Kotiomkin

Kotiomkin

Cinefilia italiana anni 70 tra stoner e doom

di Valerio D'Onofrio

La band abruzzese è protagonista di varianti stoner delle colonne sonore dei film di genere italiani anni 70 che supera il mero revival per un'interpretazione personale e originale delle soundtrack dell'epoca

La band abruzzese dei Kotiomkin nasce da una grande passione verso il cinema italiano di genere degli anni 70, un periodo foriero di film esteticamente innovativi, in totale rotta di collisione sia col mainstream dell’epoca che col cinema intellettuale più o meno politicizzato. Nati inizialmente come trio - con Enzo P. Zeder (basso), Davide Di Biagio (chitarra) e Gianni Narcisi (batteria) - si dedicano alla realizzazione di colonne sonore strumentali di film inesistenti, con storie inventate presenti nelle note di copertine, rifacendosi alle classiche soundtrack dell’epoca ma rivisitandole con la violenza del più moderno stoner, spingendosi sino ai confini del doom. E’ la riscoperta di un mondo mai davvero finito, sia esso quello di genere poliziottesco, spaghetti western o horror - che viene celebrato anche in funzione delle sue straordinarie colonne sonore di musicisti quali i maestri Ennio Morricone e Franco Micalizzi, fino a band come i Goblin, gli Osanna e molti altri. Una riscoperta iniziata paradossalmente negli Stati Uniti, grazie ai successi e alle citazioni di Quentin Tarantino, proseguita pochi anni dopo con i Calibro 35, capaci di rinfrescare la memoria di quella fantastica stagione artistica, di un cinema perennemente in bilico tra arte e trash, tra sublimazione e volgarità, in continua oscillazione tra alto e basso, tra avanguardia e parodia di se stesso. La differenza fondamentale con i Calibro 35 - che propongono citazioni maggiormente calligrafiche e più simili alle originali colonne sonore poliziottesche dell'epoca - sta nella scelta dei Kotiomkin di cimentarsi in una versione stoner, dura e compatta delle musiche del cinema meno convenzionale italiano. I Kotiomkin non guardano in particolare al poliziottesco ma a quei generi ancor più di nicchia, che vanno dall'erotico-thriller di Joe D'Amato (regista cui è dedicato l'album), ai sottogeneri più estremi quali cannibal, world o sexploitation, fino anche alla più nota commedia; il tutto con una violenza di suoni sconosciuta ai B-movie italiani.

kotiomkinIl loro esordio è datato 2014 con l'album dal titolo emblematico Maciste nell'inferno dei morti viventi, che cita sia i film tipicamente italiani al confine tra commedia, pseudo-storia e pseudo-mitologia in voga negli anni 60, sia gli horror che - partendo dallo storico esordio di George A. Romero del 1968 (“La notte dei morti viventi”) - avevano visto anche in Italia una lunga serie di epigoni, dai più noti nel genere, Lamberto Bava (”Demoni” - 1985), Lucio Fulci (”Paura nella città dei morti viventi” - 1980) e Marino Girolami (“Zombi Holocaust” - 1980) fino al rinomato regista Pupi Avati (“Zeder” - 1983). L’esordio è saturo di violenza stoner e riff ai confini del metal, probabilmente il più primitivo e selvaggio della loro carriera. “Jungla Cannibale”, “Maciste” o “Petrus il filibustiere” (il brano più riuscito) sono più vicini ai Black Sabbath che a una vera soundtrack, mentre “Peplum Holocaust”, “Aderbale” o “Airavata” rallentano i ritmi senza perdere la carica violenta, muovendosi in pieno territorio doom. E’ un Lp potente e diretto che mostra un voglia matta di farsi notare nel panorama musicale italiano.

