St.Ride

St.Ride

La fonderia dello spirito

intervista di Francesco Nunziata

Il mio "rapporto" con i St.ride iniziò per puro caso nel 2010 quando, tra la pila di promo che mi arrivavano regolarmente a casa, trovai quello di "Onde", un disco in cui il duo Grandi-Gusmerini sperimentava con le onde corte. Non fu amore, anzi. Per fortuna, poco dopo arrivò "Cercando niente", lavoro che mi fece cambiare radicalmente idea sulle potenzialità dei due. Ancora oggi, quel disco è il mio preferito della formazione genovese (vi dirò di più: lo considero una delle vette del rock italiano degli ultimi anni...), sospeso tra oltranzismo no-wave e dada-noise, tra l’astrazione del digitale e la fisicità rude e algida dell’analogico. Poco alla volta, recuperai anche tutti i lavori precedenti, mentre regolarmente continuavo a ricevere i loro dispacci, sempre più alieni e criptici, quasi a voler rimarcare una condizione di alterità rispetto allo stesso underground italiano. In questi giorni, la Solar Ipse Audio House pubblica il loro nuovo lavoro, "Deutschland Femdom", disco che, ancora una volta, dimostra la volontà dei Nostri di continuare un discorso di sperimentazione, creando uno scenario sonoro affascinante ed enigmatico, dove convivono i suoni di forme di vita che provano a resistere alla loro progressiva destrutturazione ("Sotto docce di petroli"), le deformazioni degli interstizi tra silenzio e rumore ("Dispiega le sue piume") e la liquida meraviglia di un vuoto che palpita senza sosta ("Mormorando evi fugaci"). Un disco da ascoltare rigorosamente in cuffia, ad occhi chiusi, immersi nel buio. Magari subito dopo aver letto quanto il buon Maurizio Gusmerini ha voluto rivelarci in una lunga chiacchierata.

Partiamo dall’inizio: come nacque quella strana creatura che risponde al nome di St.ride?
“Strana creatura” mi piace. Risaliamo alla fine del secolo scorso. Edo cercava un socio, così un amico comune ci ha fatto conoscere. Edo arriva da una lunga esperienza come tecnico di studio e sperimentazioni varie. Io, invece, ero solo un grande appassionato di musica, facevo djing a tempo perso, mi è sempre piaciuto ballare, anche se ascoltando le nostre cose non si direbbe.

St.ride sta per "stride", indicando un tipo di musica scostante, disturbato e disturbante?
Il nome St.ride è venuto fuori durante una seduta spiritica, all'epoca frequentavo amici a cui piaceva fare queste cose. Una volta evocavano il parente di qualcuno e invece si è presentato il fantasma di Duchamp che balbettava una cosa tipo “stststst...”, così ho pensato di attaccare qualcosa a quelle due lettere. Poi ci abbiamo messo un punto in mezzo per lasciare un significato più aperto e interpretabile liberamente. A me piace la parte “ride”, il lato comico per noi è importante, anche se non è sempre così distinguibile.

Prima dei St.ride, cosa facevate? Avevate altri progetti musicali?
Io niente, compravo e ascoltavo tanti dischi. Edo aveva un progetto musicale suo, ma non ne so quasi niente.

Il vostro “primo” disco che ho ascoltato, “Onde”, non mi piacque. Si trattava di un assemblaggio di interferenze e trasmissioni intercettate sulle onde corte. Cosa ricordi di quel periodo?
Avevamo terminato “Compassione e risentimento”, che era un disco piuttosto fisico. Io avevo decine di cassette piene di registrazioni che avevo effettuato sulle onde corte. C'è stato un periodo che registravo sempre. Sono entrato in un mondo a parte. Ne abbiamo fatto una selezione ed Edo gli ha dato una sistematina al suono. Se devo dirti la verità, a noi piace tuttora, lo troviamo un lavoro centrato per quello che propone e per quello che era l'intenzione.

Proprio in occasione dell’uscita di quel disco, dichiarasti: “Non esiste musica difficile, ma solo un pubblico più o meno preparato a recepirla". Sei sempre di quell’avviso?
Sì, ma aggiungerei anche la disponibilità all'ascolto. Più siamo disponibili, più meraviglie scopriamo.

