Twilight Singers

Twilight Singers

Quando l'Inferno diventa il Paradiso

intervista di Magda Di Genova

Definire semplicemente Greg Dulli come "L'ex cantante degli Afghan Whigs" o "Il cantante dei Twilight Singers" o "La metà dei Gutter Twins, ma l'altra metà è Mark Lanegan", per me è riduttivo. Perché c'è una generazione, la mia, che è rimasta folgorata in piena adolescenza da un Congregation fresco fresco di pubblicazione. Se poi aggiungete che per vedere gli Afghan Whigs suonare dal vivo un paio d'anni dopo me ne sono andata al festival di Reading, così già che c'ero nella stessa giornata vedevo anche Therapy?, Rollins Band, Tindersticks, Soundgarden, Helmet e Stabbing Westward, potete ben capire il piccolo capogiro accusato a pochi minuti del mio incontro con Dulli.

Intervista fissata di prima mattina. Greg ha gli occhi lucidi e la voce impastata.

Greg, ma ti sei svegliato per me?!
No, no. Sono solo raffreddato. Sono sveglio! Cosa mi vuoi chiedere?

Iniziamo col parlare subito di "Dynamite Steps". Ho ascoltato questo disco con alcuni amici e l'impressione comune è stata quella che tu ti sia finalmente liberato di una rabbia negativa e ora stia gestendo un'energia più positiva.
Dentro di me ci sono sia energie positive che energie negative. Immagino che in alcuni momenti determinati sentimenti si impongono e in altri momenti gli stessi sentimenti si ritraggono.
È difficile per me dirti se sono cambiato, è difficile essere obiettivi quando si parla di se stessi.
Ho smesso di fumare (sorride) e questo ha contribuito a farmi sentire meglio. Sicuramente ha aiutato a cantare meglio. Respiro anche meglio, quando non sono raffreddato! (sorride ancora)
Ho iniziato a prendermi più cura di me stesso. Ho abbattuto alcuni muri che, per tanti anni, avevo alzato per proteggermi. Quindi sì, ci sono stati grandi cambiamenti emotivi.
A questo punto non riesco a trattenermi: appoggio il registratore e abbraccio Greg. Lui sorride e ringrazia.

"Last Night In Town" è una traccia che mi ha colpita particolarmente: inizia in maniera dolce, poi diventa quasi dance e finisce con l'essere un brano rock. È stata una canzone facile da scrivere e produrre?
È una canzone che ha richiesto tempo per essere scritta. Inizialmente era una ballata, poi l'ho lasciata a metà e accantonata perché non sapevo come continuare. Dopo un po' di tempo ho aggiunto del drum beat e sono tornato a interessarmene.
Quando ho iniziato a scriverla, non sapevo davvero come rapportarmici, ma ne ero attratto. L'ho avvicinata, mi sono allontanato e l'ho lasciata stare, sono tornato a trovarla... Ho trattato questa canzone come tratterei una ragazza con la quale non so come pormi (sorride).

In questo disco compaiono il piano e gli archi, strumenti che prima non avevi sfruttato molto.
Sì, ma dal vivo mi piace stare in prima linea. Suonerò il piano in due o tre canzoni, ma Rick (Nelson, il violinista) è un pianista bravissimo, decisamente molto migliore di me. Adoro starmene lì e sentirlo suonare il piano.

Il modo in cui ti rapporti con un brano cambia se la postura che assumi per suonarlo cambia?
Sì, le canzoni cambiano assolutamente a seconda della postura che assumo.
Suonare la chitarra da seduto aiuta la concentrazione; suonare la chitarra in piedi dà energia quindi preferisco suonare in piedi (sorride); sedermi e suonare il piano è... il solo modo in cui riesco a suonare il piano! (ride)
Non riuscirei a suonare il piano stando in piedi, credo che mi sentirei strano. E comunque l'unica persona che dovrebbe suonare il piano stando in piedi è Jerry Lee Lewis.

"Dynamite Steps" è stato registrato in città diverse.
È vero. Vivo tra Los Angeles e New Orleans e ho registrato in entrambe le città. Ho anche registrato in uno studio a Joshua Tree che appartiene al mio amico David Catching. Ero andato da lui per passare un fine settimana tranquillo, per rilassarmi e concentrarmi.

Come "organizzi" le tue incursioni in studio? Pensi: "Ora vado a New Orleans a registrare" o "Sono a Los Angeles e potrei registrare" o ti trovi in un posto e senti che è il momento adatto per entrare in studio?

Sta alle canzoni, non sta a me: se la canzone decide di rivelarsi a Joshua Tree, è lì che la seguo.
Riesco a ricordare bene dove inizio a scrivere ogni brano, ma non è necessariamente lo stesso posto in cui finirò di scriverlo. Scrivere una canzone è un procedimento che impiega più di un giorno, a meno che tu non sia estremamente fortunato.
Quando lavoro a un disco, le canzoni sono come una famiglia: sono fratelli e sorelle e potrei dirti chi di loro e maschio e chi di loro è femmina. Interagiscono tra di loro, discutono. A volte sono d'accordo, altre volte non lo sono.
Capito. Quindi non è che scrivi un brano e ti dici: "Mh, questa canzone dovrebbe essere registrata... che ne so, a New York!", fai una borsa e parti.

Mi piacerebbe, ma se facessi questo tipo di ragionamento, penserei di registrare a Bangkok... Oppure deciderei che tutte le canzoni del disco dovrebbero essere registrate alle Hawaii!
Tornando a parlare seriamente, Los Angeles, New Orleans e Joshua Tree sono al momento i posti in cui spendo più tempo. La scelta di questi posti è tutta dovuta a questioni logistiche e geografiche.

