Jo Squillo

La parabola di una generazione

di Davide Bassi

Questa scheda non è una provocazione, in linea con i principi dell'imperante (e degenerato) trash, né vi è la volontà di "sdoganare" Jo Squillo, rivalutandone la (pur non sempre così disprezzabile) musica. Il fine di questo saggio è far notare come dai testi, dalle scelte, dalle musiche di Jo (nella prima fase della sua carriera) si possa percepire l'atmosfera sociale, tumultuosa, di quell'arco di tempo, in cui il fermento musicale del punk si mischiava all'atmosfera politica lasciata dal '77
Premessa

Nel 1964 Umberto Eco pubblicava una raccolta di saggi, Apocalittici e integrati, destinata a far parlare di sé per il modo in cui trattava argomenti fino ad allora scarsamente considerati come il fumetto, la canzone pop, la narrativa popolare: ciò che suonava strano alle orecchie dei più conservatori era l'utilizzo degli strumenti della cultura alta per spiegare ed analizzare la cultura bassa.

All'interno di uno di questi saggi, La canzone di consumo, si può leggere un paragrafo intitolato "Un mito generazionale", praticamente un'analisi dei testi e del personaggio di Rita Pavone.

Sono passati quarant'anni, e le distinzioni fra cultura alta e bassa si sono attenuate: gran parte della storia della musica allora detta "di consumo" è considerata quasi unanimemente una forma d'arte, e sono cadute le barriere fra la musica "colta" e quella "popolare".

Perché scrivo questo e perché rievoco un precedente così ingombrante? Semplicemente per spiegare come non sia certamente mia l'idea di scavare all'interno di un'esperienza musicale, non per forza colta o particolarmente innovativa, per cercare di capire i cambiamenti sociali di un periodo. Così come un saggio su Rita Pavone poteva apparire dissacrante (e forse, paradossalmente, snobistico?) quarant'anni fa, oggi una scheda come quella che segue, dedicata a Jo Squillo, potrebbe sembrare una provocazione o, peggio ancora, una derisione, in linea con i principi dell'imperante (e degenerato) trash.

E' per questo che non intendo dimostrare particolari risultati o innovazioni di J. in campo musicale, semplicemente perché non è questo il mio obiettivo: personalmente salvo buona parte del repertorio che qui prendo in considerazione, ma non è mia intenzione sdoganare o rivalutare la sua musica o convincere il lettore della sua bontà.

Ciò che vorrei far notare è come dai testi, dalle scelte, dalle musiche di J. (nella prima fase della sua carriera) si possa percepire l'atmosfera sociale, tumultuosa, di quell'arco di tempo, in cui il fermento musicale del punk si mischiava all'atmosfera politica lasciata dal '77, per poi lasciare il passo, di lì a pochi anni, dopo un ultimo tentativo (Avventurieri), all'avvento degli anni 80, del disimpegno e del fallimento degli ideali di una generazione, nonostante uno "spirto guerrier" sempre presente ma ben celato, così come accaduto ai protagonisti della stagione del Sessantotto.

Sono cattive!

La prima città italiana in cui il punk si è affermato è stata senza dubbio Bologna. Ma già nel 1978 anche Milano poteva vantare una scena musicale in gran fermento, grazie all'elevatissimo numero di centri sociali sorti in pochissimo tempo e alla creazione delle prime fanzine (la prima in assoluto fu Dudu, che muterà poi il nome in Pogo).

Nel 1979 la più importante etichetta indipendente del panorama musicale italiano, la Cramps Records di Gianni Sassi, organizza assieme ad un'altra mitica etichetta, la Harpo's Bazaar / Italian Records, di Bologna, una manifestazione dal titolo "Rock & Metropoli" che vede l'esibizione dei più importanti gruppi punk del momento: tra questi ci sono anche i Kaos Rock, legati al centro sociale-scuola di musica Santa Marta di Milano (dove insegnava anche Demetrio Stratos), e guidati da Gianni Muciaccia, compagno nonché futuro marito e collaboratore di J.

