OndaRock



  1. Psychic Warrior
  2. John's Fragment
  3. Saturn
  4. Theresa's Dress
  5. Pumpkin Soup
  6. Seven for Lee



ALEX MAGUIRE SEXTET

Brewed In Belgium
(Moonjune Records) 2008
jazz
Lo si può definire (e lo si è fatto da più parti) “sperimentalismo lirico” o, più semplicemente, “la naturale continuazione del jazz maggiormente libero ed acido da Cecyl Taylor ad oggi”. Catalogare Alex Maguire è facile e allo stesso tempo impossibile.
Se da una parte, infatti, manca quasi del tutto l'eclettismo di Elton Dean, dall'altra è innegabile come il movimento decentrato della sua musica sia del tutto peculiare ed estraneo alle correnti americane (Chick Corea e Keith Jarrett su tutti) ma anche a quelle europee da cui attinge l'anarchismo attraverso il capostipite di tutto ciò che è, appunto, a-schematismo e apparente mancanza di disciplina: John Cage.

La band che accompagna Maguire sono i belgi Wrong Object e dunque non ci deve sorprendere se questo “Brewed In Belgium” è oggettivamente da considerare un mezzo capolavoro. Il loro “Stories From The Shed” (uscito sempre per Moonjune) ha infatti spiazzato i critici, donando nuovo respiro alle costruzioni di Mingus e all'avanguardia come la si dovrebbe intendere.
Intelligenza e passione fanno a gara tra le righe del 9/4 di “John's Fragment” lì dove il sax tenore di Robin Verheyehn costruisce un percorso alla cui fine accoglie la tromba di Jean-Paul Estivienart e l'organo sottilmente grave e incombente di Laurent Delchambre. Non c'è traccia di compiacimento, di stanchezza o furba presunzione se è vero che la seguente “Saturn” attinge al pensiero libero del Coltrane di “Sun Ship” e di Ornette Coleman.
La scuola di Canterbury e il suo prog-jazz affiorano con decisione in “Theresa's Dress” e “Pumpkin Soup”, mentre l'album termina col tributo a Elton Dean e ai Soft Machine. “Seven For Lee” è infatti un'affermazione, una frase che stabilisce i termini di paragone entro cui si muove la musica e la fantasia creativa di Alex Maguire che può realmente aspirare a entrare nell'Olimpo dei Grandi da cui provengono i suoi maestri.

C'è bisogno di avanguardia nella musica e ce ne sarà sempre bisogno. Il problema è distinguere il talento dal caos dell'astrattismo fine a se stesso. Ma metti una sera in un club di Rijkevorsel, l'improvvisazione, la tecnica, la fisica di un pensiero che inizia a vibrare finendo tra le note, l'intrigo di fiati e corde, la metrica libera, lo stupore che si fa suono...

(08/03/2009)