The Goon Sax

The Goon Sax

House party a ritmo di jangle

intervista di Lorenzo Righetto e Fabio Guastalla

Non è solo per la distanza geografica dalla Lombardia a Brisbane, ma più per quella anagrafica che ci chiediamo, scrivendo le domande, se queste abbiano senso. Forse alcune no, però Louis Forster non lo dà troppo a vedere, mascherando anche l'evidente entusiasmo per quello che sta capitando ai suoi Goon Sax.

Dunque, praticamente la prima cosa che ricordi è che avevi 17 anni, e ora ti trovi con recensioni su Pitchfork e Nme, stai programmando un tour europeo e, chissà, un trasferimento a Berlino.
Cos’hai in testa al momento?
[ride] Beh, al momento sto solo cercando di concentrarmi sulla fine della scuola, così da poter stare di più in tour e avere più tempo per lavorare sulla musica. Questo è più o meno il grosso obiettivo che ho in testa al momento.

Ho letto che sei fan dei Galaxie 500 (anch’io lo sono), e si può sentire nei brani. A questo proposito, non ho potuto non notare la coincidenza nella formazione delle due band, dato che anche Riley, la vostra batterista, si è unita al gruppo dopo solo un mese di lezioni, un po’ come Naomi Yang nei Galaxie 500 (anche se suonava il basso). Ripensandoci, pensi che sia stato importante per la vostra musica?
Adoro il modo di suonare il basso di Naomi, probabilmente è la mia bassista preferita di sempre! Ricordo quando Riley è entrata nella band. James e io eravamo sollevati che suonasse solo da un mese, perché voleva dire che le sue parti di batteria sarebbero state molto semplici e il fuoco sarebbe rimasto molto sui testi e sulle melodie. Ricordo che durante le prime prove le abbiamo detto che se avesse preso il rullante ogni tanto sarebbe andata benissimo, e così eravamo molto esaltati quando ha iniziato a fare giri veri e propri. Ha del tutto superato le nostre aspettative. Non credo che stessimo pensando a Naomi quando si è unita a noi, ma sicuramente apprezzavamo persone come lei, nel senso che vedevamo il fatto di essere dilettanti come un vantaggio, piuttosto che come un problema.

Sul sito della Chapter Music siete descritti come “tre cantautori”. Sono curioso, come create e arrangiate le canzoni? Arrivate tutti insieme in sala prove con un’idea e la sviluppate insieme, o qualcos’altro?
Scriviamo tutti separatamente, di solito ognuno di noi porta una canzone completamente finite in sala prove e ognuno lavora alla sua parte insieme agli altri. Abbiamo provato a fare “jam”, semplicemente, e vedere cosa succede, ma non funziona, almeno per noi.

Mi sembra che i testi del disco siano quasi tutti sul crescere oggi (correggetemi se sbaglio) e due pezzi nella tracklist hanno un nome nel titolo (“Susan”, “Maggie”). C’è un legame tra le canzoni e le storie che raccontano? Se sì, quale?
Sì, i testi non erano intesi in modo da riguardare il fatto di crescere, ma immagino che lo siano perché è quel che stavamo facendo ai tempi della loro scrittura, quindi questo traspare. Riguardo a “Maggie” e “Susan”, le due non hanno un nesso, mi sono sempre piaciute le canzoni con nomi nel titolo – i Monkees hanno “Valerie” e “Mary” ed è qualcosa che mi è sempre piaciuto. Mi ricordo di aver letto che i loro autori gli avevano detto di dare alle canzoni nomi comuni di ragazza, così tutte quelle con lo stesso nome avrebbero comprato il singolo. L’idea mi affascinava molto.

Mi viene da chiedermi come mai l’indie-pop australiano possa suonare simile, dopo 30 anni – guardo per esempio ai vostri compagni di etichetta, i Twerps, i Dick Diver. Molto di più che le band indie-pop in Europa o in America.
Cosa ne pensi?
Non credo che suoniamo così simili, una delle cose che amo delle band australiane è che penso che quel sound sia stato esplorato e cambiato molto senza perdere un elemento molto distintivo, che immagino sia quel filo commune tra tutte le diverse band. Gruppi come i Cannanes o gli Apartments hanno decisamente avuto un’influenza su molte giovani band, ma credo che i Twerps e i Dick Diver siano un esempio di quanto lontano tu possa portare quel sound e continuare a riplasmarlo, facendolo suonare molto fresco.

E la scena contemporanea australiana? So che siete andati in tour coi Blank Realm, per esempio. Chi sono i vostri preferiti?
Ci sono tante grandi band in Australia al momento e anche qualche buona etichetta. I Blank Realm sono decisamente tra i nostri preferiti. Lower PLenty, The Mosaics, Totally Mild, Dick Diver e i No Zu sono anche loro grandi. È buona cosa avere così tante grandi band, vuol dire che ci sono sempre persone da vedere, con cui suonare. In qualche modo è esaltante quando ascolti una grande band, che vive nella tua stessa città. A volte penso che mi trovavo solamente a qualche chilometro di distanza da dove hanno scritto la canzone, è bello.

Di recente avete postato una playlist Spotify con le canzoni che hanno ispirato “Up To Anything”. Ho notato una grande assenza, i Bats. Pensavo fossero una pietra miliare per qualsiasi band indie-pop nella tua area, non è così?
No, lo sono di certo, abbiamo lasciato fuori dalla playlist un bel po’ di band – saremmo probabilmente arrivati vicino a dieci ore di musica se avessimo incluso tutto. I Bats sono grandi!

Essendo un grande fan dei Go-Betweens, te lo devo chiedere, cosa pensa tuo padre del disco e della band in generale?
Sembra che gli piaccia. Credo di non averglielo mai chiesto.

Pensate di aggiungere date italiane al vostro programma europeo?
Ci piacerebbe tanto venire in Italia! Il problema è che abbiamo solo due settimane di tour, essendo durante le mie vacanze scolastiche. Quando ci trasferiremo a Berlino e potremo girare la vostra Europa più facilmente, verremo di sicuro - di continuo anzi! Credo che James in particolare abbia detto di voler venire.

Discografia
 Up To Anything (Chapter, 2016)7,5 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Boyfriend
(da Up To Anything, 2016)

Sometimes Accidentally
(da Up To Anything, 2016)

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Recensioni

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Up To Anything

(2016 - Chapter Music)
L'esordio degli australiani guidati dal figlio di Robert Forster

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