Vandaveer

Vandaveer

Storie dai rami che si spingono lontano

intervista di Gabriele Benzing

Mark Charles Heidinger ha sempre avuto una predilezione per le atmosfere noir. Sin dal suo disco d’esordio sotto l’egida di Vandaveer, nel 2007, sangue e sogni infranti hanno sempre avuto un posto centrale nelle sue storie. Non c’è da stupirsi, insomma, di trovarlo oggi alle prese con la tradizione delle murder ballad nel suo quarto album solista, “Oh, Willie, Please…”. L’uscita del nuovo disco è allora l’occasione ideale per ripercorrere con lui una carriera dalle radici tanto profonde quanto quelle del suo albero genealogico.


Per cominciare, ci racconteresti qualcosa degli inizi della tua esperienza musicale al fianco degli Apparitions?

Gli Apparitions sono stati il mio primo progetto musicale, prima di Vandaveer. Fratelli, compagni di stanza, ragazzi che cercavano di fare rock ’n’ roll. Sono stati bei tempi. Bei rumorosissimi tempi.

 

Alcuni dei membri degli Apparitions hanno fondando un’altra band, i These United States. Sei ancora coinvolto con loro?

No, formalmente no. Al momento si sono presi una pausa a tempo indeterminato, ma siamo sempre tutti molto vicini. Metà del gruppo era negli Apparitions e diversi di loro sono coinvolti attivamente nelle registrazioni e nei tour di Vandaveer, per cui siamo ancora decisamente una famiglia.

 

C’è una storia di famiglia dietro il nome di Vandaveer. Come mai l’hai scelto?

Il nome deriva dal lato paterno della mia famiglia, da molto molto lontano… è stato trasmesso per molte generazioni e probabilmente è giunto alla sua fine con la mia generazione. Volevo offrirgli un’ancora di salvezza, così ho battezzato il mio progetto Vandaveer.

 

Quando hai incontrato Rose Guerin e avete deciso di collaborare?

Rosie ed io ci siamo incontrati nel 2006, penso… forse nel 2005? Abbiamo cominciato ad esibirci formalmente insieme nel 2007 e da allora è presente su ogni mio disco.

 

Come mai hai deciso di realizzare un disco di murder ballad?

Beh, in tutta sincerità il fatto è semplicemente che amiamo queste canzoni. Mi sono cimentato un po’ con questo tipo di materiale nelle mie canzoni, così mi è parso naturale rivisitare alcuni vecchi brani della tradizione e provare a misurarmi con loro in studio…

 

Ti intimorisce il paragone con Nick Cave per “Oh, Willie, Please...”?

Non mi intimorisce mai un paragone con Nick Cave. Nick Cave è fantastico. Il suo album “Murder Ballads” è splendido. Abbiamo reso omaggio alla sua versione di “Henry Lee” nel nostro disco, a dire il vero. La questione è che ha preso in prestito e condiviso una lunghissima tradizione… è in questo che consiste la musica folk.

 

VandaveerCome sono state la registrazione e la produzione dell’album?

Il processo di realizzazione di questo disco è stato piuttosto facile e veloce. Abbiamo passato una settimana circa in una fantastica vecchia fattoria in Kentucky e a seguire un’altra settimana circa in uno studio vero e proprio… Un’esperienza davvero piacevole, specialmente considerato il soggetto piuttosto oscuro…

 

Una murder ballad non è solo una cronaca, ma ha a che vedere con il rapporto tra bene e male. Secondo te, che cosa rende queste canzoni ancora capaci di parlare oggi al cuore dell’uomo?

Le murder ballad sono significative per la stessa ragione per cui programmi come “C.S.I.” o “Law & Order” sono popolari. Storie di bene e male, racconti di ammonimento, storie di fantasmi – tutte queste cose risuonano perché gli esseri umani sono ancora alle prese con dilemmi etici e spirituali. Niente di diverso rispetto a centinaia di anni fa, quando alcuni di questi brani sono stati composti originariamente.

 

Ti sei divertito a girare il video di “Pretty Polly”?

