Wooden Wand

Wooden Wand

Music is my radar

intervista di Alessandra Reale, Antonio Ciarletta
Con Hank Williams, Willie Nelson e Waylon Jennings nella testa e nel cuore, James Jackson Toth si appresta a diventare l'ennesimo martire del country americano, si direbbe. Ciò trova riscontro negli ultimi dischi a nome Wooden Wand, e soprattutto nell'ottimo "Death Seat", uscito nientemeno che per la Young God Records di Michael Gira. Nonostante questo, e pur portando impresse nell'anima le stimmate dell'outlaw e del bardo di provincia, più che sincera adesione ai canoni del country, quella di Wooden Wand è pura fascinazione per l'iconografia e per i suoni della musica sudista americana. Ne consegue un approccio eterodosso alla materia, che ha consentito ai suoi dischi di essere apprezzati anche da quell'ampia porzione del popolo indie che con il country più tradizionalista ha poca familiarità. Nell'intervista che vi apprestate a leggere abbiamo ripercorso le tappe del percorso musicale di James Jackson Toth, partendo dagli inizi psichedelici con i Vanishing Voice e discutendo delle sue passioni musicali e letterarie. Buona lettura.

Sin da bambino hai sempre avuto una grande attrazione per gli aridi paesaggi del sud degli Stati Uniti, dove già da tempo ti sei trasferito a vivere con tua moglie, ma nonostante il tuo insospettabile accento "southern" sei nato e cresciuto nella grande mela...
A dire il vero non ho proprio un accento del sud, almeno non quando parlo. Piuttosto presto ho coltivato un dialetto non regionale - come un giornalista televisivo - perché ho deciso che non volevo parlare come Rodney Dangerfield [comico statunitense dal marcato accento newyorkese, nrd]. Essendo stato cresciuto a New York e avendo passato gli ultimi dieci anni a vivere nel sud, occasionalmente scivolo in qualcosa che somiglia a un accento. Quando canto, mi sento di avere carta bianca per cantare nel modo in cui sento che la canzone dovrebbe essere cantata. Che sia cantare come Joey Ramone o Johnny Rotten o Steve Earle, il mio unico "accento" è il rock and roll.
Ci racconti qualcosa dei tempi di New York? Quali sono stati i tuoi primi contatti con la musica?

New York è stato un gran posto in cui crescere, per quel che riguarda le scoperte musicali. Il mio primo amore è stato l'heavy metal, e poi è seguito l'hip-hop. C'era possibilità di accesso a tutto questo. La mia famiglia era da sempre appassionata di heavy metal, e l'hip-hop era ubiquitario dove sono cresciuto. Quando esplose il Wu-Tang Clan, quello era il massimo. Amo ancora il Wu. E amo ancora i Deicide.

Quando hai capito che volevi essere un musicista? È stata un'intuizione improvvisa o il punto d'arrivo di un qualche percorso?
Ho sempre e solo voluto essere un musicista. Nel mio annuario della quinta elementare, accenno di volere suonare il basso in una band di heavy metal. La musica era la sola cosa di cui mi importava. Mio papà un giorno mi comprò un bel po' di 45 giri e questo fu quanto.

A giudicare dalla tua sterminata produzione, la tua vena creativa è sempre piuttosto fervida. Da dove trai ispirazione? Quanto c'è di personale nei tuoi brani?
Penso che ci sia dell'autobiografia in tutto ciò che ognuno di noi scrive, in una certa misura. Io leggo molto e ascolto un sacco di musica, e, naturalmente, mediante un processo osmotico quella roba si fa strada in ciò che scrivo, ma, soprattutto, tutti noi ci comportiamo come dei radar. Io raccolgo le frasi intorno a me e le colleziono. Le canzoni non vengono esattamente inventate, quanto piuttosto catturate, diciamo. Il trucco sta nell'essere sempre in ascolto e nel non ignorare la musa ispiratrice quando questa bussa.

