Carmen Consoli

Carmen Consoli

Lo strano caso della Cantantessa

di Claudio Fabretti

Dotata di uno stile vocale particolarissimo e di una notevole abilità nel "bucare lo schermo", Carmen Consoli si è imposta come una delle icone del nuovo rock italiano. Tra energia punk, melodie e testi auto-ironici

Carmen Consoli è una delle rivelazioni del rock italiano di questi anni. La particolarità della sua voce e l'energia delle sue canzoni l'hanno subito imposta all'attenzione generale, mentre il suo personaggio, fresco e anticonvenzionale, è entrato subito nel cuore delle nuove generazioni di amanti del rock.

Nata a Catania nel 1974, la piccola Carmen inizia a suonare la chitarra elettrica già a 9 anni, a 14 si esibisce con una cover band di rock-blues, i Moon Dog's Party. Proprio durante un concerto dei Moon Dog's Party, Carmen Consoli viene notata da Francesco Virlinzi, produttore e titolare di un'etichetta in quel momento molto popolare a Catania, la Cyclope Records. Virlinzi decide di seguirne la carriera.Nel frattempo Carmen si trasferisce a Roma, dove mette in piedi un'altra blues band e rimane qualche anno a suonare e scrivere canzoni. Quando, nel '94, torna a Catania, si presenta al suo produttore con il materiale destinato a finire su "Due parole", il suo album d'esordio.

Per quel disco Carmen incide 22 canzoni per chitarra e voce, mettendo subito in evidenza quella timbrica naturale e uno stile interpretativo che diverranno le sue caratteristiche. L'album, registrato ai Cyclope Studios di Catania, viene preceduto dalla partecipazione al Festival di Sanremo del '96, con "Amore di plastica", brano firmato da Consoli in coppia con Mario Venuti. A fare breccia nel pubblico, come negli addetti ai lavori, non è soltanto il valore della canzone né quello, altrettanto importante, della sua interpretazione: Carmen colpisce anche per il suo aspetto aggressivo e fragile al tempo stesso, e per una personalità che buca lo schermo.

Nel '96 Carmen Consoli consolida il successo con una lunga tournée nelle principali città italiane e partecipa a manifestazioni importanti (Concerto del 1° maggio, Max Generation, Sonoria, Premio Recanati, Premio Tenco), emozionando il pubblico grazie all'energia e alla passione delle sue performance. In alcuni casi, presenta già delle nuove canzoni, come "Per niente stanca" che andrà a far parte del suo secondo lavoro. A dimostrarne la versatilità, in quell'anno esce anche un tributo a Franco Battiato, che vede Carmen interpretare, con il suo inconfondibile stile, uno dei brani più struggenti del compositore siciliano, "L'animale".

Il '97 si apre con il ritorno a Sanremo con un nuovo brano: "Confusa e felice". E' una nuova ventata di energia, che mette in mostra la forza e la determinazione della rocker siciliana. Il brano, dal suono scarno ed elettrico, è la migliore presentazione del nuovo album, Confusa e felice , un titolo che diverrà in breve uno degli slogan dell'anno. L'album conferma il talento di Carmen presentandola in una veste più elettrica e 'sporca' rispetto a quella dell'anno prima: tra le canzoni colpiscono il segno "Venere", "La bellezza delle cose", "Blunotte", "Fino all'ultimo", ma in generale è il clima del disco a convincere e sorprendere. Un nuovo tour italiano regala a Carmen la definitiva consacrazione. Nel frattempo sono nate altre canzoni, provate durante le prove con il suo gruppo.

Così la cantautrice siciliana si chiude per tre mesi in una casa alle porte di Catania e le registrazioni seguono veloci. E' il preludio all'uscita del nuovo album, Mediamente isterica , trascinato dal singolo "Besame Giuda". "E' un titolo che parla già di donne - spiega la cantautrice - perché noi donne siamo sottoposte almeno una volta al mese a una settimana di scompenso ormonale, che reca disturbi dal punto di vista nervoso... Dopo aver suonato oltre 100 date con la band, la maggior parte dei pezzi è nata durante il tour, grazie all'entusiasmo che mi trasmetteva il pubblico. Quando li vedevo ballare, mi veniva voglia di fare dei brani ancora più potenti, quasi punk. Abbiamo lavorato molto sui ritmi, sui tempi, siccome mi sono sentita molto frammentata, disgregata, sentivo che i quattro quarti non descrivevano completamente il mio equilibrio. Avevo bisogno di tempi dispari, che riflettessero il mio stato d'animo, spesso rotto, spezzato, pieno di cose che mi hanno distratta dalle grandi gioie e dai grandi dolori". Il risultato è un cocktail di energia, testi graffianti e melodie limpide.

