Susanne Sundfør

Susanne Sundfør

L'incanto di cristallo

intervista di Michele Palozzo e Alessandro Biancalana

A più di un decennio dall'inizio della sua carriera da solista, lunedì 5 marzo 2018, la cantautrice norvegese Susanne Sundfør si esibisce per la prima volta in Italia, alla Salumeria della Musica di Milano, per promuovere il suo ultimo album "Music For People In Trouble" (Bella Union, 2017). Abbiamo colto l'occasione per scambiare due chiacchiere e fare un punto sulla sua arte cantautorale, ritornata ora a un evocativo intimismo cameristico.

MP: Anzitutto ci teniamo a dire che siamo molto felici e onorati di parlare con te e di averti finalmente qui in Italia. L’impressione è che ci sia voluto troppo tempo per vederti suonare, ma in un certo senso credo che anche la tua notorietà sia giunta un po’ più tardi del previsto, essendo in attività da più di un decennio. Sei soddisfatta di ciò che hai ottenuto sinora, in termini di pubblico e riconoscimenti?
Sono d’accordo, è da dieci anni che faccio questo e solo adesso verrò in Italia. Non vedo l’ora!

MP: Ritengo che ci siano due cambi di prospettiva significativi in “Music For People In Trouble”: l’audacia e la magniloquenza di “Ten Love Songs” cede il passo all’intimità e al romanticismo nel suo senso più autentico (magari con un tocco di decadentismo); ma ciò che specialmente traspare è un sentimento di tradimento e disillusione, un punto di vista più scuro su ciò che l’“amore” è. Sei d’accordo? Che cosa significa questo album per te, a un livello personale?
Gran parte di ciò che scrivo proviene da una prospettiva personale, ma cerco di rendere universali le tematiche, qualcosa in cui chiunque possa ritrovarsi. Perciò, in un certo senso, è personale e il suo esatto contrario al tempo stesso, se possibile.

MP: Siamo tutti, in un modo o nell’altro, “in trouble” – in difficoltà, nei guai? Era tua intenzione rivolgerti a chiunque si senta così?
Voglio dire, se fossi uno scienziato dei cambiamenti climatici probabilmente direi di sì, ma non lo sono, quindi mi baso su ciò che leggo sui giornali, e ultimamente molta parte si riferisce al fatto che i cambiamenti climatici stanno minacciando la civiltà. Ma non volevo che l’album riguardasse soltanto questo, volevo ci fosse anche un aspetto personale, perché penso sia importante creare un’arte che rifletta lo stato del genere umano non solo a un livello politico ma anche emozionale. Immagino che ciò che voglio dire sia che essere in difficoltà può essere sia da una prospettiva collettiva che anche individuale.

AB: Cosa pensi dell'uso della strumentazione elettronica nella musica cantautorale? L'innesto di certi suoni nella tua musica (penso alla bellissima “It's All Gone Tomorrow”) a mio modesto parere ha giovato tantissimo a renderla più varia ed eclettica. Quali modi hai di integrarla a una base di piano o chitarra?
Grazie! Per me più importante degli strumenti, siano essi elettronici o no, è creare il suono che sto cercando per riuscire a trasmettere ciò che voglio dire. A volte il mio messaggio richiede molta elettronica, altre volte richiede una morbida chitarra dalle corde in nylon. Ma il messaggio è la mia priorità.

AB: Sono sempre stato dell'idea che l'album con cui sei riuscita a creare un vero standard sia “The Brothel”, un disco in cui sono racchiuse fra le più belle canzoni del tuo repertorio. Personalmente sono molto affezionato a “Turkish Delight”. Cosa puoi dirmi di questa canzone, com'è nata? E inoltre, cosa ricordi del periodo in cui hai composto questo album? Anche dal tuo punto di vista questa uscita è stata fondamentale in termini di suono e ispirazione?
È stato un album davvero divertente da registrare, perché io e Lars Horntveth, che ha prodotto il disco, avevamo un sacco di idee folli e le abbiamo inseguite senza indugio, apertamente. Provenivo anche da un paio di anni di inattività musicale ed ero molto ispirata e pronta a fare qualcosa di diverso. “Turkish Delight”, non mi ricordo, a esser sincera. Ho fatto l’arrangiamento al pianoforte e ho scritto il testo, ma in fase di produzione è Lars che ha fatto gran parte del lavoro.

AB: Rimanendo su questo album, ci terrei a sapere come è stato lavorare con Lars Horntveth, un grande musicista e produttore tuo conterraneo.
Lars è davvero talentuoso ed è stato divertente lavorarci, ho imparato molto da lui.

AB: Vorrei tu ci parlassi di come è stato effettuare le riprese del video di “White Foxes” (da "The Silicone Veil"), uno dei tuoi più evocativi e curati.
Faceva molto freddo e la neve continuava a cadere sulla mia schiena nuda, perciò in seguito mi sono presa una bronchite! Ma ne è valsa davvero la pena, è un video grandioso.

MP: Che esperienza hai avuto, sinora, girando in tour per il mondo?
Lo adoro! Vorrei poterlo fare di più! Amo visitare nuovi paesi e incontrare la gente del posto, assaggiare nuovi cibi, vedere cose che sono molto diverse rispetto a da dove provengo. Amo viaggiare, e se ne avessi l’opportunità farei tour più lunghi e in più posti.

MP: A quanto pare hai anche opinioni decise in merito all’ambiente e alle politiche globali, sebbene la tua musica sembri rimanerne separata. Credi che l’arte e la vita quotidiana non dovrebbero influenzarsi troppo a vicenda?
Non sono sicura di concordare su questo, sento di aver fatto un bel po’ di canzoni politiche. Comunque no, non credo che la politica debba essere separata dall’arte: l’arte può essere ciò che desidera, ma la cosa più importante è che sia libera.

MP: Domanda rituale: che progetti ci sono per il futuro? Hai avuto anche delle fruttuose collaborazioni con M83 e Röyksopp: sei in cerca di nuovi partner musicali?
Al momento non saprei, spero di trovare presto qualche nuova idea così da poter scrivere nuova musica.

Discografia
 Susanne Sundfør (Your Favourite, 2007)

6,5

 Take One (live, Your Favourite, 2008)

6,5

The Brothel (Groenland, 2011)

8

 A Night At Salle Pleyel (Emi, 2011)

6

The Silicone Veil (Emi, 2012)
 8
Ten Love Songs (Warner Music Norway, 2015)

7,5

 Music For People In Trouble (Bella Union, 2017)

7

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
 

Walls
(videoclip, da Susanne Sundfør, 2007)

 

The Brothel
(videoclip, da The Brothel, 2011)

 

The Silicon Veil
(videoclip, da The Silicon Veil, 2012)

 

White Foxes
(videoclip, da The Silicon Veil, 2012)

Among Us
(videoclip, da The Silicon Veil, 2012)

Röyksopp feat. Susanne Sundfør - Running To The Sea
(videoclip, 2012)

M83 - feat. Susanne Sundfør - Oblivion
(live, 2013)

 

Fade Away
(videoclip, da Ten Love Songs, 2015)

 

Accelerate
(videoclip, da Ten Love Songs, 2015)


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(2011 - Groenland)
Un incanto pop norvegese, prodotto da Lars Horntveth dei Jaga Jazzist

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