Raccomandata Ricevuta Ritorno

Raccomandata Ricevuta Ritorno

Il fanta-prog italiano

di Valerio D'Onofrio

I romani Raccomandata Ricevuta Ritorno hanno portato, all'interno della colorita scena progressive italiana classica, tematiche legate alla fantascienza post-atomica. Lo hanno fatto con notevoli doti tecniche e sonorità spazianti dal jazz al rock sinfonico. Purtroppo, nonostante le buone potenzialità, la loro esperienza è stata di brevissima durata.
I Raccomandata Ricevuta Ritorno (chiamati anche RRR) sono stati un gruppo romano dedito al progressive rock negli anni in cui il genere, in Italia e in Europa, viveva con entusiasmo i suoi anni migliori. Formati da Luciano Regoli (voce, chitarra acustica), Francesco Froggio Francica (batteria, percussioni), Manlio Zacchia (basso), Damaso Grassi (flauto, sax), Nanni Civitenga (chitarra) e Stefano Piermarioli (tastiere) hanno pubblicato un solo album nel 1972 - "Per un mondo di cristallo" - per poi sciogliersi rapidamente a causa di svariati dissidi intercorsi tra i musicisti. Nonostante la brevità della loro esperienza, oggi il loro unico Lp resta un album assolutamente peculiare di una stagione musicale piena di innovazione e complessità che andava ben oltre le precedenti esperienze del beat italiano.

Prima di far parte dei Raccomandata Ricevuta Ritorno, Luciano Regoli è un giovane cantante innamorato dell'istrionico e camaleontico Arthur Brown ("In pochi si erano accorti della bravura di Arthur Brown in Italia, ma io avevo già comprato tutti i suoi dischi"), che cercava di poter sfruttare le sue capacità per ricreare album e spettacoli live che si rifacessero in parte agli aspetti teatrali e canori del leader dei Crazy World. La sua prima esperienza è nei "Il ritratto di Dorian Gray", gruppo romano che non ha lasciato registrazioni ma che ha avuto il tempo di suonare allo storico Festival di Caracalla del 1971; tra di loro figura il tastierista Claudio Simonetti che, finita questa esperienza, diventa la mente creativa dei famosissimi Goblin. Il gruppo si scioglie proprio per le diverse visioni e aspirazioni musicali di Regoli e Simonetti; il primo pensa a un gruppo che potesse esaltare le sue doti di cantante, il secondo cerca invece di ispirarsi al Keith Emerson dei Nice. Non essendo possibile trovare una sintesi tra i due, il destino inevitabile è quello della scissione. Il lascito di questo piccolo gruppo sconosciuto e senza alcun Lp registrato è però significativo; oltre a Simonetti che ritroviamo nei Goblin, il bassista Massimo Giorgio va a suonare nei Quella vecchia locanda, un altro gruppo storico del prog italiano mentre Luciano Regoli forma i RRR.

Siamo nel 1972, l'anno prima avevano visto la luce album come "Alpha Centauri" dei Tangerine Dream, "Pawn Hearts" dei Van Der Graaf Generator, "Fragile" degli Yes, "Aqualung" dei Jethro Tull; l'Italia cerca a fatica di stare al passo e vengono pubblicati album come "Caronte" dei Trip di Joe Vescovi e "Collage" delle Orme, mentre i New Trolls pubblicano il loro storico "Concerto grosso". Il 1972 per l'Italia è invece l'anno del vero boom; Alan Sorrenti pubblica il suo capolavoro "Aria", il Balletto di Bronzo registra "YS", esordiscono i Banco del Mutuo Soccorso e la Premiata Forneria Marconi, entrambi con due album - "Banco del Mutuo Soccorso" e "Darwin!" per i primi, "Storia di un minuto" e "Per un amico" per i secondi; come se non bastasse si prosegue con "Fetus" e "Pollution" del periodo sperimentale di Franco Battiato, "Nuda" dei Garybaldi e l'esordio omonimo dei Quella vecchia locanda. È il periodo d'oro del prog italiano, all'interno del quale anche i meno noti RRR rivestono ruolo non marginale.

