Zen Circus

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Benvenuti nel Circo Zen

intervista di Claudio Lancia

In concomitanza con la pubblicazione di “Canzoni contro la natura”, l’ottavo album degli Zen Circus, abbiamo incontrato il batterista Karim Qqru. Ne è scaturita una piacevole chiacchierata sull’ottimo stato di salute della band, sui significati reconditi del nuovo lavoro, sull’importanza di cantare in italiano, e molto altro.

“Canzoni contro la natura” è il vostro ottavo album: possiamo dire che gli Zen Circus siano oramai  una piccola istituzione del circuito indipendente nazionale?
Beh, mettiamola così: ormai sono anni che rompiamo i coglioni a destra e a manca fra dischi e tour infiniti (ride di cuore, ndr).

Ma all’inizio della vostra carriera, avreste mai scommesso su un percorso così lungo e ricco di soddisfazioni?
No. Pur avendo un'età diversa, tutti e tre ci siam fatti le ossa principalmente attraverso le esperienze nei centri sociali, dove vedevamo esibirsi molte band del circuito punk americano: gruppi scalcinati ammassati su tour bus puzzolenti. Al tempo eravamo dei ragazzini o poco più, e già soltanto immaginare di poter un giorno riuscire a fare un tour come quelli era una cosa fantastica per noi. Abbiamo sudato per riuscire a crescere ed iniziare a portare in giro la nostra musica. All’inizio del nostro percorso come "Zen Circus" eravamo una sorta di Armata Brancaleone in tour: suonavamo in situazioni a dir poco spartane, talvolta condite da episodi allucinanti ed al limite del surreale. Una scuola di vita caustica e divertentissima.

Poi con il passare degli anni siete riusciti a conquistare obiettivi importanti…
Siamo riusciti a conquistare obiettivi per noi enormi, come l'avere in un nostro disco Brian Ritchie, Kim Deal e Jerry Harrison, pesi massimi di band mitiche come Violent Femmes, Pixies e Talking Heads; gruppi sui quali ci siamo formati musicalmente durante l'adolescenza, e che abbiamo continuato ad amare.

Quale potreste considerare la vostra vittoria più grande?
Alla fine dei giochi, il risultato più grande è l'essere riusciti negli anni a trasformare il nostro amore viscerale per la musica in un lavoro.

Il nuovo album arriva dopo una breve pausa, durante la quale alcuni di voi si sono impegnati nel lancio di progetti paralleli. Vi sentite arricchiti da queste esperienze “soliste”? Il fatto di staccare la spina per qualche mese e dedicarsi ad “altro” ha portato delle ricadute positive nel microcosmo Zen Circus?
Certo. Avevamo bisogno di una pausa, dopo sei anni di tour e dischi a getto continuo. Così sono arrivati il mio progetto “La notte dei lunghi coltelli”, l’esordio solista di Andrea (“Il testamento”), e gli apprezzati dj set di Ufo. Tornare in sala prove dopo qualche mese di vita separata ci ha dato una voglia di suonare insieme enorme. Una voglia che è stata sempre presente in passato, sia chiaro, ma che negli scorsi mesi è ritornata in maniera densa, dirompente. I progetto paralleli a mio avviso servono sempre: esci dal tuo nido protetto affacciandoti verso un mondo tutto da scoprire, senza appigli sicuri. Un toccasana sotto tutti i punti di vista, che fortifica a 360 gradi.

Quali sono i presupposti sui quali è stato concepito “Canzoni contro la natura”? A tratti dà l’impressione di essere una sorta di concept sulla natura umana. Sensazione corretta?
"Canzoni contro la natura" non è proprio un concept album: all'interno delle dieci tracce dimora una varietà musicale e tematica. Un paio di brani riprendono il discorso iniziato con “ATA” e “Nati per subire”, mentre gli altri pezzi si snodano in contenuti che tendono a costruirsi una via propria ed indipendente dagli ultimi due album. La natura esaminata è quella umana. Madre natura è un pretesto fatalista per sviscerare ancora di più l'animo umano; ma non è un disco ecologista, non è certo il "Green" degli Zen Circus!

