TOY

TOY

Rock skips a beat

intervista di Vassilios Karagiannis

Se c'è stata una band in questa stagione che ha saputo definire meglio di tutte le altre quale sia lo stato dell'arte dell'indie-rock britannico, questa risponde al nome dei TOY. Il quintetto londinese ha raccolto tutti i frutti disseminati da una scena (attorno alla quale militano un buon numero di formazioni, e che nonostante ciò è ancora tristemente lasciata senza nome) in crescente fervore, e su di essi vi ha apposto la propria personalità, in un esordio fulminante che ha fatto ben parlare di sé negli ultimi mesi, anche oltre la semplice cerchia di appassionati. Abbiamo raggiunto via e-mail il bassista del gruppo, Panda (al secolo Maxim Garron), per un'intervista esclusiva.

Come presentazione della band, raccontaci un po' come voi cinque vi siete conosciuti e come avete messo in piedi i TOY.
I TOY sono nati soltanto due anni fa, ma in realtà ci conosciamo da molto più tempo. Tom, Dominic e io siamo andati a scuola insieme e abbiamo stretto amicizia ascoltando dischi come “Raw Power” degli Stooges e “Marquee Moon” dei Television. Abbiamo poi incontrato Alejandra e Charlie quando avevamo 18 anni e ci siamo trasferiti a Londra.

Alcuni di voi hanno militato, qualche tempo fa, in un'altra formazione, Joe Lean And The Jing Jang Jong. Cosa ti ricordi di quell'esperienza?
Eravamo davvero molto giovani. Ciò che posso dire è che l'aver suonato in quella band ci ha permesso di capire cosa volevamo fare davvero e ci ha fornito la determinazione necessaria per realizzare la nostra musica.

Come mai avete deciso di chiamarvi TOY? E' stata una scelta dovuta a un puro desiderio di semplicità, oppure c'è qualche altra ragione nascosta?
Abbiamo deciso di chiamarci in questo modo dopo che abbiamo trovato un baule di giocattoli di epoca vittoriana. Il logo che utilizziamo è lo stesso che si può ritrovare sopra quel baule. Inoltre, volevamo qualcosa di diretto, e questo nome credo che rispecchi il modo con cui noi realizziamo la nostra musica, e cioè che ci divertiamo a sperimentare e a suonare insieme. Tra l'altro, “TOY” può assumere anche un'accezione più sinistra, cosa che trovo sia alquanto affascinante.

Il vostro suono è molto particolare e composito, capace di miscelare un vasto numero di stili e generi con assoluta personalità e creatività. Quali sono le vostre principali influenze?
Ciascuno di noi ascolta e ama talmente tante cose che è difficile dare una risposta univoca. Ad ogni modo, una piccola lista di artisti che tutti noi apprezziamo include i Velvet Underground, i Broadcast, i Sonic Youth, gli Stereolab, i Rolling Stones, David Bowie, i My Bloody Valentine, i Can, i Pulp, gli Harmonia.

Cosa ci puoi dire riguardo al processo di scrittura del vostro album d'esordio?
Le canzoni non sono state scritte tutte nello stesso periodo di tempo. Alcune risalgono al nostro debutto come band, alcune sono state composte e completate in studio quando stavamo registrando l'album. Ci piace molto scrivere nuove canzoni, cosa che avviene solitamente a casa del nostro chitarrista (Dominic O' Dair, ndr) o della nostra tastierista (Alejandra Diez, ndr). Solitamente realizziamo dei demo che poi portiamo in studio e che rielaboriamo fintanto che non otteniamo qualcosa che ci soddisfi del tutto.

Da cosa traete l'ispirazione per i testi delle canzoni? Esiste un concept che le accomuna?
I testi variano da canzone a canzone. Alcuni tentano di rievocare sensazioni che abbiamo sperimentato, come anche di avvenimenti e situazioni in cui ci siamo imbattuti. Direi che quindi non ci basiamo su un concept specifico che non sia quello di concentrarci su un dato sentimento e tentare di trasmetterlo nel miglior modo.

