23/03/2003

Chick Corea

Blue Note, Milano


di Mattia Paneroni
Chick Corea

Innanzitutto il Blue Note di Milano è un locale della madonna: ottima acustica, buona visibilità da qualsiasi punto della sala, numerosi posti a sedere... Unico difetto: i prezzi dei biglietti e delle consumazioni (è anche ristorante). Ma è un locale con una marcia in più e spero che presto diventi un punto di riferimento musicale.
Ore 17.30. Nick "The Nightfly", il dj di Radio Montecarlo, sale sul palco per presentare un'autentica leggenda del jazz contemporaneo: Chick Corea, l'uomo che accompagnò la genialità di Miles Davis con le note del proprio piano elettrico...
Corea (con l'immancabile camicia hawaiana giallo sgargiante) sale sul palco accompagnato da quattro tra i migliori musicisti al mondo: John Benitez al contrabbasso, Tim Garland ai sax (soprano e tenore), un percussionista egiziano di cui non ricordo il nome (che però vanta trascorsi assieme a Gabriel, Sting e Pino Daniele) e il grande, grandissimo Jeff Ballard alla batteria.

Una battuta sull'improbabile atmosfera pomeridiana permette a Chick di rompere il ghiaccio col pubblico e, dal suo pianoforte a coda, intona le prime note di "La Novia", composta ai tempi del suo "ensemble" elettrico "Return To Forever".
La tensione emotiva pervade la sala ed il pubblico, composto in gran parte da giovanissimi, rimane incantato dall'alchimia presente nel cuore dei musicisti.

Il concerto prosegue proprio con il brano che desideravo sentire: "Eternal Child", tratto da "Eye Of The Beholder" dell''88, assieme alla Electric Band. Un capolavoro di melodia e passione, qui reinterpretato acusticamente con un assatanato intermezzo improvvisativo.
Quasi da arresto cardiaco.
I brani successivi ripercorrono la carriera solista del pianista e gli spazi dedicati ai "solo" degli eccelsi compari non sono pochi: lo spettacolo pirotecnico è pure una caratteristica del "nuovo jazz", no?
Corea e soci si abbandonano anche a divertenti "sketch" che hanno tutta l'aria di essere improvvisati, come quando si prendono gioco degli Art Ensemble Of Chicago ricavando suoni da vari oggetti come stracci, bottiglie e bicchieri.
Il concerto si conclude dopo circa un'ora e quaranta minuti, per dare modo ai musicisti di cenare e quindi riprendere con i due set serali, in coerenza con la tradizione dei migliori jazz club americani... Un ottimo concerto che, francamente, sono contento di non aver pagato a prezzo pieno.

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