kotiomkinbandPassano due anni e iniziano a inserire all’inizio o alla fine dei brani brevi audio tratti da film anni 70; pubblicano Squartami tutta (2016), che si segnala tra l’altro per la bellissima copertina con Emanuelle nera, la protagonista di una decina film, quasi tutti realizzati da Joe D'Amato. La ritroviamo nel brano dai ritmi forsennati - "Emanuelle: fotoreporter disinibita" - che inizia con un dialogo tratto da uno dei film in cui Emanuelle si presenta come donna libera e dominatrice e che termina con lei che urla "Fottimi cannibale! Fottimi!". La ritroviamo nella possente "Black Emanuelle Goes To Hell", nella più lenta ma monilitica "Orgia rituale", nei nove minuti con contaminazioni elettroniche di "El Queso Del Diablo" o nei ritmi doom di "Il simbolo di Kito".
Come fosse un "intruso", c'è anche spazio per una citazione di Fantozzi; "Delitto all'Ippopotamo" rievoca sia il genere poliziottesco che la commedia e ricorda l'esilarante scena de "Il Secondo Tragico Fantozzi", in cui il geometra Calboni, insieme a Fantozzi e Filini, ordina da bere "tre scotches" nel locale "L'Ippopotamo". Pur nel citazionismo, la musica dei Kotiomkin resta sempre coinvolgente e attuale.

kotiomkin_3Dopo il secondo album, il chitarrista Davide Di Biagio abbandona la band. Il suo addio poteva essere, per le aspirazioni del gruppo, il canto del cigno o il motivo per cambiare e rilanciarsi in modo differente. Fortunatamente grazie alla volontà del bassista Enzo P. Zeder e del batterista Gianni Narcisi tornano nel 2018 con Lo albicocco dal curaro. Non deve essere stato facile per Zeder diventare il fulcro di un sound che, pur privo dell’energia della chitarra elettrica, riesce - grazie al miglioramento tecnico e all’aggiunta del sintetizzatore - a essere credibile e coinvolgente, cogliendo le atmosfere dei film anni 70 italiani di genere, con dosi massicce di violenza stoner accompagnata da una tipica ironia italiana (vedi il titolo che si rifà alla scena del primo film di Fantozzi in cui il ragioniere più famoso d’Italia è costretto a inseguire la Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare su un treno per dirle il nome dell’assassino del romanzo giallo “L’albicocco al curaro”).
La scomparsa della chitarra non è quindi il capolinea per i Kotiomkin, ma è anzi un nuovo inizio, costringendo Zeder alla ricerca di nuove soluzioni che si manifestano per esempio nei dieci minuti di “Vilan Chesserton”, dal lento andamento post-rock che ricorda moltissimo alcuni brani dei Mogwai, per poi acquistare potenza nella seconda parte e chiudersi con una terza dove Zeder crea atmosfere oscure col sintetizzatore. Anche il finale “Satanasso ‘protettore’ delle donne” è debordante di sintetizzatori per arrivare alla classica sfuriata stoner e finire in un breve loop di synth. Divertente l’idea di creare una colonna sonora immaginaria di un film a metà tra giallo e horror, ambientato nel medioevo del Decameron boccaccesco (da qui il sottotitolo "Decameron 666"), con omicidi (“Fatal Commestio”), viaggi all’Inferno (“Sexy Averno”) e scene da convento con ricordi dei racconti di Pietro Aretino (“Metti lo diavolo ne lo convento”).



Kotiomkin

Cinefilia italiana anni 70 tra stoner e doom

di Valerio D'Onofrio

La band abruzzese è protagonista di varianti stoner delle colonne sonore dei film di genere italiani anni 70 che supera il mero revival per un'interpretazione personale e originale delle soundtrack dell'epoca
Kotiomkin
Discografia
  Maciste Nell'Inferno Dei Morti Viventi (Peplum Holocaust) (Subsound Records, 2014)
 Squartami Tutta (Black Emanuelle Goes To Hell)  (Subsound Records, 2014)
 Lo albicocco al curaro (Decameron 666) (Subsound Records, 2014)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Maciste
(videoclip da Maciste nell'inferno dei morti viventi, 2014)

Peplum Holocaust
(videoclip da Maciste nell'inferno dei morti viventi, 2014)

Black Emanuelle Goes To Hell
(videoclip da Squartami tutta, 2016)

Delitto all'Ippopotamo
(videoclip da Squartami tutta, 2016)

Sexy Averno
(videoclip da Lo albicocco al curaro, 2018)

Kotiomkin su OndaRock
Recensioni

KOTIOMKIN

Lo albicocco al curaro (Decameron 666)

(2018 - Subsound Records)
Nuova soundtrack strumentale tra horror, giallo e medioevo boccaccesco per il duo abruzzese

KOTIOMKIN

Squartami Tutta (Black Emanuelle Goes To Hell)

(2016 - Zeder Dischi)
Nuovo revival del cinema di genere italiano ad opera di una band abruzzese

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