Sempre al Santa Marta si formano le Kandeggina Gang, capeggiate appunto da Jo Squillo (il cui vero cognome è in realtà Giovanna Coletti). Il 6 Febbraio 1980, poi, queste partecipano a Milano a "Rock 80", un altro concerto organizzato dalla Cramps per promuovere l'uscita di una serie di singoli di nuove band: partecipano anche i Kaos Rock, i Windopen e i Take Four Doses.

Le Kandeggina Gang (il nome è stato scelto per dare l'idea di qualcosa di "sbiancante" e "scioccante") erano formate da giovanissime ragazze, probabilmente nemmeno maggiorenni. Il loro esordio resterà anche l'unico loro disco, e viene pubblicato nel 1980 dalla Cramps Records: un 45 giri contenente Sono cattiva e Orrore.

Luca Frazzi, nella sua Guida al punk italiano, ne parla così: "un gran bell'esempio di punk adolescenziale giocato sulle frequenze alte (la voce stridula di Jo perfora il cervello) con un vago (vaghissimo) accenno di pop. Le Kandeggina Gang erano quattro teppistelle milanesi che picchiavano senza troppa tecnica sugli strumenti urlando tutta la loro noia. Tutto qui. E scusate se è poco".

Il lato A si apre con un ipotetico dialogo con la mamma di una delle ragazze, decisa a non lasciarle uscire per le prove e, leggendolo, si ritrova davvero il classico linguaggio, sempre uguale, dei genitori: "(.) Sei appena ritornata a casa e esci di già! Ma io non lo capisco, non hai un po' di pensiero per i vostri genitori? Devo fare tutto io, la casa chi la manda avanti? Sempre in giro, in mezzo alla strada, a suonare il tamburo, la chitarra.hai solo quindici anni, non lo so!". Nel frenetico minuto e mezzo che segue il testo recita, fra l'altro, "Sono cattiva/ se la sera mi gira/ prendo il coltello/ ti stravolgo il cervello", "perché io so/ che tutti voi/ belli o brutti/ ce l'avete con noi", per chiudersi poi con un rassicurante (?) "Ciao mamma!".

Il lato B, Orrore, è un atto di accusa agli uomini: "Orrore orrore/ mi fai vomitare/ e vicino a te/ mi sento male. (.) Tu non pensi che al tuo uccello (.) Tu non pensi che a scopare (.) Sei un duro/ ma sta' sicuro/ io m'incazzo/ e ti spacco il culo".

Insomma, in poco più di quattro minuti le Kandeggina Gang se la prendono, da perfette femministe ribelli, contro i genitori e i fidanzati. Leggendo oggi questi testi forse può scappare un sorriso, ma contestualizzandoli nel periodo in cui sono stati scritti suonano come perfettamente aderenti allo spirito punk, con un paio di novità: ad essere toccati sono i temi più vicini e normali, senza pretese di critica politica e, soprattutto, si tratta di testi scritti da ragazze. Un gruppo punk formato da sole ragazzine: riprendendo la citazione di prima, "scusate se è poco".

Una girl senza paura

Come si sarà intuito, le informazioni storiche e biografiche sono davvero poche. E' dunque impossibile ricostruire l'iter che ha portato Jo Squillo Eletrix (questo il nuovo nome d'arte) ad uscire dalle Kandeggina Gang e realizzare un disco da solista, che uscirà nel 1981 prodotto dalla 20th Secret, Girl senza paura. Questa volta si tratta di un lp in piena regola, contenente ben 16 tracce, ed ascoltandolo si capisce come una svolta sia già avvenuta.

Più che di punk, si dovrebbe cominciare a parlare di new-wave: alla classica formazione chitarra-basso-batteria si aggiunge un synth ed alcune tracce risentono già dell'atmosfera di cambiamento dei primi anni 80.

Apre l'album L'asta ("Fuoco fuoco su Milano"), e fin da subito si nota l'assoluta semplificazione dei testi, molto spesso reiterazione continua di poche parole. I testi spaziano fra vari argomenti: Cx pare avere un sapore ecologista ("La meccanica ti dà lo smog"), Faccia da vipera è un'imprecazione contro le persone ipocrite ("La gente come te/ ci sguazza come un re/ faccia da vipera/ tu vuoi farmi male"), Energia interna è un totale delirio quasi futurista ("Produzione movimento ispirazione/ molto spesso inondazione formativa/ manifestare forma dritta sconosciuta", ma alcune parole non si comprendono bene).

