Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio sono due ragazzi romani, dotati di capacità tecniche decisamente fuori dal comune. Un drumming portentoso come quello di Cesare e una chitarra (più una voce) virtuosa come quella di Adriano sono tutto ciò che serve per generare una micidiale macchina da guerra. Un'unione perfetta che facilita l'organizzazione, perché in due la vita può essere più facile: basta un'occhiata, uno sguardo fugace, e via, senza bisogno di troppi convenevoli.
La formazione a due è stata anche parecchio rivalutata di recente, si pensi a situazioni quali White Stripes, Black Keys o Kills, tanto per citare esempi di grande successo degli ultimi anni.
Il background dei due è rock-blues, si spazia dai classici del Delta (Robert Johnson su tutti) ai giganti del rock (Led Zeppelin, Jimi Hendrix), sino ai miti degli anni 90 (Kurt Cobain e il grunge, i Motorpsycho), con un occhio attento a quello che succede in casa nostra (Verdena in primis).
La scelta del nome è importante, e qui anche originale, visto che si gioca a parafrasare uno dei gruppi cardine dell'alt-rock degli ultimi vent'anni (i Blues Explosion di Jon Spencer), fondendolo con l'immagine di un mito del cinema dei Seventies, miscelando sin dall'idea iniziale Italia e America.
E anche nelle scelte musicali si confermerà la fusione fra tricolore e stelle-e-strisce, puntando da subito sul cantato in italiano, incastonato in suoni tipicamente anglo-americani: il blues del Mississippi, il rock blues a tinte psichedeliche che caratterizzò il tramonto degli anni 60, il rock indipendente.
La chitarra di Adriano è perfetta nel riprodurre quell'immaginario, e spesso si cimenta in cover che non lo fanno sfigurare neppure davanti ai più grandi mostri sacri, basti dare un'occhiata a come viene trattata dal vivo un'intoccabile come "Voodoo Chile".
Nella primavera del 2007 viene pubblicato l'esordio dei BSBE, si intitola Happy ed è un autoprodotto fulminante che contiene le loro prime dieci composizioni, metà delle quali non superano i due minuti.
Happy è un primo esperimento dal quale appaiono già evidenti le intenzioni del duo, con un paio di titoli che si imporranno come i primi suoi classici, quali "Fanno meglio" e "Blues di merda", nel quale i due giocano a dichiararsi fan del grunge a discapito del blues e dei suoi cliché. Bluffano alla grande, ma il pezzo diventa subito uno slogan nella cerchia dei primi fan, che velocemente iniziano a moltiplicarsi, soprattutto nell'area romana, grazie a un'intensa attività live che mette in rilievo la potenza impressionante del loro suono e le straordinarie capacità nell'utilizzo dei rispettivi strumenti.
Non tardano ad arrivare i primi riconoscimenti su scala nazionale: finalisti all'Heineken Jammin' Contest 2007, si esibiscono sul grande palco dell'Heineken Jammin' Festival di Mestre, aggiudicandosi il premio come miglior band, cosa che consente loro di guadagnarsi la partecipazione all'Open'er Festival in terra polacca, la prima vetrina europea.
E' un sogno che comincia a realizzarsi, i ragazzi ci credono, ma capiscono che per raggiungere risultati importanti occorre lavorare duro, quindi continuano ad affinare le proprie qualità, suonando senza tregua.
Il 2008 è dedicato a esibirsi nei club di tutta Italia e a comporre le canzoni che andranno a formare la loro omonima opera seconda, edita dalla Yorpikus e distribuita prima online, poi da Audioglobe, che la invia nei negozi a partire da luglio 2009, aggiungendo le due tracce registrate al concerto del Primo Maggio a Piazza San Giovanni. In quell'occasione si resero protagonisti di uno dei set più infuocati della giornata, aggiudicandosi il premio Siae del concorso "Primo Maggio tutto l'anno", "in virtù della grande energia sprigionata sul palco, unita all'originalità e alla freschezza della proposta artistica".
Appena scesi dal palco del Primo Maggio i BSBE volano negli Stati Uniti per il primo tour oltreoceano, con date a New York e Seattle, raccontato giorno per giorno attraverso parole e immagini sulle pagine del "diario americano" pubblicato sul sito di uno dei principali portali italiani.
Da quel momento sarà un crescendo di popolarità che li porterà ad essere contesi dai migliori club in tutta Italia, intervistati dai maggiori magazine musicali e ospitati da alcuni fra i più importanti programmi dei network radiofonici nazionali. Non di rado in giro per l'etere c'è chi decide di fare uno strappo alla regola, trasformando le interviste di rito in veri e propri mini-concerti via radio.