Subito dopo, arrivò “Cercando niente”, un disco che mi lasciò di stucco per il salto di qualità. Allora, parlai di un mix di dada-noise, harsh-noise e post-rock. A tutt’oggi, lo considero il vostro miglior disco, oltre che uno dei dischi più importanti del “rock” italiano degli ultimi anni.
Grazie Francesco, siamo molto onorati del tuo apprezzamento. Per noi quel disco è un'evoluzione di “Compassione e risentimento”, che era un album strumentale. Abbiamo pensato che ci sarebbe potuta stare una voce... l'abbiamo fatto con quella intenzione lì. In più la batteria del nostro amico Ics ci è stata bene dentro.

Le liriche di “Cercando niente” camminavano sul filo del rasoio, tra nonsense e nevrosi. In quale clima nacquero?
Era un periodo di nevrosi senza senso! Forse stavo leggendo “I quaderni di un mammifero” di Satie... Mah, non so, mi vengono così, anche adesso. Magari ora mi piacerebbero un po' meno nevrotiche, mantenendo sempre il senza senso, eh! Anche se si potrebbe dire che il nonsenso pone l'attenzione sul senso…

Leggendo le vostre liriche, penso sempre che ci sia molta letteratura, molta poesia e probabilmente anche un po' di filosofia alla base di tutto... è così?
Voglio essere banale, ma alla fine c'è sempre la vita. Che macina tutto, la poesia, la letteratura e la filosofia. Ognuno produce la sua poltiglia. E' la poltiglia che deve darti qualcosa, gli ingredienti sono nell'aria.

Tra i vostri testi, ricordo punte di assoluto "romanticismo" ("Non ho soluzioni/ a pretese del cazzo/ mi suona nel cesso/ nel cesso di un bar/ io ci vado spesso/ ma piscio soltanto/ son dentro e rispondo/ e schizzo per terra…" - da "Autodifesa", su "Autodifesa"), oltre ai vari esempi di nonsense...
Eh... è difficile parlare dei testi, parlano già loro... non so se è voluto, ma sono spesso delle messe in scena, dove c'è del reale e dell'immaginato. Provo a mettere qualcosa di sbilenco o di esagerato, ma non distante da una realtà possibile. L'esagerazione è un buon sistema comico. Non so se riesco sempre a fare emergere il lato comico.

Ah, sì... quando uscì "Fuori", ricordo parole come queste: “Il senso del comico è ricavato tramite l'esasperazione del tragico”.
E’ come Stanlio & Ollio: sono sublimi nella tragedia che è la comicità.

Primitivo”, invece, è il vostro disco disco più criptico, la trasfigurazione sonora di “una storia crudele, ridicola, cinica e disperata, raccontata nella lingua che usa Mongoholi Nasi per parlare ai cani selvatici”.
Ci piaceva l'idea di poter non dire ma alludere, per raccontare l'irraccontabile, la condizione umana di freak, come siamo tutti. E' stato un disco venuto quasi di getto, con delle idee semplici e anche un po' storte.

Approfondiamo un po' questa storia della "condizione umana di freak"...
E' che siamo tutti qui assieme, gettati su questo scoglio alla deriva in un universo infinito, in mezzo all'eternità. Sappiamo che tutti moriremo, abbiamo paura, ognuno reagisce a modo suo, si crea le sue regole e le sue abitudini. Ognuno di noi, osservato in modo imparziale, rivela le sue assurdità, la sua cattiveria, le sue debolezze, quelle cose di noi stessi che non vorremmo mai vedere. Però, in un certo senso siamo tutti un po' penosi, ridicoli, in questa disperata ricerca di autodifesa. Basterebbe che ci amassimo...

La musica può aiutare?
Sì, aiuta a essere ancora più freak!

