Biglietto per l'Inferno

Biglietto per l'Inferno

I ribelli del prog italiano

di Valerio D'Onofrio

I Biglietto per l'Inferno sono stati la band italiana più vicina all'hard-prog dei Rush. La violenza dei testi autobiografici della "voce del diavolo" Claudio Canali e le loro sonorità aggressive testimoniano la ricchezza della scena prog italiana degli anni 70
Non posso salvarti dal fuoco eterno. Hai solo un biglietto, per l’inferno

I Biglietto per l’Inferno sono stati una delle band più vicine alla scena hard-prog della prolifica stagione italiana degli anni 70, accostandosi più che al sinfonismo tipico del progressive britannico, al versante “duro” dei canadesi Rush.
Formatisi a Lecco nel 1972 dalla fusione dei Mako Sharks (Marco Mainetti, Giuseppe Cossa, Fausto Branchini) e dei Gee (Claudio Canali, Baffo Banfi, Mauro Gnecchi), cominciano a farsi notare in numerosi live grazie a un suono tagliente, testi molto diretti e provocatori, e all'inusuale presenza di due tastiere (uno delle quali suonata dallo stesso Banfi, pioniere della musica cosmica italiana).

Esordiscono nel 1974 col primo Lp omonimo ma la loro carriera è fulminea, tanto immediata la notorietà quanto rapida la scomparsa. Propongono sonorità che superano in violenza quelli dei gruppi italiani coevi e - pur essendo meno dotati di giganti del prog tricolore come Banco o Pfm - colpiscono anche grazie alla complessità delle loro composizioni. I testi - mediamente più diretti e dissacranti (tanto che Canali è chiamato all'epoca "La voce del diavolo") - manifestano un certo disagio giovanile, con sentimenti di ribellione verso la morale comune imposta da una società che giudica senza mai capire davvero la rabbia delle nuove generazioni. Sono ragionamenti fondamentalmente anomali nella scena progressiva, sia essa britannica o italiana, dedita più a fughe in mondi fiabeschi, al disimpegno e al distacco dalla realtà (con le nobili eccezioni di Area e Banco in Italia e di Robert Wyatt e Henry Cow in Inghilterra).

canaliLa sensazione di una rabbia interiore, di un malessere che non trova né motivazione razionale né soluzione, li avvicina al mondo hippie del manifesto generazionale “Quinto: uccidi il padre e la madre” di Jerry Rubin, con la differenza che la rabbia della band di Lecco è istintiva e irrazionale, non legata ad alcun movimento contro-culturale; un messaggio da punk ante litteram più che da hippie.
Traspare chiaramente l’idea dell’incomunicabilità tra diverse generazioni, con padri e madri ciechi di fronte alle esigenze dei figli. L’ovvia conseguenza è che solo la gioventù - non ancora corrotta dalle regole stantie della società e dalla venerazione del Dio denaro - possa aspirare a creare una società nuova e libera.
Da questa base di idee (“Erano anni belli e tremendi allo stesso tempo”, ricorda Canali) non potevano che nascere elementi di depressione e disperazione che verranno poi chiamati dark; nel caso dei Biglietto per l’Inferno è uno spleen che prende forma attorno alla figura giovane non inserito, del diverso non ascoltato dagli adulti e tagliato fuori dai suoi coetanei, a cui non resta altro che il suicidio (“L’amico suicida” del primo Lp). Tutti elementi che rendono la band di Canali sicuramente più rilevante dal punto di vista storico rispetto al destino di ultra-nicchia al quale le cronache musicali l'hanno relegata.

Nel 1974 viene pubblicato l'omonimo Biglietto per l’Inferno, Lp che fa dell’impatto immediato, dell’asprezza dei suoni la sua forza principale; riescono a partecipare ad alcuni dei principali festival dell’epoca, da Villa Pamphili a Roma, al Parco Lambro a Milano. Suonano anche come gruppo di supporto a Kevin Ayers, a Lugano nel 1975.

In qualche modo quella del disco è la mia storia, quella di un uomo in cerca di Dio

