Calibro 35

Calibro 35

Storie di piombo e gangster

di Claudio Lancia

Partiti nel 2007 con l’intento di reinterpretare temi di film "poliziotteschi" anni 70, i Calibro 35 sono arrivati nel tempo a scrivere loro stessi importanti soundtrack. Ripercorriamo la carriera di quello che nel tempo è diventato un vero e proprio supergruppo italiano 

Quando Enrico Gabrielli (già nei Mariposa) annunciò attraverso un laconico comunicato la volontà di abbandonare gli Afterhours, furono in molti a giudicare il gesto una follia: lasciare una delle band più rappresentative dell’alt-rock nazionale era ritenuta una scelta autolesionista. Oltretutto la decisione venne presa quando gli ex-compagni di viaggio, successivamente allo sbarco a Sanremo raggiunsero il massimo della visibilità. Probabile che la convivenza con un personaggio forte e carismatico quale è Manuel Agnelli abbia giocoforza minato le velleità di protagonismo del poliedrico Gabrielli, il quale diede determinanti contributi alla realizzazione de "I milanesi ammazzano il sabato". Con il tempo si riuscì a comprendere la reale motivazione, che risiedeva nella volontà di muoversi in lungo e in largo nel panorama indipendente nazionale, senza il vincolo derivante dall’appartenenza ad una band con tanti impegni.
Gabrielli si è poi largamente affermato come arrangiatore, assicurandosi la presenza in parecchi dei migliori dischi italiani degli ultimi anni, ma soprattutto ha legato il proprio nome a quello dei Calibro 35. La storia inizia a Milano nel 2007, quando Enrico (con al seguito il proprio armamentario di fiati e organi vintage) si unisce al chitarrista Massimo Martellotta, al batterista Fabio Rondanini ed al bassista Luca Cavina, con la supervisione di Tommaso Colliva, vero e proprio membro aggiunto nonché produttore dell’ensemble. L’idea è quella di reinterpretare con gusto e competenza postmoderna alcune fra le più spericolate colone sonore di film italiani del filone “poliziottesco”, piuttosto diffuso negli anni 70. Un compito ad alto contenuto filologico, che consentirà di dare una seconda vita a composizioni figlie di una stagione fra le più creative della musica italiana.

Il risultato dei primi esperimenti vengono fissati nel disco d’esordio, Calibro 35, pubblicato nel 2008 per Cinedelic Records, che raccoglie la rivisitazione di temi da film firmati all’epoca da Morricone, Bacalov, Trovajoli e Micalizzi. In questo modo viene restituito splendore a un'atlantide sommersa di musiche in grado di raccontare un'epoca irripetibile del cinema italiano (chiedere a Quentin Tarantino per credere). Groove stilosi ed irresistibili, organi distorti, bassi ipnotici, fiati arroventati, fuzz deflagranti come sirene spiegate nel testacoda immaginario di uno spietato romanzo criminale, per riproporre vecchie colonne sonore più o meno dimenticate. L’obiettivo è quello di farle proprie, pur restando rispettosi del lavoro dei grandi maestri. Ma i ragazzi sanno metterci del proprio, con i due riusciti inediti: "Notte In Bovisa" e "La Polizia s'incazza".
Calibro 35 s’impone come un carnevale di progressioni funk-jazz cariche di pathos romanzesco e di potenziale visivo, dove non mancano tocchi beffardamente zappiani e complessi reticoli prog che dai King Crimson arrivano ai Tortoise passando per i Goblin. Ai due estremi dell’album vengono inserite due riuscite cover d’epoca cantate da ospiti prestigiosi: “Tutta donna”, originariamente interpretata da Lola Falana è qui eseguita da Georgeanne Kalweit (ex Delta V), mentre Roberto Dell’Era (bassista degli Afterhours e presto protagonista di una felice carriera solista) mette la voce su “L’appuntamento”, un super classico di Ornella Vanoni. Calibro 35 assurgerà velocemente al ruolo di disco di culto, tanto per gli appassionati di genere quanto per i novizi.

Nel 2009 gli Afterhours (con Gabrielli ancora in line up) portano a Sanremo “Il paese è reale”, aggiudicandosi il premio della critica, e nell’omonimo disco compilation che ne consegue ospitano una traccia eseguita dai Calibro 35, ”L’uomo dagli occhi di ghiaccio”, evento che dona enorme visibilità alla band.
Nello stesso anno i Calibro 35 intraprendono il primo tour europeo ed a novembre si aggiudicano il premio Pimi per il miglior tour.
Nel frattempo entrano in studio per registrare la colonna sonora di Eurocrime, un documentario americano sui film polizieschi italiani.