“Compassione e risentimento” è uno dei vostri dischi più oltranzisti e uno dei più compatti in assoluto. Un flusso di coscienza annichilente, tra concrete-music e rumorismo selvaggio. Mentre i suoni ci invadono, sembra di essere al cospetto di una vera e propria "fonderia dello spirito".
Sono contento che hai citato quel titolo, “fonderia dello spirito”, in effetti lo trovo perfetto, anche per descrivere il processo di produzione del disco. In quella fase ci abbiamo dato dentro abbastanza... Poi c'era una reazione alle cose che avevamo fatto prima, la voglia di provare dei sistemi diversi, con un altro approccio, più da microfoni. Anche sui titoli lavoriamo sempre parecchio, anche qui ce n'è qualcuno buono, che fa scaturire qualcosa quando incontra la sua musica.

Su quali dischi vi siete formati?
Una mia vicina di casa mi prestò due cassette degli Area ("Arbeit Macht Frei" e Crack!) e una di Guccini, e mi piacquero gli Area. Ho avuto anche il privilegio di vederli dal vivo con Demetrio. Poi tutto il resto è troppo per poterlo elencare. Devo dire che anche dal 2000 in poi ho trovato tantissima musica fantastica che non mi sarei mai immaginato. Jandek, Sun City Girls, Merzbow, The Shadow Ring e tutto quello che ne è seguito, Nmperign, Supersilent, Drexciya e tutte le ramificazioni, e poi Arthur Russell, che ho ascoltato la prima volta in quel periodo lì. Poi Bach e la contemporanea, specialmente Satie e Cage. Edo, invece, i Kraftwerk. Tutti i Kraftwerk. E basta.

A proposito di Area, nel vostro primo disco, l'omonimo del 2001 uscito su Snowdonia (un disco più vicino all'elettronica pura e semplice, anche se resa impura da vuoti, fratture, devianze etc.), citate il celebre motivo di "Luglio, agosto, settembre (nero)". Cosa ricordi di quel periodo?
Ci eravamo appena conosciuti, si lavorava con l'atari, gli adat e si mixavano i brani direttamente sul banco. Mi piacque molto, ero molto candido sulla musica. Edo, invece, ha fatto un po' fatica a camallarmi. Lo capisco, eh! Infatti, poi, ci siamo presi un periodo sabbatico, dopo l'uscita su Snowdonia/Mizmaze.

Per caso in quel periodo ascoltavate anche gli Spring Heel Jack, che ricordo di aver "intravisto" tra le vostre prime cose?
Li conosco, però ti confesso che non mi hanno mai fatto impazzire.

Subito dopo il primo disco, pubblicaste "Piume che cadono", immediatamente sterzando verso un sound destrutturato, direi a tratti quasi ermetico. Cosa causò quel cambio di rotta?
Esordisco dicendo che "Piume che cadono" è uno dei nostri dischi che prediligo di più. L'abbiamo fatto quando abbiamo ripreso a frequentarci. Nel frattempo si era aggiunto un computer, e di per sé l'aggiornamento tecnologico ti porta a lavorare in modo diverso e quindi a fare cose diverse. Proseguire coi suoni del primo disco ci dava l'idea di andare incontro a un senso un po' industriale. Invece avevamo voglia di dare spazio ai silenzi, al dialogo tra gli strumenti, alle allusioni. E' il nostro disco con più melodia, che si regge su un equilibrio fragile.
Comunque, mi fa un po' strano rivisitare il passato...

Perché?
Ehm... non mi ero neanche accorto di aver usato il termine "rivisitare", che in effetti mi fa pensare più a risistemare, mentre l'idea che volevo esprimere era quella di rivivere certe cose a cui non pensi più. Mi fa pensare che la vita è lunghissima. Si sprigiona un effetto a catena

Tra il primo disco e "Piume che cadono" passano ben cinque anni... Cosa avete fatto in quel lungo periodo di pausa?
Io ho registrato le onde corte e qualunque altra cosa producesse un suono. Ho fatto uscire delle cassette autoprodotte come Mongoholi Nasi e Uomi. Abbiamo fatto un cd che non abbiamo voluto fare uscire.

Perché?
Perché non ci convinceva. Ti svelo un segreto: l'abbiamo pubblicato molto dopo. Si tratta di "Quando arrivo arrivo" del 2012. Quando l'abbiamo fatto uscire non l'abbiamo detto che era un lavoro vecchio risistemato nel suono.