Nelle canzoni di Bud Spencer Blues Explosion convivono naturalmente mondi del tutto diversi: si spazia con grande proprietà di mezzi dai Led Zeppelin (espressamente omaggiati nell'iniziale "Mi sento come se", con un micidiale riff che ricorda "Celebration Day") ai Chemical Brothers, coverizzati nella personale rivisitazione di "Hey Boy Hey Girl" che diventerà rapidamente il loro primo pezzo di grande successo, forte di un video in heavy rotation su Mtv Brand New.
Chi (leggendo il nome) immagina una band dal taglio demenziale, viene catapultato in un mondo inaspettato, costruito su una matrice fortemente influenzata dal blues ("Frigido" e "Blues" sono esempi illuminanti in tal senso), sulle quali oltre al vigore elettrico ("Good Morning Mike", "Esci Piano") vengono innestate buone idee acustiche e persino qualche riuscita virata elettronica ("Here I Am").
L'eccitazione post-grunge si salda con la visceralità delle dodici battute e l'attitudine fondamentalmente vintage, il risultato è un suono che riporta direttamente agli anni 70, ma riveduto e corretto secondo la sensibilità dei nostri giorni: tradizione e contemporaneità perfettamente fuse assieme. Chiude la tracklist una nuova versione di "Fanno meglio", già edita nel lavoro precedente.
L'unico neo è rappresentato da una manciata di ballate fin troppo rassicuranti ("Qualsiasi qualunque" risulta la più narcotica, "Metereopatia" la meno riuscita) che ammorbidiscono oltremodo la parte centrale del disco, strizzando in maniera eccessiva l'occhiolino a certo teen pop tardo-adolescenziale.
L'estate del 2010 viene sfruttata al massimo per proseguire l'attività live e consolidare la crescente fama della band: il Primo Maggio i due tornano sul palco del concertone di Piazza San Giovanni entrando nel cast principale della manifestazione, inoltre partecipano a festival e rassegne di grande rilievo come il Miami e Italia Wave. Nel frattempo si dedicano anche a progetti paralleli di altissima qualità.
Cesare suona la batteria in "Atto terzo" l'ottimo secondo disco di Valentina Lupi pubblicato a inizio 2011, Adriano dà vita con Luca Sapio dei Quintorigo ai Black Friday, un duo chitarra e voce che nell'esordio "Hard Times" si cimenta in standard blues con egregi risultati.
Ci sono poi le collaborazioni estemporanee, fra le quali va citato almeno il tour di grande successo intrapreso nell'autunno 2010 in compagnia di Alessio Bertallot e Saturnino, in occasione del quale B.S.B.E. diventa l'acronimo di Bertallot Saturnino Blues Explosion.
Qualche settimana prima i quattro si erano ritrovati alle Officine Meccaniche di Milano per registrare una travolgente versione di "Daft Punk Is Playing At My House", il classico moderno degli Lcd Soundsystem, brano lanciato sul web in free downloading e corredato da un video che ne racconta il making of.
Al termine di questa avventura, i Bud Spencer Blues Exlosion tornano in studio per registrare "Io sono il terribile", brano che verrà poi inserito nella compilation dedicata alla fortunata serie televisiva "Romanzo criminale".
Il 14 marzo 2011 un concerto al Circolo degli Artisti di Roma viene interamente registrato (il pubblico era stato preavvertito già da qualche giorno), e parti di esso finiscono in un Ep live pubblicato il 6 maggio con il titolo Fuoco lento.
La tracklist raccoglie sei tracce (è proprio il caso di dirlo) esplosive. Dopo gli oltre sei minuti dell'iniziale "Intro" seguono cinque cover assolutamente trasversali: l'irriconoscibile "Killing In The Name" dei Rage Against The Machine, la più fedele "Vodoo Chile" di Jimi Hendrix, la riproposizione di "Esci piano" di Alex Britti, "Hommage à Violette Noizeieres" degli Area, riletta in chiave zeppeliniana, il sofferto blues di Blind Willie Johnson "Dark Was The Night Cold Was The Ground", con la slide che da tenue diventa un incendio dell'anima.
Da maggio a settembre 2011, i Bud Spencer Blues Explosion tengono oltre cinquanta concerti in ogni angolo della penisola, accolti ovunque da un pubblico sempre più entusiasta e numeroso, culminando in una serata tenutasi il 3 settembre nei pressi di Aprilia, dove suonano davanti a circa 1.500 persone, fungendo da padrini per alcuni fra i migliori nomi emergenti della scena romana, fra i quali Desert Motel e Moseek.