"Powder Burns" è un disco registrato a New Orleans subito dopo il passaggio dell'uragano Kathrina (utilizzando generatori elettrici e con la città sottoposta a coprifuoco). Immagino che essere lì, in quelle condizioni abbia influenzato notevolmente l'umore del disco.
Assolutamente sì!
Quando c'è stato l'uragano, in realtà mi trovavo in Italia, a casa di Manuel (Agnelli degli Afterhours) e seguivo la vicenda in televisione. Ho vissuto a New Orleans per quattordici anni e guardavo questa città così viva ed eccitante, essere sottoposta a coprifuoco, con le ronde della polizia a pattugliare le strade... Sono immagini che ti aspetti di vedere in Iraq, in Kossovo, al limite a Belfast...
Sentivo i fantasmi e le ombre di Kathrina...
Ho l'impressione che registrare a New Orleans fosse un grande atto d'amore nei confronti della città.
È stato un atto d'amore nei confronti della città e nei miei.
Era un momento in cui siamo tutti diventati più riflessivi.
Hai scritto il disco a New Orleans o lì l'hai solo inciso?

Non tutto. Scrivo ovunque mi trovi e in quel anno ho passato parecchio tempo a Milano. Diversi brani sono quindi stati scritti e registrati a Milano insieme a Tommaso Colliva, che ha prodotto anche un brano tratto da "Dynamite Steps".

Tempo fa, riferendoti ai Twilight Singers, dicesti che non ti sentivi parte di un gruppo.
Quello che intendevo è che non volevo considerare i Twilight Singers come un gruppo, ma come un collettivo, come un progetto che non fosse chiuso e rigido: volevo ospitare diversi musicisti perché suonassero cose diverse.
In "Dynamite Steps", Scott Ford e Dave Rosser suonano in quasi tutti i brani, quindi ora possiamo iniziare a essere considerati un gruppo vero e proprio. Dave e Scott fanno parte dei Twilight Singers esattamente come ne faccio parte io.

Recentemente hai portato in tour un live set acustico intitolato "An Evening With Greg Dulli".
Come è arrivata l'esigenza di presentare il tuo materiale passato
(compresi alcuni brani dei Gutter Twins e degli Afghan Whigs), presente e futuro in (quasi) totale solitaria? (sul palco insieme a lui Dave Rosser alla chitarra e Rick Nelson al violino)
È un'esperienza a cui tenevo perché non l'avevo mai vissuta prima.
Mi ero reso conto che avevo inciso dischi da più di vent'anni e sentivo fosse il momento giusto per una retrospettiva.
Mi sono portato in tour anche Rick, per vedere se il violino potesse amalgamarsi bene nel progetto e dal momento che funzionava, ora il violino è uno strumento fisso del gruppo.
Stavo lavorando a "Dynamite Steps" da tanto tempo, l'avevo proposto dal vivo per più di un anno e in qualche modo volevo riportarlo in tour in un'atmosfera più semplice, intima e raccolta. È un tour che mi è davvero piaciuto.
Hai pensato di pubblicarne un disco dal vivo?
Abbiamo registrato la prima data e quella tenuta a Baltimora, che è stata una data interessante perché il nostro batterista vive lì, quindi ha suonato anche lui. Stiamo mixando quel concerto proprio in questi giorni, quindi sì: uscirà un disco dal vivo della data di Baltimora del tour "A Night With Greg Dulli".
Hai visto qualche concerto?
Ero ad Anversa.
Anversa è stata una data... straordinaria! Tutte le date sono andate bene, ma alcune sono state speciali.

Ok, ho tempo solo per un'ultima domanda. ... Greg, davvero consideri i Twilight Singers "L'Inferno di Dulli"? (La scritta "Dulli's Inferno" compariva nella descrizione del tab quando si accede al sito ufficiale del gruppo. Dall'espressione capisco che non ha la più pallida idea di cosa io stia parlando, ma rimango in silenzio aspettando che faccia mente locale. Poi Greg esplode in una risata).
Era uno scherzo tra me e un mio amico. Ci sembrava una cosa divertente.
Nessuno mi aveva mai chiesto nulla in proposito, sembri essere l'unica persona ad aver notato la scritta! (ride ancora)
Bene, quindi ora che abbiamo appurato che i Twilight Singers sono "L'Inferno di Dulli, cosa mi dici de "Il Purgatorio di Dulli" e "Il Paradiso di Dulli"?
Oh beh, immagino che esistano anche loro... Anzi, sai cosa faccio? Poi mi metto a macchinare e cambio la scritta in "Il Paradiso di Dulli". Mi sembra un'ottima idea, grazie per avermela suggerita.

Non so se l'essenza di Greg traspaia da questa intervista. Io intanto me ne sto qui, con gli occhi a forma di cuore a crogiolarmi nel ricordo e davanti alla nuova scritta che compare sul sito ufficiale del gruppo: "Dulli's Paradiso".

Discografia
 
Twilight As Played By The Twilight Singers (2000)


 
Blackberry Belle (2003)

 

 She Loves You (2004) 
 A Stitch In Time (Ep, 2006)
 
 Powder Burns (2006)
 
Dynamite Steps (2011)
 
pietra miliare di OndaRock
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Torna Greg Dulli, sempre più leader dei suoi Twilight Singers, con un disco introspettivo e personale ..

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