Con l'ultimo lavoro virate verso un'elettronica fatta di pulsazioni inabissate, frequenze disturbate, rumori sparsi etc. Insomma, sembra vogliate dare conto di quegli interstizi dove il silenzio e il suono si confondono, dove il non-detto è essenziale. Non è, a mio avviso, tra le vostre cose migliori, ma è un disco coraggioso, moderatamente affascinante...
Sì, ci interessava fare una musica meno impositiva, più aperta e misteriosa, che lasciasse più spazio a chi ascolta. Abbiamo cercato di produrre degli incontri inaspettati, lavorando con calma sul lungo, sempre utilizzando i nostri elementi, ma in modo un po' diverso. La dimensione temporale è più espansa rispetto al nostro solito modo di fare. E c'è sempre un'evoluzione di suono, che qui è più importante nel dare un perché, e che ci ha anche permesso di stare più fermi. Bene, incasso il “coraggioso”.

Vi sentite parte della scena genovese, oppure preferite starvene in disparte, nascosti, isolati?
Non saprei, siamo un prodotto della città dove viviamo. Ora conosciamo tante persone, quasi tutti i miei amici stanno lì, nella musica, non importa se somigliamo a nessuno. Direi che ognuno fa la sua musica. C'è anche la questione che non siamo molto da public relations, anzi, è un lato su cui dovremmo lavorare un po'. Contiamo molto su Loris Zecchin di Solar Ipse.

Cosa pensi della musica italiana degli ultimi anni?
Guarda, per i miei gusti, ci sono parecchi tra i gruppi che hanno cominciato più o meno come noi intorno al 2000. Per me, i padri della scena sono gli Starfuckers, che trovo importanti perché mi hanno fatto capire che certe cose si possono fare. Non per niente Alessandro Bocci partecipa come M16 all'esordio della Niente Records, con un brano assieme ad Andrea Reali. Nella raccolta sono presenti tanti musicisti italiani che secondo noi sono importantissimi per la musica italiana: i Vonneumann, i Lendormin del grande Cris X, Nihil Is Me, che è Andrea Giotto (Be Maledetto Now!, Squadra Omega, With Love), i Placca (che sono Ben Presto dei Larsen Lombriki e Francesco Calandrino, presente anche in altre due tracce), poi Renato Ciunfrini, un talentuoso sperimentatore di lunga data, gli A Spirale, oggi frantumati in mille rivoli e camuffamenti, gli Harshcore di Luca Sigurtà, Pentliczek, un bravissimo bassista compositore e improvvisatore (persona speciale, a stretto contatto con Stefano Giust, musicista di grande apertura, la mente dietro Setola di Maiale - tantissime sue uscite testimoniano la qualità di una proposta anche italiana e libera e fantasiosa); e, poi, i Jealousy Party! Un gruppo personale e veramente originale, nella musica come in tutte le loro modalità espressive. E mi limito a questi.

Come nasce, solitamente, un vostro brano?
Di solito decidiamo un metodo da applicare per la produzione e la registrazione delle singole tracce, mettiamo dei paletti, come dice Edo. Ogni volta cambia, talvolta in modo radicale, altre volte meno, si può suonare e registrare assieme oppure separatamente, si possono usare i microfoni oppure gettare le tracce direttamente dentro al mixer… Per cui ogni volta è diverso. E c'è anche lo spirito che ci permea in quel determinato periodo che non è mai lo stesso.

In molti, parlando della vostra musica, hanno tirato in ballo il movimento dadaista... Pensi sia una forzatura?
Risposta 1: Ma sì, anche. Mi piace tantissimo Satie, pure il libro che raccoglie tutti i suoi foglietti, “quaderni di un mammifero”. Mi piace il dada, i situazionisti e la Ulrike Meinhof, tutta la gente così coraggiosa mi commuove.
Risposta 2: Mah, certe volte si accostano le cose al dadaismo quasi per metterle un po' da parte, ti libera dall'incombenza di entrarci dentro. Però è vero, non posso dire che non abbiamo niente a che fare con il non-dadaismo, piuttosto direi con l'altruismo, però come tendenza, come “poi ti dico”.

