Ulcerate

Ulcerate

Tutto č fuoco!

intervista di Francesco Nunziata

Quando contatto Jamie Saint Merat per chiedergli se posso intervistarlo, mi dice che non ci sono problemi, ma mi avvisa che dovrò pazientare un po', perché ha altre 5-6 interviste da portare a termine. Non stento a credergli, visto il clamore suscitato dal recente "The Destroyers Of All", terzo lavoro sulla lunga distanza della band di cui è batterista e leader più o meno indiscusso. Lì nella lontana Nuova Zelanda, gli Ulcerate lavorano sodo, in maniera quasi maniacale per dare corpo e anima a un death-metal sempre più complesso, "oscuro" e atmosferico. La terra che avevamo imparato ad apprezzare per il lo-fi pop della scena di Dunedin e per le terribili peregrinazioni free-noise di Dead C e compagnia bella sembra, insomma, aver partorito una delle formazioni più importanti per gli sviluppi di un genere che, giusto per restare ancora in Oceania, nella vicina Australia ha visto nascere e svilupparsi negli ultimi anni quella terrificante creatura chiamata Portal. Anche se relativamente distanti dal caos labirintico e allucinato della formazione di Brisbane o dall'epos annichilente e miasmatico dei Mitochondrion, gli Ulcerate condividono con queste ultime due formazioni (ma non dimentichiamo i Gigan, di cui a giorni esce il nuovo lavoro) una passione smodata per la ricerca strutturale e sonora in ambito di estremismo metal.

Partiamo dall’inizio, quando ancora vi chiamavate Bloodwreath.

Mike Hoggard ed io formammo la band durante le superiori, scegliendo quel moniker. In seguito, messo a punto il materiale per il primo demo, decidemmo di cambiare nome. In ogni caso, trovate tutte le informazioni biografiche sul nostro sito.

E prima di fondare la band, che cosa facevate di bello?
Niente di particolarmente importante, eravamo ancora a scuola.

Ulcerate: cosa significa?
C’è un significato metaforico dietro la scelta di questo moniker. Volevamo rimandare a una sorta di infezione del pensiero umano.

jamiesaintmerat1Il vostro primo demo era molto crudo, in qualche passaggio quasi “gore”. Quali erano le vostre influenze in quel periodo (2003)?
Gore? Non così tanto, dal nostro punto di vista. Le nostre influenze, in quel periodo, comprendevano Immolation, Hate Eternal, Gorguts, Today Is The Day e penso che anche qualcosa dei Deeds of Flesh finì per trovare spazio nel nostro sound.

Nei primi demo, anche il tuo stile batteristico è differente, direi meno dinamico e creativo. Sei d’accordo?
Certamente, ma avevo solo 19-20 anni allora, e stavo ancora cercando di rintracciare la mia “strada” nell’ambito del batterismo death-metal. Per non parlare, poi, del consolidamento del mio stile anche al di là dei confini del genere.

Poi, arriva "Of Fracture And Failure", il vostro primo disco. Che cosa era successo nel frattempo?
Abbiamo scritto il materiale di quel disco durante un periodo di due anni, e le nostre intenzioni erano quelle di fare un deciso passo avanti, sia a livello compositivo che in fase di esecuzione. Riuscire a registrare il nostro primo disco per noi fu una grande occasione e, ovviamente, abbiamo usato tutto il materiale che avevamo a disposizione. Durante la stesura dei riff, inoltre, cominciammo a sottolineare gli aspetti più oscuri del nostro sound, mentre, a livello di struttura, le nostre canzoni si muovevano verso soluzioni sempre più estreme. Col senno di poi, ci sono sicuramente molte cose che avremmo fatto diversamente, ma penso si tratti, in ogni caso, di un lavoro degno del nostro catalogo, in quanto offre sicuramente qualcosa di diverso rispetto ai dischi precedenti e a quelli successivi.