Forti della curiosità innestata, i Calibro 35 nel febbraio 2010 pubblicano il secondo disco, Ritornano quelli di… Calibro 35,  replicando la formula dell'esordio: una sequenza di brani strumentali che ripropongono o prendono spunto da vecchi temi estratti da film "poliziotteschi" degli anni 70. La novità è che questa volta la band firma otto delle tredici tracce del cd, con alcune che riescono a non sfigurare accanto alle pur riuscite cover. Il disco si impone come un piccolo successo di culto e la band improvvisamente catalizza le attenzioni dei media specializzati, conquistando copertine e recensioni più che positive. La formula è già divenuta un marchio di fabbrica: bordate funk e respiri jazz si alternano a momenti rock e persino beat; tastiere vintage, bassi pieni, chitarre funky e flauti scintillanti fanno brillante sfoggio, anche se non manca qualche deriva un pochino troppo autoreferenziale. Quando i signori decidono di premere sull'acceleratore scaturiscono i momenti più irresistibili, a partire dall'impeto blaxploitaion dei capolavori gemelli "Eurocrime!" e "L'esecutore". Questa volta i compositori omaggiati sono Ennio Morricone, Riz Ortolani, Piero Umiliani, Gianni Ferrio e Stefano Torossi, ma tanta è la bravura dei Calibro 35 e tanto si sono immedesimati nella parte che a stento si distinguono le cover dai brani autografi.

A luglio del 2010 viene pubblicato lo split Il Beat Vol. 1, un singolo con due tracce: la prima è realizzata in coppia da Dente e Il Genio, mentre sul lato B compare “Il beat…cos’è”, una cover di Sonny Bono riproposta dai Calibro 35 con alla voce Roberto Dell’Era, il quale cementifica ulteriormente un rapporto di grande amicizia con Gabrielli e soci.
Il 6 ottobre il successo dei Calibro 35 viene certificato dall’invito a registrare un set dal vivo presso l’Auditorium RAI di Via Asiago, trasmesso in differita il giorno successivo. Lo spettacolo è arricchito dalle ospitate di Manuel Agnelli (che canta “Ragazzo di strada”), Roberto Dell’Era e Georgeanne Kalweit.
A fine 2010 va segnalata la pubblicazione di Rare, raccolta di inediti, b-side e colonne sonore realizzate nei primi anni di vita della band.
A questo punto sono ormai in molti a riconoscere alla formazione il merito di aver restituito alla coscienza musicale italiana un tesoro di valore inestimabile. Fino a qualche anno prima sarebbero stati impensabili concerti gremiti di ventenni eccitati dal sound dei "poliziotteschi", in un ibrido di funk, musica classica, hard-rock, progressive e psichedelia che sembrava sepolto sotto la polvere. Grazie anche al contributo della Tarantino-mania tutto è cambiato, e gli appassionati della scena indipendente hanno riguadagnato (e in molti casi scoperto ex-novo) un vero e proprio stile musicale tra i migliori che il nostro paese abbia prodotto.

Nel frattempo i membri dei Calibro 35 riescono a districarsi anche in una selva di side project e collaborazioni.
In particolare Enrico Gabrielli si afferma come ricercatissimo session man ed arrangiatore, comparendo in molti album importanti. Fra gli altri collabora con Vinicio Capossela, Baustelle (per i quali arrangerà le partiture orchestrali del concept "Fantasma" e andrà in tour come direttore d’orchestra), A Toys Orchestra, Marco Parente, Paolo Benvegnù, Morgan, Andrea Chimenti, One Dimensional Man, Marta sui Tubi, Dente e moltissimi altri. Dà vita inoltre ai progetti Der Maurer, Craxi, e Incident On South Street.
Il bassista Luca Cavina si distingue invece nel coraggioso progetto avant-noise Zeus! condiviso con il batterista Paolo Mongardi (Jennifer Gentle, Il Genio), che produce gli album "Zeus!" (2010), "Opera" (2013) e "Motomonotono" (2015).
Nel frattempo prosegue incessante l’attività live dei Calibro 35, sia in Italia, sia in Europa, senza privarsi di qualche puntatina negli Stati Uniti, dove iniziano a ritagliarsi un piccolo lembo di popolarità.