Wooden Wand and the Vanishing VoiceCon i Vanishing Voice suonavi un free folk dalla forti tinte psichedeliche. Ti senti più vicino alla psichedelia della Summer Of Love, alla psichedelia texana o alla trance urbana della scuola newyorkese (Velvet Underground, Sonic Youth ecc.)?
Non faccio esattamente quel tipo di distinzioni, ma sì, amo Roky Erickson, e sì, amo i Sonic Youth e Lou Reed. Non credo che sia una cosa eccezionale. Non sono sicuro che mi piacerebbe ascoltare un musicista rock che non fosse in qualche modo ispirato da qualcuno di quegli artisti. Ma la musica psichedelica può essere anche reggae, jazz o blues.

Quali sono i retaggi dell'imprinting newyorkese che hanno avuto maggiore impatto sulla tua musica?
Come ho già detto, semplicemente l'accesso. Ho lavorato con gente cresciuta in piccoli paesi sperduti negli Stati Uniti, persone che non avevano accesso a riviste, senza MTV, nessun college nei paraggi, nessun fratello o sorella maggiore o cugino nei dintorni che potesse insegnare loro qualcosa sui Camper Van Beethoven e sui R.E.M., o quel che fosse. Io in qualche modo ho dato un sacco di quelle cose per scontate. Sono stato a concerti sin da quando avevo undici anni. Mi sono ritrovato per la prima volta a pogare sotto un palco a dodici anni, durante uno spettacolo dei Kreator. Immagino che i ragazzini in Kansas non sperimentano quel tipo di stronzate.

Come ti collocheresti rispetto alle diverse scene musicali che ti circondano? Ti senti parte del movimento free folk che si è sviluppato negli Stati Uniti a partire dall'inizio dello scorso decennio?
Il "movimento" è un'illusione creata dai giornalisti. Personalmente non mi allineo ad alcun movimento. Ho molti amici che sono stati a loro volta raggruppati in quella cosa del "freak folk", ma nessuno di coloro che conosco ha mai associato il proprio nome a qualcosa del genere. Penso che il filo comune sia stato il fatto che tutti noi possedevamo delle chitarre acustiche e alla maggior parte di noi piacevano i Pentangle, o quel che era. Questo si può considerare un movimento?

Una lunga collaborazione e amicizia ti lega ai Sonic Youth. Come vi siete conosciuti?
Ho incontrato Thurston nel backstage di un concerto dei Decaer Pinga, a New York, verso la fine degli anni novanta, e siamo amici da allora. È stato un grande sostenitore della mia musica nel corso degli anni, e gli sono eternamente grato per questo. Quei ragazzi, quei Sonic Youth... a volte incontri i membri di una band che hai venerato quando eri giovane, e non appena arrivi a conoscerli, quell'accesso inizia a far diminuire un po' il tuo essere fan, per una qualsivoglia ragione. La mia esperienza con i Sonic Youth è esattamente l'opposto - li amo ora più di quanto li abbia mai amati, e li ho sempre considerati come una delle mie band preferite. Lee Ranaldo potrebbe essere il cantautore più sottovalutato di tutto l'indie rock. Una enorme fonte di ispirazione.

La tua musica, specie nella produzione più recente, rivela un forte legame con quel country polveroso e maledetto che affonda le sue radici nella tradizione rifuggendo i lustrini di Nashville. Quali sono gli artisti che hanno avuto più peso sulla tua formazione in questa direzione?
Nell'ambito della musica country, gli artisti che mi hanno influenzato sono i soliti - "Waylon e Willie e i ragazzi" [citazione dal brano "Luckenbach, Texas" di Waylon Jennings, ndr], ma anche Jerry Jeff Walker, uno dei miei preferiti di tutti i tempi, e gli honky-tonkers degli anni 70 come Michael Martin Murphy e Gary Stewart. La musica country che non mi piace è davvero poca. Lo stesso si può dire per il blues del delta. È solo un mio adeguamento al formalismo, penso. Ne sono infinitamente affascinato. Mi attrae su molti livelli. Mi piacciono persino i lustrini di Nashville, come li chiamate voi.

Come ti poni nei confronti del country blues d'anteguerra?
Con ammirazione e reverenza. Cerco di suonare la chitarra in contemporanea con quei dischi e divento disperatamente frustrato. È tra la musica più grandiosa del mondo.