A mio avviso, “Everything Is Fire” è, almeno per il momento, il vostro lavoro migliore. Parlami un po’ del suo processo di registrazione e del retroterra emozionale da cui è scaturito.
Il processo di registrazione fu incredibilmente “semplice”: abbiamo fatto tutto noi (registrazione, mix e mastering), facendo, dunque, in modo che ogni cosa andasse al posto giusto. Ma, ovviamente, abbiamo anche fatto un sacco di lavoro di pre-produzione, per sperimentare con i timbri, i suoni e le idea in fase di composizione: in questo modo, sapevamo perfettamente quello che bisognava fare. Siamo, quindi, entrati in sala di registrazione e lo abbiamo fatto!
Per quanto concerne il retroterra emozionale... se ti riferisci a ciò che, in quel periodo, ci passava per la testa, al modo con cui abbiamo approcciato il mood generale del disco, allora posso dirti che, sostanzialmente, quello che davvero ci interessava era alzare la posta in gioco, lavorando sulla profondità e sull'atmosfera complessiva dell’opera, mentre, contemporaneamente, razionalizzavamo parte degli arrangiamenti, in parte allontanandoci dalle caotiche traiettorie di “Of Fracture And Failure”. “Everything Is Fire” è stato il momento in cui ci siamo resi conto di aver individuato un sound personale, con tutti i pezzi amalgamati tra di loro in maniera perfetta. Per quanto mi riguarda, si tratta del primo materiale capace di evidenziare alla grande lo spettro dinamico del nostro sound, anche se già in precedenza avevamo avuto a che fare con sezioni “sfuggenti” e con il rapporto che quest'ultime instaurano con le parti più estreme.

"The Destroyers Of All", invece, presenta un suono più imponente. Quali sono le differenze più significative tra quest’ultimo e il suo predecessore.
Volevamo fare un disco più “meditato”, complessivamente molto più “aperto” e dilatato. Ci interessava proseguire il discorso intrapreso con “Everything Is Fire” (dato che con quel tipo di approccio tutti ci sentivamo davvero a nostro agio): così, abbiamo usato quel sound come una vera e propria piattaforma, continuando a costruire su di essa e rendendo l’atmosfera complessiva sempre più totalizzante, con un gruppo di brani ancora più coeso, capace di rendere il disco più “grande” della somma delle sue parti.

Gli Ulcerate suonano death-metal, ma il vostro approccio, evidentemente, non è per niente ortodosso. Che mi dici delle vostre influenze, musicali e non?
Ci interessa qualsiasi tipo di musica: credo che l’unica cosa che accomuna ognuno dei quattro musicisti della band sia la volontà di avere un senso di integrità e di onestà nei confronti della musica, qualsiasi cosa succeda. In termini di influenze non-musicali, non posso parlare anche per gli altri, dunque mi limiterò a dirti che, per quanto mi riguarda, a livello extra-musicale, la grafica, il web-design e il cinema sono le mie principali aree di interesse. Per quanto riguarda l’arte e il design, mi piacciono molto Stephen Kasner, Timo Ketola, Francis Bacon, Bosch, Aaron Turner e voglio menzionare anche Alexander Brown dei Witchrist (altri deathster neozelandesi; ndr): le sue illustrazioni sono impeccabili. In ambito di web-design, citerei Fi, Group94, WeightShift, Mighty. In ambito cinematografico, tutto ciò che è europeo rappresenta un buon inizio...

Volete realizzare una sintesi tra death-metal, sludge “atmosferico” e post-core? Hai una definizione per il vostro sound?
Non c’è mai stata una vera e propria volontà di miscelare quei tre generi. Il nostro obiettivo è semplice: creare un death-metal molto oscuro, oppressivo e atmosferico, con un potente senso di dinamismo. Dunque, questa è la nostra “cornice” e, al suo interno, tutto è lecito, anche se l’essenza è sempre il death-metal. Per il resto, non m’interessa affibbiare al nostro sound un’etichetta di genere. La lascio volentieri agli altri!

Credi che la vostra situazione insulare abbia ripercussioni sul vostro modo di intendere e di fare musica?
Sì, direi proprio di sì.  Infatti, non abbiamo costantemente l’opportunità di andare in tour, come succede per le band americane e per quelle europee – dunque, vi è un livello di feedback molto limitato, tanto che gran parte delle band delle nostre parti durano al massimo un paio di anni, proprio a causa di questa condizione. I tour più lunghi che possiamo fare qui in Nuova Zelanda o in Australia comprendono al massimo 4 o 5 date: così, quando non suoni dal vivo per molto tempo, hai molto più tempo per riflettere sulla musica, evitando di essere influenzato da suoni che ottengono un immediato successo tra le masse.

paul_kellandAustralia e Nuova Zelanda sembrano avere una delle scene death-metal più uniche, brutali e sperimentali dell’intero pianeta (penso a band quali Portal, Impetuous Ritual, gli stessi Ulcerate, Aethyrvorous etc.). Semplice coincidenza oppure ritieni possano essere evidenziate delle cause particolari?