raccomnadata_con_ricevuta_di_ritorno2_01Per un mondo di cristallo è il miglior esempio italiano di concept-album prog a tema fantascientifico. I testi sono scritti dalla poetessa Maria Comin ed è lei stessa a riassumere la storia raccontata nel disco: "Un uomo parte per una spedizione nello spazio, ritorna sulla Terra, ma il pianeta che lui conosceva non esiste più, c'è solo il 'Nulla' intorno a lui, è solo in un mondo che non è più un mondo. Sale 'Su una rupe', l'unica rimasta e guardando tutte le rovine, cerca di capire perché l'uomo si sia autodistrutto, si rivede da piccolo quando giocava 'Nel suo quartiere'. All'improvviso un lampo nel cielo, l'unica cosa che gli ricordi ancora la vita, ma vede che dal cielo 'Il mondo cade' su di lui e non riesce a reagire, guarda il sole che dall'orizzonte avanza minaccioso verso lui come 'Un'ombra' ma questo mondo che fu 'Un palco di marionette' non gli fa rimanere altro nella mente che dei 'Sogni di cristallo' che si infrangono nel 'Nulla'".
La grandezza dell'album sta in alcun fattori; l'essere un concept a tema post-apocalittico che riesce a raccontare una storia ricca di spunti di riflessione, i ritmi ossessivi e ripetitivi presenti in quasi tutti i brani, i richiami, oltre al già citato Arthur Brown, al David Bowie di "The Man Who Sold The World" (1970) e "Hunky Dory" (1971), l'influenza fortissima della musica jazz e il senso di desolazione che descrive con molta precisione un mondo distrutto da un conflitto nucleare.

L'album inizia con "Nulla", momento inizialmente liturgico in cui un astronauta torna dopo anni sulla Terra ma la ritrova totalmente distrutta; dall'organo liturgico si giunge subito a "Su una rupe", che parte con ritmi veloci e ossessivi su cui Luciano Regoli può inserirsi. La paura di un conflitto atomico, ben presente nel cinema e nella letteratura durante la Guerra fredda, si manifesta anche nella scena musicale italiana. Il protagonista sale su una rupe; da lì può vedere il mondo, o quel che ne resta, dall'alto. Il paesaggio che gli si prospetta davanti è desolante. Guarda e vede il nulla di fronte a sé e comincia a riflettere sul perché gli uomini, indaffarati nei loro piccoli problemi, non siano saliti prima sulla rupe per vedere quello che erano diventati. Se non avessero avuto gli occhi solo per se stessi ma avessero avuto il coraggio di avere una visione d'insieme, forse si sarebbero salvati. Il monologo si interrompe "Il mondo cade su di me" che apre - dopo un inizio di chitarra, violoncello e voce - a una cantilena ripetitiva con cori femminili scandita da poche note di piano che descrivono il lungo percorso in mezzo al nulla che l'astronauta percorre dopo la discesa dalla rupe.
L'astronauta continua il suo viaggio e si giunge a "Il mio quartiere", che con ritmi complessi e frammentati è uno strumentale intriso di jazz-rock canterburiano che ricalca ancora l'agorafobia di questi immensi spazi desolati. Ma il punto più lodevole dell'album è la ripetizione prolungata e ossessiva che ritorna puntuale ne "L'ombra".

img_0603_01L'ombra che avanza minacciosa non è altro che il nulla che insegue e circonda l'astronauta che non riesce a sfuggirgli ed è una metafora del male che si espande ai danni del bene, del cemento che sostituisce il verde, delle speranze che svaniscono sempre più velocemente. Dopo tanto peregrinare, l'astronauta trova altri esseri umani; si giunge dunque alla vera perla dell'album, il piccolo capolavoro dei RRR, probabilmente uno dei brani più riusciti di tutto il prog italiano. "Un palco di marionette" è una suite prog che spazia tra nuovi ritmi incalzanti, assoli di flauto, tastiere travolgenti e moniti per l'umanità perduta. Tale imponenza sorprende se si pensa alla giovanissima età dei musicisti, tutti poco più che maggiorenni. Gli ultimi sopravvissuti alla guerra atomica sono schiavi di un grande burattinaio che li comanda dall'alto. Questa nuova metafora descrive alcuni aspetti dell'uomo moderno concentrato solo nei suoi piccoli ed egoistici problemi; gli uomini sono piccoli e deboli, incapaci di fare il bene degli altri, sono come delle marionette comandate dall'alto: pensano di essere liberi ma non lo sono. Ogni volta che il burattinaio tira troppo la corda e li distrae dai loro piccoli problemi, non riescono a capirne il motivo e impazziscono: "Se uno strappo cruento faceva alzare una mano la guerra per noi. L'uomo impazziva, l'uomo impazziva". Si finisce con "Sogni di cristallo", il momento più arioso e solare che mantiene però un animo pessimista. Superate le marionette il viaggio continua senza trovare nulla; restano solo i ricordi di cristallo (cioè destinati a sgretolarsi nel tempo), tra cui il pianto del bambino o gli uccelli che volano nel cielo. Ma è tutto un ricordo, il finale ci dice infatti che: "Ci son mille colori che non hanno più colori". La bellezza e la varietà della natura sono state distrutte, anche i colori fanno fatica a riemergere dal nulla creato dall'uomo.