Nel febbraio del 2012 vede la luce Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale che segna un parziale smarcamento dalla formula degli album precedenti. Non più (solo) cover di pezzi storici o "falsi d'autore" perfettamente in stile, ma anche qualche allargamento di orizzonti e sconfinamenti "anacronistici" in territori post 70's. Il principio guida pare il what if: E se la moda del poliziottesco fosse tornata ai tempi dei Kula Shaker di "Govinda" ("New Dehli Deli")? E se per lo spot di un aperitivo servisse qualcosa di sbarazzino e retrò ("Uh Ah Brr", uno dei vertici dell'album)? E se dovessimo per una volta suonare davvero epici e cattivi ("Massacro all'alba")? Altra novità è la presenza in tre tracce ("Uh Ah Brr", "Il Pacco" e "La banda del B.B.Q.") della voce dei musicisti, o meglio dei loro baldanzosi borbottii.
Per il resto la formula è quella consueta, con le classiche due cover ("Passaggi nel tempo" di Morricone e "New York New York” di Piccioni), andature più zeppeliniane che mai ("Arrivederci e grazie", "Massacro all'alba"), qualche slancio romantico ("Buone notizie", "Pioggia e cemento"), ed il suono compatto, arroventato e vintage che costituisce il marchio di fabbrica della band.

La chiusura del cerchio arriva nel 2013, quando la band realizza la colonna sonora originale di Said, una pellicola decisamente pulp, tutta mafia e violenza, diretta da Joseph Lefevre e destinata alla diffusione in streaming su Youtube. Pubblicata il 19 aprile in formato digitale, il giorno successivo, in occasione del Record Store Day, viene fatta circolare anche una versione in vinile. I Calibro 35 si sono chiusi per tre giorni negli studi romani del Forum Music Village registrando in diretta il materiale mentre la pellicola scorreva sullo schermo, alla stregua di quanto facevano le orchestre per il cinema italiano negli anni Sessanta e Settanta. L'album si apre sulle note funkeggianti di “Said Titoli”, strafottente e irresistibile come solo certi eroi da b-movie sanno essere. Viene finalmente  inserita “Ragazzo di Strada”, la rilettura del celebre brano de I Corvi (a sua volta cover di “I Ain't No Miracle Worker” dei The Brogues) trainata dalla voce di Manuel Agnelli. L’altro Afterhours Rodrigo D'Erasmo mette invece il violino nell'oscura “Tensione”.
Il funk si mescola al jazz in “Locale”, “Erotismo” è ammiccante e lasciva, “Don Vito”, scritta e interpretata da Francesco Forni, omaggia la canzone napoletana. Dopo un “Finale Said” inaspettatamente contemplativo, arrivano due appendici: il remix di “Sbirri” , con ospite Dj Aladyn allo scratch, e la splendida “Risoluzione”, citazione onirica e più o meno involontaria di “Golden Brown” degli Stranglers. I Calibro 35 sperimentano così una varietà di soluzioni che va oltre il genere citazionista, pur senza allontanandosene mai, e senza scadere nel manierismo fine a sé stesso.

Grazie a Said, la band dimostra di essere completamente entrati nella parte: un progetto iniziato per rifare le colonne sonore altrui, che giunge a scriverne di proprio pugno, e senza sfigurare. Ma quello di Said non è l’unico momento in cui la formazione entra in contatto diretto con il cinema. I Calibro 35 hanno composto alcuni brani per i film “Gli Angeli del Male” di Michele Placido e “La Banda del Brasiliano” di John Snellinberg. La traccia “Convergere in Giambellino” è stata incluso nel soundtrack del film “R.E.D.” con Bruce Willis e John Malkovich.
Inoltre nel 2010, a seguito del grande successo della fiction televisiva italiana “Romanzo Criminale”, la EMI ha realizzato una compilation con undici canzoni inedite ispirate ai personaggi ed ai fatti narrati nella storia. Il momento più riuscito è lo strumentale “Come un romanzo”, eseguito dai Calibro 35, ormai specializzati nella scrittura ed esecuzione di composizioni sul tema poliziottesco.
Si sono inoltre occupati della sonorizzazione live del film “Milano odia: la polizia non può sparare” (regia di Umberto Lenzi, musiche di Ennio Morricone) che ha fatto registrare due sold out a Roma e Milano, mentre l’evento speciale “Indagine sul Cinema sel Brivido” ha aperto alla band le porte del Teatro dal Verme di Milano.