Il disco è una sorta di seduta di psicoanalisi. I testi mostrano tutti i risvolti del conflitto interiore e delle contraddizioni di Canali, che terminerà queste sue tribolazioni decidendo di abbandonare la carriera di musicista per diventare monaco. 
Le sonorità, in bilico tra prog e hard-rock, assecondano così le idee controverse di un giovane con educazione cattolica (probabilmente autoritaria, a giudicare dai testi di "Canzone del padre"), che attraversa una fase di contestazione e delusione e non si abbandona a sogni artificiali o lisergici, ma cerca di percorrere - a qualunque costo - una nuova strada. Il concetto appare chiarissimo nel primo brano “Ansia”, che racchiude già tutti i tormenti psicologici di Canali. Una intro tipicamente prog accompagna testi rabbiosi, in cui il senso di colpa (cattolico) predomina. La “vita triste e infame, passata a uccidere e rubare” del protagonista ha come sola via di fuga la religione, la vista di un prete (“un amico ha parlato di preti; mai visti! Chi sono? Che fanno? Ciarlatani mercanti o profeti, ma tolgono questo mio affanno”). Si giunge naturalmente alla “Confessione”, brano energico che contiene, ben dosati, elementi di rabbia e ironia. Riff semplice ma di grande impatto e tastiere prog sono ancora una volta gli elementi tipici e distintivi della band. Canali continua il suo viaggio introspettivo e interpreta a fasi alterne il confessato e il confessore. Il suo alter ego confessa orribili peccati, commessi tuttavia per un bene superiore. Memorabili i testi, specie nel passaggio in cui il prete dice: “Non posso salvarti dal fuoco eterno, hai solo un biglietto per l’inferno”. La fuga strumentale che ne segue - quattro minuti di accelerazioni, decelerazioni e cori - pur penalizzata da una qualità di registrazione non ottimale, rappresenta probabilmente il vertice assoluto della band.

bigliettoperlinferno500x497“Una strana regina” continua sulla falsariga dei testi precedenti, ma la musica cambia registro, facendosi più pacata e riflessiva. Il tema centrale è sempre quello dell'inadeguatezza giovanile, in cerca di un adulto “guida” che possa indirizzare verso strade sane da percorrere (“so solo ammazzare io, so solo rubare io, altro non so fare io, insegnami tu”). Il tema rimane quello dei dualismi colpa-perdono, rabbia-catarsi, bene-male (“caro amico che uccidi e rubi sei come me, e forse, senza sapere, in questa vita l’hai vinta tu, e spera che il nostro Dio dall’aldilà veda e perdoni la nostra empietà”).
“Il nevare” è più convenzionale, un semplice brano dai riff hard-rock, che ha però un certo fascino. Si torna ad alti livelli con la lunga (tredici minuti) e sperimentale, “L’amico suicida”, un momento in cui - probabilmente in modo inconsapevole - col suo fascino per la morte, l’oscurità e la decadenza, Canali scrive un brano gotico ante litteram. Questo aspetto dark, cupo e deprimente è sicuramente un caso unico nella discografia del prog italiano. Il branno descrive il vero suicidio di un amico di Canali durante il militare, con liriche tristi e commoventi sposate ad atmosfere funeree. L’amico suicida è un ragazzo sfortunato non compreso dalla società. Ancora una volta il protagonista è un disagiato, un “diverso” incompreso; ma non solo la società non lo ha mai aiutato, ora addirittura lo condanna per il suo gesto e - facendo ciò - lo uccide per la seconda volta. Il finale è un nuovo viaggio strumentale ricco di idee prog e cambi di tempo.

I buoni riscontri del primo Lp fanno immaginare un prosieguo di carriera roseo, ma tutto si interrompe rapidamente. Nel 1975 Eugenio Finardi si propone di produrre il loro secondo album, che è già in gran parte scritto; purtroppo la Trident Records fallisce, il progetto salta e i Biglietto per l’Inferno si dissolvono, nonostante l’album sia già stato registrato interamente. Questo scioglimento prematuro dà comunque buoni frutti, aprendo la strada alla lodevole carriera solista del tastierista Baffo Banfi, fervido sperimentatore della musica cosmica italiana (Galaxy My Dear del 1978 e Ma, dolce vita del 1979), mentre Canali fa parte prima di un gruppo Hare Krishna, poi - come detto - diventa monaco benedettino, nel 1994.