Ritengo che l'isolamento dal resto del mondo abbia, in un certo qual modo, conservato quel feeling “insulare” di cui parlavamo poc'anzi; poi, naturalmente, determinate regioni producono determinati individui oltre che determinati suoni. Sul perché ci sia stata una certa gravitazione verso una forma oscura e caustica di death-metal… be’, non saprei di preciso. Penso, comunque, si sia trattato di un fenomeno tale che, progressivamente, tutte le influenze accumulate nel tempo abbiano raggiunto un certo climax. Siamo fortunati ad avere solo una o due band di un certo livello che vengono a suonare qui da noi ogni anno: in questo modo, siamo meno esposti a quelle che sono le principali tendenze d’oltreoceano e credo che questo fatto ci abbia storicamente giovato.

Come siete venuti in contatto con la Willowtip?

Stava distribuendo “Of Fracture And Failure", uscito per la nostra precedente etichetta, la Neurotic Records. Quando quest’ultima ha “tagliato la corda”, la Willowtip è stata la nostra scelta più ovvia.

Cosa successe con la Neurotic Records?

Proprio mentre ci stavamo preparando per registrare “Everything Is Fire”, non abbiamo ricevuto per mesi (letteralmente!) una risposta circa la pubblicazione del disco. Così, decidemmo di contattare la Willowtip. Quando il proprietario della Neurotic Records, Rud Lemmen, se ne uscì dicendo che egli ci aveva risposto immediatamente via mail (dopo mesi e mesi durante i quali avevamo cercato invano di ottenere una risposta!) e che, quindi, dovevamo pagargli una certa somma perché avevamo rescisso il contratto – da ricordare che egli non aveva in precedenza adempiuto alla sua parte di contratto (niente royalties, mancato invio della totalità delle copie stampate etc.). Insomma, non solo la cosa era infantile e patetica: era anche estremamente illegale! Così, gli abbiamo risposto dicendogli che il nostro avvocato stava occupandosi della cosa e che noi non eravamo interessati a fottere le persone o le etichette. E che, quindi, era meglio se la cosa si esaurisse sul nascere. Da quel momento, non una sola risposta, da parte sua.

Qual è il tuo giudizio circa lo stato attuale del metal estremo e del metal in generale?

Ritengo ci sia un eccesso di musica noiosa, con pochi veri diamanti “grezzi”. E, dicendo questo, ci tengo a sottolineare che le band che fanno un gran bel lavoro, lo fanno alla grande... ed è sulle loro spalle che sarà possibile costruire il futuro di questa musica.

Per quanto mi riguarda, gli Ulcerate, insieme con Portal e Mitochondrion, rappresentano uno sbocco “rivoluzionario” per il death-metal...
Naturalmente, mi piace concordare con quanto dici, perché per me queste band possiedono il vero spirito di questo tipo di musica: non ci sono stronzate riguardanti le rockstar, solo gente onesta che fa musica onesta. Al di là della sua produzione musicale, questo è, a mio avviso, un aspetto molto importante per una band. Mi piace ricordare, comunque, anche Dead Congregation, Svart Crown, Ingurgitating Oblivion e, ovviamente, Immolation.

Parliamo un po' della scena death-metal neozelandese...
E' molto piccola e insulare. Ci sono tre tipi di sub-strati: band estreme dal carattere molto individuale, ma convinte di produrre musica “valida”; una musica più mainstream e groove-oriented; e, poi, naturalmente, c’è la solita infiltrazione di metalcore/death-core: merda in ritardo di almeno quindici anni sul “Gothenburg sound".

E per quello che riguarda i vostri testi, vuoi evidenziare qualche elemento caratterizzante, qualche tematica particolare?
E' Paul Kelland, il nostro bassista e cantante, a occuparsi dei testi. Non me la sento, quindi, di entrare nei dettagli, anche perché le tematiche su cui si concentra, di volta in volta, sono varie.