Sì, moltissimo. Abbiamo potuto lavorare con un grande amico come regista, Jared Varava, e cast e squadra erano eccezionali. David Yow e Tricia Vessey sono stati straordinari rispettivamente come cattivo ed eroina…

 

Molte murder ballad affondano le loro radici nel folk inglese. Che rapporto hai con la tradizione musicale europea?

Sì, è proprio così… il mio personale rapporto è prima di tutto come ascoltatore e amante di canzoni. Ho antenati europei, per cui credo che ci sia anche qualche connessione indiretta. Ma in tutta onestà il fatto è semplicemente che amo la musica folk. E mi diverto a cantare canzoni.

 

Oltre ai brani di “Oh, Willie, Please...” hai realizzato diverse cover in passato, da Bob Dylan a Leonard Cohen. Secondo te, qual è la chiave per mantenere viva una vecchia canzone?

Le vecchie canzoni continuano a rimanere in giro perché restano significative anche quando cultura e società cambiano intorno a loro. Una canzone veramente valida ha la capacità di permanere nel tempo. Dylan e Cohen hanno scritto entrambi brani senza tempo che resteranno in giro a lungo dopo l’ultimo battito dei nostri cuori. Lo stesso vale per queste murder ballad. Hanno radici profonde e rami che si spingono lontano.

 

Un disco che ti ha cambiato la vita (e perché).

“Meddle” dei Pink Floyd. Ho capito di volermi buttare a scrivere e registrare e suonare quando ho ascoltato quel disco per la prima volta. Ce ne sono stati altri prima, ma quello è un disco così misterioso, splendido e strambo. Funziona alla perfezione.

 

Hai realizzato “Oh, Willie, Please” con una campagna su Kickstarter. Dai social media al crowdfunding, che cosa ne pensi delle opportunità di promuovere la propria musica offerte agli artisti dall’era digitale?

L’ambiente della produzione musicale è sempre più orientato alla nicchia. Ti ritagli un piccolo spazio, pianti i tuoi semi e guardi il tuo giardino crescere. Se ti prendi cura bene del tuo terreno, può darsi che si espanda. Social media e crowdfunding sono aspetti affascinanti di questo processo, ma recitano un ruolo in un affare molto antico – scrivere e cantare canzoni. La gente lo fa da un bel po’ di tempo e non mi pare che le cose cambieranno a breve…

Discografia
Grace & Speed (Gypsy Eyes, 2007)7
 VNDVR XMSEP (Ep, Gypsy Eyes, 2007)6,5
 Divide & Conquer (Alter K, 2009)
 7
 A Minor Spell (Ep, Death By Polka, 2010)6,5
 VNDVR XMSEP2 (Ep, Death By Polka, 2010)6,5
 Dig Down Deep (Alter K / Supply & Demand, 2011)7
Oh, Willie, Please... (Alter K / Quackmedia, 2013)7
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
However Many Takes It Takes
(live, da "Grace & Speed", 2007)
Roman Candle
(live, da "Grace & Speed", 2007)
Marianne, You've Done It Now...
(live, da "Grace & Speed", 2007)
Fistful Of Swoon
(da "Divide & Conquer", 2009)
A Mighty Leviathan Of Old
(live, da "Divide & Conquer", 2009)
Woolgathering
(da "Divide & Conquer", 2009)
The Nature Of Our Kind
(da "Dig Down Deep", 2011)
Dig Down Deep
(da "Dig Down Deep", 2011)
Spite
(da "Dig Down Deep", 2011)
The Great Gray
(da "Dig Down Deep", 2011)
Pretty Polly
(da "Oh, Willie, Please...", 2013)
Vandaveer su OndaRock
Recensioni

VANDAVEER

Oh, Willie, Please...

(2013 - Quackmedia / Alter K)
Dal cuore del Kentucky, il songwriter americano rende omaggio al canzoniere delle murder ballad

VANDAVEER

Dig Down Deep

(2011 - Alter K / Supply & Demand)

I duetti folk-pop targati Vandaveer alla conferma del terzo episodio

VANDAVEER

Divide & Conquer

(2009 - Alter K)
Torna il songwriting dalle venature romantiche di Mark Charles Heidinger

VANDAVEER

Grace & Speed

(2007 - Gypsy Eyes)

Scampoli di puro artigianato pop per voce e chitarra

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