claudio_canaliIl tempo della semina sarebbe dovuto uscire nel 1975, ma viene accantonato per poi essere ripubblicato ben diciassette anni dopo, nel 1992, dalla meritoria Mellow Records, etichetta specializzata nel recupero e nella riscoperta del prog italiano. L’album è un prodotto tipico degli anni 70, con alcuni ottimi brani ma che ha perso buona parte della carica dell’esordio. La posizione di Canali qui si fa più marginale, i brani sono scritti insieme da tutti i musicisti e questo porta a un maggiore accostamento al prog italiano (o britannico) più tipico. Esempio calzante è l’ottima title track, dieci minuti altalenanti tra cambi di tempo, giri di basso, virtuosismi delle doppie tastiere, flauti e accelerazioni che rispettano tutti i canoni del progressive rock. “Mente sola - mente” tenta la carta della sperimentazione, ma si ferma a mero capriccio giovanile. “Viva lotta pensa” si allinea alla canzone politica anni 70 ma con ben definite sonorità prog; un brano breve e tra più semplici della loro carriera, che lancia un messaggio alternativo alla cultura politica di quegli anni, quello del "non allineamento" a idee precostituite e di “vivere, lottare e pensare” in modo autonomo.
“Solo ma vivo” è invece una leggera ballata tra prog e pop, con finale pomposo di mellotron. A chiudere, un brano che si ricollega ai dialoghi autobiografici del primo album: “La canzone del padre” racconta coraggiosamente la travagliata infanzia di Canali, tra difficoltà scolastiche (“Quei banchi di scuola che per anni ho scaldato, come si vive non me l'hanno insegnato”), ricordi di un padre violento (“Mi picchiava e gridava ubriaco ‘vorrei che tu non fossi mai nato’, questa sua frase ce l'ho ancora dentro”) e di una madre incapace di trasmettere fiducia (“Mi ritrovai solo con la mia rabbia a voler dimostrare che non ero un coniglio”). Tutti eventi che generano un senso di rabbia e di rancore, sia nei suoni, sia nei testi, sempre più duri (“Ti ho odiato padre perché non capivi che la mia vita non è un tuo programma, certo gli incassi son magri ed è colpa mia, avrei dovuto dare retta anche a voi e cantare come un cane ammaestrato”). Neanche il successo del figlio potrà contribuire a ripristinare un dialogo tra due generazioni divise da un muro insormontabile (“Oggi invece mi fai tanta pena però almeno tu hai una vita serena, e quando mi vedi godi a far lo spaccone, vedete mio figlio canta in televisione”).
Si conclude così la lunga seduta psicoanalitica in musica di Canali, con una riflessione che è al tempo stesso il canto del cigno per una delle formazioni più originali e aggressive del prog italiano. Oggi Canali vive come monaco eremita presso il convento di Minucciano, in provincia di Lucca.

fra_claudio_oggiNel 2005 - in epoca di riscoperta dei tesori perduti del prog italiano - sarà pubblicato Live 1974, raccolta di alcune introvabili registrazioni live dell'epoca. Dopo anni di oblio, nel 2009, i Biglietto per l'Inferno riemergeranno, con formazione totalmente nuova e un progetto che è al tempo stesso revival e reinterpretazione originale dei vecchi brani della band.
Con un nome rinnovato - Biglietto Per L'Inferno.Folk - viene pubblicato Tra l'assurdo e la ragione (2009) che ripropone gran parte dei brani del primo Lp. L’aggiunta al nome della parola folk non deve però ingannare; più che altro il vero cambiamento sta nell’affiancare ai classici strumenti elettronici una serie di strumenti tradizionali, come flauti (già presenti agli esordi), cornamuse, fisarmoniche, violini, mandolini, organetti diatonici, pifferi e ocarine. Una vera e propria orchestra, che supera il prog classico per sconfinare nella musica popolare e tradizionale. La voce di Canali è sostituita da quella calda e potente di Mariolina Sala, mentre la continuità con la vecchia band è garantita dalla tastiera di Giuseppe Cossa e dalla batteria di Mauro Gnecchi (lo stesso Canali, comunque, darà la sua benedizione al progetto, partecipando occasionalmente a qualche registrazione).

Nel 2015, abbandonato il suffisso "Folk", la band dà alle stampe Vivi, lotta, pensa che chiude il cerchio con gran parte dei brani del secondo album. I momenti migliori sono la lunga versione de "L'amico suicida", dove non si disperdono il pathos e l'angoscia dell'originale, e la title track - perfetto esempio di musica tradizionale che concilia il prog-rock. E’ anche presente un inedito - “Narciso e Boccadoro” - scritto da Canali nel 1977 e non pubblicato nei due primi album.



Biglietto per l'Inferno

I ribelli del prog italiano

di Valerio D'Onofrio

I Biglietto per l'Inferno sono stati la band italiana più vicina all'hard-prog dei Rush. La violenza dei testi autobiografici della "voce del diavolo" Claudio Canali e le loro sonorità aggressive testimoniano la ricchezza della scena prog italiana degli anni 70
Biglietto per l'Inferno
Discografia
 Biglietto per l'inferno (Trident Records, 1974)
 Il tempo della semina (1975, pubblicato da Mellow Records nel 1992)
 Live 1974 (BTF, 2005)
 Tra l'assurdo e la ragione (AMS, 2009)
 Vivi, lotta, pensa (AMS, 2015)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Ansia
(videoclip da Biglietto per l'inferno, 1974)

Confessione
(videoclip da Biglietto per l'inferno, 1974)

L'amico suicida
(videoclip da Biglietto per l'inferno, 1974)

 

Il tempo della semina
(videoclip da Il tempo della semina, 1975)

La canzone del padre 
(videclip da Il tempo della semina, 1975)

Vivi, lotta, pensa
(videoclip da Vivi, lotta, pensa, 2015)

 

Intervista a Claudio Canali del 2014

Biglietto per l'Inferno su OndaRock
Recensioni

BIGLIETTO PER L'INFERNO

Vivi, lotta, pensa

(2015 - AMS)
Il ritorno della storica band prog, di nuovo orfana di Claudio Canali e Baffo Banfi

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.