Ma le canzoni più significative sono altre, a cominciare da Paranoia ("Domattina alle sette/ ho la sveglia nelle orecchie/ No non voglio andare a scuola/ preferisco le lenzuola/ Fa un freddo da morire/ la polmonite mi fai venire/ su quel tram così violento/ oggi no non me la sento/ non è neanche un bel palazzo/ e con me non c'entra un cazzo/ qui di muffa c'è l'odore/ dai molliamo quest'orrore! Professori bastardi/ tutti i libri son bugiardi!/ Mamma mamma te ne prego/ nella scuola non ci credo/ mamma mamma te ne prego/ io dei prof me ne frego!/ Mamma mamma te ne prego/ io papà non lo temo!/ Mamma mamma sei una noia/ voglio vivere di gioia!"), dove il messaggio della canzone è chiarissimo, per arrivare a Voglio farlo con te e Ma chi se ne frega, inni alla libertà sessuale.

Violentamiinvece recita "Violentami violentami sul metro/ mentre aspetto alla fermata/ sembra buia la giornata (.) Sono appena scappata di casa/ voglio fare una storia un po' strana/ prendimi prendimi senza fretta/ non ho nessuno che mi aspetta/ Sono nuda tu hai paura/ Sono nuda, che hai, paura?", è un modo assai originale per trattare, sdrammatizzandolo e ribaltandolo, il problema delle violenze alle donne, assai diffuse in quel periodo.

Skizzo skizzo sembra uscita da un disco dei Ramones, e critica il perbenismo borghese ("Sempre in giro per la città/ un po' di qui un po' di là/ a stare in mezzo a questa sfilata/ mi sento un po' imbarazzata (.) Mi guardano tutti come fossi una matta/ ci tengo proprio ad esser diversa/ non sono capace di stare normale/ non voglio infilare un vestito nuziale"). Di questa canzone esiste anche un videoclip in cui J. e la sua band rapiscono il cantante Christian: chiara l'allusione della nuova musica che, seppur ironicamente, sostituisce, e violentemente, quella vecchia.

Come si può notare, i testi sono semplici e cristallini, tali da non richiedere una spiegazione: in Girl senza paura J. racconta il mondo che la circonda senza dimenticare di criticarlo, e ad essere prese di mira sono le cose più elementari e "sentite": gli adulti che non capiscono i giovani, l'istituzione scolastica, le amicizie tradite, la violenza urbana.

Non mancano comunque parentesi più serie: la prima è la sorprendente China's war, che si discosta in maniera netta dal punk e propone sonorità indubbiamente particolari, ma soprattutto Tuo Cesare, la penultima canzone, che è la semplice lettura di una lettera scritta dall'amico Cesare Pedrotti, arrestato ingiustamente dalla polizia, al quale l'intero disco è dedicato.

Prima di concludere la trattazione di questo album, che chiude la breve stagione punk di J., credo sia utile riportare alcuni frammenti di interviste che testimoniano come J. si sia sentita assolutamente parte integrante della costruzione di un nuovo movimento che aveva anche lo scopo di provare a cambiare il mondo, anche a costo di sovvertirlo completamente: "Erano canzoni provocatorie, canzoni che servivano a rompere, contro un muro di indifferenza, che esisteva negli anni 80. Era il modo, di una nuova generazione, di dire che esisteva una voglia di fare delle cose in modo diverso, creativo, al di là del business, soprattutto al di là degli interessi, soprattutto per la passione. Sicuramente il punk ha rappresentato un nuovo modo di provocare, per poter riscrivere una parte della musica italiana: credo di aver creato in parte questo movimento...in Italia sicuramente. E' stato un movimento in cui appunto ho inventato un certo tipo di musica: mi tingevo i capelli di verde, facevo delle performance nelle gallerie d'arte, dipingevo quadri, tagliavo vestiti su di me mentre cantavo. Siamo stati una generazione molto eclettica, innovativa ed evolutiva. Ciò che mi manca di più di quel periodo sono la creatività, i Devo, i Ramones e il movimento".

