27/10/2003

Frank Black And The Catholics

Forum di Assago, Milano


di Mattia Paneroni
Frank Black And The Catholics

Eccomi di ritorno dalla tappa milanese della tournée che Frank Black sta affrontando, assieme ai suoi Catholics, in giro per l'Europa.
Il Filaforum di Assago, in provincia di Milano, è l'ultimo posto al mondo dove mi sarei aspettato che si realizzasse un quarto del mio sogno proibito, ovvero assistere all'esibizione di un Pixie...
Effettivamente, l'atmosfera è strana: da una parte, migliaia di adolescenti brufolosi in preda a pruriti glam e testosteroni impazziti, attendono impazienti il loro idolo efebo, Brian Molko. Dall'altra, qualche irriducibile nostalgico degli anni Ottanta (eccomi!), perfettamente mimetizzato nella folla come un pastore tedesco in smoking alla prima scaligera della "Lucia Di Lammermoor"...

Il pensiero di sembrare fuori luogo mi abbandona non appena si spengono le luci e sale sul palco lui, il "Teenager Of The Year": pelato come una patata, occhiali scuri, maglietta nera, pantaloni di velluto e, a tracolla, una Telecaster d'annata. Di fronte a me, l'uomo che creò i Pixies e influenzò non so quante decine di musicisti della madonna... Eccolo! E' lui!
Il concerto ha inizio, senza troppi convenevoli, con "Nadine", dall'ultimo album. Suoni grezzi, corroboranti e incredibilmente rock'n'roll: è il divertimento puro. I ragazzini di cui sopra si agitano sotto il muro di feedback della chitarra di Mr. Charles Thompson e, forse, riescono a percepire quanto i loro beniamini abbiano ancora da imparare.
I Catholics sono una band eccellente (formata per un terzo da ottimi turnisti americani che ebbi modo di vedere assieme a Brendan Benson, supporter dei Flaming Lips) che suona da dio, alla velocità della luce. Un chitarrista pirotecnico, che ha assorbito le movenze del primo Townshend, incendia i brani del Nostro con la propria Gibson SG rosso fuoco, mentre una base ritmica un po' sporca ma molto "cool" scandisce imperterrita il tempo. Grandi, grandissimi! Sù, con 'ste martellate!

Ma è il secondo brano a riempirmi il cuore di gioia: una "Cactus" che mi rispedisce a calci nel 1988, senza biglietto di ritorno. Caso vuole che proprio quattro giorni fa, nello stesso luogo, ascoltai la cover della medesima canzone dalla voce di Bowie. Non c'è storia: per quanto mi riguarda, il nostro caro Ziggy Stardust può andare a nascondersi...

Il concerto prosegue con una splendida "Hermaphroditos", tratta da "Dog In The Sand" e, per la mia gioia, con una doppietta che mi lascia stecchito: "Caribou" e "Velouria". Qualsiasi commento è pleonastico. Pure le mie lacrime.
Altri tre o quattro potentissimi brani tratti dall'ultimo lavoro, poi la fine.
Tre quarti d'ora che mi hanno lasciato un'acquolina in bocca che - temo - si trasformerà presto in ulcera.
Pare che Black, in una recente intervista, abbia confermato le voci di una possibile "reunion" dei Pixies: bene, io sono qui. Promettetemi che affronterete assieme una tournée mondiale senza registrare altro materiale in studio, e avrete fatto un uomo felice. Ma sono convinto che non sarei il solo… Long life to the Pixies!

P.S.: non chiedetemi come sono stati i Placebo, perché ho abbandonato il Filaforum prima che salissero sul palco...

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