Un termine che ho usato spesso per parlare della vostra musica è "dissociazione"...
Sì, l'ho sempre trovato appropriato. C'è un confronto di senso da cui nascono le cose. Si utilizzano elementi contrapposti per creare qualcosa di diverso, o di inaspettato. Mah, non saprei dirti meglio, mi pare di essere un po' contorto...

Parliamo del progetto Mongoholi Nasi. Il nome è ispirato, immagino, allo pseudonimo che Stefano Tamburini utilizzò per uno dei suoi esperimenti musicali...
Sì, il nome è un omaggio a Tamburini e alla sua bufala. Mongo è più un mio progetto solo; Edo mi dà una mano in fase di mix e postproduzione. Di solito c'è un’idea di partenza, e mantengo gli stessi paletti per tutti i brani. È un progetto che mi serve per affrontare la paura di finire sotto i ponti.

Avete anche fondato un'etichetta tutta vostra, la Niente Records.
Volevamo toglierci dalle necessità degli altri, fare qualcosa da noi e far partecipare altre realtà che ci coinvolgevano. All'inizio c'era quella idea lì, di non scrivere niente nella confezione del cd, solo "Niente Records" e vol. x. All'inizio abbiamo fatto cd anche di altri, oltre alla partecipazione aperta del primo cd. Abbiamo fatto uscire i R.U.G.H.E. e Fvrtvr.

Questa esigenza nasceva da precedenti "delusioni"?
No, ma c'era la voglia di decidere noi anche per i tempi di uscita. Poi, uscire per un'etichetta che fa quel mestiere ha i suoi vantaggi.

E come siete finiti a fare un disco per la Solar Ipse?
Ci conoscevamo con Loris (Zecchin; ndr), credo che fosse solo questione di tempo, in altri momenti avevamo i tempi sfasati, questa volta è stata giusta. Non siamo integralisti per la Niente Records.

Cosa dobbiamo aspettarci da un concerto dei St.ride?
In linea di massima, proponiamo il materiale dei cd che abbiamo appena finito. In questo caso i brani sono stati eseguiti e composti proprio per poter essere suonati dal vivo, magari con l'aggiunta di qualche idea che ci è venuta nel frattempo. Avremo tre synth e un registratore, più lettore cd e relativi effetti, ah... e un piffero. In effetti abbiamo voglia di portare un po' in giro i nostri suonazzi.

Tanto, prima o poi finirete a Sanremo...
Sììì, sarebbe bello andare a fare i fenomeni da baraccone! Si potrebbero fare cose pazzesche con un'orchestra...

A parte gli scherzi, per concludere, vuoi dirci qual è, musicalmente parlando, il tuo più grande sogno?
Fare qualcosa di bello. Qualcosa che faccia bene a chi ascolta. Vorrei scrivere la sigla per l'inizio di un mondo diverso. Ma per ora, non so, forse ho ancora troppo i piedi nel '900.

Discografia
 St.Ride (2000, Snowdonia)

 

 Piume che cadono (2005, Zeit Interference)

 

 Se sto qui nevica (2007, Marsiglia Records)

 

 Antologia del medio Mongoholi Nasi (2007, Setola di maiale)

 

 St.Ride Sucks (2007, digital file)

 

 Carne al fuoco (2007, Rudimentale)

 

 Compassione e risentimento (2009, Niente Records)

 

 Fausto Balbo + St.ride (2009, Fratto9 Under The Sky Records ‎– Private Works Vol. 2)

 

 Onde (2010, Niente Records)

 

Cercando Niente (2010, Niente Records)

 

Primitivo (2011, Niente Records)

 

 Tutto va bene (2011, Niente Records)

 

 Quando arrivo arrivo (2012, Niente Records)

 

 Conquistare il mondo (2013, Niente Records)

 

Fuori (2014, Niente Records)

 

 The Grass Sessions Ep (2015, digital file)

 

 Tre3s Sessions  (2015, digital file)

 

 Deutschland Femdom (2016, Solar Ipse Audio House)

 

 

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(video, da Quando arrivo arrivo, 2012)

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(video, da Tutto va bene, 2011)

Non prego
(video, da Primitivo, 2011)

Il vincitore monta
(video, da  Primitivo, 2011)

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