Will Stratton

Will Stratton

Un destino da cantautore

intervista di Lorenzo Righetto

Hai cominciato a registrare musica all’età di vent’anni, e ora, a 27, pubblichi il tuo quinto. Come guardi, ora, a quei primi anni?
Due parole su quel primo disco – l’ho registrato, a dire il vero, quando avevo diciassette-diciotto anni, ma mi vollero un paio di anni per farlo uscire. Lo dico non per vantarmi di quanto fossi giovane, ma solo per chiarire che rilascio dischi da quasi un decennio ormai, quindi non è che sia così assurdamente prolifico. Era più facile allora, perché tutto mi era nuovo, ed era facile scrivere quelle prime canzoni senza sentire di essermi ripetuto.

Dove ti metteresti ora rispetto alle tue aspettative di quando hai iniziato a fare musica?
Ho sempre avute alte aspettative rispetto a ciò di cui la musica è capace, ma per quanto riguarda chi sono, e dove sono stato, mi sento solo grato di essere in grado di fare musica, che sia il mio lavoro a tempo pieno o quello che faccio nel tempo libero. Quando ero giovane l’industria musicale stava solo iniziando a sgretolarsi davvero, così pensavo che avrei potuto guadagnarmi da vivere registrando musica, facendo colonne sonore, etc. Questo non è successo, ma più rimango attivo, più gratificante è fare musica solo per la ragione egoista di amarla, piuttosto che per la ragione egoista di mantenermi.

Puoi riassumere brevemente la storia di “Gray Lodge Wisdom”? Quanto di questo disco è stato scritto durante la tua terapia?
Beh, ho avuto un cancro, e all’inizio ho fatto quattro cicli di chemioterapia, e poi ho avuto un paio di interventi chirurgici piuttosto seri. Una canzone e mezza sono state scritte prima della terapia, ma il resto durante e dopo, e ho buttato via diverse altre canzoni che non pensavo raggiungessero i criteri che mi ero posto. La cosa di essere sotto sedativi è che diluiscono molto il tuo senso della realtà e, tra le altre cose, cosa rende una canzone bella o brutta. Così non appena l’effetto dei medicinali svanì decisi che non mi piacevano alcuni dei pezzi dopo tutto.

Stavi pensando a “Gray Lodge Wisdom” già poche settimane dopo la diagnosi. È davvero toccante che tu abbia scritto un album così ispirato e toccante durante un periodo così difficile. È cambiato lo spirito delle canzoni dopo la tua guarigione e la loro effettiva registrazione?
Devo dire che le canzoni all’inizio erano più esuberanti e positive e poi ho cercato di trasformale in qualcosa di un po’ più complesso. Ho registrato delle versioni demo della maggior parte dei pezzi sei o sette volte prima di essere pronto e abbastanza in salute da dedicarmi a vere e proprie versioni in studio. La coltre di medicinali in cui mi sono trovato in molti momenti durante la mia terapia non si prestava a quella trasparenza creativa di cui ho bisogno per fare musica che mi soddisfi, e così mi limitavo a registrare e ri-registrare ossessivamente le tracce più e più volte fino a che non trovavo un buon ritmo e tono.

Ho letto che il titolo del disco viene da Twin Peaks. Se interpreto bene le tue parole, il “Gray Lodge” dovrebbe essere la situazione di “limbo” o il “Purgatorio” di cui hai fatto esperienza mentre eri convalescente in ospedale. Anche la cover del disco ricorda molto Twin Peaks. C’è una relazione più profonda tra la serie Tv e il tuo disco o la tua esperienza personale in questi ultimi anni?
In realtà no, a parte il fatto che ero convalescente nella regione degli Stati Uniti dove Twin Peaks venne girato. Ho sempre l’urgenza di romanzare i miei eventi personali, o di mitizzare la mia vita, e questo era un modo di farlo. Stavo ri-guardando la serie in un momento della terapia, e le idee del “White Lodge” e del “Black Lodge” mi interessavano, quindi perché non un “Gray Lodge”?

Una differenza tra “Gray Lodge Wisdom” e gli altri dischi è la sintesi. Otto tracce, appena più di trenta minuti di musica. É anche questa una dichiarazione artistica di qualche tipo?
No, volevo solo mettermi questo album alle spalle, e non volevo pubblicare canzoni di qualità inferiore.

Non sembri felice di essere etichettato come “musicista folk”, ma se ti dico che questo è il tuo “Five Leaves Left” ti fa piacere?
Certo che sì. Non è il mio disco preferito di Nick Drake, ma è uno dei migliori.

Hai chiesto l’aiuto di alcuni amici, per l’arrangiamento degli archi in particolare, anche se hai una laurea in Composizione musicale, se non sbaglio, e li hai scritti tu stesso, in effetti, per una delle canzoni. Perché avevi questo bisogno particolare?
Onestamente, volevo l’aiuto di alcuni compositori perché volevo vedere quali potenzialità vedessero nella mia musica, e volevo imparare dai loro arrangiamenti. La mia energia era fiaccata dalla terapia e volevo che finisse questo capitolo della mia vita, e chiedere l’aiuto di questi compositori che conoscevo e ammiravo sembrava una buona idea per portare a termine le cose. Penso di muovermi sul lato del minimalismo un po’ troppo spesso quando scrivo un arrangiamento, quindi è stato un bene vedere degli esempi davvero sontuosi di idee di altre persone.

Sembri ricevere un’attenzione particolare in Europa, piuttosto che a casa. Sei in tour ora nella maggior parte del continente – a parte l’Italia, purtroppo -, il tuo disco qui è pubblicato da un’etichetta mentre lo pubblichi autonomamente negli Stati Uniti… Pensi che sia una coincidenza? Hai rapporti con musicisti europei?
Sono abbastanza convinto che si tratti di un caso. Ma per essere onesto, penso che sia più divertente lavorare con i promoter e il pubblico europei, e il trattamento riservato ai musicisti americani qui è migliore di quello che si riceve a casa, il più delle volte. Quindi forse ho solo più voglia di spendere tempo per venire in tour qui piuttosto che negli Stati Uniti, a questo punto della mia vita. Ci sono molti musicisti europei che amo, troppi da nominare, davvero. Ma non sento differenze di affinità rispetto ai colleghi americani.

Sappiamo che sei un artista molto prolifico. Quindi come sarà il tuo prossimo disco?
Non ne ho idea. So che comprerò un sintetizzatore… Ma non so se questo è il segnale di una nuova direzione o meno.

Discografia
 What The Night Said (2007, Stunning Models On Display)7,5 
 No Wonder (2009, Stunning Models On Display)
 New Vanguard Blues (2010, self-released) 
 Post-Empire (2012, Talitres)6,5
 Gray Lodge Wisdom (2014, Talitres)8
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

No Wonder
(live session, da No Wonder, 2009)

Who Will
(live, da No Wonder, 2009)

If You Wait Long Enough
(live, da Post-Empire, 2012)

 

When You Let Your Hair Down Your Shoulders
(live session, da Post-Empire, 2012)

Gray Lodge Wisdom 
(videoclip, da Gray Lodge Wisdom, 2014)

Long Live The Hudson River Valley 
(live session, da Gray Lodge Wisdom, 2014)

Dreams Of Big Sur
(live, da Gray Lodge Wisdom, 2014)

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