Il tuo più recente album, "Death Seat", è stato impeccabilmente prodotto da Michael Gira. Com'è stato lavorare con lui? Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Michael è un visionario. È un produttore nel senso classico della parola. Il suo approccio agli arrangiamenti è stupefacente e affascinante ed educativo. In studio, la sua visione è assoluta. Lavorare con lui è stato difficile ma appagante. È un carissimo amico e l'esatta definizione di un vero artista, per quanto mi riguarda.

L'immagine di copertina di "Death Seat" desta un senso di inquietudine oscura che è in sintonia con il mood crepuscolare dei brani, nei quali si avverte una vena cupa e malinconica. Come è nato questo album?
La cover-art è stata un'idea di Gira, e sua è anche la progettazione. In genere mi piacciono gli artwork guidati da immagini, così quella è stata la parte che ho scelto io. Ma l'album stesso è una collaborazione tra me e Michael. Abbiamo studiato attentamente tra 172 canzoni per decidere il lotto che avremmo usato per l'album. È stato un processo rigoroso, in certe occasioni spiacevole.
È stato difficile fare questa selezione? I brani finiti nel disco sono stati scelti da te soltanto o Michael Gira ha avuto un ruolo nella scelta?

Sono state fatte delle concessioni da entrambe le parti, come ci si può aspettare da qualunque collaborazione, specialmente da una tra due elementi così cocciuti, inflessibili e irremovibili come me e Gira. Ma in un modo o nell'altro ci rivolgiamo ancora la parola, perciò direi che è stato un grande successo. Ora, se solo il disco lo acquistassero più persone...
C'è un filo conduttore che unisce i brani?

Dal momento che alcune canzoni risalgono a molto più di dieci anni fa, non posso dire che ci sia un tema comune, ma solo che si trattava di canzoni che a me e a Michael piacevano abbastanza da includerle nell'album.

Dopo una lunga  serie di progetti e pseudonimi, di cui è quasi difficile tenere conto (The Blood Group, Golden Calves Money Band, Wooden Wand and The Vanishing Voice, Wooden Wand Hassara, fino al più recente Wooden Wand), nel 2008 hai firmato come James Jackson Toth quello che potrebbe dunque essere definito come il tuo primo album solista, "Waiting In Vain". Pensi che potrà esserci un seguito o intendi proseguire il tuo cammino solo sulla strada di Wooden Wand?
Wooden Wand è il nome dal quale non riesco a separarmi. Ma poteva andare anche peggio. Mi piacciono le implicazioni falliche di questo nome.
L'album a nome James Jackson Toth è stato un esperimento finito in maniera catastrofica. Avrei dovuto fidarmi del mio istinto invece mi sono rimesso ad altri. Sono stati commessi degli errori. Colpa mia.

Hai qualche nuovo progetto all'orizzonte?

Sì. Il nuovo lavoro è un album rock and roll, è quello che ho cercato di fare dai tempi di "Second Attention", e ne sono molto orgoglioso. Sarà a nome Wooden Wand & the Briarwood Virgins e uscirà prima della fine dell'anno.

James Jackson TothChe rapporto hai con le tue canzoni? Le ami (tutte)? Le riascolti a distanza di anni?

Me ne piacciono molto poche e ne amo ancora meno. Ascolto raramente gli album di Wooden Wand, una volta che sono stati pubblicati. Quando un album è finito e non c'è modo di cambiarlo, non mi riguarda più tanto. Tutto ciò che sento sono errori e concessioni. Avanti il prossimo. La scrittura e la registrazione sono la parte divertente.

Molti musicisti alt-country si ispirano, nei loro testi e nelle atmosfere dei loro brani, agli immaginari letterari del southern gothic, prendendo spunto da scrittori come Flannery O'Connor, Cormac McCarthy, Erskine Caldwell ecc. Quali sono le tue letture preferite? Ci sono scrittori che ami particolarmente?
I miei autori preferiti, o almeno quelli sui quali ritorno maggiormente, sono Breece Pancake, Pinckney Benedict, Larry Brown, Cormac McCarthy, Rudy Wurlitzer, Larry McMurtry e J.G. Ballard. Ho anche immagazzinato un sacco di saggistica, testi di occultismo, storie true crime, biografie, eccetera, in diversi periodi della mia vita.
C'è qualche legame tra il tuo bagaglio letterario e la tua musica?
Sta tutto lì dentro alla mia musica, da qualche parte. Tom Waits ha detto: "qualsiasi cosa tu assorba, alla fine la secernerai".