Il momento di grande vena creativa della band viene confermato dall’annuncio di un altro album, pubblicato il 21 ottobre 2013, Traditori di tutti, composto da dodici tracce originali, ispirate all’omonimo romanzo giallo di Giorgio Scerbanenco, lo stesso che scrisse “I milanesi ammazzano al sabato”, il quale generò il titolo di un album degli Afterhours (proprio quello con Gabrielli). Si inaugura così il filone letterario del quartetto (in realtà la presenza di Tommaso Colliva è sempre così forte da poter considerare la band un quintetto a tutti gli effetti), musicando un giallo dalle tinte noir con ambientazione meneghina. Traditori di tutti contiene dodici canzoni in grado di rinverdire l'intero campionario immaginifico dei Calibro 35, che ritornano alla formula interamente strumentale, fatti salvi i coretti di Serena Altavilla, lascivi in “The Butcher's Bride”e angelici in “Miss Livia Ussaro.
La band si diverte a inserire qualche nuovo strumento, come l'organo Philicorda, il dulcitone ed il mellotron. “Prologue” e “Annoying Repetitions” delimitano e contribuiscono a caratterizzare un album più cupo del solito nel mood, ma stilisticamente estroverso tanto quanto i predecessori. “Giulia Mon Amour” è una magnifica cavalcata beat, “Stainless Steel” vive sull'asse composto da granitici riff chitarristici e sax, “Mescaline 6” pone gli aspetti psichedelici al centro della scena. “The Butcher's Bride”, accompagnata dal farfisa, e la funkeggiante “You Filthy Bastards” impreziosiscono un lavoro sempre sul pezzo, costantemente sul filo della tensione narrativa, (auto)citazionista senza mai apparire ridondante. Si conferma la scelta di focalizzarsi su produzioni autografe, piuttosto che ripescare nel non infinito serbatoio dei soundtrack poliziotteschi.

A novembre 2015 esce S.P.A.C.E., il quale sposta l'attenzione della band verso la scrittura di temi musicali che riprendono il filone dei vecchi film sulla fantascienza. i Calibro 35 respirano l’esigenza di non auto relegarsi a band “di genere”, decidendo di ampliare il proprio spettro di vedute. Pur restando evidente un forte sapore noir, l’obiettivo è ricreare un mood più legato al mondo del cinema a tema spaziale, scattando un’istantanea da una prospettiva diversa. E per sottolineare l’impronta, tutto è stato registrato come se fossimo nel 1966, l’anno scelto per ambientare il disco, tutti assieme nella stessa stanza, senza cuffie, suonando strumentazione rigorosamente dell’epoca. L’avvicinamento all’imaginario fantascientifico, più che nei temi musicali affrontati, non molto dissimili da quelli realizzati nei lavori precedenti, si ha nel posizionamento strategico di tracce “atmosferiche” (“Something Happened On Planet Earth", il tema da spy story giocato su basso e tastiere “An Asteroid Called Death”), e di particolari segmenti space (i due brani posti ai margini del dischetto: “74 Days After Landing” e “Serenade For A Satellite”) o rumoristici (“Brain Trap”). Il resto si gioca nella scelta dei titoli, atti a comporre la trama di un film immaginario, del quale “S.P.A.C.E.” rappresenta l’ideale colonna sonora, incentrata sul grande lavoro svolto dai synth e nel quale la produzione resta sempre attenta ad ogni piccolo particolare.
Per rendere il menù più speziato, accanto al funky nerissimo e venato di jazz (“Across 111th Sun”, opera del genio di Gabrielli), tradizionalmente nel dna del gruppo, questa volta ci si sofferma anche su derive in grado di coniugare afro e western (“Ungwana Bay Launch Complex”, scritta interamente da Cavina), e persino uno spiazzante sguardo rivolto a ritmiche vagamente dubstep (“A Future We Never Lived”). Le rincorse e gli inseguimenti di poliziottesca memoria restano presenti nelle irresistibili “S.P.A.C.E.” (con il flauto di Gabrielli in grande spolvero), “Bandits On Mars”, “Thrust Force” e “Violent Venus” (tutte uscite dall’estro di Massimo Martellotta), i brani più energetici del lotto, come a voler comunque mantenere un legame saldo con quanto già trattato in passato.
Perché alla fine dei conti i Calibro 35 con questo lavoro intendono sì rigenerarsi, ma al contempo restare fedeli a sé stessi, una sorta di rinnovamento nella continuità, confermato ad esempio della presenza di forti sensazioni morriconiane in “Universe Of 10 Dimensions”. E’ un’esperienza unica nel suo genere, portata avanti con grande determinazione e serietà d’intenti da questi cinque formidabili musicisti, punti di riferimento assoluti della musica indipendente  italiana nel mondo.