rrr_02Nonostante si tratti di un Lp certamente riuscito, la pecca principale è quella di una qualità audio non all'altezza dei musicisti e di testi a volte poco allineati allo svolgimento del concept. L'idea era davvero importante e c'era la possibilità di creare un album ancora superiore. Probabilmente l'eccessiva conflittualità tra i musicisti non ha giovato, anche se nel 1972 parteciperanno al primo Festival di Villa Pamphili, al Festival Pop di Palermo, nonché al Piper di Roma, facendo anche da gruppo di supporto nei live italiani dei Gentle Giant. Queste soddisfazioni e le buone esibizioni dal vivo portano la Fonit Cetra a proporre ai RRR una partecipazione al Festival di Sanremo del 1973, ma a questo punto le divergenze tra chi cercava sonorità più rivolte al jazz e tra chi sperava in un maggiore approccio popolare esplodono e il progetto fallisce. L'eccessiva rivalità e i continui litigi tra i musicisti, probabilmente ancora troppo giovani e immaturi per gestire un'improvvisa notorietà, sono stati il vero problema dei RRR.

Separate le loro strade, dei componenti dei RRR si perdono le tracce: il cantante Regoli e il chitarrista Civitenga formano i Samadhi, mentre il batterista Froggio Francica suona nei Procession. Dopo il fallimento del progetto Samadhi, Regoli sparisce da ogni scena musicale per dedicarsi a una fruttuosa carriera artistica di pittore e scultore.

Nel 2010, in un periodo di riscoperta della scena prog italiana delle origini, Regoli ci riprova con il progetto della Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno. Oltre al fondatore troviamo Nanni Civitenga (RRR), Roberto Gardin (RRR), Walter Martino (RRR, Goblin) e Claudio Simonetti (Goblin) oltre alle collaborazioni esterne di Lino Vairetti degli Osanna, Nicola di Staso dei Lybra, Carl Verheyen dei Supertramp.
Il pittore volante deve il suo nome alla carriera di Regoli, che spazia dalla musica alla pittura. Ma questo ritorno ha ormai abbandonato ogni velleità progressive per sonorità meno complesse e ambiziose, pur non rinunciando a sporadici momenti sperimentali come il delirante caos di fiati de "La mente".

Il 6 novembre 2010 la Nuova RRR partecipa al Prog Exhibition a Roma. Nel 2013 registra, per poi pubblicarlo nel 2015, Live In Elba, l'isola dove da anni vive Regoli. Il disco è una sorta di nostalgico saluto, una cerimonia di ringraziamento in ricordo di una stagione musicale che tanta gioia ha dato a chi l'ha seguita con passione.

Raccomandata Ricevuta Ritorno

Il fanta-prog italiano

di Valerio D'Onofrio

I romani Raccomandata Ricevuta Ritorno hanno portato, all'interno della colorita scena progressive italiana classica, tematiche legate alla fantascienza post-atomica. Lo hanno fatto con notevoli doti tecniche e sonorità spazianti dal jazz al rock sinfonico. Purtroppo, nonostante le buone potenzialità, la loro esperienza è stata di brevissima durata.
Raccomandata Ricevuta Ritorno
Discografia
 Per un mondo di cristallo (Fonit Cetra, 1972)
 Il pittore volante (AMS, 2010)
 Live In Elba (AMS, 2015)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
Su una rupe
(videoclip da Per un mondo di cristallo, 1972 )
Il mondo cade su di me
(videoclip da Per un mondo di cristallo, 1972)
Nel mio quartiere
(videoclip da Per un mondo di cristallo, 1972)
Sogni di cristallo
(videoclip da Per un mondo di cristallo, 1972)
Il cambiamento
(videoclip da Il pittore volante, 2010)
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