Raccontaci come avviene il vostro processo compositivo: è cambiato nel corso degli anni?
Di solito lavoriamo sempre in questo modo: Andrea porta dei riff di chitarra ed il testo, poi tutti insieme costruiamo la canzone, la produciamo e la arrangiamo, salvo poi mettere il timbro “zen” sulla parte testuale, quando questa soddisfa tutti e tre. Ma la maggior parte delle volte il testo di Andrea è perfetto così. Al massimo, collegialmente, correggiamo giusto qualche frase.

Nei vostri testi, sempre ricchissimi, dimostrate di avere un mondo di cose da raccontare, e lo dimostrate molto bene anche nelle nuove canzoni, come nel degrado umano di “Viva” oppure nella confusione intergenerazionale ben dipinta in ”Postumia”. Oggi vi sentite un po’ i portabandiera di una generazione?
No, fondamentalmente perché non diamo risposte al pubblico, ma solo una constatazione dell'ambiente circostante visto dalla nostra prospettiva. Spesso le situazioni vengono descritte in prima persona, altre volte sono dipinte attraverso la creazione di personaggi comuni, nei quali infiliamo il nostro carattere.

Ma come la trovate questa generazione? Disorientata? Disillusa? Rassegnata? Oppure ha voglia di cambiare le cose?
Personalmente credo non esista un termine per descrivere questa generazione. Siamo mille correnti sociali, emotive e politiche frullate insieme, all'interno delle quali convivono gomito a gomito cinismo, ottimismo, voglia di fare, bassezze morali, noia, rassegnazione e passione.

Vista col senno di poi, possiamo dire che la scelta di passare al cantato in italiano sia stata la chiave del vostro successo? Pensate che continuando ad esprimervi in inglese i vostri riscontri sarebbero stati i medesimi?
Attraverso l'uso dell'italiano siamo riusciti a comunicare in modo più diretto e calzante, su questo non c'è ombra di dubbio. Sarebbe stato più difficile trattare certi argomenti attraverso l'uso dell'idioma inglese. Il successo non sarebbe mai stato lo stesso, ma il passaggio alla lingua italiana non è stato premeditato, ed è iniziato due album prima della svolta totale. Detto questo abbiamo comunque portato avanti l'idea di cantare in qualsiasi lingua. Ad esempio con l'Ep "Metal Arcade", pubblicato nel 2012, abbiamo usato lo spagnolo, il finlandese, l' inglese e l'italiano.

L’uso dell’italiano potrebbe troncare eventuali ambizioni sui mercati esteri?
Certamente, però ora come ora siamo concentrati sul territorio italiano. In passato, per supportare il disco "Villa Inferno" abbiamo fatto un bellissimo tour di due settimane in Australia, con Brian Ritchie dei Violent Femmes al basso acustico. Non è detto che in futuro non ci torni la voglia di provare a rimettere piede fuori dall'Italia in modo serio.

Trovai molto interessante la vostra avventura come backing band di Nada: dimostraste di non temere il rischio di mettervi in gioco in quella situazione. Cosa vi ha lasciato quell’avventura? A conti fatti ha anche contribuito ad allargare la cerchia di pubblico?
È stata tra le esperienze più belle della nostra carriera, abbiamo imparato tantissimo. Nonostante avessimo riarrangiato completamente il live a nostro gusto (che doveva anche coincidere con il gusto di Nada) eravamo dei turnisti, con tutta l'etica lavorativa che ne conseguiva. Bellissimo, dico davvero. Lei e Gerri (suo marito e manager) sono due persone stupende, dopo qualche settimana ci sentivamo già in famiglia. Suonare tanto ed ovunque fa sempre bene: ti diverti, ti rende più professionale, aggiunge esperienza ed anche pubblico.

Siamo nel periodo di Sanremo. Dopo Afterhours, Marlene Kuntz, Subsonica, Mauro Ermanno Giovanardi (giusto per citare qualche nome che proviene dalla scena indie, che andò al festival tutto sommato senza snaturarsi), anche gli Zen Circus pensano di andare un giorno a presentare una propria canzone sul quel palco?
Non credo. Sicuramente è un'esperienza divertente, perché ti infili dentro un circo impazzito del quale sai che non potresti mai e poi mai far parte. Antropologicamente sarebbe una bella settimana!