Durante la tua carriera hai pubblicato numerosissime uscite a tiratura limitata (più di 100!). L'ultima della serie, "Wither Thou Goest, Cretin", pubblicata poco tempo prima dell'uscita di "Death Seat", è in realtà la ristampa vinilica in 300 copie di un cd-r ancora più esclusivo, di cui esistono solo 200 copie, numerate a mano, ciascuna montata su un supporto di legno (inutile dirlo, entrambe sold-out). Qual è per te il significato di queste uscite a tiratura limitata?
Sono limitate solo per via delle risorse e della richiesta. Per quel che riguarda i cd-r, abbiamo passato svariati giorni ad assemblarli. Duecento erano abbastanza. Avevo colla sopra qualsiasi cosa in mio possesso. La Blackest Rainbow ha pubblicato trecento copie dell'Lp perché probabilmente sentivamo che quello era un numero ragionevole per chiudere in pareggio. Io sono un tipo da domanda e offerta. Non arrivo al feticismo per la roba limitata. Idealmente, ognuno che voglia una copia di un release di Wooden Wand dovrebbe essere in grado di averla.

Che rapporto hai con l'aspetto materiale della musica? In generale ami curare di persona cover art e packaging delle tue uscite o ti affidi completamente all'operato di altri?
Mi piace essere coinvolto, ovviamente, e per la maggior parte degli album di Wooden Wand ho disegnato o almeno concepito la cover art ("Death Seat" e gli ultimi album di Wooden Wand & the Vanishing Voice sono eccezioni). Ma non sono proprio una persona visuale. Non sono capace di disegnare o dipingere o scolpire o cose del genere. Di solito mi rimetto ad amici di talento. Non è qualcosa dalla quale sono ossessionato. Tutto quel che chiedo è l'ultima parola.

E in veste di fruitore musicale, quali sono gli aspetti di un cd o di un vinile che ti colpiscono maggiormente? Ti piace collezionare album?
Certo che colleziono album! È una malattia e probabilmente mi ha tenuto fuori da guai più grossi. Amo il modo in cui un Lp suona e amo il suo aspetto. Amo il fruscio che si sente quando apri per la prima volta un gatefold. Amo leggere le note di copertina e fare collegamenti e cercare di capire perché la traccia 2 è la traccia 2 e perché la traccia 10 è la traccia 10. Sono una persona ossessiva e la cosa per la quale sono più ossessivo è la musica. È praticamente una religione.

Facciamo un gioco. Supponiamo che Wooden Wand all'improvviso  abbia un successo di massa (com'è accaduto a Bright Eyes). Cosa pensi cambierebbe nel tuo modo di approcciare la musica e in generale nella tua vita?
Probabilmente sparirei dopo uno o due album. Non sono interessato a quel livello di riconoscimento, per così dire. Sto solo cercando di creare una raccolta di opere. Detto questo, sarebbe sicuramente bello non dover riparare tetti o verniciare case.