A partire dal gennaio '99, Carmen Consoli torna in tournée insieme al suo inseparabile gruppo, formato da Massimo Roccaforte alla chitarra, Leif Searcy alla batteria, Enzo Ruggiero, basso, e Santi Pulvirenti, chitarra. Al termine di questo tour si chiude nuovamente in studio per incidere il suo album, Stato di necessità (2000), e una canzone da presentare a Sanremo, intitolata "In bianco e nero". Nei brani, trapela sempre una vena autobiografica: "C'è anche un elemento che io chiamo "di identificazione" nel senso che cerco di identificarmi in realtà circostanti filtrandole e facendole solo mie", spiega Carmen. E si avverte anche una svolta nella musica, ora più quieta e ordinata: "A un certo punto sembrava stessi impersonando un personaggio, quello dell'artista che fa sempre e solo rock, quindi ho cercato di cambiare. Mi sono accorta di aver raggiunto il limite con 'Mediamente isterica' e ho voluto imprimere sonorità diverse al nuovo album". Può capitare così di imbattersi perfino in una tenera bossa nova come quella di "Parole di burro", uno dei migliori motivi melodici della cantautrice catanese.

Sempre attentissima all'immagine, Carmen Consoli è ormai diventata l'icona femminile del nuovo rock italiano, tra apparizioni in tv, fortunate tournée e collaborazioni di rilievo (su tutte quella con il concittadino Franco Battiato). I suoi modelli sono le cantautrici di culto degli anni Novanta, Bjork e Tori Amos, ma anche l'hard-rock dei Led Zeppelin. Ora, è attesa alla prova del fuoco del prossimo album, che ci dirà se il suo talento è ancora integro. Intanto, potrà apparire pure "mediamente isterica", ma il successo non sembra averla contagiata più di tanto: "Sono una persona a cui piace la vita e piace vivere, mi piace ridere e sorridere anche su me stessa - racconta. E il futuro non mi fa paura. Vivo e vedo quello che capita. Intanto mi diverto a suonare e a far divertire. Senza prendermi troppo sul serio".

Nel 2001 Carmen Consoli torna con L'anfiteatro e la bambina impertinente, un disco dal vivo inciso nell'anifiteatro greco di Taormina, insieme a un'orchestra di cinquanta elementi - quella sinfonica del Teatro Vittorio Emanuele di Messina - diretta da Paolo Buonvino. Consoli, con quest'opera, si pone a metà strada tra la tradizione melodica italiana e il rock'n'roll. Il maggior pregio del disco è proprio l'equilibrio fra gli arrangiamenti orchestrali e le scabre rock ambientazioni rese attraverso la voce e la chitarra della cantante catanese, a conferma di una maturità ormai raggiunta.

L'eccezione (2002) presenta dodici nuove canzoni all'insegna dell'"umorismo siciliano, venato di tristezza, che ti fa sorridere anche se dietro c'è un dramma". Perché, come lei stessa spiega, "quando ho motivo di grande gioia, vivo immediatamente la nostalgia, la consapevolezza della precarietà e della caducità delle cose. In ogni felicità sento già la malinconia". Un sentimento che ha dato vita, nell'album, a due figure solitarie come la Matilde di "Matilde odiava i gatti" che, preda delle sue nevrosi, finisce per uccidere un gatto e poi se stessa, e il professore di "Moderato in re minore", solo e insoddisfatto il giorno della vigilia di Natale. Dalla solitudine si passa alla paura dell'abbandono di "Fiori d'arancio", alla malinconia di "Uva acerba", alla voglia di ribellione di "L'alleanza" e del primo singolo "L'eccezione", alla critica alla Chiesa espressa in "Eppur si muove". Fanno eccezione due esperimenti come la strumentale jazz "Carmen" e "Masino", filastrocca techno in catanese, ispirata a un episodio avvenuto durante la lavorazione del disco, in una cascina ottocentesca a Sant'Alfio, alle pendici dell'Etna. Un album discontinuo, in ogni caso, che solo a tratti mette in luce le qualità migliori della cantautrice siciliana, rifugiandosi troppo spesso in scontate scorciatoie pop.