La fine di tutto e l'inizio di niente: Avventurieri


E se credi che l'avventura

sia finita ormai

giovani speranze nuovi eroi

il pilota

dello spazio attraverso il tempo

dice che mi trovo molto a sud.

Non ricordo più le strade

sogno solo cose nuove

passioni intensità nuovi amori.

Noi, voi, noi, non ci prenderanno mai

voleremo via attraverso nuovi amori

noi, voi, noi, non ci prenderanno mai

sfrecceremo via verso il cielo.

Avventurieri elettronici sorridono

alle ragazze nude in riva al mare

prossima fermata è il futuro

voglia di vincere nuovi amori.


Avventurieriè un chiaro manifesto generazionale, uno spartiacque nella carriera di J., ma anche la rappresentazione di un nuovo modo di vedere le cose. Esce nel 1983 come lato A di un 45 giri che contiene anche Voodoo, omaggio al Sudafrica. Musicalmente, Avventurieri si presenta come una commistione fra sonorità tipiche anni 80 e world-music.

Il testo, qui sopra proposto per intero, merita un'analisi dettagliata, anche se le metafore contenute in esso sono chiarissime, a cominciare dall' "avventura", ovvero il percorso di vita della generazione di J., travagliato e contraddittorio, ma senz'altro ricco di entusiasmo e ottimismo.

J. dice di "non ricordare più le strade" e di "sognare cose nuove", perché ormai è tempo di cambiare: non si tratta più della quindicenne che urlava tutta la sua rabbia nel primo 45 giri, perché deve guardare in faccia alla realtà e procedere ad un ripensamento critico del proprio pensiero e dei propri ideali.

Nel ritornello J. per la prima volta (e questo è molto significativo) parla al plurale: "Noi", come mai aveva fatto nelle canzoni precedenti, perché ora si sente portatrice dei valori di tutta la sua generazione e si autoassurge a faro per i suoi coetanei; un'altra costante del testo è la parola "nuovi", che ricorre più volte nel testo a sottolineare l'inizio di un processo di cambiamento. "Non ci prenderanno mai": la generazione di J. non si dà però per vinta e non vuole comunque finire omologata nella società che tanto ha combattuto e pertanto anche in una sognata nuova fase tenta di distinguersi, di "vincere", come si evince dall'ultimo verso.

Fondamentale è il verso "Prossima fermata è il futuro": programmaticamente e orgogliosamente il punk ostentava il "No future", mentre in questa nuova fase, parallelemente alla propria maturazione personale, si cerca di guardare avanti e di progettare qualcosa di nuovo.

In Avventurieri c'è una mano tesa, una disponibilità a cambiare e a collaborare, in nome di un futuro utopistico che J. e la sua generazione in realtà vedono possibile: pur senza mischiarsi silenziosamente alla folla, si cerca di evitare la sola distruzione, come faceva il punk, privilegiando la cooperazione e la (ri)costruzione. Dopo una fase anarchica e nichilista, la salvezza è vista in una "terza via", che ha le sue fondamenta nella massa e nell'unione, ma in realtà questi sogni verranno disattesi.

I buoni propositi di Avventurieri restano solo sulla carta: l'utopia è distrutta, gli anni 80 avanzano, la generazione si sfalderà e andrà ad integrarsi, omologandosi, alla società tanto vituperata (come già detto nella premessa, il paragone con il Sessantotto sorge quasi spontaneo).

Dopo Avventurieri: fra Sanremo, Fininvest e G8

La carriera di J. prosegue fino ai giorni nostri, ma produce poche cose interessanti. In realtà questa "regressione" è di per sé interessante perché testimonia pienamente l'inserimento negli ingranaggi della società, dimenticando quasi del tutto i buoni propositi.