Cosa stai ascoltando in questo periodo? È vero che sei un appassionato di black metal?
Amo il black metal, ma non tanto quanto altri tipi di metal. Recentemente uno dei miei preferiti è Clair Cassis, che è il tizio dei Velvet Cacoon, una delle mie band preferite. Per quel che riguarda il metal, ascolto molto i Portal, i Wold e i Bone Awl, e torno sempre ad ascoltare la roba della Earache con cui sono cresciuto.  "Altar Of Madness" dei Morbid Angel e il primo album dei Deicide mi sembrano ancora incredibili.  Mi sono appassionato un sacco agli ultimi Darkthrone di recente - quegli album sono pazzeschi! - e a una specie di band strumentale / doom proveniente dal Michigan che ho appena scoperto e che si chiama Beast In The Field. Roba fantastica. L'Lp dei Raspberry Bulbs uscito per la Hospital è allucinante, e mi piace un sacco il nuovo album dei Liturgy.
A parte il metal, mi sono fissato con la George Mitchell Collection uscita per Fat Possum, e anche con alcuni lavori più oscuri di Robert Nighthawk in veste di sideman. Amo il nuovo lavoro di Cass McCombs, e Cass McCombs in generale. Mi piacciono molto il nuovo Gang Gang Dance, e questo gruppo elettronico che si chiama Raime - e un sacco di roba della Blackest Ever Black, in generale. Mi piace un Demdike Stare ancora più contorto (del solito). Proprio in questo periodo anche i miei amici stanno facendo della musica fantastica - Ray dei Castanets mi ha appena inviato il suo incredibile nuovo album, e quello mi ha proprio spazzato via. I Southeast Engine, i Glossary, i Black Swans, D. Charles Speer, gli Everyone Lives Everyone Wins - ho la fortuna di avere davvero tanti amici di talento che fanno musica così grandiosa.

Se è vero, come sostiene Tom Robbins, che l'amore è l'ultimo fuorilegge perché non sottosta ad alcuna regola fissa, credi che il penultimo fuorilegge possa essere la musica?
Questa è una buona domanda, ma mi piacciono le regole. Penso sia importante, se non cruciale, che la gente paghi i propri debiti. E allora io vedo il vostro Tom Robbins e rilancio con un David Briggs: "più pensi, più puzzi". Parole di cui vivere.

(07/05/2011)

Discografia
 WOODEN WAND  
   
 Harem Of The Sundrum & The Witness Figg (Soft Abuse, 2005) 
 James & The Quiet (Ecstatic Peace!, 2007) 
 Wither Thou Goest, Cretin (Mad Monk/Blackest Rainbow, 2010)

 

Death Seat (Young God, 2010) 
 Blood Oaths Of The New Blues (Fire Records, 2012) 
   
 WAND  
   
 Hard Knox (Ecstatic Peace!, 2009) 
 Born Bad (People In A Position to Know, 2009) 
   
 JAMES JACKSON TOTH  
   
 Waiting In Vain (Rykodisc, 2006) 
   
 WOODEN WAND AND THE SKY HIGH BAND 
   
Second Attention (Kill Rock Stars, 2006) 
   
 WOODEN WAND AND THE VANISHING VOICE
 
   
XIAO (De Stijl, 2004) 
 L'Un Marquer Contre La Moissonneuse (Three Lobed, 2005) 
Buck Dharma (Time Lag/5 Rue Christine, 2005) 
 Sunset Sleeves (Weird Forest, 2005) 
 The Flood (Troubleman, 2005) 
 Gipsy Freedom (5 Rue Christine, 2006) 
   
 WOODEN WAND AND THE BRIARWOOD VIRGINS 
   
 Briarwood (Fire, 2011) 
   
 GOLDEN CALVES MONEY BAND 
   
 Golden Calves Money Band (Mother Tongue, 1999) 
   
  THE BLOOD GROUP
 
   
 Everything Forgotten Gathers At The Ceiling (Ep, Le Grand Magistery, 2001) 
 Volunteers (Le Grand Magistery, 2002) 
   
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Wooden Wand su OndaRock
Recensioni

WOODEN WAND

Clipper Ship

(2017 - Three Lobed)
Una contemplazione saggia e pacifica nel nuovo album di James Toth

WOODEN WAND

Farmer's Corner

(2014 - Fire Records)
Ancora emozioni country dal talentuoso James Jackson Toth

WOODEN WAND

Blood Oaths Of The New Blues

(2012 - Fire Records)
Ennesima uscita nella prolifica discografia di James Jackson Toth

WOODEN WAND

Death Seat

(2010 - Young God)
Una nuova prova del country nero pece di James Jackson Toth

WOODEN WAND

James & The Quiet

(2007 - Ecstatic Peace!)
Un nuovo tuffo nell'universo folk degli anni Sessanta

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.