Nel 2006 l'uscita di Eva Contro Eva segna il ritorno della cantantessa alle sonorità rock e mediterranee delle origini. Duduk, mandoloncelli, bouzouki allestiscono un sound caldo e appassionato. Il singolo "Signor Tentenna" dipinge un quadro di ordinaria grettezza umana, mentre "Maria Catena" è un apologo sulle maldicenze di paese e "Una preghiera in gola" narra l'angoscia di una madre che attende da vent’anni che torni il figlio dal fronte, “con il rosario al petto”.
Storie di palpitante vita quotidiana che conferiscono un senso di sincerità, diversamente da altri passaggi più "costruiti" e in definitiva pretenziosi (gli africanismi di “Madre Terra”, la leziosità di “Il Sorriso Di Atlantide”.
Carmen Consoli appare ancora alla ricerca di una reale maturità espressiva, indecisa tra l'urgenza rock degli esordi e la composta malinconia dei lavori più recenti. Per ora, resta principalmente un talento in panne, che potrebbe da un momento all'altro spiccare al volo, ma resta ancora inchiodato al palo.

Per certi versi Elettra (2009) è un po' il proseguimento di questa nuova fase acustica inaugurata dall'album precedente. Ma qui si lasciano da parte le divagazioni etniche o sperimentali di sorta; sempre più vicina alle radici della sua Sicilia, Elettra è una Carmen matura e malinconica che impiega uno stuolo di chitarre e mandolini per pizzicare con grazia quasi barocca le dieci nuove composizioni.
Nonostante le atmosfere più tranquille non si tratta però di un album necessariamente più rilassato rispetto ai precedenti; si inizia infatti con una delle liriche più personali di sempre, quella "Mandaci una cartolina" dedicata al padre scomparso dove Carmen - con abile maestria da songwriter - coniuga i ricordi personali con uno sguardo alla società italiana creando un bozzetto decisamente nostalgico ma che non indulge nel dolore familiare. Ma non solo; l'emozionante friggere dei violini nel ritornello di "Col nome giusto" regala brividi di dolce mestizia, il ritornello di "Elettra" tocca letteralmente il cielo con un dito, e due pezzi come "Perturbazione atlantica" e "Non molto lontano da qui" cullano l'ascoltatore con grazia sonnacchiosa.
A sorpresa è la presenza del Maestro Battiato a trovarsi un filo fuori fuoco col resto dell'atmosfera del disco ("Marie ti amiamo"), mentre la quiete viene turbata di netto dal raccapricciante racconto di uno zio pedofilo ("Mio zio") e dalla pungente parata in dialetto catanese di personaggi grotteschi di "A finestra".
E' innegabile che ad un primo ascolto Elettra non attacca più come la Carmen di un tempo, ma andando avanti con gli ascolti si rivela presto la sua stoffa; è l'album di un'artista che, a carriera più che avanzata, sta ancora esplorando l'evolversi del proprio suono e in barba alla popolarità nazionale ormai raggiunta si concede il lusso di non piegarsi alla ricerca del ritornello studiato da mandare in radio.

La sua prima raccolta ufficiale Per niente stanca (2010) è un buon modo per ripercorrere la sua carriera in lungo e in largo. Tra le altre cose spicca l'inedita "Guarda l'alba", una canzone scritta a quattro mani con Tiziano Ferro (una scelta che molti dei suoi fan criticherranno più per partito preso che per altro, visto che il pezzo è semplicemente splendido).