E' il segno tangibile che da aspiranti professionisti si sono ormai trasformati in un solido punto di riferimento per le nuove leve della scena nazionale, che guardano a loro come ad un esempio da seguire. E continuano a piovere riconoscimenti: Adriano viene proclamato "miglior musicista live dell'anno" dalla rassegna Keep On 100% Live.
Nei pochi momenti di calma i due si concentrano nella composizione delle tracce per il nuovo album che, più volte rimandato, viene pubblicato il 4 novembre 2011 con il titolo Do It, quasi a voler sottolineare l'urgenza del dover fare, che da sempre permea il percorso artistico dei due musicisti.
Uno dei principali obiettivi di Do It è trasportare su disco tutta la carica liberatoria che caratterizza le infuocate esibizioni del duo romano.
Il disco si apre con "Più del minimo", l'esatto mantenimento delle promesse finora fatte dai BSBE, un micidiale blues elettrico che parte come una moderna "Immigrant Song" e si dipana mostrando le immense capacità tecniche dei due, fra riff zeppeliniani e drumming potentissimo. La stessa attitudine viene espressa anche in "Giocattoli" (voce effettata e l'anima blues di Adriano che diventa incontenibile, fra languide slide e chitarroni selvaggi), "Rottami" e "Dio odia i tristi".
Se si toglie la spinta modernista, il blues torna a essere meravigliosamente roots nella rilettura del traditional "Jesus On The Mainline", già in passato nelle corde di Ry Cooder e Aerosmith.
Se si gratta via la patina blues, restano meravigliosi rock da stadio, quali "Squarciagola" e l'ancor più a fuoco "L'onda", uno degli episodi più riusciti dell'album.
Fra le pieghe di Do It sono presenti anche contaminazioni che lasciano presagire interessanti prospettive future. Particolare significato assume in tal senso il piacevole spunto "Skratch Explosion" nel quale si estrinsecano ibridazioni con l'hip-hop, grazie alla presenza dell'ospite di turno, DJ Myke; purtroppo è uno slancio che non supera il minuto, mentre avrebbe meritato maggior peso nell'economia del disco. Altre divagazioni sul tema vengono fornite attraverso il piano Rhodes che arricchisce "Cerco il tuo soffio" (primo singolo estratto) e le aperture easy-pop di "Come un mare" (la solita strizzatina d'occhio al pubblico femminile?).
In chiusura vengono servite una nuova versione di "Hamburger", già edita su "Happy" e da sempre colonna portante delle performance della band, e "Mi addormenterò", interpretazione da bluesman consumati in grado di attualizzare una volta di più le dodici battute con un saggio retrogusto pop.
Anche questa volta emotività e tecnica si rincorrono con grandissimo equilibrio, in un album che consolida tutto ciò che di positivo è stato detto su di loro in questi anni. Una volta di più i Bsbe dimostrano di non essere dei meri collezionisti, né tantomeno dei nostalgici retrò, ma di saper trattare come pochi altri la materia musicale di qualche decennio fa, ricontestualizzandola nel nuovo millennio con risultati strepitosi.
Non più una potenziale grande promessa, bensì la conferma di essere diventati stelle di prima grandezza, fra le poche in Italia a poter vantare velleità esterofile, sfoderando quello che finora è il loro disco migliore, il più personale, il più compiuto e completo, quello dove i Bud Spencer Blues Explosion dimostrano al mondo di avere le idee chiare sulla strada che intendono perseguire.
Il 25 Marzo 2013 Adriano Viterbini pubblica il proprio esordio solista Goldfoil, nel quale concretizza il personale omaggio al tanto amato blues delle radici.
Tutte le proprie innate doti chitarristiche vengono messe al servizio di dieci composizioni imbevute di blues del delta, attitudini roots, visioni desertiche e persino suggestioni tuareg. Tutto rigorosamente strumentale, intimo ed evocativo.
Viterbini è solo con la propria chitarra, eccezion fatta per “New Revolution Of The Innocence” dove compaiono i synth di Alessandro Cortini, già collaboratore di Trent Reznor nei Nine Inch Nails.
Un trionfo di slide, una parata di virtuosismi assortiti, un omaggio alle radici, nel quale Adriano esprime una volta di più tutto l’amore per il blues scarno e minimale, lontano mille miglia dagli arrembanti arrangiamenti dei Bud Spencer.






