Ductia

Un pianeta blu

di Claudio Fabretti

Trio di Arezzo dedito a sofisticate contaminazioni tra radici celtiche, suoni esotici ed elettronica, i Ductia si stanno rivelando uno dei più interessanti progetti italiani di "world music"

I Ductia (dal nome di una danza medievale in due movimenti molto in voga nel XII secolo) sono un trio di Arezzo che si propone di attraversare varie aree geografico-musicali, gettando un ponte, in particolare, tra le sonorità celtic-folk del passato e la new age elettronica. Nasce così una miscela sonora in cui gli strumenti etnici o tradizionali - come cornamusa irlandese, flauti, bouzouki - suonati da Massimo Giuntini (già nei Modena City Ramblers), poggiano su arie, suoni, loops elettronici generati da tastiere e computer dei quali si occupano Carlo Gnocchini e Stefano Santoni, rispettivamente tastierista e chitarrista. Il risultato è un sound che combina ritmi serrati e melodie mediterranee con le atmosfere più solenni delle tradizioni celtiche e le ambientazioni più rarefatte della new age.

L'esordio avviene nel 1997 con l'album omonimo Ductia, prodotto dall'associazione culturale "Music on" di Bergamo. Il disco frutta al trio varie partecipazioni in compilation allegate alle riviste "Avalon", "Keltika", "New Age & New Sounds", "Celtica" e un'intensa attività concertistica in tutta Italia ma anche all'estero, tra teatri, festival, palasport e pub.

Ma è con il successivo Il Ramo d'Oro (uscito per la prima volta nel 1999 e ripubblicato nel 2001 per la Nun Entertainment) che i Ductia si affermano come una delle più interessanti rivelazioni della world-music italiana. Il titolo del disco nasce da una serie di riferimenti, principale dei quali è quello legato al celebre trattato di etnologia dell'inglese James George Frazer, composto di 12 volumi e visto dai suoi contemporanei come una sorta di risposta "animista" alle teorie darwiniane sull'origine dell'uomo. Frazer ricerca nella sua opera un legame tra l'uomo moderno e il suo antenato barbaro, approfondendo gli aspetti relativi a saghe, leggende e tradizioni popolari. E anche il "Ramo d'Oro" dei Ductia affonda le radici nel passato, nel più antico patrimonio del folk celtico, mantenendosi comunque proiettato verso il futuro: le contaminazioni d'avanguardia tra jazz e rock, tra ambient e blues.

Il mondo mediterraneo e quello celtico confluiscono così in un territorio musicale nuovo, che unisce la dimensione acustica alle programmazioni elettroniche. Cinquanta minuti di fluide armonie, in cui le più disparate influenze - alcune di scuola irlandese altre assai più esotiche - si fondono in un fascinoso intrico di contaminazioni, a tratti impostato sui ritmi e a tratti diluito in fantasie più pacate e sognanti. "Erme" combina il suono evocativo delle cornamuse con trascinanti pulsazioni elettroniche; "Caramantran" è immerso in un'atmosfera soffice e trasognata, dominata da un flauto pastorale e da un accompagnamento di piano e violino, che cede presto spazio all'incalzare delle percussioni; il ritmo così si fa più serrato, quasi tribale, in "Stirru Siccu" dove le chitarre si vestono talvolta dei colori della Spagna, ma senza mai eccedere in virtuosismi; mentre la conclusiva "Mosaik" (con la partecipazione degli ex-Estasia Romina Salvatori, alla voce, e Massimiliano Lupo, al sitar) mescola misticismo indiano e battiti dance. Notevole anche il contributo vocale di Nina Fischer, che conferisce al disco un tocco di esotismo in più.

"Ascoltando i Ductia - spiega Giuntini - ci si accorge che la melodia è il fulcro dei suoni, e la melodia è proprio quello che prescinde dalle mode. Le melodie restano, oltre i suoni del momento. Abbiamo sempre voluto fare cose che trascendessero le mode". Nessuna concessione al music-business, dunque: "Non ci interessa accettare compromessi, andiamo avanti per la nostra strada, consapevoli del fatto che non siamo proprio come dire. commerciali".

Con Blue Planet (Nun, 2003), progetto circolare che abbraccia suoni, colori e simboli del pianeta, i Ductia allargano ulteriormente i confini della loro musica, una new age "meticciata", che incorpora melodie pop e spunti ethno mutuati dall'epopea della World di Peter Gabriel. Un'eredità quest'ultima particolarmente evidente in un brano come "Suspended", mentre "Terradelia" esalta la dimensione eterea ed evocativa del loro sound. Melodie mediterranee, ritmi serrati ed echi celtici suggellano un album piacevole ed elegante, anche se a tratti un po' monocorde.
Alla band, nel frattempo, s'è aggiunta anche Romina Salvadori alle voci.

Ductia

Un pianeta blu

di Claudio Fabretti

Trio di Arezzo dedito a sofisticate contaminazioni tra radici celtiche, suoni esotici ed elettronica, i Ductia si stanno rivelando uno dei più interessanti progetti italiani di "world music"
Ductia
Discografia
Ductia (Nun, 1997)

Il Ramo d'Oro (Nun, 2001)

Blue Planet (Nun, 2003)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Ductia su OndaRock
Recensioni

DUCTIA

Il Ramo d'Oro

(2000 - Nun Entertainment)

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