Ci vorranno poi ben cinque anni per avere un nuovo album di inediti, una lunga pausa durante la quale Carmen ne approfitta per fare un figlio e "guardare tanta televisione", il che - al netto di ogni cinismo - giunge quasi come una doccia fredda per quella fetta di pubblico che aveva imparato ad amarla per l'irrequietezza e l'energia dei suoi bollenti spiriti (si sa, i fan accaniti sono i più difficili da accontentare).
Ma la cantantessa non si è certo ammansita, sta semplicemente seguendo la sua naturale evoluzione artistica e di donna; ha messo quasi interamente da parte l'arte di raccontare sé stessa e ha dato voce all'istinto di una madre che si sta domandando - quasi impaurita - in che razza di mondo ha messo alla luce la sua creatura. Le dieci tracce di L'abitudine di tornare (2015) raccontano il Bel Paese visto attraverso gli occhi di una donna che osserva e trae ispirazione dalle storie di altri, quasi fosse una giornalista dotata di spiccata empatia.
Si racconta dunque del sofferto amore segreto tra due donne in "Ottobre", l'omertà del popolo siciliano che marcia in un "Esercito silente", la tragicomica violenza femminicida contro "La signora del quinto piano", una famiglia ridotta sul lastrico che aspetta tempi migliori che non arriveranno ("E forse un giorno"), e il viaggio della speranza degli immigrati che si mettono in balìa del mare consci di poter anche non sopravvivere a "La notte più lunga" della loro vita.
Qualche barlume di una Carmen possibilmente autobiografica si sente nell'impietoso racconto di una coppia inaridita da ogni passione, illustrato con poche crude immagini che ben rendono l'idea di una "Sintonia imperfetta", mentre spacca letteralmente il cuore la title track con la sua dolceamara storia di un'eterna amante irretita da un uomo che ha appunto la pessima abitudine di tornare tutte le sante volte. Ovviamente non manca nemmeno il benvenuto al proprio pargolo, celebrato con "Questa piccola magia" che chiude l'album.

Qualcuno sentirà sempre nostalgia della vecchia Carmen, quella che urlava al vento come una matta "Confusa e felice", quella che zoppicava "Mediamente isterica" tra tempi dispari e sofferte distorsioni elettriche, o quella che alla sola vista di un camice bianco cadeva in preda ad un altalenante "Stato di necessità" ormonale, ma il tempo continua a non scalfirla poi tanto; lontana sia dallo stinfio neomelodismo dell'Ariston che da certo indie italico, Carmen Consoli veleggia per un mare tutto suo; queste agrodolci canzoni di folk-pop partenopeo in salsa elettro-acustica, scandite come sempre da una voce inconfondibile tra mille, la rendono un personaggio raro nel panorama italiano, una cantante ampiamente nota al grande pubblico ma ancora in grado di mantenere integra la sua proposta. E lo fa con una grazia che a tratti l'avvicina a colleghi come Nada, Max Gazzè e Paola Turci, tutta gente con la quale infatti ha spesso e volentieri fatto comunella in passato.

Contributi di Damiano Pandolfini ("Elettra", "L'abitudine di tornare")



Carmen Consoli

Lo strano caso della Cantantessa

di Claudio Fabretti

Dotata di uno stile vocale particolarissimo e di una notevole abilità nel "bucare lo schermo", Carmen Consoli si è imposta come una delle icone del nuovo rock italiano. Tra energia punk, melodie e testi auto-ironici
Carmen Consoli
Discografia
 Due parole (Cyclope/Polydor, 1996)

 

Confusa e felice (Cyclope/Polydor, 1997)

 

 Mediamente isterica (Cyclope/Polydor, 1998)

 

 Stato di necessità (Cyclope/Polydor, 2000)

 

 L'anfiteatro e la bambina impertinente (live orchestrale, Universal, 2001)

 

 L'eccezione (Polydor, 2002)

 

 Un sorso in più (live a Mtv, Universal, 2003) 
 Eva contro Eva (Universal, 2006) 
 Elettra (Universal, 2009) 
 Per niente stanca (antologia, Universal, 2010) 
L'abitudine di tornare (Universal, 2015) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Carmen Consoli su OndaRock
Recensioni

CARMEN CONSOLI

L'abitudine di tornare

(2015 - Universal)
La leggiadra ma inquisitiva nuova maturità della Cantantessa catanese

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.