Quali sono i vostri ascolti musicali degli ultimi mesi?
Io sto consumando questi dischi:
Converge - All We Love We Leave Behind
Black Sabbath - 13
Motorhead - Aftershock
Albert Ayler - Spiritual Unity
Iosonouncane - La macarena su Roma
Sick Of It All - Death To Tyrans
Aphex Twin - Selected Ambients
Per Ufo ed Andrea non ti saprei fare una lista dettagliata: ascoltiamo tutti molta musica. Ufo è un collezionista di vinili, credo ora sia arrivato a quota cinquemila.

Cosa vi piace della scena indipendente italiana?
Una cosa molto bella è il legame che tende a crearsi con gli altri musicisti. Durante i tour hai bisogno di stare in un ambiente "cameratesco", la crew diventa la tua famiglia. Andando sempre in giro conosci altre band, fai amicizia e magari cominci a suonare insieme, a fare ospitate nei dischi o nei live.

Suonando in giro per l’Italia venite continuamente in contatto con tante band emergenti. Avete qualche nome che vi farebbe piacere segnalare?
I Progetto Panico, band umbra alla quale ho appena prodotto il primo disco ufficiale, che uscirà a marzo. Li abbiamo chiamati ad aprire qualche data del nuovo tour degli Zen. Poi (al di là del concetto di gruppo emergente) i Fast Animals And Slow Kids, Bologna Violenta, Iosonouncane, i Mamuthones e tantissimi altri. Inoltre in Italia attualmente c’è un’interessantissima scena hard, in ambito sludge, doom e sperimentale esistono gruppi favolosi.

Qualche nome con il quale vi piacerebbe collaborare in futuro?
Personalmente mi piacerebbe tantissimo collaborare con Han Bennink e con Kurt Ballou. Un altro musicista che amiamo tantissimo è John Fogerty.

Sta partendo il nuovo tour promozionale, poi quali saranno i prossimi step? Ci sarà nuovamente spazio per i vostri side-projects?
Ora riparte la carovana del tour, chissà quando si fermerà, magari durante uno scontro contro uno spartitraffico (ride, ndr). Credo che in futuro ritroveremo del tempo per i nostri progetti paralleli. Ogni tanto staccare qualche mese fa benissimo alla band.

A conclusione di questo incontro, devo dire che dai la sensazione di essere molto soddisfatto del nuovo lavoro.
"Canzoni contro la natura" è il primo disco degli Zen Circus del quale siamo tutti e tre soddisfatti al 100%. Ci piacciono molto tutti e dieci i pezzi. Nei dischi precedenti c'era sempre un brano che non convinceva completamente qualcuno di noi, una cosa tutto sommato normalissima. L'aver affrontato la composizione di "Canzoni contro la natura" con calma e tranquillità ha giovato moltissimo all'album.

(26/01/2014)

Intervista di Paolo Arzilli

Il bello di intervistare una band come gli Zen Circus è che, oltre all'interesse e alla curiosità che generalmente l'intervistatore ripone in coloro che ha di fronte, si ha il desiderio di verificare se quel che si sente dire sul loro conto corrisponde o meno alla realtà. Durante questa intervista, non sono stati scoppiati petardi, e questa è già una buona cosa. Sì, gli Zen Circus sono tre amabilissimi cazzari, nel senso più nobile del termine, quello secondo il quale sono estremamente informali, spigliati e alla mano; questa è la seconda buona cosa. Sì, gli Zen Circus parlano molto e volentieri, ad eccezione del bell'Appino che ha probabilmente simulato di avere motivi reali per dileguarsi durante la domanda numero quattro, salvo tornare giusto giusto per l'ora di cena.
Per farla breve, li abbiamo intervistati prima del concerto del 5 novembre al The Cage di Livorno, data zero del tour del nuovo "Nati Per Subire". Abbiamo parlato di musica italiana, straniera, volantinaggio, Guerra Fredda, Sgarbi, Feltri, presupposta fine delle ideologie, università, Dave Grohl, e della foto a promozione del tour che li ritrae seduti a torso nudo su una panchina, e che, opinione comune tra intervistante e intervistati, ha un sapore di omosessualità vagamente supponente.
Qui sotto, alcune delle cose delle quali abbiamo parlato.