C'è una canzone all'interno del disco che voi potreste definire la vostra preferita? Qualche aneddoto particolare che accompagna la scrittura e/o la registrazione dei pezzi?
L'ultima traccia, “Kopter”, è stata registrata in una sola sessione assieme a una macchina fumogena ad alta potenza e svariati apparecchi laser. L'ambiente in cui ci trovavamo era semplicemente magnifico: non mi è capitato di rivedere qualcosa di simile da allora. E' stato meraviglioso suonare in una condizione del genere: ti permetteva di astrarti completamente da te stesso e immergerti del tutto nella musica.

Molti hanno constatato l'assenza dall'album di “Left Myself Behind”, la canzone che vi ha lanciati l'anno scorso. Perché avete deciso di escluderla dalla tracklist?
Avevamo la sensazione che non s'inserisse troppo bene all'interno del disco. Naturalmente amiamo molto la canzone e dal vivo la suoniamo sempre, ma quando si è trattato di includerla nella scaletta nell'album ci è sembrato che il suo sound non ci azzeccasse troppo col resto. Abbiamo pensato di registrarla in una nuova versione ma abbiamo poi deciso che era meglio lasciarla così com'era. Tra l'altro, è un brano lungo otto minuti.

Avete ricevuto immediatamente il supporto dei Horrors, tra le band più importanti dell'attuale scena indie-rock inglese. Qual è la vostra opinione in merito allo stato attuale del rock britannico?
Credo che stia tornando ad essere nuovamente molto stimolante.

Qualche band emergente che ritenete sia interessante da seguire?
Charlie Boyer And The Voyeurs. Sono nostri amici, ci accompagneranno nel nostro tour per il Regno Unito e credo siano davvero molto bravi. Pensate a un incrocio tra i Velvet Underground e i Modern Lovers.

Qual è il vostro rapporto con i social network? Vedo che siete molto attivi sia attraverso il vostro profilo Facebook, che con il vostro canale YouTube. Pensate sia davvero un modo di entrare più velocemente in contatto col vostro pubblico?
Sì, penso sia proprio così. Sono un ottimo strumento per rivolgerci a tutti coloro che s'interessano a quanto stiamo facendo. Ad ogni modo, ci dobbiamo ancora abituare a tutto questo.

Quanto ai vostri progetti futuri? So a che dicembre verrete dalle nostre parti.
Siamo molto entusiasti di suonare in Italia, soprattutto a Roma, considerando che avremo un giorno libero dopo il concerto e avremo così occasione di festeggiare. Siamo già al lavoro per il nostro secondo album, ma abbiamo intenzione di pubblicare a breve un Ep sperimentale. I nostri prossimi singoli saranno poi in realtà due Ep che conterranno del materiale molto interessante. Insomma, bollono parecchie cose in pentola, siamo molto impegnati al momento.

Direi che è tutto. Grazie per l'intervista e a presto!
Grazie a voi! Non vediamo l'ora di arrivare in Italia!

Discografia
TOY (Heavenly/COOP Music, 2012)                       

8

Join The Dots (Heavenly/COOP Music, 2013)

7,5

 Clear Shot (Heavenly, 2016)

6,5

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Left Myself Behind
(singolo, 2011)

Motoring
(da "TOY", 2012)

Lose My Way
(da "TOY", 2012)

Join The Dots
(da "Join The Dots", 2013)

TOY su OndaRock

Monografia

TOY

Rock skips a beat

Recensioni

TOY

Clear Shot

(2016 - Heavenly)
Dopo due grandi prove, nuovo episodio per la saga del quintetto londinese

TOY

Join The Dots

(2013 - Heavenly)
Il sophomore della band londinese ne conferma le grandi qualità

TOY

TOY

(2012 - Heavenly / COOP Music)
Decenni di kraut-rock, shoegaze e post-punk riformulati nell'album d'esordio della band britannica

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