark (1996) 
 Sweetness And Light (1997) 
 The Suitcase Sessions - Sessions Form Melting In The Dark Era (outtake, 1998) 
 My Midnight (1999) 
 Pick Of The Litter (outtakes, 1999) 
 Here Come The Miracles (2001) 
 Live In Bremen (2008) 
 Crossing Dragon Bridge (2008) 
 Wynn Plays Dylan (live, 2009) 
 Solo! Electric Vol. 1 (2015) 
   
 STEVE WYNN AND THE MIRACLE THREE 
   
 Static Transmission (2003) 
 tick...tick...tick (2005) 
 Live Tick (2006) 
Northern Aggression (2010) 
   
 DREAM SYNDICATE 
   
 The Dream Syndicate Ep (Ep, 1982) 
 The Days Of Wine And Roses (1992) 
 Tell Me When It's Over (Ep, 1983) 
 Medicine Show (1984) 
 This Is Not The New Dream Syndicate Album...Live! (live, 1984) 
 Out Of The Grey (1986) 
 50 In A 25 Zone (Ep, 1987) 
 Ghost Stories (1988) 
 It's Too LAte To Stop Now (1989) 
 Live At Raji's (live, 1989) 
 Tell Me When It's Over - The Best Of Dream Syndicate 1982-1988 (1992) 
 The Lost Tapes 1985-1988 (1993) 
 The Day Before Wine And Roses (1995) 
 Complete Live At Raji's (2 cd live, 2004) 
 New Album (2017)  
   
 BASEBALL PROJECT 
   
 Volume 1: Frozen Ropes And Dying Quails (2008) 
 Broadside Ballads (2010) 
 Volume 2: High And Inside (2011) 
 3rd (2014) 
   
 GUTTERBALL 
   
 Gutterball (1993) 
 Weasel (1995) 
 Turnyor Hedinkov (1995) 
   
 DANNY & DUSTY 
   
 The Lost Weekend (1985) 
 Cast Iron Soul (2007) 
 Here's To You Max Morlock (2009) 
   
 SMACK DAB 
   
 Smack Dab (2007)  
   
 SKY SAXON 
   
 Destiny's Children (1986)  
   
 AUSTRALIAN BLONDE 
   
 Momento (2000)  
   
 DRAGON BRIDGE ORCHESTRA 
   
 Live In Brussels (2 Cd live, 2000)  
   
 TRIBUTI 
   
 From A Man Of Mysteries: A Steve Wynn Tribute (2004)  
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Steve Wynn su OndaRock
Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.