Votiva Lux

Emilia psichedelica

di Mauro Roma

Realtà di punta della scena underground italiana degli ultimi anni, gli emiliani Votiva Lux rappresentano l'ala più sperimentale del rock alternativo nostrano, tra psichedelia alla Pink Floyd e post-rock "spaziale" stile Tortoise

Realtà tra le più interessanti venute alla luce dalla scena underground italiana di questi anni, gli emiliani Votiva Lux rappresentano l'ala più sperimentale del rock alternativo nostrano, con le loro canzoni che mescolano psichedelia alla Pink Floyd e il post-rock "spaziale" di gruppi come Tortoise. Ma non sempre è stato così: la storia di questa band è infatti lunga e articolata, dato che copre lo spazio di quasi quindici anni, sebbene soltanto nel 2000 siano emersi dalle nebbie dell'underground e delle autoproduzioni. Al peculiare sound espanso e visionario di oggi si è arrivati dopo svariati cambi di direzione musicale e di line-up.

Inizialmente infatti il gruppo, come è facile intuire dal nome, suona un genere di chiaro stampo "darkwave", genere che va per la maggiore quando, nel 1988, i Votiva Lux prendono vita a Bologna, per opera di Giulio Sangirardi (chitarra), Roberto Roda (basso) e Gabriele Bufalini (tastiere).
Ma è soltanto nel 1991, quando alla formazione si aggiungono il cantante Diego Baroncini e il batterista Andrea Contestabile, che i Votiva Lux hanno la possibilità di incidere il loro primo demo, finché nel 1994, dopo essersi fatto conoscere grazie a un'intensa attività live, con Baroncini sostituito alla voce da Andrea Cavani, il gruppo ha l'occasione di cominciare a lavorare al suo primo album, che esce nel 1996 col titolo Il Canto Del Cigno. Il lavoro si rivela subito interessante e maturo, grazie a brani che riescono a sposare le atmosfere oscure della darkwave, garantite dall'intelligente uso delle tastiere elettroniche, a strutture musicali che già cominciano ad aprirsi verso sonorità più elaborate, grazie a splendidi intrecci di chitarre acustiche e elettriche. Brani come "L'ultimo velo" e "Punto zero" sono gli esempi migliori del bizzarro equilibrio tra tenebre e visioni psichedeliche raggiunto dalla band in questo suo esordio ufficiale.

Il disco rappresenta a tutti gli effetti "il canto del cigno" dei Votiva Lux più marcatamente "dark": come già si intuisce da diversi passaggi dell'album, l'ambizione della band va ormai ben più lontano, ed ecco perciò che subito dopo l'uscita del disco rinuncia al cantante per concentrarsi quasi esclusivamente sulle partiture strumentali. La formazione trova finalmente la sua stabilità nel quartetto formato, oltre che dai fondatori Giulio Sangirardi (chitarra ed effetti) e Gabriele Bufalini (basso e tastiere), dal nuovo chitarrista Andrea Ghidini e dal batterista Stefano Grassi.

La prima uscita su disco dei nuovi Votiva Lux arriva nel 2000 con lo splendido Lindbergh EP, contenente tre lunghi brani strumentali ("Lindbergh", "English Summer", "4-7-97") che si situano nel solco dei Tortoise e, a completare l'opera, una splendida cover dal vivo di "Avalyn 2", uno dei brani (datato 1990) più suggestivi degli Slowdive, eroi del movimento "shoegazer".

Ma è nel 2002 che i Votiva Lux riescono a creare la loro opera più personale, quella in cui tutte le loro influenze passate e presenti trovano il punto di massima coesione e al tempo stesso vengono superate con uno stile davvero personale. L'album Solaris vede innanzitutto la presenza di trame strumentali sempre più articolate, caratterizzate da effetti sonori che rimandano alla musica cosmica, con intrecci chitarristici di grande efficacia a disegnare progressioni di notevole forza evocativa, come nella splendida "Gasteropod 1". L'album vive di suggestioni ispirate al mondo celtico, che si sublimano nell'opening track "Ffair", l'unico brano cantato del disco, con le liriche in gallese del vocalist Brychan Llyr, e soprattutto nella trilogia "concettuale" formata dai "Inisheer", caratterizzata da lievi arpeggi di chitarra, "Inishmore" che introduce un mood più nervoso e instabile e la conclusiva "Inishmaan", una bellissima e spettrale visione tra pianoforte, distorsioni e rumori indefiniti.

Accanto ai conterranei Giardini Di Mirò, i Votiva Lux sono diventati una delle band italiane più quotate nell'ambito del post-rock e della nuova psichedelia anche - anzi principalmente - all'estero, in particolare in Inghilterra dove, all'epoca del loro primo album, vennero definiti (anche se, c'è da dire, con l'enfasi esagerata tipica della stampa musicale d'oltremanica) la "risposta italiana ai Pink Floyd".

Votiva Lux

Emilia psichedelica

di Mauro Roma

Realtà di punta della scena underground italiana degli ultimi anni, gli emiliani Votiva Lux rappresentano l'ala più sperimentale del rock alternativo nostrano, tra psichedelia alla Pink Floyd e post-rock "spaziale" stile Tortoise
Votiva Lux
Discografia
Il Canto del Cigno (I dischi di OZZ, 1996)

Lindbergh (Ep, Cyc Promotions, 2000)

7

Solaris (Cyc Promotions, 2002)

7,5

pietra miliare di OndaRock
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Recensioni

VOTIVA LUX

Solaris

(2002 - Cyc Promotions)

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