Prima questione; quanto c'è di autobiografico in quello che scrivete?
Appino: C'è tanto, in molti modi. Considera che "Figlio di puttana" è la storia della mia famiglia, quello che succedeva in casa mia. L'espressione "vecchi senza esperienza", che poi abbiamo usato come titolo, era tipica della mamma di Ufo.
Ufo: E "hai una macchia nera sul cuore", che poi abbiamo usato in "We Just Wanna Live", è quello che mi diceva sempre la maestra a scuola, perché non ero battezzato.
Karim: Stessa cosa vale per "Franco", altro testo ispirato a un tipo che Appino ha conosciuto lavorando in una ditta di volantinaggio, nella quale tutti siamo più o meno passati.
Appino: Io ci son durato cinque anni, Ufo due mesi.

So che vi definite un gruppo rock, ma in realtà in quel che fate c'è una forte anima cantautorale: gli Zen nascono elettrici o acustici?
Appino: All'inizio, quando cominciammo, facevamo roba grunge, noise; eran cose completamente diverse da quelle che facciamo oggi. Un punto di svolta l'ha rappresentata il decidere di fare i busker, di suonare per strada, dove sei costretto a ripensare quel che fai in chiave più acustica, ed è da lì che forse viene fuori il cantautore, o quello che all'estero viene chiamato "folksinger".

Tocchiamo l'argomento lingua italiana: i vostri album, alcuni in inglese, quest'ultimo in italiano, vengono "programmati" in una determinata lingua, o la scelta è naturale, quasi provenisse da un concatenarsi di conseguenze?
Appino: Va detto che io amo il cantautorato italiano, e ho provato a mescolarlo con altri stili che mi piacevano, e che ancora ascolto. Per quanto mi riguarda, è stato un processo spontaneo.
Karim: Concordo, non c'è niente di studiato a tavolino, di strategico, per adesso ci siamo sempre permessi di fare quello che ci piace senza troppi ragionamenti.

Continuiamo a parlare di Italia: dalle nostri parti, tradizionalmente, amiamo lamentarci. Una classica frase è "non si sente più la musica di una volta"; come stanno realmente le cose?
Ufo: In Italia abbiamo grandi cose. Abbiamo gruppi che in lingua italiana propongono delle ottime cose, ad esempio Il Teatro degli Orrori. Personalmente son convinto che nel nostro paese si tenda a voler glorificare gli anni 80-90, senza rendersi conto che in questo momento abbiamo cose migliori rispetto a quell'epoca.
Appino: Il problema che rimane in Italia non riguarda la qualità ma le possibilità: è difficile arrivare all'estero, uscire dai confini. E' un problema che riguarda le produzioni.

Parliamo del vostro rapporto col successo: quanto vi influenzano le copertine, le interviste, il fatto che il disco venda? Vi sentite più responsabili verso qualcuno, o qualcosa?
Karim: Assolutamente, non ci cambia nulla. Ci spinge a esser sempre più professoniali, ad alzare il livello, ma questo è qualcosa che stiamo cercando di fare da sempre, non dipende né da vendite né dai media.
Noi non vogliamo parlare per nessuno, ognuno può ragionare con il proprio cervello, e non esisterà mai la possiblità che gli Zen Circus si dicano che forse un determinato testo è meglio cambiarlo, per una questione di responsabilità. Siamo al settimo disco, per fortuna, a questo punto è stupido prendere particolari precauzioni o mettersi a fare calcoli strani..
Ufo: Al primo posto, qualsiasi cosa mi dicano, io metto la libertà d'espressione. Quindi scrivo esattamente cosa mi pare, i cattivi maestri non esistono, e noi non abbiamo minimamente il desiderio di parlare per qualcuno, di farci delegare.