Il 16 ottobre 2016 arriva anche il primo disco dal vivo dei Calibro 35. CLBR35 Live From S.P.A.C.E. è il resoconto delle straordinarie qualità espresse sul palco dal quartetto, riprendendo i momenti migliori del concerto tenuto al Biko di Milano il 23 marzo 2016. Per l'occasione appaiono i contributi ai fiati di Paolo Ranieri e Francesco Bucci degli Ottone Pesante.

Per un giudizio complessivo sul percorso dei Calibro 35, occorre lasciare da parte qualsiasi discorso sull’originalità: ci troviamo al cospetto di un progetto che è evidentemente derivativo per definizione e per volere dei protagonisti. Tutto sommato l'idea è ammirevole, in quanto dal loro lavoro scaturisce non la mera riproposizione di canzoni famose, bensì un'operazione di ricerca archeologica: il recupero di un inestimabile patrimonio musicale pressoché sconosciuto ai più, che va senz'altro riscoperto e rivalutato. Hanno ridato dignità ad un genere che rischiava di cadere nel dimenticatoio per sempre, o comunque di cristallizzarsi entro i limiti di una precisa estetica cinematografica. A questo va  aggiunto che nel tempo, grazie anche alle indiscutibili qualità tecniche e compositive, la band è stata capace di costruire impalcature proprie, riuscendo a preservare certi suoni e certi aromi anche nelle tracce autografe.

Contributi di Marco Sgrignoli ("Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale") e Fabio Guastalla ("Said", "Traditori di tutti")

Calibro 35

Storie di piombo e gangster

di Claudio Lancia

Partiti nel 2007 con l’intento di reinterpretare temi di film "poliziotteschi" anni 70, i Calibro 35 sono arrivati nel tempo a scrivere loro stessi importanti soundtrack. Ripercorriamo la carriera di quello che nel tempo è diventato un vero e proprio supergruppo italiano 
Calibro 35
Discografia
Calibro 35 (Cinedelic, 2008)

7

 Ritornano quelli di...Calibro 35 (Ghost, 2010)

6,5

 Il Lato Beat, Vol. 1 (split single, Ghost, 2010)

6,5

 Rare (raccolta, Tannen, 2010)

6

 Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale (Tannen, 2012)

7

 Dalla Bovisa a Brooklyn (Ep, Tannen, 2012)

6,5

 Said (soundtrack, Tannen, 2013) 7
Traditori di tutti (Record Kicks, 2013) 7
 S.P.A.C.E. (Record Kicks, 2015) 7
 CLBR35 Live From S.P.A.C.E. (live, Record Kicks, 2016)7
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Calibro 35 su OndaRock
Recensioni

CALIBRO 35

CLBR35 - Live from S.P.A.C.E.

(2016 - Record Kicks)
Il primo disco dal vivo del quartetto, resoconto di due date milanesi del tour di "S.P.A.C.E."

CALIBRO 35

S.P.A.C.E.

(2015 - Record Kicks)
Dai poliziotteschi alla fantascienza, prosegue la saga di Enrico Gabrielli & C.

CALIBRO 35

Said

(2013 - Roadhouse/ Dgp/ Tannen)
La colonna sonora originale del pulp-movie di Joseph Lefevre

CALIBRO 35

Traditori di tutti

(2013 - Record Kicks)
L'omaggio al poliziottesco si estende alla letteratura

CALIBRO 35

Ogni riferimento a persone esistenti...

(2012 - Venus)
Tornano gli alfieri del "poliziotteschi revival", con qualche novità

CALIBRO 35

Ritornano quelli di...

(2010 - Ghost Records)
Tornano gli omaggi ai temi dei film "poliziotteschi" degli anni 70, uniti ad alcuni brani inediti ..

CALIBRO 35

Calibro 35

(2009 - Cinedelic Records)
La raffinata rilettura di alcuni dei temi più famosi del "poliziottesco" italiano

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