Come è cambiato il tuo stile batteristico durante questi anni?

Quando iniziai a suonare questo tipo di musica, ero molto concentrato sull’apprendimento degli elementi rudimentali dello stile, ma lavoravo anche sui blast-beat, sul doppio pedale e sul raggiungimento di un adeguato equilibrio tra dinamica e resistenza. Ho, comunque, sempre conservato un certo livello di improvvisazione, indipendentemente dal livello di sviluppo del mio stile batteristico. Ultimamente, però, sono sempre più concentrato sul “tocco”, sul groove e sull’indipendenza degli arti, cosa che ha veramente “liberato” il mio drumming. Penso, ormai, di essere giunto a un livello tale da poter finalmente catalizzare tutta la mia attenzione sullo sviluppo di uno stile sempre più personale e curato, indipendentemente dalla metrica o dalla struttura ritmica.

So che avete suonato in Italia con i Nile, durante il tour del 2009…
Sì, certo. Abbiamo suonato a Milano, Roma, Rimini (rispettivamente, il 26, 27 e 28 novembre, ndr). Questi concerti facevano parte di un tour europeo con circa trenta date e per noi le cose andarono molto, molto bene. In Italia, abbiamo avuto sicuramente il feedback più positivo. Siamo stati associati ai ragazzi dei Nefas (formazione milanese di death-metal, ndr) e alla loro etichetta, The Flood. Insomma, sembra che gli Ulcerate abbiano una buona nomea in Italia (o, almeno, questo è quanto abbiamo potuto constare).

ulcerate_foto_01_02A proposito di The Flood: quest'etichetta ristampò “The Coming of Genocide”. Come avete conosciuto i ragazzi dei Nefas?
Semplicemente: Dario (Pagotto, chitarrista della band, ndr) ci contattò via mail, desideroso di ristampare il nostro materiale demo.

Che opinione ti sei fatto di tutto questo chiacchiericcio sul download illegale?
Mi importa relativamente, perché per noi la cosa essenziale è che la gente, in un modo o nell'altro, riesca ad ascoltare la musica. Del resto, la vendita degli album riguarda soprattutto le label, dato che noi non percepiamo royalties in senso convenzionale. In fin dei conti, se a qualcuno non interessa avere l’artwork completo del disco, qualcosa da poter toccare con mano, insomma: che cosa vuoi farci? La diffusione dei dischi è molto più veloce rispetto a dieci anni fa; per cui, è dannatamente cruciale riuscire a gustarsi tutto, dall’inizio alla fine, prima di decidere cosa comprare o meno.

Dieci dischi che porteresti sulla "famosa" isola deserta...

Immolation - Close To A World Below
Cult of Luna - Somewhere Along The Highway
Hate Eternal - Conquering The Throne
Craft - Fuck The Universe
Clutch - Blast Tyrant
Today is the Day - In The Eyes Of God
Jakob - Cale:Drew
The Crown - Hell Is Here
Bohren und der Club of Gore - Black Earth
Arkhon Infaustus - Orthodoxyn

Se dovessi scegliere solo tre canzoni degli Ulcerate?
“Everything Is Fire”, “Cold Becoming”, “Omens”.

Progetti futuri?

Stiamo preparando le date per il tour europeo e per quello negli Stati Uniti. Poi, inizieremo a lavorare al disco numero quattro. Tutti, nella band, hanno altri progetti musicali ma, al momento, non vale la pena fare anticipazioni.

Come suonerà il vostro prossimo disco?
Al momento, non ne ho proprio idea!

(30/05/2011)

Discografia
 Demo, Ep
 
   
 Ulcerate (autoprodotto, 2003)

5,5

 The Coming Of Genocide (autoprodotto, 2004; rist. The Flood, 2006; rist. Deepsend, 2008)

6

     
 Cd 
   
 Of Fracture And Failure (Neurotic, 2006; rist. Willowtip, 2007)
 6,5
Everything Is Fire (Willowtip, 2009)
 7,5
The Destroyers Of All (Willowtip, 2011)
 7
 Vermis (Relapse Records, 2013)6
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