Già nel 1984 J. sforna un tormentone estivo come I love muchacha, anche se nell'lp Bizarre non mancano tentativi di sperimentazione. Nel 1988 esce Terra magica, album dedicato al suo maestro Demetrio Stratos, e nel 1991 arriva il suo più grande successo di pubblico, Siamo donne, cantata al Festival di Sanremo, in coppia con Sabrina Salerno. Curiosamente anche in un testo apparentemente disimpegnato come questo, non mancano alcune provocazioni femministe: la stessa cosa avverrà nel 1993, con un altro brano presentato a Sanremo, Balla italiano, che presenta un'esortazione, per la verità nemmeno troppo sottile, agli italiani, all'indomani dello scandalo di Tangentopoli: "C'è tanto da fare se vogliamo cambiare (.) Non lasciare che gli altri parlino per te (.) Apri gli occhi e svegliati/ apri gli occhi e guardami/ come siamo diversi in questo mondo di pazzi/ niente ci cambierà (.) e se tu sei d'accordo/ muoviti con me". Il testo, oltre a sembrare quasi un inno "girotondino" ante litteram, contiene quegli elementi già presenti in Avventurieri, come il "noi" e l'esortazione al cambiamento, al "rimboccarsi le maniche", alla ricostruzione e all'ottimismo per il futuro.

Insomma, sebbene inserita nel mainstream discografico e televisivo (lavorerà per la Rai e la Fininvest, con cui collabora tuttora), J. non rinuncia alle proprie idee, come testimonia anche la partecipazione alla manifestazione anti-G8 a Genova nel 2001, dove ha cantato Imagine in ricordo di Carlo Giuliani. Anche la sua occupazione attuale, ovvero la gestione di un canale satellitare dedicato alla moda, sembra proseguire logicamente un percorso che è partito dal punk (anch'esso, tutto sommato, una moda) e che è sempre stato contraddistinto da una ricerca della creatività a tutti i costi.

La svolta auspicata da Avventurieri, quindi, non si è esplicata del tutto e molti sogni restano infranti e disattesi, ma in qualche modo J. e la sua generazione sono forse riusciti ad inserirsi nella società ritagliandosi un proprio ruolo, non del tutto anonimo e non perfettamente identico rispetto a quello cui si erano posti come alternativa. O forse questo compromesso, in realtà, sta davvero stretto: per dirlo con le parole di Jo Squillo stessa: "La cultura punk ha anticipato il 2000. Abbiamo sognato per anni il 2000, immaginato una nuova vita, ora il nuovo millennio è arrivato e davanti a noi non c'è che il nulla. Sulla mia spilla c'era scritto "No Future". Non ho più sogni".

Bibliografia
U. ECO, La canzone di consumo, in Apocalittici e integrati, Bompiani, Milano, 1964
L. FRAZZI, Punk italiano - Prima parte, Edizioni Apache, Pavia, 2003
V. PERNA, Alla periferia dell'impero: il punk italiano, in D. LAING, Il punk - Storia di una sottocultura rock, EDT, 1991

Interviste realizzate da S. BALLINI per
http://spazioinwind.libero.it/stefanoballini/interviste/josquillo.htm e da G. PROIETTI per http://www.psicolinea.it/I_E/Squillo.htm

Jo Squillo

La parabola di una generazione

di Davide Bassi

Questa scheda non è una provocazione, in linea con i principi dell'imperante (e degenerato) trash, né vi è la volontà di "sdoganare" Jo Squillo, rivalutandone la (pur non sempre così disprezzabile) musica. Il fine di questo saggio è far notare come dai testi, dalle scelte, dalle musiche di Jo (nella prima fase della sua carriera) si possa percepire l'atmosfera ..
Jo Squillo
Discografia
Kandeggina Gang: Sono cattiva/ Orrore (45 giri, 1980)

Girl senza paura (Polygram, 1981)

7

Bizzarre (20th Secret/Polygram, 1984)

Terra Magica (Polygram, 1988)

Tracce 80/90 (antologia, Polygram, 1990)

Movimenti (Polygram, 1992)

Balla Italiano (Ricordi, 1993)

2p LA + xy = (NOI) (Ricordi, 1994)

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