Sullo stesso argomento, in Italia ai primi successi di un artista si usa dire che lo stesso può affermarsi come "portavoce di una generazione": come vi rapportate con il fatto che possa succedere anche a voi.
Ufo:  Se questa generazione avesse una voce da tirar fuori... in realtà, siamo seri, sono pure stronzate, frasi a effetto che i giornali e le riviste ogni tanto devono tirar fuori per impressionare qualcuno. E' ridicolo tanto quanto il marchio politico che ti può venir assegnato, e che deriva sempre dalla necessità di trovare punti di riferimento in un momento in cui, nella politica, non se ne trovano.
Karim: Il che è anche comprensibile, c'è poco dibattito culturale e la gente si aggrappa a quello che trova, ma resta una stronzata.
Ufo: Poi vedi, oggi tutto quello che non è amico, compiacente, è considerato di sinistra; per quanto riguarda noi, come ti ho detto non vogliamo prender la parola per conto di altri, simpatizziamo totalmente per chi rifiuta le deleghe. Considera poi che forse, in altri tempi, a noi c'avrebbero additati come fascisti, come già successe a Rino Gaetano.
Karim: Per farla breve, siamo sociali, non politici: non vogliamo ci vengano affibbiate ideologie.

Aprite la canzone "Egoista" con la frase "col disincanto ci marci un po'": a chi pensavate, quando è stata scritta?
Karim: La frase l'ha scritta Appino, si riferisce alla figura dell'egoista, in termini generali, forse anche a sé stesso, per certi versi. E' un'espressione che va contro al disincanto cinico, calcolato, che noi stessi a volte esercitiamo.
Ufo: E' proprio questo, un "esercizio di cinismo" che viene usato come se servisse a tonificare lo spirito, in realtà quasi sempre è fuori luogo, è stupido: quando serve a giocare a fare i superuomini è il momento di finirla, di cambiare gioco.
Karim: Ed è un gioco anche piuttosto comune, quello dei "bastian contrario" a priori: è una tattica che serve a stravolgere, a disturbare.
Ufo: Esatto. Sgarbi, Feltri... non mi preoccupa dirlo, queste figure andrebbero epurate, son quelli che da una vita mantengono atteggiamenti studiati, calcolati esclusivamente per destabilizzare la gente.


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Discografia
 THE ZEN
 
 About Thieves, Farmers, Tramps and Policemen (Autoprodotto, 1998)
 
   
 ZEN CIRCUS
 
 Visited by the Ghost of Blind Willie Lemon Juice Namington IV (Iceforeveryone, 2001)

5

 Doctor Seduction(Venus, 2004)

6,5

 Life and Opinions of Nello Scarpellini, Gentleman (I Dischi de L'Amico Immaginario, 2005)

6

 Andate Tutti Affanculo (Unhip, 2009) 6,5

Nati per subire (La Tempesta, 2011)

7

 Metal Arcade Vol. 1 (Ep, Black Candy, 2012)

 6

 Canzoni contro la natura (La Tempesta, 2014)

7

 La terza guerra mondiale (La Tempesta, 2016) 7
   
 ZEN CIRCUS & BRIAN RITCHIE 
 
 Villa Inferno (Unhip Records, 2008)
 6,5
   
 APPINO 
 Il testamento (La Tempesta, 2013) 6,5
 Grande Raccordo Animale (La Tempesta/Sony, 2015)6,5
   
 LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI 
 Morte a credito (Black Candy, 2013) 6
pietra miliare di OndaRock
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Andate tutti affanculo

(2009 - Unhip/ La Tempesta/ Infecta Suoni E Affini)
Il terzetto pisano in dieci pezzi carichi di risentimento e ironia

ZEN CIRCUS & BRIAN RITCHIE

Villa Inferno

(2008 - Unhip Records)
La band pisana insieme all'ex bassista dei Violent Femmes

ZEN CIRCUS

Vita e opinioni di Nello Scarpellini, Gentiluomo

(2005 - I dischi de l'amico immaginario)

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